Slowine. Milan l’è propri un gran Milan!
Milan l’è propri un gran Milan!
E’ il mantra dei milanesi che vivono la città come il loro salotto di casa, soddisfatti e orgogliosi.
Certo è che oltre al Design, con il Salone del Mobile ed il Fuorisalone in aprile, evento diffuso in tutta la città e forse il più importante in assoluto nel settore, la Fashion Week altrettanto di richiamo internazionale, l’arte contemporanea con l’Hangar Bicocca, le Fondazioni Prada, Trussardi e Mudima, le gallerie private che sono di casa nelle Fiere più importanti, anche l’attenzione per il settore enogastronimico si sta confermando sempre in crescita.
Si moltiplicano le presentazioni di cataloghi di importatori, le serate e tema, è appena terminata la Milano Wine Week, le Associazioni che propongono corsi, così come le guide che scelgono Milano per presentarsi.
E’ anche il caso di Slowine, che da qualche anno ha scelto Milano per l’anteprima della propria guida.
Riconfermata la location di Superstudio Maxi, una delle sedi dell’iconico Superstudio, leggendaria prima culla del Fuorisalone in Via Tortona ed ora location per eventi a 360 gradi.
Un solo giorno, sabato 18 ottobre, per 450 cantine….. Impegnativo.
Ma come si fa a non impegnarsi con cantine così?
Tra le Chiocciole, massimo riconoscimento per le cantine “buone giuste pulite”, le Bottiglie, eccellente qualità per tutta la linea della cantina, e le Monete, miglior rapporto qualità prezzo abbiamo fatto una nostra selezione di cosa ci è piaciuto e interessato particolarmente, un po per ogni regione.
Per dirla alla Slowine: La lista delle meraviglie, lista molto personale.
Partendo dalla Val d’Aosta uno Chambave Muscat Fletri di La Vrille, un appassimento dello Chambave, ricco di frutta candita che fa tornar bambini, scorza di arancia e cedro in primis, pesca e frutta secca, lungo lungo. Come compagno di banco della Val d’Aosta c’è un Pinot Nero spaziale, L’Emerico di Elio Ottin, 2022, ancora in divenire ma che sa già arrivare al cuore. Una vena balsamica ricca di sfumature, sottobosco e pino, spezie dolci ben dosate. Suadente. Oggi secondo me tra i vari Pinot assaggiati era senza pari.
Il Piemonte, con la Toscana, rappresenta un terzo delle cantine premiate da Slowine, tanta presenza di Barolo, altrettanto di Barbaresco, un buon numero di cantine del Roero con diverse versioni di Arneis e di Roero, bella la presenza dell’Alta Langa metodo classico.
Ci è particolarmente piaciuto in Piemonte il Barbaresco Basarin Riserva 2020 della cantina Adriano Marco e Vittorio, bello prorompente, con note terziarie nobili di tabacco, cuoio, cacao amaro, un bel sottobosco secco, eucalipto e spezie condividono la scena, un tannino ruvido ma non troppo asciuga per bene la bocca. Val la pena aspettarlo.
Sempre in Piemonte siamo stati alla cantina Vigneti Massa, sui colli tortonesi, feudo di Walter Massa e del Timorasso. Derthona 2023 è un bianco macerato che si apre con i fiori, acacia, tiglio, mimosa, camomilla, scorza di arancia, è un vino cremoso, minerale e complesso, di grande persistenza. Un vino che ti rende curioso. Poi abbiamo assaggiato Monleale 2001, una Barbera che spiazza, sorprende per quanto sia vellutata nei tannini e composta nell’acidità, frutta rossa da confettura, un elegante sentore etereo di cipria e cioccolato dolce, molto equilibrato ed avvolgente.
Per la Toscana tanti Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, tagli Bordolesi, Chianti, insomma i grandi rossi sempre perfetti, ci va di segnalare però due bianchi: una Vernaccia di San Giminiano 2022 riserva, L’Albereta della cantina Il Colombaio di Santa Chiara. La bocca si riempie di albicocca matura e miele, poi si sposta sul pompelmo rosa, anche mandorla tostata ed una acidità vibrante per un finale sapido. Vino strutturato, caldo e riempie bene la bocca. Il secondo bianco è un Vermentino Superiore 2023, I Pini di Corsano della cantinaTerenzuola. Decisamente atipico, l’idrocarburo è dominante quanto elegante, fiori gialli così come la frutta, ma spicca oltre al sentore iniziale una grande mineralità di pietra focaia, agrume di lime e balsamico. Vino dalla lunga prospettiva!
Nelle Marche si va di Verdicchio con l’azienda Campanelli e La Staffa due giovani cantine ma con le idee molto chiare e che sanno distinguersi, tant’è che James Suckling le definisce “emerging stars” del Verdicchio.
Di Campanelli interessa soprattutto il Cru San Michele, si apre con fiori bianchi e sambuco, note vegetali di erba, con mandorla e limone sul finale che rimane sapido e iodato, non manca la nota minerale. L’acidità lo porta in crescita negli anni, molto interessante.
Della Staffa piace ricordare il Verdicchio Riserva Rincrocca 2022, vino articolato, camomilla e sambuco vanno di pari passo, così come il lime e l’acidità sostenuta, croccantezza di mela Golden e note balsamiche. Ottima freschezza. Vino già completo ma vanta crediti con il tempo.

In Veneto siamo stati dal Filo’ delle Vigne e anche qui abbiamo scelto un bianco il Calto delle Fate, bellissimo blend di Chardonnay, Riesling e Tai. Frutta tropicale di mango, ananas, frutta secca e burro, il Riesling si sente nel finale, molto ben riuscito.
Sempre in Veneto siamo tornati sui rossi con un opulento Amarone Classico 2020 di Brigaldara, caldo, austero, ciliegie mature, prugne sunsweet, liquirizia e caffè, eucalipto, cacao, tannino presente ma elegante, ottima espressione della Valpolicella.
Il Trentino, Alto Adige, ce lo siamo goduti con due vini della cantina Gumphof, un Pinot Bianco ed un Sauvignon Bianco, quest’ultimo è intrigante, Markus, il titolare della cantina lavora per sottrazione e si concentra particolarmente sull’essenza del vitigno, le note erbacee e vegetali sono ben integrate con l’agrume, non c’è nulla che non sia equilibrato e nitido, vino Top!
Il Pigro della cantina Romagnoli, Emilia Romagna, è un metodo classico dosaggio zero da uve Pinot Nero e Chardonnay, i lieviti sono amalgamati bene con fiori di zagara e limone ed una leggera mineralità, bollicina lunga e fine ed un sorso invitante e cremoso.
Con Skerk, Edi Keber/Kristian Keber abbiamo assaggiato due versioni diverse di vini macerati del Friuli, la Vitovska di Skerk, colore giallo ambrato ci avvolge la bocca con frutta molto matura, erbe officinali, miele, toni balsamici in primo piano, un vino caldo e affascinante.
Edi Keber e Kristian Keber sono due aziende guidate entrambe da Kristian, la prima nel Collio Italiano la seconda nel Collio sloveno, Brda.
Peculiarità di Kristian è produrre un solo vino, Collio Bianco da uve autoctone sia con Edi Keber che con Kristian Keber, Malvasia, Tocai, Ribolla ma in due proporzioni diverse.
Il Brda di Kristian Keber, color ambra intenso, esprime un intenso floreale di fiori gialli, così come la frutta, poi arriva un po di miele e il cedro, ricco di espressioni saline e una buona acidità lo rende molto fresco.
Il Calderara 2022 della cantina Calcagno, siamo in Sicilia con un Nerello Mascalese e un 10% di Nerello Cappuccio in zona Etna, ha una fermentazione a tini aperti, il che conferisce a questi splendidi vitigni un’estrazione maggiore di terpeni e aromi, risulta un vino già pronto, esaltato da frutta rossa matura, arancia sanguinella, spezie dolci ed un finale di china. In bocca è intenso ed armonico a lungo.
Sempre sulle isole, in Sardegna, abbiamo bevuto una espressione insolita del Canonau, Canonau Bianco Karamare dell’azienda Pusole, vino macerato, si evidenzia la nota salmastra di iodio, frutta gialla ed un po aspra, ananas, maggiorana e timo sono evidenti, mineralità di calcare e salinità invitano molto alla beva. Vitigno riscoperto dalla famiglia Pusole merita attenzione. Bravi.
Casachiara è una giovanissima cantina in Abruzzo, presente con due vini Trebbiano e Montepulciano, il Trebbiano 2022 ci è molto piaciuto per la struttura amplia sia olfattiva che aromatica, un vegetale di fieno, camomilla, fiori secchi, salvia, frutta gialla come la pesca e pera matura, un vino che va lungo negli anni.

L’Umbria l’abbiamo assaggiata con due Sagrantino Montefalco, cantine Scacciadiavoli e Bellafonte, bello cogliere stili diversi.
Scacciadiavoli, nome storico per il Sagrantino, presenta una annata 2020, molto intenso, rubino carico con riflessi granata, un bouquet pieno di frutta rossi, mirtillo e mora, arancia rossa, spezie di cannella e chiodo di garofano, eucalipto e anice stellato, il tannino è ancora molto presente, caratteristica del Sagrantino che lo affina nel lungo tempo.
Bellafonte ci versa il Sagrantino Collenottelo 2019, oltre ad un anno in piu di affinamento in bottiglia, si differenzia dal compagno di banco, uno accanto all’altro a Slowine, perchè secondo noi è forse meno potente ma risulta più pronto alla beva, con tannini eleganti, con grafite, pepe nero, eucalipto, lamponi e fiori di lavanda. Due stili che rappresentano l’eccellenza del Sagrantino.
Chiudiamo la nostra giornata con un Aglianico del Vulture Superiore, siamo in Basilicata, versione rosato e rosso, la cantina è Elena Fucci, Titolo rosso 2022 subito ha una beva facilissima, frutta rossa piccola come more, lamponi mirtilli, con erbe aromatiche dolci e rosmarino, ginepro e mirto, tannini sorprendentemente maturi, un vino ammaliatore sin d’ora. Curioso di assaggiare una vecchia annata.
Giornata densa di incontri e di degustazioni, la qualità complessiva è stata molto buona, l’organizzazione ottima, ha assistito tutti i viticoltori costantemente ed ha adeguatamente preparato i sommelier FISAR di servizio.
Adesso non ci resta che aspettare il prossimo febbraio per l’edizione completa di Slowine a Bologna.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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