Serate romane con i vini delle Langhe di Cristian Ferrero
Metti una sera d’estate a Roma. Trenta gradi e nemmeno il ponentino a mitigare la temperatura.
La serata degustativa organizzata nella centralissima e meravigliosa location dell’Etico Food a Roma, ristorante albergo che fa della inclusività la sua ragione di essere, conta circa settanta invitati. Siamo ospitati all’aperto, negli spazi antistanti l’hotel. Siamo su due livelli con la scalinata che collega i due spazi. Luci soffuse, piante verdi e l’architettura tipica della zona fanno da cornice alla serata.
I partecipanti non sanno cosa aspettarsi. Sanno solo che l’azienda che ci accompagnerà in questa esperienza è quella di Cristian Ferrero.
Cristian Ferrero, un giovane vignaiolo delle Langhe. Ha solo venticinque anni e quando ne aveva ventuno, ha acquisito la proprietà e responsabilità delle vigne di famiglia. Prima un solo ettaro, poi tre, quindi sette e oggi dodici. Il suo primo vino è stato un Barolo. Proprio appena ha iniziato la sua attività, ha messo in botte il nebbiolo per produrre il Barolo prodotto a Bricco San Pietro (tanto devo aspettare tre anni ha detto). Una delle 181 MGA delle Langhe. Poi gli altri. Lo Chardonnay, il Barbera Superiore, il Nebbiolo. Tutti vini che si contraddistinguono per una incredibile eleganza e finezza.

In pochi azzarderebbero a portare in degustazione in una serata di fine giugno i vini delle Langhe. Eppure, è quello che ho deciso di fare. Dimostrare che un vino rosso si può bere anche in estate. Purché le temperature siano quelle giuste e non la tanto inflazionata temperatura ambiente. In un ambiente a trenta gradi sarebbe impossibile bere un vino alla stessa temperatura. Sarebbe alcol melassoso. Impossibile.
Obiettivo della serata è, oltre divertirsi e stare insieme, far comprendere come le temperature di servizio giochino un ruolo fondamentale nell’assicurare una corretta esperienza degustativa. Oltre che il vero piacere di beva.
Con cosa li abbiniamo i vini delle Langhe? Una battuta di carne, un agnolotto del plin, dei formaggi, un brasato. Ma ci sono trenta gradi!
Giusto, non è possibile.

Bella occasione per sfatare un ulteriore luogo comune e abbinare i vini delle Langhe con il pesce. Con Serena, manager dell’Etico e lo chef Paolo ho dato indicazioni ben precise. All’inizio li ho trovati scettici. Un po’ come saranno gli ospiti ma conquisterò anche loro.
Partiamo dallo Chardonnay. Un vitigno molto diffuso nelle Langhe insieme all’Arneis. Quello di Cristian Ferrero, affinato solo in acciaio, è decisamente semplice, fine ed elegante. Sentori di fiori prevalentemente e qualche piccolo frutto. Fresco, secco e sapido ha in sé una tenue consistenza. L’abbinamento perfetto è con una insalata di mare accompagnata da una julienne di verdure. Semplice, delicata, con una bassa consistenza. Il matrimonio è perfetto. La pulizia del palato è assicurata. Così come il piacere. Il giusto modo, semplice e soft per iniziare un pasto. Nessuna pesantezza. Nessuna opulenza.
Per la Barbera Superiore, continuiamo con finezza ed eleganza. Qui sale la sostanza perché il passaggio in botte di sei mesi ha creato maggiore complessità olfattiva e gustativa. È una Barbera ben fatta che mantiene freschezza e rotondità. I sentori sono ampi e qualche speziatura e tostatura si sente. Non invadenti. Non predominanti. Buona sapidità e ottimo bilanciamento in bocca. Invece della tartare di Fassona, lo chef Paolo ha preparato una azzeccatissima tartare di tonno con una leggera salsa di soia. L’integrazione con la Barbera supera l’esame a pieni voti. C’è la consistenza del tonno con la sua persistenza che trovano nella Barbera un giusto legame. Pazzesco.

Arriviamo al Nebbiolo, ulteriore esempio di eleganza. Nel calice è trasparente e sinuoso. Vibrante nei sentori si esprime con tutta la potenza del nebbiolo in misura meno impegnata rispetto al Barolo. Il legno impatta e da il suo imprinting ma è il frutto vegetale che diventa ben maturo a creare le sensazioni migliori. La beva è potente ma senza graffiare. Comunque sia, intriga perché è profondo e vellutato. Il bilanciamento è riuscito egregiamente. Bravo il ragazzo non c’è che dire.
Cercavo un abbinamento insolito e l’ho trovato con un risotto al polipo in rosso. Per apprezzare meglio la combinazione tra i due invito i commensali a quello che amo chiamare mappazzone: metti un boccone di risotto in bocca e subito dopo un sorso di vino. Solo così si è in grado di valutare la bontà dell’accoppiamento. Le regole della sommellerie prevedono la nascita di nuovi sapori se il paring è di livello. È così infatti. Davvero incredibile ciò che ne deriva. Anche gli ospiti se ne rendono conto e i sorrisi sono evidenza di meraviglia. Anche Serena arriva da me a dire che non si aspettava una cosa del genere.

Per ultimo c’è il Barolo Bricco San Pietro 2021. Complicato abbinare un vino del genere. Ma la temperatura è quella giusta. Non andiamo oltre i 16 gradi. Appena messo nel bicchiere si incrementerà subito. Nel calice il Barolo è il Barolo. L’eleganza è innegabile. Occorre dire grazie al Marchese Falletti che con il matrimonio contratto con la nobildonna francese Julienne Cobert ha suscitato l’attenzione dell’enologo Louis Oudart dunque del Conte Camillo Benso di Cavour. Il Barolo alla maniera dei vini francesi nasce così. Quello di Cristian è graffiante ma di quel graffio che sa di passione e tanta ma tanta passione. I sentori sono grintosi graffi che penetrano balsamicamente nella mente lasciando il segno pungente di frutta non ancora matura e di sottobosco. Fini spezie sonnolenti si destano repentinamente aumentando la sensazione di ficcante finezza. Ruggenti e impetuose sensazioni che sanno di maestosa complessità. In bocca la freschezza dei potenti tannini sembra incutere timore come le fauci di un felino. Sono denti forti ma delicati ad afferrare i propri cuccioli. È così che un cuore di fragoline selvatiche e petali di rosa appassita riesce ad evocare eleganti sensazioni lasciando la bocca meravigliosamente al sicuro. Elegantemente coinvolgente ha in sé la fierezza del 𝐍𝐞𝐛𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨 e la lungimiranza di 𝐁𝐚𝐫𝐨𝐥𝐨 per un vino che come il leone cucciolo, sarà Re quanto prima.

Come abbinarlo? Con quale pesce? Qualcosa di grasso e masticabile. Il salmone. Gratinato e sul quale lo chef Paolo aggiunge una emulsione di vongole. La differenza di temperatura tra il salmone e il Barolo fa il suo mestiere. L’abbinamento da insolito e inaspettato, diventa incredibile. Nessuno ci credeva eppure et voilà.
Un vignaiolo giovane, Cristian Ferrero, che con tanta sapienza ed un tocco di estrosa genialità (al quale meglio aggiungere un po’ di spavalda incoscienza) crea vini eleganti e raffinati. Un luogo incredibile come Etico Food a Roma che grazie a Serena e al suo meraviglioso staff nel quale va citato lo chef Paolo. I miei compagni di viaggio Giorgio e Fabrizio senza i quali le serate non sarebbero le stesse; Stefania che riesce ad essere una PR eccelsa. Tutti i partecipanti che sono stati al gioco e, spero, abbiano davvero gradito l’azzardo.
È stata comunque una serata memorabile.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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