Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la Capitale
25 Giu 2026
BlendNews

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la Capitale

 

Roma non è una città come le altre. È un grande libro di storia, aperto su tutti i tavoli.
Alberto Moravia

Le colline alte e il tempo lungo

Non fuit in solo Roma peracta die

La pazienza è una virtù per pochi. Così come Roma non fu costruita in un solo giorno alcuni vini hanno bisogno di tempo. E tanta pazienza. Quella che si misura in mesi, anni. Quella che si conta nel silenzio delle cantine dove avvengono trasformazione lente e silenziose dentro una bottiglia sigillata. L’Alta Langa DOCG è uno di questi vini. È metodo classico piemontese che porta nel nome stesso la sua geografia: le Langhe alte, quelle dove l’altitudine supera i 250 metri sul mare, dove il suolo è più povero e la vite deve faticare, dove Pinot nero e Chardonnay trovano le condizioni per esprimere una tensione che nelle terre più generose non avrebbero.

La storia dell’Alta Langa affonda le radici nella metà del XIX secolo, quando le prime sperimentazioni di spumante metodo classico in Italia ebbero luogo nelle celebri “cattedrali sotterranee” di Canelli: un vasto sistema di gallerie e sale scavate nel tufo, profonde fino a 32 metri, dove i vini vengono tutt’oggi affinati a temperatura e umidità costanti. Era il 1865 quando Carlo Gancia si recò a Reims per studiare il metodo degli Champagne. Al suo ritorno aveva impiegato oltre quindici anni di ricerca per giungere a risultati soddisfacenti, partendo dai vitigni Pinot nero e Chardonnay. Il Piemonte, in questo senso, non ha nulla da invidiare a nessuno. Ha solo avuto, come spesso gli capita, un carattere riservato e poco incline alle celebrazioni premature.

La storia della DOCG è più recente: i lavori per il riconoscimento della Denominazione d’Origine iniziarono negli anni ’90, quando alcuni produttori locali decisero di tornare alla produzione di vini spumante metodo classico, selezionando i vitigni migliori e mappando il territorio. L’Alta Langa ottenne la DOCG attraverso la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale del 21 febbraio 2011, con riconoscimento retroattivo fino alla vendemmia 2008. Da allora, la denominazione ha percorso una traiettoria silenziosa ma inesorabile verso la consapevolezza della propria identità.

Palazzo Brancaccio: l’ultimo palazzo nobile di Roma

Che un vino così costruito sulla storia abbia scelto Roma per raccontarsi e dentro Roma uno dei suoi luoghi più carichi di memoria, non è casuale. Palazzo Brancaccio sorge sul Colle Oppio ed è l’ultimo palazzo nobiliare costruito a Roma. Fu finanziato dall’americana Mary Elizabeth Bradhurst Field, facoltosa dama dell’alta società di New York, la cui figlia Elizabeth andò sposa al principe Salvatore Brancaccio portandogli una dote di un milione di dollari. Edificato nel 1880 su progetto dell’architetto Gaetano Koch, sorge nel cuore della città eterna, a un passo dalla Domus Aurea, tra il Colosseo e le basiliche di San Giovanni e Santa Maria Maggiore, e rappresenta uno dei massimi esempi di architettura e decorazione d’interni in stile eclettico.

Il terreno acquistato dalla famiglia comprendeva un grande parco cresciuto sulle rovine delle Terme di Traiano, tra le quali una torre, detta di Mecenate dalla quale Svetonio sosteneva che Nerone avesse assistito al grande incendio di Roma del 64 d.C. Strati su strati. Ogni pietra di questo palazzo poggia su un’altra storia, e quella storia poggia su un’altra ancora. Oggi Palazzo Brancaccio mantiene la sua straordinarietà diventando un luogo di incontro aperto al pubblico, destinato a mostre, eventi e cultura, con i suoi saloni a disposizione per eventi privati di alto livello. Lo Spazio Field, il polo espositivo interno dedicato all’arte moderna e contemporanea, è la cornice che il Consorzio Alta Langa ha scelto per il terzo anno consecutivo.

Alta Langa Roma: la terza edizione

Lunedì 11 maggio, il Consorzio Alta Langa ha portato nella Capitale la terza edizione di “Alta Langa Roma”, evento B2B rivolto al mondo dell’Horeca e alla stampa di settore. Una manifestazione che ogni anno consolida la presenza della denominazione a Roma, costruendo un dialogo con la ristorazione e i comunicatori della città. Nelle sale affrescate dello Spazio Field, tra l’eco di una storia millenaria e la tensione del presente, i produttori hanno portato le loro bottiglie e dentro quelle bottiglie, anni di attesa.

Ho avuto modo di assaggiare una rassegna ampia e significativa. Ne racconto i passaggi più intensi.

 

I vini

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la CapitaleAgricola TT. Un Pinot nero in purezza affinato 36 mesi sui lieviti. Franchezza, senza preamboli. Bolla fine e continua. Il naso porta sentori di piccoli frutti rossi appena accennati, crosta di pane, un filo di grafite. In bocca è teso, verticale, con una mineralità che rimanda direttamente ai suoli argilloso-calcarei delle Langhe alte. Non cerca la complessità a tutti i costi e la trova per via naturale.  Semplicemente stando fedele al territorio.

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la CapitaleLa Fusina. Ancora un Pinot nero in purezza, ma con un affinamento portato tra i 36 e i 42 mesi. Una manciata di mesi in più che si percepisce nella tessitura del vino, in una trama che si apre con più lentezza e più ricchezza. Il frutto è più integrato, la crosta di pane lascia spazio a qualcosa di più profondo. Tostature leggere, nocciola, un accenno di spezia dolce. Un vino che invita a rallentare il ritmo della degustazione.

Josetta Saffirio sceglie un assemblaggio di Chardonnay e Pinot nero con 40 mesi sui lieviti. Il nome della produttrice porta con sé tutto il rigore morale delle Langhe, di una famiglia che ha costruito la propria reputazione sul Barolo. È così che porta la stessa serietà nel metodo classico. Il vino è austero nel senso migliore del termine: non freddo, non distante, ma misurato. Al naso fiori bianchi, agrumi canditi, una nota gessosa elegante. In bocca la struttura è solida, il finale lungo e sapido, con una chiusura che evoca la pietra bagnata.

Tenuta Langasco presenta il Gredo, Chardonnay e Pinot nero con 48 mesi di affinamento: uno dei vini più profondi dell’intera giornata. Quarantotto mesi significano quasi quattro anni a contatto con i lievit. Il vino porta quella storia con piena consapevolezza. Il perlage è finissimo, quasi impercettibile alla vista ma cremoso al palato. Al naso si aprono note di pasticceria, miele d’acacia, agrumi maturi, con una complessità che si stratifica nel bicchiere nel tempo. In bocca è ampio, lungo, con un equilibrio tra freschezza e maturità che testimonia un lavoro preciso e paziente in cantina.

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la CapitaleVite Colte. Pas Dosé 2021. Si coglie con chiarezza la filosofia della denominazione: zero dosaggio, nessuna correzione zuccherina, il vino lasciato parlare senza intermediari. Il risultato è un Extra Brut secco e diretto, con note di limone, fiori di campo e un filo di lievito fresco. Freschezza integra, beva scattante. Un vino che dice esattamente quello che è, e non chiede nulla in cambio se non attenzione.

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la CapitaleDeltetto convince con il Blanc de Noir 570 Riserva: il numero rimanda all’altitudine dei vigneti, e già questo dettaglio racconta il progetto. Il Pinot nero vinificato in bianco cede il colore ma conserva tutto il carattere: la bolla è finissima, il naso elegante e floreale, con petali di rosa, pesca bianca, un tocco di mandorla. In bocca è cremoso, sapido, con una lunghezza che sorprende per pulizia e precisione. Un Blanc de Noir che sa di quota, di vento, di collina.

Marco Capra porta il Seitremenda Rosé. Il nome stesso ha qualcosa di evocativo: tre cose, tre elementi, una sintesi. Il colore è di una tenuità quasi trasparente, cipria con riflessi ramati. Al naso piccoli frutti rossi, fragoline di bosco, una nota di rose appena appassite. In bocca è leggero ma non esile, con una beva elegante che ha la grazia dei grandi rosé da Pinot nero. Un vino che non si impone: si lascia incontrare.

Ettore Germano con la Riserva Blanc de Blancs 2017 firma uno dei momenti più alti dell’intera degustazione. Sette anni sulle spalle portati con una grazia che lascia senza parole. Germano riversa in questo Blanc de Blancs la stessa attenzione maniacale propria delle Langhe. Il colore è dorato, luminoso. Al naso si aprono note di agrumi canditi, fiori secchi, miele di zagara, una complessità che si evolve nel bicchiere minuto dopo minuto. In bocca la tensione citrina è ancora viva, la freschezza miracolosamente preservata nonostante il tempo, il finale è lunghissimo, minerale, con una persistenza che accompagna ancora qualche minuto dopo l’ultimo sorso.

Daffara e Grasso presentano la loro Riserva con 90 mesi di affinamento. Solo questo dato ferma il pensiero. Novanta mesi: sette anni e mezzo dentro la bottiglia, a contatto con i lieviti esausti, in una trasformazione lenta e irreversibile. Il vino che ne esce appartiene già a una categoria altra, quasi a un genere diverso di bevanda. Al naso note di ossidazione controllata (noci, burro antico, miele ambrato) convivono con una freschezza residua che tiene tutto in equilibrio. In bocca è ricco, profondo, con una sapidità che contrasta la morbidezza e una persistenza interminabile. Non è un vino per tutti i momenti. È un vino per i momenti che contano.

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la CapitaleGhione con La Reine vendemmia 2018 offre un millesimato che ha trovato il proprio equilibrio. Il 2018 in Piemonte è stata un’annata complessa, con estati calde e vendemmie anticipate, eppure questo vino restituisce una bella compostezza: frutto maturo ma non stanco, fiori gialli, una nota di crosta di pane integrale. In bocca è strutturato, pieno, con una chiusura lunga e appagante. La Reine, la Regina, porta bene il suo nome.

Tenuta Il Falchetto. Un Blanc de Noir pulito e preciso, dove il Pinot nero cede elegantemente il colore ma conserva il carattere varietale: una nota di lampone appena accennata al naso, poi fiori bianchi e lievito fresco. In bocca è teso, verticale, con una freschezza che lo rende di grande bevibilità. Un vino che funziona anche fuori dai contesti da degustazione. Si apre a tavola e finisce troppo presto.

Poderi Cusmano. Pas Dosé millesimato 2019 di bella tensione. Il 2019 è un’annata che in Alta Langa ha regalato vini vibranti. Questo lo conferma. Naso agrumato e floreale, bocca salina e fresca, con una struttura snella che porta lontano. Zero dosaggio, zero compromessi. Un vino onesto e convincente.

Tenute Rade. Riserva Pas Dosé prosegue il filo del rigore: note di pasticceria e frutta secca al naso, bocca ampia e persistente, con una verticalità che il lungo affinamento non ha scalfito. Un vino che guarda avanti, che ha ancora strada da fare in bottiglia.

Nada Giuseppe. Su Altezza millesimato 2022, il più giovane in degustazione. Il nome è un omaggio ironico e affettuoso all’Alta Langa stessa: Sua Altezza, le colline alte. Il vino ha la vivacità e la freschezza di un millesimo recente: frutto croccante, floreale, bolla energica. Non ha ancora la profondità dei vini con più anni, ma ha qualcosa di prezioso che il tempo rischia talvolta di erodere: la gioia pura del vino giovane. Vale la pena seguire la sua evoluzione.

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la CapitalePecchenino. PSea Riserva Pas Dosé da Chardonnay e Pinot Nero, conferma che i produttori di Dolcetto e Barolo, quando si avvicinano al metodo classico, portano con sé una sensibilità per il territorio difficile da imitare. Il vino è secco, preciso, con una mineralità austera e un finale che ricorda le pietre delle colline di Dogliani. La beva è seria ma mai severa.

Cantina Clavesana. Un Extra Brut che esalta la generosità tipica delle cooperative di territorio. Sembra un vino pensato per portare la denominazione a un pubblico più ampio. Lo fa senza scendere a compromessi sulla qualità. Fresco, agrumato, con una bolla vivace e una beva diretta. Un’Alta Langa democratica, nel senso più nobile del termine.

Podere Gagliassi 2021 è una delle sorprese genuine della giornata. Produttore giovane, ancora in fase di consolidamento, ma già capace di un vino che parla con chiarezza: naso preciso tra fiori bianchi e lievito, bocca fresca e sapida, ritmo incalzante. Da tenere d’occhio con attenzione.

Alta Langa Roma 2026. Le Alte Bollicine Piemontesi abbracciano la CapitaleMarziano Abbona chiude la mia rassegna con un Extra Brut 2021 di grande eleganza. Abbona è uno dei nomi storici delle Langhe che nel metodo classico riversa tutta la sua esperienza con i suoli e i vitigni piemontesi. Il vino è raffinato, composto, con una complessità che non si rivela tutta subito: al naso fiori di mandorlo, agrumi, una nota di brioche. In bocca è lungo, equilibrato, con una chiusura sapida e pulita che invita al sorso successivo. Una firma autorevole con cui chiudere.

 

La denominazione che guarda a Sud

Mi piace particolarmente l’idea di portare l’Alta Langa a Roma per tre anni di fila. Non è solo promozione. Somiglia ad un dialogo tra due geografie della cultura italiana: le colline del Nord che fanno vino lento e la città che da tremila anni custodisce il senso del tempo lungo. Il vino che fermenta 36, 48, 90 mesi dentro una bottiglia sa qualcosa che Roma sa: che le cose migliori non si affrettano. Che la pazienza non è debolezza, è metodo.

Questi metodi classici piemontese hanno molto da raccontare alla Capitale. E la Capitale, evidentemente, è pronta ad ascoltare.

 

Superanda omnis fortuna ferendo est.
La pazienza vince sulla sorte. Virgilio

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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