Il vino naturale secondo D’Alesio. Una ventata di fresca gioventù
Capita difficilmente, forse mai, di arrivare ad un evento che riguarda il vino e provare una sensazione strana. Non voglio dire di disagio ma quasi di essere fuori posto.
Un fuori posto stranamente piacevole.
È successo proprio lunedì 2 marzi quando sono andato all’evento di presentazione dei vignaioli della D’Alesio Distribuzione, in quel di Qvinto, pizzeria ristorante molto glamour di Roma Nord.
Appena arrivato in questo fantastico luogo dove il verde la fa da padrona tanto da aver portato mia figlia a giocare nell’antistante parco con tanto di laghetto, c’erano solo esclusivamente giovani ragazzi e ragazze. Molto sotto i trent’anni.
una sensazione decisamente nuova per me, abituato a frequentare manifestazioni del vino dove si sente troppo spesso sostenere quanto i giovani si siano allontanati da questo meraviglioso ed ancestrale mondo. In genere, le degustazioni del vino sono sempre frequentate da persone di età certamente superiore ai 40. Facciamo anche ai 50. Ecco allora che con D’Alesio mi sono trovato nel piacevole imbarazzo di salire la scala necessaria per arrivare alla sala di degustazione facendo a zig zag tra ragazzi e ragazze.

Sorrisi, sigarette, calici alzati. Sembrava di essere nella vicina zona di Ponte Milvio all’ora del dell’aperitivo. Un’atmosfera frizzante, allegra, intensa, meravigliosamente carica di energia con questi ragazzi e ragazze che non parlavano di vino ma di vita. Poche parole spese per i vini, tante altre per stare insieme. Senza termini altisonanti, senza dissertazioni astruse riguardo il vino, il vitigno, la zona. Semplicemente si respirava, si vedeva, si toccava con mano, gioia, edonismo, voglia di stare insieme. Con il vino a rappresentare unicamente qualcosa per stare insieme, per facilitare la conversazione, per sorridere, per baciarsi, per abbracciarsi.
All’interno della grande sala al primo piano ho trovato vignaioli giovani e meno giovani che si confrontavano parlando dei loro vini naturali. Vini fatti bene e con la spensieratezza necessaria.
Sono i vini che D’Alesio propone nella sua distribuzione: vini naturali, vini biodinamici, vini biologici, vini che hanno come matrice comune il minor intervento possibile in vigna ed in cantina. Vini che raccontano storie di persone vere e poco importa da quale parte del mondo provengano. L’importante è che abbiano in sé qualcosa di speciale.
Ho incontrato persone dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, arrivate a Roma per promuovere l’universalità di un prodotto che oggi i giovani percepiscono, gioco forza, solo così. Non c’è solo il territorio. C’è il prodotto, c’è il produttore, c’è la bontà del vino, c’è la sua capacità di aggregare.
Cosa ho assaggiato di particolare
Matteo Cacciagrano di Alchimia, Cantina Urbana di San Giovanni Teatino vicino Chieti, è un’entusiasta timido. Una persona a modo che non si vanta, sbagliando, dei suoi prodotti. Nemmeno delle etichette che sono dei piccoli quadri capolavoro così che quando prendi in mano una bottiglia rimani ad osservarli con grande stupore. Stupore che continua quando li assaggi: freschi e croccanti, con la voglia di essere discreti come il loro creatore ma che poi restituiscono tanto. Sempre come il loro creatore. Vitigni del territorio come il Trebbiano o il Montepulciano ma anche internazionali che diventano semplici spremute d’uva concedendosi al massimo delle macerazioni senza nemmeno vedere la solforosa. Vini croccanti, succhi di frutta, per niente stucchevoli e che si bevono godendo. Bravo Matteo!!


Cal Teixidor, dalla Catalogna con tanta allegria e spirito di divertimento. Xarel·lo, Macabeu, Garnacha Peluda vi dicono qualcosa. Difficile, se non a pochi intimi. Quando però arrivano nel calice e soprattutto in bocca, questi vini sanno di schietto equilibrio. Si bevono senza remore. Pure il rosso (Garnacha) fresco! Dei vini da flamenco rock che sembrano eterei ancorché ragionati visto le vigne vecchie di oltre 50 anni. Mi hanno affascinato oltre che mi sono piaciuti molto.

Domaine Amirault. Nella valle della Loira tra Le Mans e Nantes per una azienda a caratura familiare che produce vini naturali da Chenin Blanc e Cabernet Franc. Divertente il Petnat, pazzeschi i due Chenin con particolare attenzione al Le Quarterons affinato in anfora. Due Cabernet Franc con affinamento in acciaio e legno che dimostrano come questo vitigno, conservando la sua vegetalità possa far emergere tanto ma tanto e dare tanto ma tanto.

Weingut am Schlipf-Schneider. Poco sopra Basilea, in quel preciso punto dove Svizzera, Francia e Germania si contendono la giurisdizione (anche se siamo ufficialmente in Germania), questa famiglia tratta solo il Pinot in tutte le sue sfaccettature. Anche con lo Chardonnay che ne è comunque derivazione. Vini minimalisti anche con l’uso del legno. Scrocchiano in bocca e grazie alla marcata sapidità si bevono con tutto. Il Pinot Nero merita l’applauso.

Michele Simoni ha preso le redini dell’azienda Trentina tutta vocata al territorio che rispetta con rigore. È Michele a far nascere il Metodo Classico Ferro dedicato a papà Ferruccio così come a dare nuovo lustro alla Schiava e al Pinot Nero. Vini che sono freschi e sapidi con la Schiava che si fa quasi ruffiana ma bevendola fredda ricorda quel vino che si direbbe “traditore”. Nel senso che lo bevi ma te ne accorgi dopo. Bravo Michele. Continua così.

Ecco questa è stata la mia personale degustazione e quello che mi porto con me è un senso di felicità data dalla certezza che grazie a questi vini, a tanti incredibili produttori e a distributori come D’Alesio, c’è ancora tanta speranza per il futuro.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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