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14 Set 2026
Il viaggio di Orfeo

Riviera del Monferrato. La nascita di un nuovo brand

Non serve il mare per sentirsi all’orizzonte. Nell’Alto Astigiano, dove le colline respirano vento, vigne e biodiversità, prende forma Riviera del Monferrato: una nuova idea di territorio che unisce comunità, vini e paesaggi in un racconto condiviso

“Smetti di cercare l’orizzonte. Sei appena arrivato in un mare di colline”

Il mese di settembre, per chi si occupa di viticoltura, rappresenta l’inizio di una nuova annata. È il tempo della vendemmia, il momento in cui il lavoro di un intero anno arriva al suo passaggio più delicato e decisivo. In pochi giorni si concentra una parte fondamentale del lavoro di un’intera stagione.

Quale mese migliore di settembre quindi per raccontare la nascita di un nuovo progetto, nato dopo mesi e mesi di incontri, di idee a confronto, di progettazione.

Venerdì 4 settembre  Riviera del Monferrato è arrivata alla sua vendemmia.

riviera del monferrato AlbugnanoL’evento ha trovato la sua cornice ideale in Coccowine, appuntamento enogastronomico tra i più frequentati e caratteristici del Piemonte che dal 4 al 6 settembre trasforma Cocconato, borgo tra i più belli d’Italia, in una sala di degustazione di vini e di sapori a cielo aperto e che quest’anno festeggia la 25esima edizione, una continuità storica costruita e sostenuta da una Associazione che regala solo meraviglie: GoWine, presente in questi tre giorni con il suo demiurgo il Presidente Massimo Corrado.

Ma cosa è precisamente Riviera Monferrato?

E’ un territorio dell’Alto Astigiano che da sempre gode di una condizione geografica e climatica estremamente fortunata, con una serie di Comuni in cima a dei bricchi i più alti dell’intero Astigiano costantemente sopra i 400 metri s.l.m. Oggi è anche un nuovo brand turistico promosso dall’Enoteca Regionale di Albugnano, dal Consorzio di Cocconato, dal Comune di Cocconato, da Explore Monferrato e condiviso da 11 Comuni dell’areale: Albugnano, Moransengo-Tonengo, Aramengo, Castelnuovo Don Bosco, Moncucco Torinese, Passerano Marmorito, Robella, Cerreto d’Asti, Cocconato, Pino d’Asti e Buttigliera d’Asti.

riviera del monferrato panoramicaNon c’è il mare naturalmente ma c’è un litorale d’altura dove le colline aprono ad un territorio felice per la viticoltura grazie alle importanti escursioni termiche, ad una curata e ricca biodiversità e grazie anche ad un cuore bianco geologico profondo ed esteso di gesso che regala ai vini finezze espressive uniche.

Le sue due estremità simboliche sono Albugnano e Cocconato. Il primo, con i suoi 549 metri è il Comune più alto del Monferrato e ha nel Nebbiolo, qui chiamato proprio Albugnano, la propria espressione vitivinicola più identitaria. Il secondo a 491 metri, è da sempre conosciuto come la Riviera del Monferrato e trova nella Barbera d’Asti una delle voci più autentiche del proprio territorio.

La presentazione alla stampa di questo ambizioso progetto si è aperta venerdì mattina all’Enoteca Regionale di Albugnano con una Masterclass  dedicata al Nebbiolo ed alla Freisa, introdotta da Massimo Corrado, Presidente di Gowine, e Davide Gasperini, Presidente dell’Enoteca, che hanno sottolineato come sia forte la volontà di creare una coesione, una squadra che sappia costruire un’identità territoriale, una narrazione riconoscibile e condivisa di questo areale così unico.

A condurre la Masterclass l’enologo Giampiero Gerbi, supervisore enologico di Riviera del Monferrato.

L’introduzione avviene con una Barbera estremamente fresca, 2025, a ricordarci come in questo areale la natura di questo vitigno prediliga una vivacità da bersi giovane, senza lunghi affinamenti.

Dinamismo vuol dire andare a percepire quello che in fondo bocca non è un taglio netto, un vino corto, ma è un vino, seppur non lunghissimo, mobile, che dà sensazioni vivaci e veloci. L’acidità si lega a una piccola punta di sapidità e la sensazione in bocca è quella di avere una breve salivazione, un flash in fondo alla palato che ci dà la voglia di bere ancora un sorso di questo vino. La bellezza di queste Barbera sta proprio nella loro capacità di essere snelle. Fare invecchiare un vino nelle nostre zone era considerato un sacrilegio.

Seguono poi tre interpretazioni di Freisa, un vitigno che Giampiero Gerbi non esita a definire rustico e rock’n’roll. Un vitigno che sino ad una ventina di anni fa aveva la frizzantezza nel destino, tanto da diventarne l’archetipo in tutto il territorio. Oggi le interpretazioni sono molteplici, dal vino frizzante da bersi giovane, alla vinificazione che predilige l’invecchiamento, al metodo Classico ed al metodo Martinotti.

riviera del monferrato montagnettaPersonalmente ho apprezzato in modo particolare l’interpretazione della cantina La Montagnetta con la Freisa Bugianen 2018. Con sfumature eteree, di goudron e grafite in primo piano, buccia d’uva, viola e caffè. Particolarmente complessa come Freisa ma che ho apprezzato molto. E molto mi è piaciuta la Freisa 500 metodo Martinotti di Terre dei Santi. Qui il vitigno ritrova una delle sue espressioni più immediate e riconoscibili: la fragola, appunto Freisa in dialetto piemontese. Nomen omen, verrebbe da dire, perché è proprio quella nota fragrante e golosa a emergere nel bicchiere, restituendole la sua anima più fresca, conviviale e giocosa.

A seguire arrivano tre annate di Nebbiolo, Albugnano.

Il paragone con il Nebbiolo delle Langhe è quasi immediato, in realtà bisogna varcare le porte di Albugnano e dimenticarsi che cos’è la Langa. Colpisce la leggerezza di questo vino, tannini sottili e scivolosi, il grip del Nebbiolo c’è sempre ma è incastonato in un contesto di freschezza più che di corpo, speziature più leggere ma sempre molto eleganti, dal caramello al caffè, dal cuoio alla cera. Tutto quasi….rarefatto. Non posso non legarlo alle opere dell’artista Antonio Calderara, maestro della rarefazione e della riduzione formale. Stessa eleganza, stessa grazia, stessi particolari che vanno ricercati passo dopo passo, o…sorso dopo sorso.

Come ultimo vino ci viene servita una gemma che non conoscevo, una Malvasia rossa della cantina Gilli, Malvasia Castelnuovo Don Bosco, blend di Malvasia di Scherano che regala la parte fruttata, e Malvasia nera lunga che dona lo spettro floreale. Il residuo zuccherino molto evidente in questo vino viene mitigato più che dall’acidità dai tannini, leggeri leggeri ma che rallentano gli zuccheri altrimenti troppo invadenti. Una sorpresa felice.riviera del monferrato

Il pomeriggio è stato interamente dedicato al territorio di Cocconato, iniziato con una visita in cantina all’azienda Marovè, proprietaria anche di un agriturismo e dedita soprattutto alla riscoperta della Bonarda Piemontese.

Prima azienda a ripiantare barbatelle di Bonarda Piemontese in sostituzione della Croatina, storico vitigno dell’Oltrepò Pavese atto a divenire Bonarda dell’Oltrepò.

Marovè la propone in due versioni, una leggermente mossa ed una secca, con meno residuo zuccherino, e ferma.

Ha, in entrambi i casi una beva felice, gastronomica e leggera. Morbida nelle due versioni che giocano evidentemente sui toni dei piccoli frutti rossi e delle spezie dolci. Della stessa azienda abbiamo apprezzato il Grignolino e un Dolcetto, vini della tradizione che trovano nella cucina dell’agriturismo il loro naturale completamento, cucina legata al territorio capace di esaltare le materie prime prodotte esclusivamente in azienda.

leonardo romanelliNel tardo pomeriggio ho avuto l’occasione ed il piacere di partecipare ad una Masterclass interamente dedicata alla Barbera d’Asti, ospitata sulla meravigliosa terrazza del Ristorante Cannon d’Oro con una vista a 360 gradi sulla pianura velata di rosa dal sole calante. Protagoniste cinque cantine aderenti al Consorzio di Cocconato: Cantina Nicola, Maciot, Poggio Ridente, Marovè, Benefizio di Cocconito.

La degustazione ha confrontato annate e interpretazioni diverse di Barbera d’Asti, evidenziando la versatilità del vitigno tra vini giovani, affinamenti senza legno e versioni Superiore. Denotando una costante qualità espressa elevata.  Il filo conduttore riconosciuto è la freschezza legata all’acidità, con profili che variano da frutto, fiori ed erbe aromatiche nei vini giovani a note più evolute nei vini affinati. È stata proposta una lettura della Barbera come vino contemporaneo e di ampia bevibilità, non solo come vino popolare. La conduzione della Masterclass è stata affidata al sapiente verbo di Leonardo Romanelli che non senza ragione privilegia il concetto di maturazione del vino a quello di invecchiamento.

Personalmente ho molto apprezzato la Barbera d’Asti Superiore 2021 della Cantina Nicola, per la sua eleganza ed equilibrio, sbuffi balsamici su un tappeto di frutti rossi molto maturi, speziature appena pungenti intrecciate a liquirizia, di ottima persistenza.

Una così bella giornata non poteva che concludersi con un’altrettanto piacevole cena, nelle sale del Cannon d’Oro abbiamo avuto l’occasione di assaggiare alcune eccellenze del territorio, dalla robiola alle tre salse alla carne cruda alla Monferrina ai miracolosi dolci di nocciole, assaggiando altre referenze delle cantine associate al Consorzio a completare una giornata che ha avuto il sapore di queste colline.

L’unica pecca? Non essermi goduto almeno un’intera giornata di Coccowine. Ma, a ben vedere, è anche un’ottima motivazione per prenotarmi fin d’ora per Coccowine 2027. L’ennesima perla di Gowine.

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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