Autoctono si nasce. Sempre e solo GoWine
17 Feb 2026
Il viaggio di Orfeo

Autoctono si nasce. Sempre e solo GoWine

 

Gowine, ancora loro.

Autoctono si nasce. Sempre e solo GoWineCosì come tra gli ultimi eventi legati al mondo del vino dell’anno 2025 c’è stata la presentazione della guida Cantine d’Italia di Gowine, anche il 2026 si apre con una rassegna ormai diventata tradizione, quella del 22 gennaio a Milano nelle sale dell’Hotel Melià è la numero 17, Autoctono si nasce…sempre firmata Gowine.

Eh si! Con una cifra stimata tra 550 e 600 vitigni autoctoni riconosciuti l’Italia è ai vertici mondiali della diversità vitivinicola, un vero caleidoscopio di varietà che contribuiscono ad un patrimonio agricolo e culturale senza pari, ogni regione ha i suoi vitigni legati al territorio anche da millenni, ed ogni vitigno porta con se tradizioni, pratiche vinicole, storie. Preservare questi vitigni significa anche alimentare una economia locale basata sulla valorizzazione delle proprie risorse che sono di natura uniche, accrescendo il concetto di Genius Loci, peraltro anche questa espressione è autoctona e descrive, secondo me meglio di altre e con maggior fantasia, lo spirito di un luogo, l’interazione umana a quella agricola e climatica.

Gowine ci regala con questa rassegna la possibilità di conoscere almeno 100 di questi vitigni, ci regala soprattutto lo spunto per diventare curiosi. Ricordando le parole di Jules Guyot “Il genio del vino è nel vitigno” quindi….iniziamo a cercare.

Autoctono si nasce. Sempre e solo GoWineVa beh, senza scomodare gli autoctoni straconosciuti come il Nebbiolo, il Sangiovese, l’Aglianico, il Verdicchio, etc. iniziamo la degustazione con un Buccinato di Campioli.

Siamo nell’entroterra delle Marche, vicino a Fano, le uve sono Biancame mentre il vitigno si chiama Bianchello.

La cantina che lo produce è l‘Azienda Agricola Fiorini, quasi una vocazione per il Bianchello che lo declina con diversi affinamenti, dall’acciaio al cemento al legno ed anche con criomacerazione.

Nel dubbio….li assaggiamo tutti.

Sant’Ilario Bianchello del Metauro Doc, vinificazione solo in acciaio, non fa fuochi d’artificio in bocca ne al naso comunque frutta e fiori escono abbastanza bene, appena sapido e molto verticale.

Buccinato di Campioli Bianchello del Metauro Doc Superiore, decisamente meglio. Subito d’impatto è molto piacevole, si fa voler bene in fretta, un piacione dal gusto di pesca, melone, un po’ di banana, ed anche i fiori vanno in questa direzione, zagara, mimosa, qualche erba aromatica ci sta, così come la sensazione di vaniglia, un po’ balsamico nel finale con un agrume che potrebbe essere pompelmo rosa. In bocca decisamente morbido ed anche l’acidità è bella tranquilla. Fresco e di facile beva.

Secondo noi si cresce ancora con la complessità con il Bianchello del Metauro Doc Superiore, elevazione in cemento.

Bella struttura, ricalca un po’ il Bianchello Superiore Buccinato ma aggiunge note di miele, salvia, cedro, e pietra focaia come minerale. Anche la persistenza è maggiore. Ci piace.

L’ultimo è Andy, dedicato a Andy Wharol, sempre Bianchello del Metauro Doc Superiore, affinamento in tonneaux, criomacerazione, senza filtraggio. Ancora un aggiunta di sentori, burroso, mandorla ed una mineralità più spiccata si sentono bene, e poi…..morbido morbido.

Interessante questa verticale di Bianchello e molto brava la cantina Fiorini a proporla!

 

Dalle Marche alla Sardegna in pochi passi…..Centro Sardegna.

Monica.

La Monica o il Monica?

Tipo…..bianco o rosso? Rosso!

Il Monica è il protagonista del prossimo vino, rosato, splendido.

100/Kent’annos, di facile intuizione il significato del nome, è un augurio di lunga vita da questa realtà di Sorgono, cooperativa nata agli inizi degli anni ’50, la Cantina di Mandrolisai.

Questo rosato da uve di Monica, Canonau e Bovale, te lo immagini in una sera di tarda estate davanti ad un risotto ai frutti di mare, di buon corpo e persistenza con i tipici piccoli frutti rossi in evidenza, melograno, fragolina, profumato e bilanciato tra alcol e freschezza, un finale piacevolmente minerale.

 

Puglia!

Ancora mare, ancora un rosato, in Puglia l’Azienda Agricola Felline presenta un rosato definito Pop, Polignano, Susumaniello accompagnato da Negroamaro e Primitivo.

E’ un vino perfetto per iniziare una serata, aperitivo fresco e agile per stare in compagnia, piacevolmente semplice ed immediato, anche la grafica in etichetta esalta queste sue qualità, gioca tanto sui frutti come ciliegia, ribes e lampone, succoso e acidulo che invoglia a bere, forse in abbinamento al cibo un po’ svanisce.

In provincia di Brindisi assaggiamo due rossi della cantina Scarpello, Estra Rosso il primo, da uve Negroamaro, con una breve criomacerazione si esaltano le morbidezze del frutto, mora e ciliegia, rendendolo subito beverino.

Piuttosto delicato anche nelle spezie dolci ed erbe aromatiche, timo e noce moscata e un po’ di cacao, con Il tannino che si maschera nel tono vellutato che ha il vino.

Il secondo è un Primitivo Terralia, qui oltre alla criomacerazione anche la fermentazione è mirata ad estrarre le sensazioni primarie, frutta e fiori. Questa fase è sviluppata a bassa temperatura sino ad arrivare ai 20 gradi, temperatura da bianco per intenderci!

Quindi ancora tanta morbidezza nel gusto e nei tannini, più ricco di sfumature con un bouquet ampio, prugna, amarena, arancia sanguinella, cannella, pepe nero, cioccolato, violetta.

 

Calabria!

Autoctono si nasce. Sempre e solo GoWineRestiamo al Sud, in Calabria troviamo il vitigno Pecorello, proposto dalla cantina Tenuta Iuzzolini con Prima Fila.

Un bianco agrumato ed esotico nei frutti, profumato di macchia mediterranea e mandorla, spinto un po sulla sapidità ed acidità, bello verticale resta comunque fresco e abbastanza lungo, cerca la compagnia del cibo per equilibrarsi meglio e secondo noi con una frittura trova la giusta compagna.

 

Abruzzo

In Abruzzo siamo passati dalla Cantina Pasetti per assaggiare il loro Testarossa, Trebbiano d’Abruzzo Riserva.

L’elevazione tra acciaio e barriques regala a questo stupendo vino note di burro e di vaniglia, sentori fumè e agrumi canditi, frutta a polpa gialla e aromi di fiori gialli, il sorso è bello pieno e lungo, consistente. Ottimo assaggio!

Ancor di più il loro Montepulciano d’Abruzzo Harimann, fermentazione a bassa temperatura, 24 gradi per estrarre al massimo i sentori varietali del vitigno, poi affinamento in cemento e barriques.

Vino destinato al lungo invecchiamento, molto complesso in equilibrio costante tra frutta rossa sottospirito, confetture, aromi terziari di liquirizia, caffè, cacao amaro, l’ago della bilancia è una viola passita, è un vino intenso che anche da solo tiene compagnia tutta la serata.

 

Piemonte

Autoctono si nasce. Sempre e solo GoWineUn salto poi nel Piemonte per trovare la Tenuta La marchesa, Monferrato, che ci fa assaggiare due autoctoni molto interessanti, Monferrato Rosso Valino, da uve di Uvalino.

Criomacerazione anche in questo caso, colore molto intenso e compatto, è un vino che colpisce per la sua struttura, oltre alla frutta matura rossa e fiori dolci spiccano subito un delicato sentore di liquirizia, di note balsamiche, terziari come tabacco e cacao amaro, il tannino è presente e con margini di affinamento. Decisamente da lasciar invecchiare per gustarlo al meglio.

Il secondo assaggio è un Albarossa Etichetta Oro, vitigno Albarossa nato da un incrocio tra Nebbiolo e Barbera.

Non manca nemmeno qui la criomacerazione, che oggi ha imperato tra le tecniche di vinificazione, i sentori ricordano il primo vino assaggiato ma con una distinzione sull’eleganza, qui la ritroviamo maggiore così come gli equilibri in bocca, per esempio con i tannini già più maturi.

 

Sicilia

Altro giro al Sud nella meravigliosa Sicilia con un Frappato ed un Cerasuolo di Vittoria.

La cantina è la Tenuta Valle delle Ferle, il suo Frappato Doc Vittoria è un vino fresco e fragrante, con un colore rubino scarico ed una frutta tutta virata alla delicatezza, melograno, sottobosco, pepe bianco, timo, rosa, ecco, i toni sono questi.

Il tannino è molto morbido, non lunghissimo in bocca e secondo noi se servito fresco ruba la scena a tanti bianchi in abbinamento al pesce. Una carezza.

Il secondo vino della cantina è il Cerasuolo di Vittoria 50% alla pari tra Nero d’Avola e Frappato.

Anche questo risulta agile in bocca, snello, elegante nei profumi e maggiormente persistente in bocca, aggiunge al primo vino delle note di eucalipto e mirto. Anche in questo caso il tannino è ben levigato. Riempie bene la bocca.

Chiudiamo restando in Sicilia, sull’isola di Salina, guardando la brochure della Cantina Colosi non sappiamo se ridere o piangere, praticamente a strapiombo su un mare di un blu infinito, con in vitigni inondati dal sole, WOW!

Iniziamo con un vino bianco Salina bianco, 50% Cataratto e Inzolia.

Gli agrumi e la frutta esotica, ananas e mango, biancospino e sambuco sono in prima linea per un vino fresco con una buona acidità e sapidità, la mandorla? C’è, alla fine la si ritrova con piacere.

Per finire la giornata un Vermouth da uve Inzolia, Sei Un Vermouth, sempre cantina Colosi, delizioso con tutte le sue note speziate dalla genziana, al cardamomo, alla china, alla vaniglia, alla menta, ci voleva un po’ di ghiaccio ed una sedia a sdraio in riva a quel mare di un blu infinito aspettando il prossimo evento di Gowine, per ritornare a viaggiare attraverso i vini e le persone che lo raccontano.

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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