Cerco di te
Se esistesse un tasto per dimenticare tutto, lo useresti?
È una di quelle domande che arrivano senza preavviso, come il vento tiepido di giugno che attraversa i tetti di Roma al tramonto.
Semplice in apparenza, quasi un gioco.
Eppure, basta fermarsi un istante per capire che dentro quelle parole si nasconde qualcosa di molto più grande.
Dimenticare tutto. Le ferite, certo. Le delusioni, gli errori, le notti insonni. Ma anche gli incontri che hanno cambiato una vita, le mani che abbiamo stretto, le città che ci hanno accolto, i sorrisi che hanno illuminato giornate qualunque. La memoria non seleziona con la precisione che vorremmo: cancellare il dolore significherebbe spesso cancellare anche ciò che gli ha dato significato.

Forse è per questo che la risposta non è immediata.
A giugno, quando Roma si allunga verso l’estate e le giornate sembrano non voler finire mai, questa domanda assume un sapore diverso. La città vive una stagione sospesa, fatta di luce dorata e di attese. Le piazze rallentano, le finestre restano aperte fino a tardi e il cielo, poco prima della sera, si tinge di sfumature che sembrano dipinte a mano.
È in questo scenario che la Terrazza Mirador a Villa Agrippina diventa il luogo ideale per interrogarsi sul senso del ricordo.
Affacciata sui tetti della Città Eterna, la terrazza offre una prospettiva insolita: Roma non è più soltanto un insieme di monumenti e strade, ma un racconto stratificato di vite, epoche e memorie. Da quassù ogni cupola, ogni campanile e ogni scorcio sembrano ricordarci che nulla di ciò che è stato va davvero perduto. Sedersi qui, in una sera di giugno, significa entrare in dialogo con il tempo. Le luci iniziano ad accendersi lentamente mentre il sole si ritira dietro l’orizzonte. I calici si sfiorano con discrezione, le conversazioni si mescolano al rumore lontano della città e l’aria porta con sé il profumo dell’estate appena iniziata. Tutto invita a una riflessione che va oltre la semplice contemplazione del panorama.
Se davvero esistesse quel tasto capace di cancellare ogni ricordo, probabilmente molti sarebbero tentati di premerlo almeno una volta. Per liberarsi di ciò che pesa. Per ricominciare da capo. Per smettere di cercare risposte.

Eppure, è proprio la ricerca a definire chi siamo.
Ogni ricordo custodisce una traccia. Ogni assenza disegna una presenza. Ogni nostalgia racconta qualcosa che continua a vivere dentro di noi.
Dimenticare significherebbe interrompere quel filo invisibile che collega il presente a ciò che siamo stati.
Per questo, osservando Roma dall’alto della Terrazza Mirador, viene naturale pensare che la vita non sia fatta per essere cancellata, ma attraversata. Anche nelle sue parti più fragili. Anche nelle sue imperfezioni.
Il titolo di questa serata ideale, Cerco di Te, nasce proprio da qui. Non dalla mancanza, ma dalla volontà di continuare a cercare. Cercare un’emozione, una versione di sé stessi. Cercare nei ricordi ciò che ancora illumina il presente. Cercare nelle strade di Roma una storia che assomigli alla propria.
Giugno, con la sua luce generosa e la sua promessa di nuovi inizi, sembra ricordarci che ogni stagione porta con sé qualcosa da conservare. Non tutto deve essere dimenticato per andare avanti. A volte basta guardare le cose da una prospettiva diversa e qui, alle pendici del Gianicolo, con lo sguardo che abbraccia Castel Sant’Angelo, le mura vaticane e il corso del Tevere, le prospettive sono molteplici.
Per l’estate romana, il rooftop si trasforma in un temporary restaurant dal forte carattere internazionale, dove design, mixology e gastronomia dialogano sotto il segno di un raffinato “Balearic State of Mind“. Palme, essenze mediterranee, arredi naturali in legno e rattan e una scenografia che richiama le atmosfere di Ibiza e Formentera costruiscono un’esperienza immersiva, pensata per chi cerca una fuga urbana senza lasciare la città.
A guidare il progetto è il Nicola che con suo figlio Niccolò, i quali hanno saputo trasformare una semplice terrazza panoramica in una destinazione enogastronomica e di lifestyle capace di attrarre pubblico romano, viaggiatori internazionali e appassionati del buon bere. Il concept punta su un equilibrio ben calibrato tra convivialità e ricerca, con una proposta che accompagna gli ospiti dall’aperitivo fino al dopocena.
Il cuore gastronomico della terrazza è rappresentato dalla cucina Japanese & Fusion, affidata allo chef giapponese Koji Nakai. La sua proposta interpreta la tradizione nipponica con sensibilità contemporanea, alternando sushi, gyoza, bao e preparazioni che dialogano con ingredienti e suggestioni internazionali. Un percorso culinario che evita gli eccessi modaioli e punta invece sull’eleganza del gesto, sulla precisione tecnica e sulla valorizzazione della materia prima.

Accanto alla cucina, la mixology rappresenta uno degli elementi distintivi dell’esperienza Mirador. La drink list richiama l’immaginario delle isole Baleari attraverso signature cocktail costruiti su agrumi, erbe aromatiche, distillati premium e note esotiche capaci di accompagnare il tramonto romano. Accanto a questa la proposta enologica che trova nella vista panoramica il suo ingrediente più prezioso, trasforma ogni sorso in un piccolo rito estivo.
Immagina di essere sui tetti di Roma, poco dopo il tramonto. Le antenne sembrano alberi metallici e la città sotto di te continua a fare rumore, ma da quassù arriva attutito, come un ricordo che sta già sbiadendo. Hai in mano un calice di Cà Rugate Fulvio Beo Extra Brut. Spumante Metodo Classico uve 100% Garganega, affinato sui lieviti per circa 24 mesi, dal perlage fine e persistente, con note di lievito, frutta delicata e un finale asciutto.
Se esistesse davvero un tasto per dimenticare tutto e tu fossi sul punto di premerlo, questo vino sarebbe l’ultimo intervallo prima del silenzio. Le bollicine salgono lente come pensieri che cercano ancora una via d’uscita. Al naso arriva un profumo lieve di crosta di pane e frutta chiara; non è un vino che urla, è uno che parla a bassa voce. Poi bevi. All’inizio c’è la morbidezza, quasi vellutata. Per un attimo credi che il mondo possa restare così: leggero, sospeso. Ma subito dopo arriva quel finale secco, netto, che ripulisce il palato come una mano che cancella una lavagna. E allora capisci che non assomiglia al dimenticare.
Assomiglia piuttosto al tenere solo ciò che vale la pena salvare.
Sotto di te le cupole diventano ombre, le finestre si accendono una dopo l’altra, e il calice riflette le ultime strisce di luce. Se davvero ci fosse quel tasto, forse non lo premeresti ancora. Non prima dell’ultimo sorso. Perché il Fulvio Beo, bevuto sui tetti di Roma, non sembra una fuga dalla memoria: sembra la sua versione più elegante. Quella che lascia andare il rumore e conserva soltanto l’eco delle cose belle.
Più che un semplice rooftop, Terrazza Mirador interpreta una nuova idea di ospitalità urbana: un salotto all’aperto dove il paesaggio diventa parte integrante del menu e dove il tempo sembra rallentare seguendo il ritmo della luce che cala sui monumenti della città eterna. Un indirizzo che racconta una Roma diversa, cosmopolita e mediterranea, capace di sorprendere ancora attraverso il linguaggio universale del gusto.
Da lassù, mentre la sera avvolge lentamente la città, la domanda iniziale resta sospesa nell’aria:
Se esistesse un tasto per dimenticare tutto, lo useresti?
Forse no.
Perché, in fondo, ogni ricordo è una forma di incontro. E ogni incontro, anche quando sembra lontano, continua a sussurrare una presenza.
Cerco di Te.
Non nel passato che vorrei cancellare, ma in tutto ciò che mi ha reso ciò che sono oggi.
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA
Mescita di circa 15 prodotti: Bollicine italiane e Francesi. Vini Fermi Bianchi, Rossi e Rosati Italia ed estero (Francia).
Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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