Lambrusco a Corte. Un vino in continua evoluzione che racconta il territorio
07 Giu 2026
Oltre le sensazioni del vino

Lambrusco a Corte. Un vino in continua evoluzione che racconta il territorio

 

Il Lambrusco, nell’immaginario comune, è sempre stato uno di quei vini che finiscono per diventare così quotidiani e abitudinari da essere dati quasi per scontati, senza dedicargli più la giusta attenzione. Succede spesso con il Lambrusco: presente sulle tavole emiliane da generazioni, compagno naturale della convivialità, della cucina locale e dei momenti semplici. Eppure, dietro quel calice dalle bollicine vivaci, esiste un mondo molto più complesso fatto di territori, interpretazioni produttive, denominazioni e identità differenti.

Il Lambrusco è sicuramente un vino profondamente legato alla convivialità e alla tradizione gastronomica emiliana, ma spesso viene percepito come qualcosa di familiare su cui non ci si sofferma abbastanza. In realtà è un vino in continua evoluzione e dietro ogni bottiglia esiste un universo fatto di lavoro agricolo, ricerca, identità produttive e interpretazioni che meritano di essere raccontate con maggiore profondità.

Il Lambrusco non è soltanto un vino simbolo dell’Emilia-Romagna. È memoria gastronomica, identità territoriale e capacità di reinventarsi nel tempo. Con questo spirito, il 16 e 17 maggio, la storica Corte Ospitale di Rubiera ha ospitato “Lambrusco a Corte”, manifestazione dedicata alle tante espressioni del vino emiliano e capace di riunire produttori, appassionati e operatori del settore in una delle location più suggestive tra Reggio Emilia e Modena.Lambrusco a Corte. Un vino in continua evoluzione che racconta il territorio

Promossa da ONAV Reggio Emilia, associazione che forma gli assaggiatori di vino, la manifestazione ha trovato nella Corte Ospitale una cornice perfetta: un luogo che custodisce memoria, accoglienza e tutta la storicità del territorio di Rubiera.

Ma ciò che ha reso davvero interessante Lambrusco a Corte è stato il suo modo di raccontare il vino non semplicemente come prodotto, ma come espressione culturale di un territorio, di una comunità e di una tradizione che continua a evolversi nel tempo.

In un momento storico in cui il settore vitivinicolo affronta nuove sfide — cambiamenti climatici, nuove abitudini di consumo, crescente attenzione verso sostenibilità e autenticità — fermarsi a raccontare il Lambrusco significa anche interrogarsi sul futuro delle produzioni identitarie italiane e delle piccole realtà locali.

Perché il Lambrusco ha tante sfaccettature: non è uno solo.

Lambrusco a Corte. Un vino in continua evoluzione che racconta il territorioParlarne al singolare significa quasi semplificare una realtà molto più articolata. Esistono interpretazioni più fresche e verticali, altre più strutturate; versioni tradizionali accanto a espressioni contemporanee, Metodo Classico o Charmat, capaci di raccontare sfumature differenti della stessa origine. Cambiano i profumi, la persistenza, la tessitura del sorso. Cambia il dialogo con il cibo. Cambia il modo in cui ogni produttore sceglie di rappresentare il proprio territorio.

Ed è proprio durante eventi come Lambrusco a Corte che le persone riescono davvero a vedere oltre. Manifestazioni come questa assumono un valore importante perché permettono di comprendere che dietro una bottiglia esiste una storia fatta di persone, vigne, stagioni e lavoro.

Una storia fatta di vigne, stagioni, scelte produttive e persone.

Degustare non significa soltanto bere: il valore delle masterclass

Lambrusco a Corte. Un vino in continua evoluzione che racconta il territorioUno degli aspetti più interessanti di manifestazioni dedicate al vino è la possibilità di trasformare l’assaggio in conoscenza. Spesso ci si avvicina a una degustazione guidati dalla curiosità o dal piacere, ma è soltanto fermandosi ad approfondire che si riesce davvero a comprendere ciò che si ha nel bicchiere.

https://www.cantinapuianello.it/Durante Lambrusco a Corte, ONAV ha offerto gratuitamente momenti di approfondimento che hanno cambiato completamente il modo di percepire il vino e il suo legame con il territorio.

La masterclass dedicata agli abbinamenti è stata sicuramente uno dei momenti più interessanti della giornata. Il percorso è iniziato con un Lambrusco Rosé della Cantina Sociale Centro di Massenzatico: fresco, delicato, con una beva elegante e immediata, capace di introdurre il percorso degustativo con grande equilibrio.

Successivamente, il Lambrusco di Sorbara di Fangareggi è stato abbinato all’erbazzone alla zucca. Un accostamento sorprendente, dove la freschezza e la verticalità tipica del Sorbara riuscivano ad accompagnare perfettamente la dolcezza della zucca, mantenendo il sorso dinamico e pulito.

Con l’erbazzone tradizionale, invece, protagonista è stato il Grasparossa della Cantina Puianello. Più intenso e strutturato, con una componente tannica più marcata, si sposava perfettamente con la sapidità e la rusticità del piatto.

I miei assaggi: quattro interpretazioni diverse dello stesso territorio

Tra i tanti vini degustati durante Lambrusco a Corte, alcuni assaggi mi hanno colpita più di altri perché capaci di raccontare quanto il mondo del Lambrusco sia sfaccettato e in continua evoluzione.

Il primo assaggio che mi ha incuriosita è stato il Lambrusco Mantovano della Cantina Sociale Cooperativa di Quistello, una realtà storica nata nel 1928 e profondamente legata alla tradizione vitivinicola mantovana.

Molto interessante anche l’assaggio del Ruberti in purezza, espressione che valorizza il vitigno autoctono Grappello Ruberti, storicamente coltivato nell’Oltrepò mantovano.

Tra gli assaggi che ho trovato più piacevoli nella loro immediatezza inserirei sicuramente anche il Lambrusco secco di Francesca Mara.

Tra i vini che invece mi hanno colpita maggiormente per finezza ed eleganza c’è stato sicuramente il Sorbara Rosé del Cristo di Umberto Cavicchioli e Figli.

 

Elisa Nardi- Oltre le sensazioni del vino
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