Cuzziol Grandi Vini. Selezionare eccellenze, raccontare storie
Dopo quasi tre settimane di “Auguri. Grazie anche a voi”, “Per me solo una fettina, grazie”, “Assaggia questo!” e di giornate festive buttate li in mezzo alle settimane che hanno dissolto ogni mio tentativo di dignitoso ritmo lavorativo e ogni mia illusione di “domani ricomincio a correre”, praticamente un enorme tasto PAUSA del telecomando, finalmente abbiamo scavallato il 6 gennaio ed i rassicuranti equilibri quotidiani tornano ad abbracciarmi, con mia felicità.
E come sempre Milano si dimostra generosa negli abbracci, con appuntamenti immancabili, che si moltiplicheranno tra qualche giorno in occasione delle Olimpiadi Invernali 2026.
Un appuntamento sicuramente immancabile, e la numerosa folla lo testimonia, è la presentazione del catalogo di Cuzziol Grandi Vini, distributore specializzato in vini d’alta qualità con una forte enfasi sulla ricerca territoriale e la proposta di produttori che sanno esprimere sempre una propria unicità.
L’azienda, nata negli anni ’50 come distributori di bevande e petroli, si plasma nel tempo con il comparto dedicato ai vini negli anni ’90 e poi con la fondazione nel 2015 di Cuzziol Grandi Vini trasformando la propria identità da realtà locale a protagonista tra le più riconosciute a livello nazionale.
Selezionare eccellenze. Raccontare storie. Diffondere la cultura del vino.
Sono queste le fondamenta della loro mission, e come si legge nel loro comunicato “...Il catalogo è un viaggio attraverso terroir e visioni, costruito con passione e rigore, attraverso un lavoro quotidiano di selezione, consulenza e narrazione. Un approccio che consente di garantire un’offerta distintiva e di valore in un mercato in continua evoluzione. Una storia italiana .”
Anche la location scelta è un’eccellenza, l’Excelsior Hotel Gallia con le sue sale, icona assoluta dello stile e del lusso che ben rappresenta la storia moderna della città.
Con la sua celebre cupola blu in quasi cent’anni di vita la “Porta di Milano”, così chiamato perché era il primo edificio che si incontrava arrivando in città dalla Stazione Centrale, ha saputo integrarsi ai cambiamenti sociali e culturali abbracciando innovazione e tradizione, così come nell’ultima grande ristrutturazione del 2015 in occasione dell’Expo.
Tra tante cantine italiane e tante straniere, tra tante conosciute e tante non, l’occasione è ottima per colmare un po’ di lacune, facilitati anche dall’intelligente disposizione per “genere” della cantine proposte, che rende più chiaro e veloce il percorso di assaggio.
Il ghiaccio lo rompiamo con una cantina biodinamica francese della Valle del Rodano meridionale, Domaine de Panisse, a Courthèzon.
Risalente al XV secolo vanta vigneti secolari, 6,5 ettari per una produzione di due vini rossi. Che colpiscono.
Le Mas è una spolverata di vari tipi di pepe e spezie finemente pungenti, molto profumato e con un buon corpo che in bocca si ferma a lungo, tra le spezie in un secondo momento si fa strada la ciliegia, e ci vuole a bilanciare.
E’ un uvaggio di Syrah, Cinsault, Mourvèdre e Grenache.
Così come è un uvaggio ma stavolta solo di Syrah e Grenache il secondo vino Le Mazet, sempre spezie, frutta rossa e tanto corpo in primis, e nonostante sia un 2024 un tannino a sorpresa già maturo.
Passiamo dopo in Slovenia da Marjan Simcic, vini in abito da sera, spiccano tutti per eleganza.
Il cuore si apre per un Pinot grigio ramato Cru selection, con macerazione sulle bucce di otto giorni, vitigno espresso a pieno nei sentori di mela rossa, pera, lampone, caprifoglio ed in più un finale da rosso per lunghezza dovuto alla macerazione, con una pietra focaia mista a cannella che chiude il sorso. Ottimo.
Così come ottimo il Sauvignon Vert Opoka, uve Friulano, foglie di salvia miste ad agrumi e pesca, ricco di note balsamiche, avvolgente con una mineralità sussurrata ed in equilibrio con tutto il resto.
Come dicevo, tutti vini in abito da sera, perfetti.
In Alto Adige ci sono particolarmente piaciuti i vini di Strasserhof, su tutti un Sylvaner delle Dolomiti “1”.
Con un affinamento in tonneaux per oltre 40 mesi si fa notare per il bouquet di fiori bianchi di campo caratteristico del vitigno, frutta a polpa bianca, la mela verde su tutte, arricchito dal legno con note mentolate, una speziatura leggera dolce e la morbidezza della vaniglia finale. Suadente.
Dall’Alto Adige alla Sardegna è un attimo no?
Infatti!
Alla cantina Pala, siamo appena sopra Cagliari, abbiamo assaggiato un Vermentino, Soprasole, di forte carattere. Tiglio e basilico aprono le porte, poi le note balsamiche allungano il sorso, bella persistenza ed eleganza, rimane sempre fresco e chiude con una mandorla tostata. Abbinamento con il pesce? Senz’altro, ma è il Canonau Centosere che, se servito fresco d’estate abbraccia, forse a sorpresa anche meglio, un bel pesce alla griglia.
I piccoli frutti rossi, lamponi e ribes, donano una freschezza di beva che pulisce bene il palato ad ogni sorso, i tannini sono leggeri, è un vino succoso con una speziatura leggera di pepe rosa. Molto fine.
Altro registro alla cantina La Rasina, Montalcino, dal Rosso di Montalcino al Brunello declinato poi in due riserve tutta la potenza e la classe di questo incredibile vitigno, il Sangiovese, che anche se ancora molto giovane lascia anticipare l’opulenza che raggiungerà. Di grande classe il Brunello di Montalcino Riserva di Vasco, il finale soprattutto, dove gli garba bene la canfora e la resina, e poi il cuoio, l’eleganza del legno. Bello bello.
Quando possiamo e li troviamo o nelle fiere o come in questo caso nella presentazione del loro distributore non manchiamo mai di assaggiare Campanelli, Ottin e Suavia.
L’azienda Campanelli, Marche, ha un focus sul Verdicchio estremamente interessante e contemporaneo, quasi tutti Cru, sottolineando le differenze territoriali e climatiche dei suoi appezzamenti che portano nel bicchiere tanto di vegetale, tanto di minerale ad implementare i sentori tipici del vitigno, fiori bianchi, anice, finocchietto, cedro, mandorla. Ogni denominazione ha la sua firma distintiva e chiara.
La ricerca della tipicità territoriale è anche la priorità di Suavia, siamo in Veneto nel Soave, Trebbiano di Soave e Garganega trovano espressioni, secondo noi, uniche. I terreni vulcanici del Soave accentuano ogni differenza anche di pochi metri da vigna a vigna, e il concetto di mineralità è ben più che una parola.
Da Elio Ottin, Valle D’Aosta, questa volta abbiamo assaggiato la Petite Arvine Nuance, 12 mesi in tonneaux, che dire…..un bianco che emoziona sempre e che sempre assaggiamo volentieri, ci ritroviamo un po’ di frutta esotica a polpa gialla, biscotti secchi, anche del miele, ed una nota fumè nel finale. Da bere incondizionatamente!
Ma c’è stata una sezione che più di tutte ci ha colpito moltissimo, incuriositi, affascinati, quella dei Vini Alternativi.
Tutte le aziende presenti sono almeno biodinamiche, e penso molto di più, hanno presentato vini decisamente inusuali, fuori da tutti gli schemi, almeno da quelli conosciuti da noi.
Abbiamo avuto la sensazione di dover aprire un nuovo file nella memoria ed inserire sapori, profumi, sensazioni che…neanche immaginavamo.
Verdure crude, verdure cotte, tessuti, caramelle, carni, insomma ci ha aperto porte nuove e non vediamo l’ora di spalancarle.
Johannes Zillinger, Austria, parte forte con Numen Gruner Veltliner, macerazione in kvevri e poi due anni sui lieviti in botti di acacia.
Impressiona per quanto sia complesso e sfaccettato, cremoso, con idrocarburi eleganti, spezie scure, il profumo dello zucchero di melassa ma in bocca risulta secco e di buona acidità, la lunghezza è tanta!
Sempre suo Revolution, una cuvée di Chardonnay, Riesling e Scheurebe, particolarità è l’utilizzo del metodo Solera per la vinificazione.
Subito risulta salato, ma non dispiace, avete presente il croccantino salato? Beh….molto più o meno. Frutta ben matura, note erbaacee, forse anche un po’ di lievito, mineralità senz’altro e note fumé altrettanto
Su questa falsariga tutta la produzione di Zillinger ci è sembrata molto interessante.
Ci siamo spostati poi da Marcel Deiss, siamo in Alsazia, vino Engelgarten, Riesling, Pinot grigio, Pinot nero, Pinot beurot, Moscato, per un vino che risulta molto fresco e verticale, il Moscato bilancia e sposa bene il Riesling, il profumo di gelsomino e frutta cotta lascerebbero presagire una dolcezza che invece non è così evidente. Chiude su un sentore di pietra bagnata.
Rotenberg, blend di Riesling e Pinot grigio, è tutto giocato sull’agrume dolce, buccia d’arancia e mandarino, qui si che il residuo zuccherino si nota, esce poi inevitabilmente la mineralità del Riesling.
Chi più di tutti in questa sezione ci ha colpiti ed affondati è stata Zorah, cantina in Armenia che si trova a 1500 metri di altitudine, con alcuni vigneti a volte più in alto!
Lavora solo con vitigni autoctoni riconosciuti anche da sei mila anni e che non hanno mai subito la fillossera.
Il primo vino che Yeraz e suo marito Zorik, persone deliziose, ci fanno assaggiare è Voski, da uve bianche di Voskéak e Garandmak, sicuramente pesca noce e pera, tante spezie leggere ed erbe aromatiche, ricordo il timo, e frutta secca, e ricordo un che di verdura che non classifico ancora, è proprio Voski che ci suggerisce di aprire un nuovo file per me e per Emma. Misterioso ma talmente piacevole che alla fine ne chiederò un secondo bicchiere.
Yeraz è anche un vino che Zorik dedica appunto alla moglie, il vitigno è Areni noir, è un vino di impatto, potente, i tannini hanno bisogno di tempo, si sentono il melograno e le more mature, anche le ciliegie, la viola nei fiori, sicuramente il pepe nero.
Potrebbe ricordare il nostro Sangiovese toscano anche se risulta più minerale.
Pensiamo che tra qualche anno possa evolversi ed equilibrarsi diventando un vino di assoluto livello.
Assaggiando anche gli altri vini in degustazione di Zorah la convinzione è che un viaggetto in Armenia andrebbe organizzato. Per imparare.
Selezionare eccellenze. Raccontare storie. Diffondere la cultura del vino, è il perfetto riassunto di una splendida giornata da Cuzziol Grandi Vini.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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