Vignaioli dell’Alta Calabria e Calici sotto le stelle. Il vino incontra la magia di Cirella
Ci sono eventi che vanno oltre il semplice momento di degustazione. Non si tratta solo di calici, di etichette o di schede tecniche: si tratta di emozione, di identità, di radici che diventano racconto. Calici sotto le stelle, l’appuntamento estivo che si è svolto a Cirella, è senza dubbio l’evento cardine per i vignaioli dell’Alta Calabria, un palcoscenico dove produttori, appassionati e curiosi si ritrovano per celebrare una viticoltura autentica, ancora in parte nascosta ma ormai pronta a prendersi la scena.
L’atmosfera è stata unica: il mare poco distante, il profilo della costa illuminato dalla luna, e i calici che brillavano riflettendo la luce delle stelle. Degustare in questo contesto non è solo bere vino, ma vivere un’esperienza sensoriale completa, fatta di convivialità, orgoglio territoriale e voglia di scoprire.
L’Alta Calabria: un territorio che sorprende
Spesso trascurata nei grandi racconti enologici italiani, l’Alta Calabria è invece una culla di biodiversità e tradizione. Qui le vigne affondano le radici in terreni difficili ma generosi, tra alture che guardano il Tirreno e microclimi che garantiscono forti escursioni termiche. Sono vini che portano dentro il carattere della terra: decisi, sinceri, vibranti, capaci di raccontare un’identità che non teme il confronto con altre zone blasonate del Paese.
Ed è proprio questo il messaggio forte di Calici sotto le stelle: il Sud non solo esiste, ma ha vini che meritano di essere conosciuti, amati e raccontati.
I protagonisti: aziende che fanno grande l’Alta Calabria
Tra i tanti produttori presenti, alcuni mi hanno colpito particolarmente. Sono realtà con cui ho instaurato rapporti personali e professionali, e che considero voci fondamentali del mosaico calabrese.
Le Conche: rappresentano l’autenticità più pura. I loro vini hanno una forza narrativa straordinaria: sorseggiandoli senti la terra, la fatica e la passione. Il mio preferito è stato il Magliocco in purezza, un vino diretto, verace, con tannini vivi ma eleganti.
Vini Ferrari: sinonimo di eleganza e tradizione, riescono a unire pulizia tecnica e rispetto delle origini. Tra le etichette degustate, mi ha conquistato il Greco Bianco, fresco e minerale, perfetto esempio di come il bianco calabrese possa avere una sua precisa dignità.
Giraldi & Giraldi: una cantina che guarda lontano, capace di dare vini con grande freschezza e un profilo quasi internazionale, senza perdere il legame con il territorio. Il Rosato da Gaglioppo è stato il mio preferito: fragrante, versatile, sorprendente per piacevolezza.
Cantina Gialdino: qui trovi il coraggio della sperimentazione, la voglia di andare oltre gli schemi. Tra i vini assaggiati, il blend innovativo di Magliocco e Cabernet mi ha davvero sorpreso: un incontro tra tradizione e modernità ben riuscito.
Verbicaro Viti e Vini: questa realtà incarna l’anima del territorio. Ogni calice porta con sé una memoria antica, soprattutto nel Verbicaro Rosso Classico, che considero un vino simbolo, intenso e avvolgente, con una straordinaria capacità di invecchiamento.
Azienda Silvestri di Verbicaro: piccola, ma con un’anima enorme. L’Aglianico della casa è stato per me una rivelazione: potente, ma con una vena elegante che lo rende estremamente bevibile.
La mia “classifica del cuore”
Ogni degustazione è personale, soggettiva, legata al momento. Ma se dovessi stilare la mia classifica del cuore, sarebbe questa:
1. Verbicaro Rosso Classico – Verbicaro Viti e Vini: un vino che racconta tutta l’Alta Calabria.
2. RAFIEDU Magliocco in purezza – Le Conche: diretto, vero, un vino che vibra di autenticità.
3. PARMIENT – Azienda Silvestri: sorprendente per equilibrio e personalità.
4. DIAMANTE Malvasia e Greco Bianco – Vini Ferrari: un bianco luminoso e territoriale.
5. ANTONE’ Rosato da Gaglioppo – Giraldi & Giraldi: freschezza e modernità in un calice.
6. MAGLIOCCO 1953 – Cantina Gialdino: la dimostrazione che sperimentare, se fatto bene, arricchisce.
Le mie considerazioni sull’Alta Calabria
Quello che porto a casa da questa edizione di Calici sotto le stelle è la conferma che l’Alta Calabria ha un futuro luminoso. Qui non si rincorre una moda, ma si costruisce una storia fatta di terroir, vitigni autoctoni e coraggio imprenditoriale.
I vini hanno una personalità distinta: non cercano di imitare nessuno, ma raccontano se stessi. Sono vini che parlano di pietra, sole, vento e mare. Sono vini che, proprio perché ancora non inflazionati, hanno un fascino unico.
Se dovessi consigliare a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo da dove partire, direi: iniziate da Verbicaro Viti e Vini, per capire l’anima storica; proseguite con Le Conche per assaggiare l’autenticità più diretta; e lasciatevi sorprendere dalle sperimentazioni di Cantina Gialdino.
Il vino che resta nel cuore
Tra i tanti calici, uno in particolare è rimasto con me: il Verbicaro Rosso Classico di Verbicaro Viti e Vini. Non solo per la struttura e la profondità, ma perché rappresenta un racconto completo: quello di una Calabria che non ha paura di mettersi in gioco e di mostrarsi al mondo per quello che è, senza maschere.
Calici sotto le stelle a Cirella non è stato soltanto un evento, ma un invito a guardare verso l’Alta Calabria con occhi nuovi. Io lo farò, e sono certo che sempre più appassionati inizieranno a farlo.
Francesco Aiello
@wineeventi_italy
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