Slowine. Il vino veramente giusto
Eccoci, finalmente!
Dopo la ricca preview di metà ottobre 2025 a Milano con circa 400 cantine, tante novità ed anticipazioni, una delle nostre fiere preferite apre le porte ad una tre giorni di vino, cibo, masterclass, degustazioni, conferenze e tanto altro.
Slowine, giunta alla quinta edizione, organizzata da Ente Fiera Bologna con la direzione di Slow Food e sempre in costante crescendo, si presenta con un programma monster: più di 1.200 espositori, oltre 7.000 etichette in degustazione da 27 paesi, oltre il 60% delle cantine in regime biologico, biodinamico o in conversione, tutte portabandiera del Manifesto per il vino buono, pulito, giusto , quest’anno con una interazione totale anche con il padiglione di Sana Food, format sull’alimentazione sana e sostenibile, incentrato sui valori dell’etica e della salute.
Il tema di questa edizione è IL VINO GIUSTO.
Vino giusto inteso sia come prodotto finale per il pubblico ma anche come opportunità di ricchezza, di lavoro, di sviluppo per il produttore, concetto esplicitato chiaramente nel comunicato della Fiera “…mettendo al centro non solo la qualità organolettica e ambientale del vino, ma anche il suo impatto sulle persone e sulle comunità. Un vino davvero buono e pulito, secondo la visione di Slow Food, deve essere anche giusto: prodotto senza sfruttare lavoratori e territori, capace di generare valore condiviso, lavoro dignitoso, inclusione e nuove opportunità.”.
Una edizione di Slowine particolarmente ricca di eventi, su tutti la novità dell’area Banca del Vino – Annate Storiche, una serie di degustazioni, tutte ahimè stra esaurite fin da subito, di etichette rare se non introvabili provenienti dalla Banca del Vino di Pollenzo, sito patrimonio Unesco, inaugurata nel 2004 che custodisce oltre 50.000 bottiglie dal carattere unico.
Riprendendo il tema di quest’anno, Il VIno Giusto, noi andiamo a cercarlo ed a raccontarlo, e ce ne è davvero tanto….
Per esempio la famosa perfezione dei bianchi del Sud Tirolo, vini sempre straordinariamente bilanciati ed ineccepibili, trova una nuova via in un Pinot Bianco quasi…estremo di Hartmann Donà, Donà Lisl, dalla lunga elevazione in botti di legno trae degli aromi e dei sentori che si aggiungono, secondo dopo secondo, ai raffinati e sottili fiori bianchi, mela verde, pera caratteristici del vitigno.
Scopriamo la mela cotogna, con una dolcezza che sfiora il miele, c’è sicuramente la cera d’api, la chiusa è con della frutta secca e personalmente trovo anche dello zafferano e note fumè eleganti. Un Pinot Bianco del 2014! Ancora presente ed in grado di andare ancora avanti con i calendari, senza problemi, forte anche di una buona acidità e salinità che rendono il sorso bello lungo. Complesso e cremoso.
Così come ci sono piaciute le prossime due cantine, arrivano dall’entroterra della Sardegna, tra l’altro a pochi kilometri l’una dall’altra, e presentano dei bianchi e dei rossi autoctoni di forte carattere.
Entrambe raccontano storie di amicizia, Marco, Samuel e Salvatore hanno fondato le Cantine di Neoneli, mentre Francesco e Giovanni Antonio hanno creato l‘Agricola Niuge. Raccontano di sogni e di passione, di tanto lavoro e di tanto orgoglio.
Raccontano di una terra primitiva, che sa esprimere magia ed incanto senza riserve.
Melavaxia, delle Cantine di Neoneli, è il nome con cui i neonelesi hanno sempre chiamato un vitigno autoctono locale a bacca bianca, il Nuragus.
Al naso regala note di fiori di campo e macchia mediterranea, profumi di agrumi e di timo, di mela croccante e un finale vanigliato, eredità dei 10 mesi in tonneaux.
Al sorso l’agrume ed il timo sono subito evidenti, sorprende la persistenza e la morbidezza, è un vino di carattere e penso sposi benissimo degli spaghetti alla bottarga, perfetti insieme.
Il primo rosso si chiama Canales 2021, il vino tipico di Neoneli prodotto ormai da diversi secoli, raccoglie diversi vitigni autoctoni dal Canonau al Cagnulari, dal Muristellu al Monica, dal Nieddu Mannu al Pascale.
Sembra raccogliere anche la forza del sole da ogni vitigno, di grande impatto e corpo, deciso nelle speziature dolci e nella balsamicità, energico e ancora un po’ da addomesticare nel tannino, vira su delle note tenui di china e di arancia tarocco.
La sensazione in bocca è comunque di morbidezza e di gran piacevolezza, ha nel suo fratello maggiore Canales 2020, un riferimento più austero e preciso, un anno in più di vita ed anche una annata climatica differente.
Il secondo rosso delle Cantine di Neoneli è Grughes 2022, da uve Cagnulari, l’elevazione è di 18 mesi in barriques ed altri 8 di bottiglia.
Sa farsi voler bene subito! Amarena, mirtillo, mora, viola, mirto, eucalipto, tostature di caffè, cioccolato, è un vino che riconcilia, molto piacevole e morbido anche nei tannini, con un sorso lungo e avvolgente, me lo immagino con la croccantezza di un maialino arrosto tra alloro e menta.
L’Agricola Niuge ci fa assaggiare un Niuge Bianco 2025, da uve Nuragus, spicca una buona dose di mineralità granitica, di roccia bagnata, accompagnata da profumi floreali di biancospino, di ginestra, di caprifoglio, ha un’anima elegante e fine, i sentori di mela verde e pera giocano con una vivace acidità. Perfetto per piatti leggeri e verdure.
Il secondo vino è un Niuge Rosato 2025, da uve Canonau.
Di colore corallo, luminoso, aromatico con note di macchia mediterranea e ciliegia, un tono dolce anche di albicocca e litchi, ha come caratteristica una bella freschezza ed un finale appena sapido, ci starebbe un gran bene una bella seadas!
Il Niuge Rosso 2022 da uve Muristellu, o Bovale, è un rosso di carattere! Indubbiamente.
Rosso intenso quasi violaceo affina per oltre un anno in barriques e poi in bottiglia per altri mesi, è una esplosione di mirto e more, di confetture e frutta rossa, in seconda battuta esce il pepe nero ed il tabacco, accenti balsamici e minerali, quasi terrosi. Denso, strutturato e di tensione. Ci piace molto.
E’ sempre un piacere incontrare gli amici di Luretta, nel Piacentino, ed è sempre un piacere assaggiare i loro vini.
Poi…noi abbiamo un debole per la loro Malvasia Aromatica di Candia, Boccadirosa, che con l’arrivo in azienda fortemente voluto da Lucio Salamini di due protagonisti delle Langhe l’enologo Francesco Versio e l’agronomo Edmondo Bonelli, diciamo che ha tolto i jeans e le sneakers e si è vestita con un abito da sera, di seta.
Mantiene sempre l’incanto dei fiori di sambuco, dell’albicocca secca, dei fiori di acacia, dell’aromaticità del vitigno, ma rispetto alle annate precedenti l’abbiamo trovata più definita ed omogenea dall’inizio fino alla fine, con un equilibrio di insieme sicuramente più elegante. Eleganza, e gran corpo, che si riscontra anche nel primo vino storico prodotto da Luretta, Come la Pantera e i lupi nella sera.
In Veneto siamo stati dalla cantina Il Filò delle Vigne, che si trova a Baone, nel mezzo dei Colli Euganei, ad accoglierci Matteo, agronomo dell’azienda.
I terreni dei Colli Euganei sono quasi tutti di origine vulcanica, trasmettono quindi una nota di mineralità sapida ai vitigni, espressa poi nel vino.
Casa del Merlo, è un Merlot che affina in barriques di primo e secondo passaggio per circa un anno, completando l’elevazione in vasche d’acciaio per ulteriori 7/8 mesi, dopodiché riposa ancora per una decina di mesi in bottiglia.
Il risultato è un Merlot molto raffinato e di attesa, nel senso che lo si scopre sorso dopo sorso, alla vista è compatto, nonostante sia l’ultima annata già sviluppa un bouquet pieno, magari non omogeneo ma per esperienza diretta più passano gli anni e più si equilibra. Naso e bocca in piena corrispondenza tra confettura di frutta rossa, more, frutti di bosco, viola appassita, spezie dolci di cannella, di pepe, le tostature ed i terziari sanno di cioccolato e caffè, ma sono comprensibilmente sottotono rispetto ai primari.
Solo il tempo trasforma una idea in un vino finito. Giusto aspettarlo.
Il secondo vino è ancora un rosso, un Cabernet Sauvignon Riserva con una percentuale di Cabernet Franc e Carmenere, Borgo delle Casette, affinamento di circa due anni in botti grandi di quercia.
Il profumo è già avvolgente e completo, dai piccoli frutti di bosco come il ribes, mirtillo, alla prugna matura, ad un sottobosco secco, anche in questo caso le spezie sono dolci più sulla noce moscata, mentre si notano bene le tostature di liquirizia, di tabacco.
Avvolgente il profumo ed avvolgente anche l’aroma, al sorso è caldo e morbido, con tannini presenti ma non ruvidi.
Bravissimo Matteo che ci ha fatto assaggiare anche la 2020, ovviamente più equilibrata e matura, ma questi sono vini che daranno il meglio quando ci saranno le prossime Olimpiadi, e le prossime ancora, e le prossime ancora!
Chiudiamo la degustazione con un bianco che è un blend molto particolare, Calto delle Fate, blend di Chardonnay, Riesling e Tai Bianco.
Vino giallo oro con gustosi sentori di frutta tropicale come papaya, ananas, qualche nota di banana, un agrume che potrebbe essere un pompelmo rosa, una nuance di idrocarburo molto elegante, al palato si aggiungono note di frutta secca, anche in questo caso l’esperienza ci aiuta a dire che dopo qualche anno diventa cremoso e molto suadente, servito a 10/12 gradi è perfetto con formaggi o tortelli ricotta e spinaci in burro e salvia. Perfetti proprio.
Alla cantina Il Colombaio di Santa Chiara, di San Gimigniano, abbiamo assaggiato una Vernaccia sontuosa, anzi tre.
Tutte e tre le Vernaccie fanno una macerazione pellicolare ad 8/10 gradi, la prima è la Selvabianca, fermentazione in cemento e poi acciaio. Nel calice presenta un giallo paglierino luminoso e con riflessi verdolini, l’olfatto rivela fiori di campo, erba tagliata, agrumi come il lime e limone, mela croccante e pesca noce si affiancano alle erbe come il timo e la camomilla, mineralità si ma non così evidente come nelle altre versioni, mentre l’acidità c’è e rende bel verticale e vibrante il suo sorso.
La seconda Vernaccia è forse quella più riconosciuta o comunque la prima ad esserlo della cantina, L’Albereta Riserva, qui oltre al cemento si aggiunge un 70% in barrique per circa un anno, poi di nuovo in cemento per 8 mesi circa ed infine in bottiglia per altri 12 mesi.
E’ l’evoluzione della prima Vernaccia, il giallo paglierino diventa oro e le note sono di una frutta più matura, dall’albicocca al melone bianco, dal tiglio alla ginestra, l’agrume sa di cedro e c’è anche un po di ribes bianco, con dei finali balsamici di mentuccia e di mandorla, insomma è un vino con tante sfaccettature, completo, di grande morbidezza, raffinato e persistente che si presta a tanti abbinamenti, di mare e di terra. Ottimo.
Campo della Pieve è l’ultima Vernaccia assaggiata, forse è quella con più eleganza delle tre, almeno a nostro avviso, le note sono più vicine alla Selvabianca, è fresca e leggera, agile in bocca, ma poi succede che…..Giampiero, uno dei tre fratelli fondatori della cantina ci fa assaggiare la 2019, e le cose cambiano radicalmente. L’eleganza diventa sontuosità, eccola qui, gli aromi si moltiplicano ed esce un minerale suadente e raffinato di idrocarburo appena accennato, di zafferano, di sambuco e di fieno, di frutta secca e di focaia, ed è un peccato essere stati in fiera solo il lunedì, il martedì aprivano la 2015… L’occasione crea l’uomo viaggiatore! E allora si andrà in cantina…
Vuoi non fare un salto in Puglia?
Si va alla Masseria Torricella, Alberobello, che dedica attenzione agli autoctoni Verdeca, Minutolo, Primitivo con un’eccezione.
La Verdeca, con il Bombino Bianco, è l’uva a bacca bianca maggiormente diffusa in Puglia.
Gemma è la loro versione più nobile, con una fermentazione e maturazione di 12 mesi tra acciaio e barrique si affina in bottiglia per ulteriori 6 mesi.
Ne risulta una Verdeca color oro, lucente, ricco di frutta e fiori tendente al dolce, anche frutta tropicale, scorza di limone e bergamotto tra gli agrumi, sfiora le note di vaniglia e di miele.
Ha un finale abbastanza acido e una discreta sapidità in chiusura.
Il secondo bianco è Minù, da uve Minutolo, una curiosa versione macerata di questo vitigno.
Dal colore ambrato più che aranciato, l’albicocca matura, il melone, la pesca gialla, il mandarino, la salvia, l’acacia, un po di tannino, sono queste le caratteristiche che subito conquistano di questo vino, di questa versione. Piacerebbe molto assaggiare le vecchie annate per vedere dove arriva e cosa aggiunge.
Dopo due bianchi assaggiamo due rossi, un Primitivo ed un Primitivo con saldo di Cabernet Sauvignon.
U’Mest è un cannone, Primitivo che matura in legno e poi affina in bottiglia per 12 mesi, un trionfo di frutta rossa, dalle prugne sunsweet, alle more di gelso, alle amarene sottospirito, in primo piano anche il mirto ed il pepe, con i fiori di rosmarino e il cioccolato, il centrobocca nonostante la ricchezza di aromi è molto bilanciato. Vino dal gran cuore che ti scalda e ti coccola ad ogni sorso. Di una lunghezza infinita.
Così come Il Sapiente, Primitivo con saldo di Cabernet Sauvignon, stessa maturazione ed affinamento del primo, riserva meno coccole e pretende maggior attenzione, lo troviamo più elegante in bocca. Hanno caratteristiche diverse, uniche per entrambi i vini.
Rimane giusto il tempo per passare in Friuli ed assaggiare un Refosco dal Peduncolo Rosso da Sturm, in pieno Collio, vino che affina in botti di legno e poi altri mesi di bottiglia.
Ricco di colore e di tannini, strutturato e caldo, gioca con le note del chiodo di garofano e del pepe nero ed una mineralità in primo piano come la grafite, la ruggine, la frutta nera arriva in seconda battuta, mirtillo, sottobosco secco, mora e l’acidità del lampone, necessaria e che regala freschezza al palato. Un grande vitigno esaltato in questa espressione, tutta la linea di Sturm si caratterizza per una notevole pulizia ed eleganza.
Tante cantine, tanta qualità, bellissima l’idea della Banca del Vino, anche se purtroppo per noi è rimasta solo l’idea, tanti e tanti giovani produttori, la nota plus della fiera.
Slowine si conferma come un appuntamento imprescindibile ed in fortissima crescita, ed ora aspettiamo la Preview 2027!
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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