Biancopecora. Da MIlano a Montesanpietro Morico
09 Gen 2026
Suggestioni di Vino

Biancopecora. Da MIlano a Monsampietro Morico

 

Lo dichiaro subito così siete più tranquilli nel leggere l’articolo, Monsampietro Morico è nelle Marche. Dista da Milano cinque ore e cinquecento km.

Secondo il sito idealista.it il prezzo delle case in vendita a Milano negli ultimi nove anni è salito mediamente del 69%. Per acquistare una casa nel centro storico, da sempre inavvicinabile, occorre sborsare almeno 10.776€ al metro quadro contro i 5.164€ della media. Gli affitti sono cresciuti, nello stesso periodo, del 51%. 

È così che per una casa in centro si spende 34,2€ al metro quadro mentre. Per prezzi meno onerosi (ma sempre poco abbordabili) occorre spostarsi in area Baggio pagando 17.4€ al metro quadro. È così che per un monolocale in periferia si arriva a spendere circa 700€ più spese al mese.

Invivibile sia per i prezzi sia per la tipologia di alloggi offerti. Poi però, nel regno dei controsensi, paesini come Gangi, Mussomeli, Patrica (sapete dove sono?) offrono case al prezzo simbolico di 1€ (certo, occorre una fideiussione di 5000€ ma sempre pochi sono). 

Business, élite, radical chic, sembra che a Milano ci vogliano stare tutti mentre solo in pochi possono veramente permettersela. Anzi, chi se la può permettere ha una disponibilità economica così elevata che non si preoccupa di spendere centinaia di migliaia di euro in locali notturni con escort, droga e champagne (il cibo non è importante).

Eppure ci sono tantissime persone che lavorano “normalmente” nelle fabbriche, negli uffici, nei negozi. Ingabbiati in un ritmo forsennato, elettrico, eccessivo che li fa sembrare delle biglie impazzite di un flipper. Tutti con la speranza di accendere qualche special prima o poi. 

Infine la delinquenza con extracomunitari di seconda generazione mossi dalla voglia di riscatto sociale e incuranti delle regole civili che si uniscono alla delinquenza locale rendendo di fatto Milano una delle città meno sicure d’Italia. Non perché lo sia in generale ma perché, semplicemente andando in giro (specialmente tra ragazzi) si può incappare in qualcuno che ti chiede di levarti le scarpe o dargli il giubbotto semplicemente perché gli piace. 

Sì fottano tutti. Morte agli sbirri. Viva i maranza. 

Chissà in quante canzoni ci saranno questi e altre frasi del genere.

Ora, se abitaste a Milano, ve la fareste la domanda: perché rimanere? Chi ce lo fa fare? Magari si, magari no. Dipende sempre dal tenore di vita, dal quartiere dove si abita, dal tessuto sociale. Dipende.

Biancopecora. Da MIlano a Montesanpietro Morico

Massimo Ciscato era un fotografo freelance prima, Direttore della fotografia poi. 

Ero quella figura che illumina le scene. Lavoravo soprattutto nel mondo del game con come clienti Nintendo, Mattel, Hasbro, però anche Heineken. Tanti clienti importanti interessanti. Dopo circa una decina d’anni mi sono reso conto che se continuavo con quella vita lì non facevo nient’altro che. Pochissimo tempo libero. Lavorando poi soprattutto con l’America, lavoravo di giorno, lavoravo di sera e non smettevo. 

Michela, la moglie, è ragioniera. Un lavoro semplice e dignitoso. Un figlio, Davide, di poco più di dieci anni. Una di quelle famiglie “normali”. Senza eccessi. Borghesi si sarebbe detto un tempo.

Nel 2011 decidiamo di iniziare a cercare qualcosa per cambiare vita. All’inizio era una idea di trovare qualcosa per una fuga poi in realtà è diventato quello che è diventato nel senso che nel 2011 abbiamo comprato questa proprietà che non era ancora un’azienda agricola ai tempi. Era un terreno che abbiamo rimesso apposto. Nel 2014 abbiamo impiantato la vigna. 

Un senso latente di insoddisfazione per i ritmi da pallina da flipper impazzita. Nessuno special acceso. Una città che inizia a cambiare sotto i propri occhi, piano piano, senza sosta. Colpa della crisi economica di quegli anni. Da li in poi il divario tra ricchi e poveri diventa incolmabile e la classe media che letteralmente si disintegra.

Qualcuno come Michela e Massimo guardano avanti, con quella loro positiva leggerezza che li contraddistingue. Si lanciano in una avventura. Sì, il verbo lanciarsi è proprio quello più opportuno.

Non c’era all’idea di venire delle Marche, non la conoscevo neanche. Non c’ero mai stato. Mia moglie c’era stata da bambina, nelle zone di mare. Quindi l’idea era quella di cambiare nel centro Italia. Trovare una bella proprietà alla nostra portata. Abbiamo iniziato a girare un pò. La Toscana l’abbiamo tralasciata per i costi. L’Umbria non ci piaceva tanto perché troppo centrale e distante dal mare. Mi dava un pò l’dea che fosse molto cupa d’inverno. Magari non è vero. Poi siamo arrivati nelle Marche e ci sono piaciute molto. Abbiamo iniziato dal nord delle Marche arrivando qua nel sud in provincia di Fermo. Ci è piaciuta molto questa zona per il paesaggio. Dopo un anno circa di ricerca, abbiamo acquistato una casa. Pensavamo di fare 2/3 appartamenti per arrotondare. Poi, in realtà l’idea è andata avanti nel senso che abbiamo deciso di lasciare di lasciare Milano. 

Tra Michela e Massimo, era Michela a pressare maggiormente per il cambiamento. Un salto nel vuoto magari ma era quello che ci voleva per dare un senso al tutto. Massimo non poteva non amare il suo lavoro. Dinamico, di livello, visibilità, volti noti, aziende importanti. Tutto era figo. Stress a parte. 

Ogni volta che venivamo qua e tornavamo a casa, ci mancava qualcosa. Non vedevamo l’ora di tornare la volta dopo. Cercavamo sempre di stare più giorni, cosa che per me era quasi impossibile. Avevamo poco poco più di quarant’anni ai tempi e ci siamo detti: dai facciamolo. 

Guardarsi negli occhi e dirsi: facciamolo. 

Quanto è meravigliosa la coppia. Due persone che si guardano e decidono, insieme, di intraprendere qualcosa. Insieme. Quell’unione che consente di attraversare i mari o di spostare la vita della famiglia da Milano a Monsampietro Morico, provincia di Fermo. È qui che nasce Cantina Biancopecora. Nasce è proprio il termine giusto. Si nasce quando c’è un piccolo embrione e nient’altro. Quello che acquistano Michela e Massimo e un vero embrione.

Michela, Massimo, Davide. Anche Simone però.

Quando ci siamo trasferiti nel 2014, Davide aveva 10 anni. Simone è figlio del progetto nel senso che se non fosse nato il progetto, non sarebbe arrivato. A Milano non avremmo potuto permettercelo in termini di tempo da dedicargli. 

Massimo è un tipo decisamente tranquillo. La provenienza milanese non la può certo nascondere ma nemmeno servirebbe. La sua tranquillità è invece nel modo di porsi e di parlare. Lo stress probabilmente ora non sa nemmeno dove sia di casa. Di certo, gli è rimasta quella sana incoscienza, quella positiva leggerezza che contraddistingue l’avventura della sua famiglia. 

Biancopecora. Da MIlano a Montesanpietro Morico

Avventura e famiglia sono proprio i due capisaldi dell’essere di Massimo. Anzi, l’una unisce l’altra. Proprio per avere una famiglia unita sotto un unico tetto, senza stress e patemi d’animo, senza preoccupazioni per i figli e per il loro futuro, nasce l’avventura di Biancopecora.

Siamo partiti con due appartamentini e ha iniziato a andare subito bene. Abbiamo ricostruito una vecchia porcilaia per il terzo appartamento con la cantina sotto.

Di fatto, Michela e Massimo acquistano un rudere con due ettari e mezzo di terreno coltivati da terzisti. Un po’ incolti, un pò con degli ulivi. 

Mi ricordo una scena bellissima di questi nostri amici che sono venuti a trovarci per l’estate. Non qui, perché non ci si poteva vivere. Avevamo preso una casa insieme vicino. Quando siamo venuti a vedere la casa, io e Michela eravamo entusiasti mentre la nostra amica non ha voluto neanche scendere dalla macchina perché aveva paura ci fossero serpenti e animali strani. Per anni lei ha detto: ora veniamo a trovare in cantiere. Dopo tanti anni ci ha detto: cavolo avete fatto proprio una bella cosa, avevate una visione. 

Il sogno di una casa in campagna, magari con una piccola vigna per fare un pò dì vino. Niente di più, niente di meno. Un posto dove vivere. Un nido per una famiglia che vuole fortemente stare insieme. 

Nel 2014 abbiamo impiantato un ettaro di vigna non avendo bene idea di cosa da fare. Sapevamo le varietà, avevamo fatto una bella ricerca sulle varietà da mettere, però poi l’idea era quella di trovare qualcuno che vinificasse per noi.

Massimo un pò di passione per il vino l’aveva. Passione importante ma pratica, ovviamente men che zero

Biancopecora. Da MIlano a Montesanpietro Morico

Avevo fatto un lavoro per un amico che aveva una cantina in Piemonte. Ero sempre lì a rompergli le scatole per capire come fare, le attrezzature consigli, eccetera, Quando sono venuto qui, ho collaborato con un’altra cantina per qualche anno per avere un po” dì know how. La prima bottiglia l’abbiamo l’abbiamo fatta nel 2017 però era un mosto, macerazione, poco bevibile. Siamo operativi ufficialmente dal 2022. Nel 2023 abbiamo fatto anche la richiesta di entrare nel FIVI e ci hanno accettato.

Un ettaro di vigna. Poca per fare qualcosa di rilevante a meno di farlo con intelligenza. È così che Massimo scegli di impiantare qualcosa di locale come il Pecorino.

Già il nome dell’agriturismo è bianco pecora quindi il Pecorino è stata una scelta naturale. Anche se non lo conoscevamo. Poi la la scelta del Gaglioppo è stata un pò particolare. Non volevamo il Rosso Conero perché lo fanno in tanti e lo fanno bene. 

È inutile copiare. Volevamo percorre una strada alternativa. Parlando con il nostro vicino di casa, ci parla di questa pianta che lui ha nel suo piccolo vigneto vicino a casa. Quattro piante di questa vecchia pianta che l’Università di Ancona, qualche anno prima, aveva controllato. Avevano poi preso delle campionature. Cerco di capire di più e parlo con un tecnico della VCR per le barbatelle che mi dice: come no certo che conosco il Gaglioppo, una pianta che è stata scoperta riscoperta in zona da te e abbiamo iniziato a riprodurla. L’aveva piantata un tedesco vicino a Monte Rinaldo. 

Magari qualche calabrese all’inizio del secolo scorso avrà portato con se le barbatelle di Gaglioppo perché pensare di trovarlo nelle Marche è già di suo abbastanza strano. Poi l’abbandono. 

Abbiamo messo questi 10 filari di Gaglioppo. È quindi un pó il vino che poi ci contraddistingue. Non è facile da vinificare però genera tanta curiosità. 

Uno straniero nelle Marche che pianta anche un vitigno straniero. Quando ho conosciuto Massimo ad un evento a Roma, venni attratto dalla definizione che si dava: micro cantina. In effetti pochi ettari e poche bottiglie prodotte (4000), nome accattivante, etichette che catturano l’attenzione. Poi l’assaggio del Pecorino che ti aspetti visto che siamo nelle Marche mentre, quando pensi che adesso ti faranno assaggiare il Rosso Conero, arriva il Gaglioppo. L’effetto wow è servito. Quasi, senza quasi, una strategia che conquista. Se non altro te la ricordi. Così come ricordi i vini.

Il Gaglioppo sta alle Marche come il Verdicchio sta alla Calabria. Ovvero non ci sta proprio. Però è una bellissima sfida quella di Rossoforte 22 che parte con un colore rubino molto trasparente ed una piccola venatura granata. Sentori vinosi, semplici e croccanti. Come la frutta che esprime. Poi tanto erbaceo e floreale e quello speziato che sa di chiodi di garofano, di liquirizia (ma non si diceva che il Gaglipppo sapesse di liquirizia perché questa si coltiva in Calabria?), quasi di incenso e di rosmarino. Infine bacche di ginepro e vaniglia. I 18 mesi di botte di rovere hanno fatto il loro lavoro. Senza invadere il campo più di tanto ma conferendo quel non so che di antico e conservando il balsamico. Che emerge.

In bocca è prima di tutto godurioso poi secco e fresco con i tannini aggressivi che, ammorbidendosi facilmente, non disturbano più di tanto. La frutta dimostra la sua ampiezza che è schiettezza, vivacità, determinazione. Manco il legno riesce a domare il Gaglioppo per via di una struttura intensamente tannica. Bella ampiezza, bella pulizia di bocca e persistenza sicuramente non lunga.

Un vino semplice, non non banale, leggermente impreziosito dal legno e che forse meriterebbe un tappo di maggiore caratura.

Facciamo un bianco Pecorino quasi in purezza con una parte di trebbiano. Poi un altro vino che è di una vigna vecchia, entry level. Si chiama piccolo Pecora Pop. Malvasia di Candia, Trebbiano, Verdicchio, Passerina. Poi il Gaglioppo e il rosato del Gaglioppo. Quattro tipologie di vino.

Biancopecora. Da MIlano a Montesanpietro MoricoVitalbero è il blend di Pecorino e Trebbiano rende omaggio alla memoria del luogo dal quale nasce.

Al naso la dolcezza della frutta matura, in bocca la freschezza che disseta come ombra d’estate, la mineralità che è roccia e radice.

È un sorso che ha la grazia di un tramonto, la memoria di un fiume, l’eco delle colline che profumano di vento, la verticale morbidezza di un fiore che nasce sotto un albero.

Un sorso vero, non edulcorato, non artefatto. È uno di quei pochi vini che si beve in maniera spensierata pensando di bere qualcosa di semplice ma che, invece, restituisce molto di più di tanti altri blasonati. Per questo, bevendolo mi è venuta in mente una frase di Mario Soldati

Il vino è la poesia della terra

Come a dire che in questa piccola bottiglia di una piccola azienda marchigiana c’è tutta la voce discreta di una campagna che non grida, ma sussurra.

Poi metteremo Grenache e Malvasia di Candia. La Grenache è stata riscoperta da Oasi degli Angeli una decina di anni fa. Quindi sì sta un pò diffondendo. È anche un vino che già a parte con un prezzo un pochettino più interessante. Una bella sfida.

Una sfida che parte dalle etichette. Fatte tutte da Massimo ovviamente. Macchie di colore. Disegni che si fanno guardare. Nomi che destano interesse. In queste non si può non riconoscere una professione che sembra solo un lontano ricordo. Che alle volte però serve.

Io ho la fissa del Gaglioppo. Vorrei fare un rosso perfetto. Ci stiamo lavorando anno dopo anno. Vorrei tendenzialmente abbassare ancora di più la gradazione per quanto è possibile. Siamo partiti dai 16° e siamo arrivati con l’ultima annata a 14°. Mi piacerebbe che diventasse un punto di riferimento.

Biancopecora. Da MIlano a Montesanpietro Morico

Ho fatto principalmente da solo e ho un enologo ovviamente. Mi sta molto dietro, è molto appassionato, gli piaceva molto il progetto, gli piaceva lavorare anche con una cantina più piccola.

La caratteristica di questa azienda è la famiglia che si ritrova insieme a fare le cose quando sarebbe stata destinata a vedersi solo, se andava bene, per cena. Che poi se vogliamo è quanto accade a tutti noi. 

Per stare veramente insieme quando sei in una città e il lavoro porta necessariamente a rientrare a casa proprio poco prima di cena, è scappare. Prendere armi e bagagli e trasferirsi in un posto dove poter fare le cose li ma proprio li senza muoversi. Non c’è altro che la terra. La terra di impone di lavorare insieme. Chini sulle zolle piuttosto che intenti a curar le foglie o a raccogliere i grappoli. Ma insieme. 

Sembra semplice. Un pò come tuffarsi il mare da uno scoglio altissimo. Sì rimane li a guardare l’acqua, fermi, indecisi. Fino a quando non si vince la paura o non la si vince e si torna indietro. Solo che alle volte tornare indietro è ancora più complicato che andare avanti. 

Poi il tuffo. Attimi interminabili che sembrano durare minuti. Fino allo splash, l’acqua che ti ingoia fino a che riemergi e ti dici: beh? Tutto qui? Facciamone un altro.

Tante persone che magari vogliono iniziare a fare questo tipo di scelta ci chiedono: avete fatto un business plan? E io guarda: non lo fare. Se lo fai non non cambierai mai vita. Non lo avevamo fatto però ci eravamo dati dei piccoli obiettivi che abbiamo superato brillantemente.

Non pensare. Non occorre pensare quando la motivazione principale è cambiare vita. Sì vende casa. Sì fanno due conti con i risparmi. Nient’altro. Altrimenti non ci si tufferà mai. 

Poteva essere un gran buco nell’acqua. Un non ritorno. Il rischio è stato grosso per quello che dico a chi lo vuole fare, pensateci bene. 

Ci vuole alla base una fortissima motivazione. Ma veramente forte perché devi farltelo andare bene a tutti i costi.

Razionalizzi che devi vendere casa. Che ti compri un rudere, che ti ci devi impegnare, che devi in qualche modo utilizzare i soldi per ristrutturare e per vivere pure. Nel momento che non si sa quando diventerà operativo.

Un rudere che si trasforma in farfalla. Ci vuole tempo e le cose che possono da storte sono tantissime

L’anno in cui eravamo finalmente pronti e già programmavamo l’estate c’è stato il terremoto. Panico veramente totale. Abbiamo aperto l’estate del 2017 che è stata una buona estate poi è andata sempre crescendo per fortuna.

Tre anni sono lunghi e possono essere bui. Per nulla facili. 

No, non credo che nessuno di voi abbia fatto questa esperienza. Da Milano a Montesanpietro Morico. 1.4 milioni di abitanti contro 645. Si, avete letto bene, 645. Da due lavori con due stipendi a zero. Da un appartamento ad un rudere. Dal lavorare dietro lo schermo o di una macchina fotografica al trattore, vanga, zappa e compagnia cantando. 

No, non avete proprio idea. 

Mi ricordo che ero a casa di mia madre a Milano ed è arrivata una prenotazione. Non sapevamo come gestirla. Era tipo a dicembre per agosto. Eravamo a fare una gita a Pasqua ed è arrivata una un’altra prenotazione per due giorni dopo ma mancavano ancora le scale per arrivare a questa casa. Ci siamo organizzati di corsa, abbiamo fatto arrivare della ghiaia, abbiamo lavorato tutto il giorno dopo. Quando sono arrivati primi ospiti olandesi ci hanno fatto un sacco di complimenti. Li abbiamo trovati con solo il forno aperto si scaldavano. Hanno capito anche che era proprio l’inizio.

Una famiglia che lavora insieme deve necessariamente dividersi i lavori. È cosi che Michela e Davide sono in vigna, Massimo sul trattore e in cantina. Simone è ancora in quella fase dove sta pensando al suo futuro.

Davide si era iscritto a Biologia. Ha fatto il primo esame in matematica prendendo 30. Dopo quello ha deciso che non era per lui. Se vuoi farlo seriamente lo facciamo seriamente e da circa un anno collabora con noi. A Milano ne avrebbe avuto la possibilità. C’è ancora con la mia nonna. Ha deciso così e allora poi abbiamo ampliato l’uliveto ecc. Simone ha 14 anni ma ha una mentalità più artistica. Mi sa che ce lo perdiamo.

Qui si produce anche olio. Circa una trentina di piante più altre venti secolari recuperate con tanto lavoro e che, finalmente, solo dopo anni iniziano a produrre. Da un terreno limitrofo, altre 150 piante completamente abbandonate e ora in fase di recupero. 

Poi abbiamo acquistato un pezzettino di uliveto di un signore che aveva una particella dentro il nostro terreno con 50 piante. Quindi abbiamo trecento piante in questo momento. 

Sei ettari in totale. Quattro appartamenti sempre affittati. Una micro cantina vera, nel senso che sono 43 m quadri. Molto difficile da gestire ma per fortuna c’è il progetto per una nuova e legata all’ampliamento del vigneto per arrivare a due ettari e mezzo rispetto all’ettaro attuale.

Abbiamo fatto un impianto stretto, perché anche lì non non abbiamo fatto una ricerca. Facevamo quello che faceva figo. C’è l’impianto alla francese con 5500 piante per ettaro. Peccato che poi noi abbiamo una grossissima pendenza, quindi te la devi decespugliare a mano. Abbiamo investito tantissimo sulla tecnologia, nel senso che la cantina è piccola, ma abbiamo i tini raffreddati, utilizziamo la micro ossigenazione durante la fermentazione, utilizziamo i gas inerti, azoto, ghiaccio. Abbiano legni molto buoni.

Michela da ragioniera oltre ad aver fortemente voluto questo cambiamento, non solo si è riconvertita a vignaiola convinta ma si è innamorata anche della antica arte della panificazione.

Anche questa è una storia divertente perché lei non sapeva fare il pane. Poi sono venuti a trovarci questi nostri amici di Milano. Lui è un art director della stampa che, stressatissimo, si è preso un anno sabbatico e la moglie gli ha regalato un corso di panificazione. Ha fatto un suo corso con la pasta madre, poi uno stage a Roma, poi a Torino ed è venuto qua. Ha insegnato a Michela e le è presa la passione.  Quindi anche il pane arriva da Milano in realtà. Gli ospiti la mattina gli ordinano il pane. Fa lei ora i corsi di panificazione a persone entusiaste. 

Meraviglioso. Non posso che continuare a pensare e dire meraviglioso. Un vero cambiamento di vita. Radicale. Un taglio netto con tutto ciò che era incluso in una vita passata. Una positiva leggerezza di fondo, quella che non ti porta a fare i piani ma a vivere con la serenità che deriva dalla leggerezza. O magari è la leggerezza che deriva dalla serenità. Non so bene. Però è comunque bello perché le cose, quando le prendi con leggerezza e sorriso, vengono anche più facili, senza angoscia. Anche con un figlio per il quale si pensa che la città possa offrire di più, possa dare più possibilità, più certezze. 

Ne siete certi? Siete certi di voler far vivere vostro figlio o vostra figlia in mezzo al caos,, al pericolo, alla folla, al traffico, allo smog, alla sporcizia, ai ritmi forsennati di una città? Non credete che Massimo e Michela abbiano offerto ai loro figli il regolo più bella del mondo?

Si, io ne sono convinto. Cosi come sono altrettanto convinto che noi che rimaniamo in città, lo facciamo più per egoismo che altruismo. 

Ma come fai a non capire,
è una fortuna, per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati,
mentre là in centro respiro il cemento.

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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