14 Mag 2026
Il viaggio di Orfeo

Perticaia. Il rinascimento del Trebbiano Spoletino

 

Le Fiere vinicole sono spesso contesti frammentati e caotici, tra incontri, pause, code, temperature di servizio sbagliate è difficile concentrarsi su ciò che si assaggia, spesso anche solo il dialogo con il produttore diventa una piccola impresa.

Capita sempre però chi riesce ad emergere con chiarezza, chi sa richiamare la tua attenzione e concentrazione, chi sa farsi ricordare con la voglia di proseguire il proprio racconto oltre la fiera.

A noi è capitato a Wine Siena, la Fiera organizzata da Merano Wine Festival nella città toscana, con una cantina dell’Umbria, di Montefalco, non solo per il glorioso Sagrantino ma piuttosto per un vino bianco autoctono, il Trebbiano Spoletino.

La cantina si chiama Perticaia, prende il nome dal termine dialettale locale con cui si indicava l’aratro, è stata fondata nel 2000 da Guido Guardigli, enologo emiliano innamorato dell’Umbria, al quale va riconosciuto il grande merito di aver creduto in questo vitigno e di esser tornato a vinificarlo in purezza sin da subito.

C’è stata poi una seconda nascita, nel 2019, quando l’attuale proprietà, la famiglia Becca, ha potenziato gli investimenti credendo su una squadra giovane e dinamica, con a capo Gabriele di Zacomo entrato in azienda nel 2018 come agronomo e, dal 2022, diventato Amministratore e anima sul campo ed in cantina dell’Azienda, oggi certificata biologica

Perticaia conta su una produzione di 37 ettari, 40 a rotazione, divisi tra i comuni di Montefalco, Bevagna e Spoleto, da questa geografia nasce una produzione di circa 125.000 bottiglie.

Una dimensione importante ma che permette, senza problemi, di avere un approccio da artigiano, ancora da azienda famigliare, di continuare a cercare la massima qualità come principio guida, ad esempio Perticaia è in grado di vinificare in modo particellare tutti gli appezzamenti, ogni varietà viene vinificati singolarmente e poi assemblata per le varie DOC o DOCG, garantendosi la giusta maturazione di ogni piccola parcella.

E’ una filosofia che si riflette in ogni scelta: dalla vendemmia, ancora tutta manuale e spesso suddivisa in tre momenti diversi della stagione, la scelta di una diraspatura e una pressatura molto soffice e controllata per ottenere dei mosti fiore molto puliti e precisi, lo stile di vinificazione in cantina non è mai rigido, ma si adatta di anno in anno alle condizioni dell’uva, seguendo una sensibilità che trova sintesi anche nella consulenza di un enologo di spicco come Luca D’Attoma.

Anche le elevazioni in legno seguono la stessa logica di adattamento stagionale, botti grandi, tonneau e barrique vengono poi assemblate in base alle condizioni climatiche della stagione: se troppo piovosa prevarranno le botti piccole, al contrario se molto secca prevarranno le botti grandi, questo per garantire una linearità e riconoscibilità della cantina, livellando le differenze sostanziali che si possono presentare.

Gabriele ci accompagna poi in una passeggiata tra i vigneti, ed è stata una bellissima lezione di agronomia direttamente sul campo.

Arriviamo al primo impianto di Trebbiano Spoletino presente a Montefalco che è di fatto una memoria viva, dove sono presenti ben 96 variazioni genetiche di questo vitigno, una autentica ricchezza che è servita ad impiantare ulteriori tre ettari per una produzione di circa 30.000 bottiglie.

Quasi tutti gli impianti di Perticaia ormai sono a guyot, scelta che serve a competere con il cambiamento climatico degli ultimi anni. Difatti per la struttura della pianta, il numero di grappoli, il fogliame il metodo guyot garantisce una maturazione più omogenea del grappolo ed una maggior freschezza al vino.

Bellissima la lezione sulla gestione dei tralci e della potatura, con decisioni che vanno ad influire su quale ramo produrrà nel 2026, quale nel 2027, lasciandosi due opportunità di scelta addirittura per il 2028.

Raggiungiamo la struttura per iniziare la degustazione, in terrazza godendo di una vista meravigliosa della campagna umbra, e dei loro vigneti.

Ci raggiunge anche Federica, responsabile dell’accoglienza in cantina, ed iniziamo con Lui, Trebbiano Spoletino 2025, fresco fresco di bottiglia, solo due mesi.

Viene lavorato esclusivamente in acciaio, 4/5 mesi sulle fecce fini e poi imbottigliato.

E’ un giovanotto che si presenta con una sventagliata di frutta italiana per dirla alla Gabriele, pesca bianca, albicocca e melone, di un giallo paglierino luminoso, anche i fiori tendono sul dolce come fiori di acacia e un po di gelsomino, quasi un naso semiaromatico con la presenza di maggiorana e salvia, e un netto pepe bianco.

E’ un vino che si presta ad accompagnare molti piatti, sicuramente con qualche mese di bottiglia in più sulle spalle cambia anche l’assetto gustativo sviluppando quella complessità data dalle fecce fini. Molto piacevole, è un vino verticale di ottima beva e di buona persistenza.

La sottile finezza del Trebbiano chiama subito l’opulenza del Grechetto, la bacca bianca maggiormente diffusa nella regione, sempre annata 2025 ma già si differenzia dal colore che risulta essere quasi dorato, la frutta è più matura e succosa, la pesca a polpa gialla, un buon melone maturo, pera e spezie dolci come noce moscata, si sente anche un leggero tannino ed una leggera vaniglia, riempie bene il palato ed è un vino di corpo succulento.

Gabriele ci invita a risentire però il Trebbiano Spoletino come è cambiato con qualche grado di temperatura in più e come tiene testa anche al Grechetto, vero! Scaldandosi si sprigiona notevolmente, arriva anche il fiore di sambuco ed una mandorla finale.

Federica ci versa un’altro vino bianco, sempre Trebbiano Spoletino, che col disciplinare 2025 potrà chiamarsi riserva, questo è il loro Cru, Del Posto 2023.

Si cambia livello.

Per l’elevazione una parte della massa viene messa in quattro tonneau, di cui una rinnovata ogni anno, e la restante parte in acciaio, affina un anno sulle fecce fini con continui batonnage, poi viene ripulito e riassemblato.

E’ un vino da effetto WOW pieno!

Splendido! Al primo sorso io ed Emma con un rewind temporale di tre mesi siamo tornati a Siena quando, assaggiandolo, ci siamo guardati negli occhi per un paio di secondi e poi girandoci abbiamo incrociato il sorriso sul viso di Gabriele!

Giallo oro, e il colore anticipa quelle che sono note dichiarate e decise di pietra focaia, miele di acacia, addirittura rosmarino, pepe rosa, vaniglia e cannella, scorza di cedro, un delicato tannino, note burrose…. Uno splendido vino, che sposa magistralmente potenza ed eleganza, un vino che nobilita e che viene nobilitato anche nella scelta della bottiglia scura e nel tappo di sughero, lo stesso riservato al Sagrantino.

Dai bianchi passiamo ad un rosato, punto d’arrivo di diverse sperimentazioni e tentativi, Umbria Rosato 2024 è composto da tre bacche rosse e tre bacche bianche, raccolte e vinificate insieme.

Ha un colore non troppo carico, ma è nell’olfattiva che invece sorprende, i profumi sono più da vino rosso, ed anche la complessità in bocca riporta a quella dimensione, l’uvaggio con i tre bianchi comunque regala una bella acidità  e slancio nella beva che, secondo noi, legata al tannino dei rossi lo porta avanti anche di qualche anno, può evolversi ancora di più. Anche questo come i vini bianchi appena assaggiati dopo un paio di minuti e con qualche grado in più si apre tantissimo, la beva è davvero piacevole, bicchiere dopo bicchiere.

Federica ci raggiunge con il primo rosso, Montefalco Rosso 2021, Sangiovese, Sagrantino ed un 5% di Merlot.

Nel bicchiere è un luminoso rosso rubino, fresco nei sentori di frutta piccola, ribes, mirtilli e lamponi in primis, anche una prugna susweet, spezie accennate e di media struttura, al secondo sorso noto anche una parte minerale nel finale, il Sangiovese ed il Merlot sono in equilibrio ottimo con il Sagrantino, smussano un po i tannini e donano molta morbidezza.

Per finire Federica ci versa Montefalco Sagrantino 2013, stupendo! Fatto di seta, è nel centro della sua potenzialità, tutto suona insieme, tutto è integrato, succoso.

Sempre piccoli frutti ma più maturi e più neri, more e mirtilli, una rosa appassita e viola, note balsamiche e sentori terziari si rimpallano la scena, uno sfondo di cacao e caffè, liquirizia, cannella e mirto. Omogeneo nel dichiararsi, senza squilli eccessivi e con tutti gli aromi e sentori in ottimo equilibrio.

E’ proprio vero che la differenza la fanno i dettagli, lo ha più volte sottolineato Gabriele durante la nostra visita e lo abbiamo colto anche noi appena arrivati.

Perticaia è una cantina dove ambizione e passione crescono insieme seguendo il desiderio di una continua evoluzione sempre con eleganza, pulizia e precisione nel bicchiere.

Gabriele è generoso e coinvolgente, nel modo in cui accompagna il racconto in vigna e nel modo in cui racconta i vini in degustazione. Sa trasformare la visita in cantina in una esperienza a tutto campo, è’ il vero Plus di Perticaia.

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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