Ca' Viola, l'intuizione di Beppe
07 Ott 2026
Il viaggio di Orfeo

Ca’ Viola, l’intuizione di Beppe. Tre vitigni per tre annate

 

E lasciare che su tutte le statue lavori il tempo, il grande scultore. (Margaret Yourcenar)

Ogni volta che una degustazione viene preparata con un pensiero verticale non posso fare a meno di pensare alle parole della Yourcenar. E’ sempre meraviglioso scoprire e capire come il tempo incida sulla metamorfosi di un vino, seguirne il percorso negli anni. In fondo è ciò che accade anche a noi. Il tempo lavora allo stesso modo in ogni nostra stagione, da bambini, da ragazzi, da adulti, ogni età ha i suoi pregi ed ogni età ha i suoi difetti, il fascino dello scorrere del tempo è che non necessariamente rende le cose migliori, ma di certo le rende diverse.Ca' Viola ,l'intuizione di Beppe

Ed il fascino di una degustazione verticale sta proprio qui: capire le diversità tra le diverse annate e trovare quel filo rosso che resta comunque comune ai calici in degustazione, il carattere.

Se poi le verticali sono tre in un’ unica giornata….

E’ quello che è successo sabato 26 settembre presso la Cantina Ca’ Viola, a Dogliani in provincia di Cuneo.

Ca' ViolaL’evento, Tre vitigni attraverso il tempo, è stato coordinato da Tesori Liquidi, il progetto di Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone, due giovani sommelier che hanno saputo costruire un format dedicato alle vecchie annate ed ai grandi territori, e che sanno trasformare ogni degustazione in un momento di condivisione e confronto tra le persone e il vino.

La giornata è iniziata a Novello con una visita al vigneto Sottocastello, dove nasce il loro Cru Barolo Sottocastello, in compagnia del fondatore della cantina Beppe Caviola, che merita più che un accento.

La sua storia inizia 35 anni fa, quando da giovane analista in un laboratorio per l’enologia inizia a sviluppare, oltre alle competenze tecniche, l’attitudine alla curiosità ed inevitabilmente alla passione per i vitigni.

Il coraggio deriva dalla passione, fai delle cose che se le calcoli non le faresti mai.

Ca' Viola, l'intuizione di BeppeE’ una frase di Giorgio Anselmet, viticoltore in Valle d’Aosta, che descrive molto bene il significato più profondo di Passione.

Difatti decide di affittare un piccolo vigneto, da qui le prime vinificazioni di Dolcetto fatte nel garage di famiglia, ed è subito un successo.

La voce gira veloce, si parla di un giovane talentuoso, energico, deciso. Inizia ad affiancare alla vigna il lavoro di consulente che lo porta velocemente oltre le Langhe, in Sardegna lo cerca la cantina Capichera, storica azienda dell’isola.

Io di Vermentino non ne capivo molto. Però ti cercano, tu puoi dire no o sì. Io ho detto sì. E poi studi, ti appassioni, vai in vigna, condividi, perché secondo me il vino è condivisione, anche per quella parte che magari vi è meno familiare.

Condivisione.

Proprio così, si insegna e si impara, si impara e si insegna.

In pochi anni Beppe costruisce il suo sogno, acquista i suoi primi vigneti e nel 2002 viene riconosciuto dal Gambero Rosso e da Slow Food come Miglior Enologo dell’anno.

Dalla vigna Sottocastello ci spostiamo poi in cantina per iniziare una giornata da ricordare e con una sorpresa finale, un regalo di Natale in anticipo.

ca' Viola BeppeBeppe ha selezionato per noi tre annate simbolo di tre vini che hanno fatto la storia della cantina, il Dolcetto Barturot, quel vino che lo ha fatto conoscere come “un giovane talentuoso, energico e deciso”. Il primo vino di Ca’ Viola ad essere riconosciuto dalle guide, il loro primo Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Le annate sono la 2023, la 2014 e la 2012. Si! Un Dolcetto di 14 anni. Val la pena ricordare che solo una quarantina di anni fa il Re dei vini in Langa era il Dolcetto non il Barolo.

Poi una Barbera d’Alba, Barbera Bric du Luv annate 2024, 2008, 2006 e non poteva mancare il Barolo Sottocastello 2021, 2012, 2009. Sontuosi.

Tesori Liquidi, Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone insieme a Michela, nipote di Beppe ed oggi responsabile commerciale, introducono la prima batteria di vini, Dolcetto 2023, Barbera 2024 e Barolo 2021, spiegando poi che le altre due batterie saranno servite alla cieca, mischiando annate, vitigni ed ordine di servizio.

Beh, la degustazione alla cieca crea tra la persona ed il vino una speciale intimità, hai bisogno di concentrarti, di essere in silenzio, vien da dire creare un vero e proprio dialogo con il vino. E’ la degustazione che in assoluto preferisco perchè va in profondità, apre percorsi di pensiero e le domande che ti poni accendono tutte le lucine che hai in testa.

Per guidarci nell’assaggio dei vini Beppe ci racconta l’andamento climatico delle varie annate, calde, meno calde, piovose, ci aiuta spiegandoci come negli anni le scelte di affinamento siano cambiate da vino a vino, l’uso di barrique scariche per i primi Dolcetti, poi l’utilizzo del cemento crudo, senza le pareti interne vetrificate, l’utilizzo di una percentuale di acini interi, insomma indizi sparsi qua e là che poi ritroveremo nei calici.Ca Viola Beppe

Dolcetto Barturot 2023.

Riempie il calice di un bel rosso rubino carico con riflessi violacei, e si preannuncia al naso con le morbidezze della viola e della rosa fresca, di piccoli frutti rossi in primo piano il ribes, la mora, la ciliegia, direi che la frutta scorre durante il sorso ed è la nota che torna alla fine.

Ha una acidità contenuta ed i tannini sono già quasi del tutto integrati. Ha una beva molto felice, e l’ho trovato in equilibrio tra pienezza al palato e verticalità.

Barbera Bric du Luv 2024.

Viene da una vigna impiantata nel 1949, adiacente a quella del Dolcetto a Montelupo, paese natale di Beppe.

E’ una Barbera che suona la carica con la sua spiccata acidità, con la sua freschezza. Il colore è il suo: intenso, scuro, violaceo, e non tradiscono nemmeno gli aromi tra frutta matura, prugna e le amarene, il volume in bocca è superiore al Dolcetto e fa piacere sentire anche qualche sbuffo balsamico e speziato. Di buona persistenza si fa bere che è un piacere, un piacere elegante.

Barolo Sottocastello 2021.

Ca' Viola Beppe intuizioneIl vigneto Sottocastello, quasi 2 ettari, gode di una esposizione che da Sud si sposta a Sud-Est, è il vigneto più alto di questo Cru. Si apre sulla valle ricevendo sole durante la giornata ed abbondante vento durante la notte.

Beppe interviene nella degustazione ricordando che con le uve Nebbiolo la fermentazione è preceduta da una fase prefermentativa a temperatura controllata di 12 gradi, ed anche durante la fermentazione la temperatura non supera mai i 26/27 gradi.

Questi due accorgimenti, con la gestione del délestage e del cappello sommerso, favoriscono una estrazione degli aromi più delicata e progressiva, contribuendo a costruire uno stile fatto di finezza espressiva, equilibrio e facilità di beva rispetto ad altri Barolo che invece se la giocano con la struttura, la potenza.

Più assaggiamo i suoi vini più capiamo il suo stile, anche nel Barolo. I famosi terziari di questo vino qui sono ancora agli inizi, la china, il cacao, il tabacco. Mentre trovo più nitide le note di eucalipto e di sottobosco secco. Il tannino è un po’ polveroso ma ci sta, è ancora un Barolo in piena evoluzione. Tempo al tempo.

Ed ora senza rete! Alla cieca.

I primi tre calici serviti hanno subito suggerito, al nostro tavolo, l’idea che i primi due fossero lo stesso vitigno, Dolcetto, e come ultimo Barolo. E ci abbiamo preso bene, annata per annata.

Ca Viola BeppeI due Dolcetto annata 2014 e 2012 sono chiaramente l’evoluzione del primo assaggio, la 2023, ma con uno sviluppo aromatico e tannico che lo avvicinano ad un Nebbiolo, una persistenza più lunga e corposa mantenendo una morbidezza dettata sempre dal frutto che come nel 2023 attraversa ancora il sorso per farsi ritrovare alla fine anche con una nota ammandorlata. Due annate vicine ma di fatto molto diverse, molto piovosa e fresca la 2014, calda, al limite dello stress idrico la 2012. Queste condizioni si percepiscono perfettamente nel bicchiere: più esile e fresca la prima, più equilibrata ed ancora vibrante la seconda.

Il Barolo 2012 riflette l’annata del Dolcetto, con una trama tannica ancora viva che si fa sentire bene, è un vino completo nello sviluppo e qui si che china, rabarbaro, cioccolato, amarene sottospirito, mirto e la balsamicità giocano tutti sullo stesso livello. Ottimo.

L’ultima batteria che viene servita inevitabilmente presenta due Barbera, 2008 e 2006, ed il Barolo 2009.

Tra le due Barbera quella che mi ha colpito maggiormente è stata la 2008, una progressione al sorso più elegante, più tranquilla ma, secondo me, più profonda rispetto alla 2006. Mentre il Barolo 2009 è forse la summa del pensiero di Beppe, setoso, morbido e teso, ricco di sfumature, il Barolo in abito da sera.

beppe intuizioneE’ stata una bellissima giornata all’insegna della passione, dell’incoscienza o del coraggio di un ragazzo che 35 anni fa ha saputo cogliere l’attimo, ha saputo riconoscere la sua strada ed ha saputo dire SI. – Però ti cercano, tu puoi dire no o sì. Io ho detto sì.

Bellissima giornata ok, ma c’è ancora il regalo di Natale in anticipo. Beppe arriva in giardino con una Jeroboam, 3 litri, di Barolo Sottocastello 2006! Una bottiglia che è un simbolo, un regalo davvero di cuore perchè la 2006 rappresenta la prima annata del Barolo, un salto di 20 anni per ricordare l’inizio e ricordarci di  “lasciare che su tutte le statue lavori il tempo, il grande scultore.”

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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