Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone mani
05 Dic 2025
Suggestioni di Vino

Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone mani

 

Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, 
Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: 
color già tristi, e questi con sospetti! 

Le rivalità tra famiglie hanno segnato la storia di ogni nazione, regione e perfino città. Montecchi e Capuleti (che in realtà erano i San Bonifacio, di Cremona ma Shakespeare si confuse e, per citare Dante cambiò Cappelletti in Capuleti) si sfidavano a Verona; Medici e Borgia rivali storici del Rinascimento; Asinelli, Garisendi, Alberici, ecc a Bologna costruivano torri per beffarsi degli altri. Ci si divideva perfino anche in fazioni: Guelfi e Ghibellini; papalini e repubblicani.

Rivalità, disfide, guerre. Tragedie, sangue, ferite nella storia. Comprendere le origini di cotanta stupidaggine è praticamente impossibile e tutto sommato inutile. Tanto, a chi importerebbe?

Pensiamo invece a cosa si sono perse queste famiglie. A quanto tempo, soldi, pensieri, vita hanno gettato via, impegnati nel principale scopo dell’esistenza di generazioni, dell’annientare l’altro. Cosa avrebbero invece potuto realizzare se invece di farsi la guerra avessero messo insieme le forze?

Per una famiglia, rimanere unita a condurre una azienda, è affare complicato, figuriamoci per due contemporaneamente. Francamente, non me ne vengono in mente ma ne ho trovato due che con tanta intelligenza, volontà e senso di responsabilità, insime hanno realizzato qualcosa di incredibile. Sono le famiglie Zaccheo e Sacchet che, insieme, sono Carpineto: 500 ettari, 5 tenute nelle zone più ambite della Toscana, 180 ettari di vigneto, uliveti storici, tartufaie, prati, boschi. Insieme dal 1967. Non tantissimo ma nemmeno poco!

Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone mani

Ho sempre sostenuto che le cose belle della vita nascano dall’incontro di persone meravigliose. Con fame e idee. Fame e idee sono il vero motore del successo. Solo che la fame e tanta e le idee ancor di più. Realizzarle è l’unico modo di soddisfare quella bulimia che continua. 

Ci si incontra per caso e si sta insieme per volontà. Spesso si capisce che l’altro colma quel qualcosa che si sa di non avere. Nessuna rivalità. Semmai capacità di comprendere come insieme, si possa correre ancora più veloci, al riparo da pericoli.

È il 1967 quando Giancarlo Carlo Sacchet da Conegliano e Antonio Mario Zaccheo da Bari fondano a Greve in Chianti la Carpineto con lo scopo di produrre vini di eccellenza.

Giancarlo, enologo, fresco di studi alla Scuola di Conegliano voleva creare grandi rossi e Antonio voleva imbottigliare vino con proprie etichette smettendo di produrre solo uva. 

Ecco, quando due persone cosi si trovano riuscendo a mettere a fattor comune le loro idee, ambizioni e fame, non può che crearsi qualcosa di eccezionale. Come Carpineto!

Da Giancarlo e Antonio si arriva ai giorni d’oggi dove i giovani iniziano a muovere i primi passi in azienda. Da un lato Caterina, figlia di Giancarlo che seguendo le orme del padre è l’enologa dell’azienda. Dall’altro, Anton Robert Zaccheo, nipote di Antonio e figlio di Antonio Michael che si occupa del commerciale. 

Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone mani

Incontro proprio Anton Robert, nato a San Francisco e tornato in Italia all’età di 4 anni per innamorarsi perdutamente del mondo del vino. 

Papà andò a studiare negli Stati Uniti dove sono nato io. Lo dico molto sinceramente: non mi rendevo conto bene di cosa significasse avere una tenuta, una vigna, fare il vino. Pur lavorando non mi rendevo pienamente conto della realtà. Mio padre mi ha sempre detto che era necessario lavorare in cantina, in vigna, ecc. Ad un certo punto mi è scattata la molla e ho detto a mio padre che sarebbe stato interessante fare un corso da sommelier. Lì mi è partita una passione molto più approfondita e, anzi, mi sono reso conto molto di più del mondo del vino, della realtà insomma italiana, mondiale. 

Anton Robert è un ragazzone alto con il viso che esprime la sua giovane età. Mi ricorda molto, a guardarlo bene ma anche ad ascoltare il tono delle sue parole, Jannik Sinner: posato, calmo, riflessivo, umile e con un sorriso che non ti aspetti. 

Si esprime sempre con molta attenzione e rispetto. Come se quello di cui sta parlando meriti grande proprio grande. Sarà per via dell’irripetibile percorso del nonno. Irripetibile magari ai giorni d’oggi ma, comunque, con la necessità di mantenerlo e svilupparlo. Cosa questa che per lui, figlio unico, è una grande responsabilità alla quale non intende sottrarsi. Non per obbligo quanto per scelta. Anche questa posata.

Ho fatto il corso e poi c’è stato il COVID. Subito dopo sono andato a fare una vendemmia in un’azienda tedesca dove lavoravano persone che avevano studiato università di Geisenheim e mi chiedevano: ma te hai studiato enologia? Che hai fatto?

Un giorno mi dico: io chiamo l’università e andiamo a capire cos’è. Vado là, faccio un tour che mi ha interessato parecchio. Avevo però preso già degli impegni di andare in Australia per fare una vendemmia e il semestre era già iniziato. Vado così in Australia e mentre stavo li mi sono detto: sai che c’è, lo facciamo. Ci vado e mi è piaciuto parecchio. Ho finito da poco questo questo percorso di International Wine Business.

Una sorta di overview del mondo enologico sia dal punto di vista produttivo sia  finanziario e marketing. Insomma tutto quanto sa di quel business che ruota attorno al vino inclusa la parte tecnica.

Meno male che questi ragazzi possono studiare tutto quanto può e deve girare attorno al mondo del vino cercando di far uscire questo dalla mera realtà contadina!

La famiglia Sacchet ha sempre gestito la parte produttiva; famiglia Zaccheo quella commerciale. È successo così per caso. Solo che io, da quando sono piccolo ho vissuto il mondo commerciale ed è proprio questo il lato che mi piace parecchio. Ho intenzione di continuare ad aiutare mio padre principalmente con l’export. Il mercato americano, l’export, la vendita.

Cinque tenute: due nel Chianti Classico, una a Montalcino, una a Montepulciano, una in Maremma a rappresentare tutte le denominazioni chiave della Toscana. Tre milioni di bottiglie prodotte. Un impegno quello commerciale, non di poco conto. 

Tre milioni di bottiglie. Pensate cosa l’unione sinergica di due famiglie è riuscita a realizzare. 

Una scelta consapevole quella di Robert. Con la supervisione di papà e nonno potrà crescere e crescere in fretta. Senza la voglia di strafare o di alzare la testa così, tanto per alzarla. 

Lavoriamo molto insieme e l’obiettivo mio è quello di imparare da lui il più possibile e il più in fretta possibile senza ovviamente bruciare le tappe. Ho la fortuna di vivere proprio vicino a lui quindi posso acquisirne i segreti. 

Senza fretta e non perché non ne abbia voglia ma tre milioni di bottiglie possono far tremare i polsi a chiunque e ci vuole coraggio, tanto coraggio per un ragazzo di 26 anni, ad imbarcarsi in una avventura del genere. Robert si sarebbe potuto tirar fuori e lasciar fare. Invece no, è rimasto e vuole, quando sarà il momento, dire la sua. Per adesso domina la pacatezza e la lucida capacità di mettere a fuoco ogni aspetto, compresa la responsabilità di affidare la gestione a chi sa fare le cose. Un marchio di fabbrica per Carpineto poiché solo con una mentalità del genere si cresce insieme. Pensate a cosa sarebbe successo se ognuno fosse voluto entrare nel lavoro dell’altro!

Noi siamo molto interconnessi e lavoriamo molto vicino alla produzione dei vini. Noi facciamo su una trentina di etichette.

Facciamo vino Nobile di Montepulciano riserva che è un vino al quale sono particolarmente legato perché vivo in questa tenuta. Un vino speciale entrato nella lista dei top 100 Wine Spectator tre volte nell’ultimo decennio. Viene da una argilla blu.

Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone maniQuello che ho provato io è la Riserva 2020, Nobile già dal colore nel calice. Sentori immediati di frutta molto matura che si esaltano grazie alla balsamicità. Nonostante la breve permanenza in bottiglia, si sta già sviluppando qualche etereo (ceralacca). Emergono le spezie che rimangono comunque nascoste nel sottofondo. Spezie dolci tra le quali è il pepe a dare un pò di brio. Poi cardamomo, noce moscata, vaniglia. Non può mancare la viola, semplice e sottile. In tutto questo bouquet c’è la nota alcolica che viene fuori a ricordare che qui c’è Sangiovese. Quello vero. 

Il sorso, come da tradizione, è ampio e poderoso. Tannini presenti e prepotenti che, comunque, si fanno setosi e caldi, freschi e sapidi. 

Un vino da ricordare per la potenza, la forza così come per la schiettezza con la quale si propone. Elegante e non banale può riposare in bottiglia ancora per tanti anni restituendo sensazioni sempre diverse.

Un altro vino secondo me fantastico è il Chianti Classico, la nostra storia la nostra, che sa di eleganza. 

Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone maniHo provato anche di questo la Riserva 2020 trovandolo davvero elegante tanto che nel calice la trasparenza sa di finezza. Non c’è impenetrabilità ma quella evanescente vivacità che lo rende intensamente elegante. Ceralacca e goudron lo proiettano già verso livelli di complessità superiori. La frutta particolarmente matura e la viola lo riportano all’essenza del Chianti Classico dunque al Sangiovese. 

Non c’è particolare intensità nel bouquet e occorre roteare il bicchiere per cercare i sentori. Ma va bene così perché si dimostra non ruffiano, non particolarmente immediato bensì ricercato e per nulla spocchioso. 

In bocca la gioventù del Sangiovese emerge con i tannini intensi, la freschezza importante, la rotondità che viene meno. Ecco che ha bisogno di quella tanto agognata bistecca per rendere al meglio. Un giusto connubio che non può mancare. Anche se per me un crostino con fegatini risolve egregiamente il paring. Tutto, purché lo si apra con molto anticipo!

Poi c’è il Brunello, che è un vino interessante per noi perché siamo a 550 m di altitudine esposti verso nord. Un vigneto di montagna.

Il Brunello 2020 ha maturato benissimo e appare già di un bel colore granata. Un sentore di ceralacca e di cera di candela forniscono proprio la sensazione di solennità. La frutta molto matura, al limite del cotto, l’erbaceo, le erbe aromatiche, il castagno, la vaniglia, il cioccolato, il sottobosco, i fiori rossi e chi più ne ha più ne metta, dicono che siamo in presenza della complessità aristocratica di un vino importante, di quelli che, pur austeri, coccolano in maniera avvolgente. Un caldo accogliente che fornisce la chiara sensazione di una coccola famigliare, come le carezze della nonna. 

È il sorso che ricorda però come questo Brunello sia ancora giovane: la freschezza è viva, i tannini sono aggressivi, la bocca è ampia. La sensazione è che ci sia dell’altro che arriverà nel tempo. Quella evoluzione che consentirà, mantenendo inalterata l’eleganza e l’austerità di un Brunello, di diventare immenso. Ciò che rimarrà è la sapidità che la montagna ha conferito e la necessità di accompagnarlo degnamente.

Il Dogaiolo in versione rossa è uno dei nostri vini più esposti. Esportiamo in 70 paesi e il Dogaiolo è sempre presente. Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Ora abbiamo appena fatto uno spumante nuovo perché Giancarlo Sacchetti ha avuto una voglia di ritorno agli arbori. Base Chardonnay mentre quest’anno abbiamo fatto uno spumante a base  Sangiovese.

Idee chiare e una infinita voglia di rappresentare la sua azienda soprattutto verso quel mondo dei giovani che Robert, e non potrebbe essere diversamente, sente proprio. L’impressione è che voglia arrivare a condividere come sia possibile innamorarsi del vino, magari utilizzando un linguaggio che solo un ragazzo come lui può gestire opportunamente. Anche qui, senza fretta. Robert sembra proprio non averla ma non già per paura, per mancanza di voglia, per riluttanza. La sua è quasi una immersione nel dna di una azienda che fa della capacità e del merito un valore imprescindibile. Perché solo così si può rimanere uniti.

Sinceramente non saprei quando sarò pronto per prendere le redini. Dovrei chiedere a a mio padre. Sicuramente è ancora presto. Mi impegno molto, ma è ancora presto. 

Mia figlia che ha poco meno di tre anni, dice sempre che è capace a fare qualcosa anche se è allo stesso modo pronta a chiedere aiuto quando si rende conto, con contrizione, di non essere in grado. C’è chi mantiene questa forma mentale per l’intera vita e chi invece, sapendo di avere delle responsabilità, ha la consapevolezza di poter fare qualcosa solo quando ne si ha la certezza. Ovvero quando si acquisisce la giusta capacità ed esperienza. 

Anton Robert Zaccheo. Carpineto sarà in buone mani

Robert è silenziosamente così. Un ragazzo che ha la dote, assolutamente apprezzabile, di non gettarsi in una impresa con il rischio di fallire. Anche se tutto sommato lo potrebbe fare: quale è quel genitore che non coprirebbe gli insuccessi di un figlio? Nessuno, tanto che mamma Bianca e papà Antonio non fanno altro che spingerlo. Eppure per questo ragazzo, silenzioso e quasi enigmatico, troppo forte è il senso di responsabilità verso l’azienda fondata dal nonno Antonio e da Giancarlo Sacchet. Arriverà il suo momento e quando lo sarà avrà immagazzinato così tanta esperienza e capacità che ne vedremo delle belle.

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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