Back to the Wine. A Venezia il 9 e 10 novembre. Vien voglia di andarci
04 Nov 2025
BlendNews

Back to the Wine. A Venezia il 9 e 10 novembre. Vien voglia di andarci

 

Che momento è quello del vino oggi?

Si sta indubbiamente vivendo una crisi profonda dei consumi in parte dovuta ad una evidente crisi di identità del settore. Due crisi che si inseguono vicendevolmente per capire chi dei due sia responsabile dell’altro.

C’è una crisi dei consumi ed è innegabile. C’è una crisi di identità ed è altrettanto innegabile. 

Partecipo a tantissimi eventi che hanno il vino per protagonista e cerco di osservarne i contorni, i contenuti, i produttori, i partecipanti.

Si dividono fondamentalmente in due grandi categorie.

La prima è quella delle fiere generiche ancorché tematiche dove i produttori hanno la postura seria e posata di chi non ambisce altro di far conoscere il proprio vino ad un distributore, un ristoratore, un enotecaro. Lo riconosci perché quando arrivi al suo banchetto è già pronto con la bottiglia in mano per versare il calice. Lo interpreto come: mi ha classificato in un non addetto al settore. Quando poi mi presento come giornalista, Direttore di un Magazine, ritraggono la bottiglia e chiacchierano. Se non mi presento, la faccenda si conclude in pochi minuti con il produttore che se ne sta sulle sue con lo sguardo alla ricerca di distributori. Come se sapesse riconoscerli.

La seconda è quella dei vini naturali o artigianali che dir si voglia. Non c’è una definizione chiara e forse è anche questo il bello. Si lavora secondo coscienza. Si lavora in piccole quantità cercando di usare solo quello che la natura offre. In manifestazioni orientate al vino naturale o artigianale non trovi nessuno che sia pronto a versare il vino. Spesso il produttore è ad assaggiarne altri cosi che il banco risulta vuoto. Altre volte chiacchiera con il vicino. Se è impegnato a parlare di vino con altre persone, cambiate banco: la cosa richiederà del tempo. Alle manifestazioni di vino naturale o artigianale, c’è bisogno di tempo: ogni produttore ha voglia e bisogno di parlare e confrontarsi.

Andrea Marchetti è la mente di uno degli eventi più apprezzati che vertono proprio sul vino naturale o artigianale: Back to the Wine in scena a Venezia il 9 e 10 novembre prossimi al Terminal 103.

Back to the Wine. A Venezia il 9 e 10 novembre. Vien voglia di andarci

Andrea è Romagnolo, anzi no, Emiliano. Vallo a capire. È che vive a cavallo tra le due zone. Uno che nasce come appassionato di vino ma poi ne fa una professione. 

Questa passione va avanti da tantissimo tempo, potrei anche dire vent’anni, anche se forse sono più 30. Quindi, è un interesse che coltivo da un sacco di tempo. Ho sempre cercato di amplificarlo e di portarlo anche a un livello professionale. A un certo punto, ho anche abbandonato quello che facevo prima e ora mi occupo di vino a tempo pieno. Ho anche una piccola produzione di vino che faccio. 

Da impiegato tecnico a negotiant e organizzatore di eventi il passo è lungo. Almeno se non hai la passione. 

Seleziono piccole parcelle di uve e vinifico in due cantine: una qui vicino a Brisighella, in Romagna, l’altra in Lombardia, al confine tra le province di Verona e Brescia.

Va in giro a selezionare vigne per produrre poche ma qualificate bottiglie. Affascinato dell’Albana, secco, e del Trebbiano così come dei vini derivanti da blend di uve. Non è tanto un vezzo quanto il rifarsi al mondo contadino di un tempo dove si piantavano le barbatelle che si riuscivano a trovare. E non è che si trovavano sempre le stesse. I campi erano blend di loro così che il vino non poteva che essere una conseguenza.

Ho anche un vigneto a Bardolino in cui c’è comunque il classico uvaggio della Valpolicella quindi Corvina Corvinone, Rondinella, Molinara. Anche lì comunque c’è la tradizione no del misto.

La Valpolicella è l’emblema della vigna mista. Tre, se non quattro, uvaggi diversi che con il tempo si sono fregiati della DOCG diventando con l’Amarone riconosciuta in tutto il mondo. Come a dire che con la tradizione contadina si possono realizzare anche eccellenze. 

La mia filosofia nella produzione del vino è la stessa che c’è poi nella manifestazione. Adesso si sta un pò abusando con il termine naturale che non ha dei confini precisi. Probabilmente una definizione più corretta potrebbe essere un vino a basso interventismo o comunque il rifarsi alla sapienza tradizionale, al recupero del valore tradizionale e culturale. Tutto ciò a mio avviso si fa con un basso interventismo in vigna e in cantina dove non bisogna demonizzare la solforosa ma nemmeno abusarne. 

Il principio che dovrebbe guidare tutti i produttori è sempre il buon senso e la giusta quantità. Bandendo il più possibile la chimica. Poi sta alla coscienza di ciascuno l’applicazione o meno di rigidi processi e filosofie. 

C’è il cattolico osservante così come quello ortodosso così come quello praticante o non praticante. Tante sfumature presenti in ogni religione. La matrice è comune ma le interpretazioni sono diverse e tutte lecite. 

Back to the Wine, fiera orientata ai vini naturali e artigianali è la materializzazione della capacità organizzativa di Andrea. Non nuova. 

Back to the Wine. A Venezia il 9 e 10 novembre. Vien voglia di andarci

Io in realtà prima facevo anche un’altro evento, Vinessum. 

Vinessum era una piccola, ma manco tanto, manifestazione che si svolgeva in Emilia, in varie sedi. Nata un pò per caso con l’idea di portare alla ribalta vignaioli con specifiche caratteristiche legate al vino naturale o artigianale. Piccole aziende che avevano voglia di emergere. 

Ne sono state fatte sei edizioni edizioni dal 2014 al 2019. Un evento quasi estivo con sempre una location di carattere storico architettonico. 

Il passaggio a Back to the Wine avviene quando Andrea, forte della sua esperienza e dei successi, viene chiamato dalla Fiera di Faenza, per organizzare un evento legato al vino in sostituzione di Enologica, una importante manifestazione legato al vino trasferitasi a Bologna. 

L’intenzione era di realizzare comunque un evento sul vino a Faenza. Venni incaricato da questa nuova gestione della fiera di esserne il curatore avendo completamente carta bianca. Loro volevano solo fare un evento sul vino e sono poi che ho portato il mio concetto di vino, i produttori con i quali avevo le mie relazioni.

Era il 2016 e Andrea si trovò a gestire, pur in periodi diversi, due diverse manifestazioni decisamente simili. Un doppione? Magari si però questa cosa mi ha fatto molto riflettere. 

Innanzitutto per i produttori che comunque sentivano forte il bisogno di emergere e comunicare. Non bastava dunque un solo momento nell’anno. Poi per i partecipanti che bramavano di scoprire nuovi vini e nuovi produttori. Infine per l’organizzazione perché se produttori e consumatori partecipavano in massa alle due fiere gemelle era segno do come si trattasse di qualcosa di ottimo livello.

Come poi è capitato spesso, il COVID ci ha messo lo zampino. La Fiera di Faenza da impraticabile dunque inutile durante la pandemia, diventa centro vaccinale per ritornare poi inutile subito dopo. Non è che il Comune, proprietario della Fiera, potesse tenerla solo per Back to the Wine! Nonostante le migliaia di ingressi, i distributori dal Giappone, le oltre 180 aziende presenti, per il Comune era impossibile. Chiuso baracca e burattini e amen.

Nel 2022 abbiamo detto: cosa facciamo è un peccato perdere tutti questi anni di lavoro però non c’è più la possibilità fisica proprio. Ci fu un’edizione interlocutoria a maggio 2022, a Bologna. In genere si faceva a novembre e l’ultima si era tenuta nel 2019. Poi siamo andati in cerca di location interessanti trovando Venezia.

Rimanere stregati da Venezia è semplice. Il fascino della laguna e dai calli non ha eguali. Lontano dalle zone turistiche, là dove la notte si avvolge di nebbia, i bacari offrono cicchetti e vino. Ragazzi di Venezia (pochi) e del Veneto (tanti), van per bacari curiosi di assaggiar vini diversi e divertenti. Non altisonanti ne artefatti. Qualcosa che sappia delle loro tradizioni che non è la birra. Hanno voglia di vita. Hanno voglia di ritornare a quella natura che in parte gli è stata negata dalle generazioni precedenti. Venezia non è solo la slot machine ingorda di turisti ai quali servire cibi e vini scadenti. È arte e cultura che si intreccia con mondanità popolare. 

Ecco perché Venezia rappresenta il luogo ideale per un evento che guarda ai vini naturali e artigianali. Ai giovani ma non solo. Ai curiosi e bramosi di vita.

A mio avviso è una città simbolo per quello che è il nostro prodotto, quindi vino artigianale e naturale. Tanti locali, ristoranti, enoteche, bacari interessati a questo tipo di prodotto. È innanzitutto un buon mercato. Poi ci sono le città limitrofe come Padova e Vicenza, altrettanto importanti per questo tipo di vino. Abbiamo anche due aeroporti internazionali e se uno vuol prendere un aereo da Amsterdam non è tanto diverso da prendere un treno da Roma.

Una scelta di livello ma anche volutamente orientata al business così da offrire ai produttori una vetrina efficace. Una semplice chiave di successo che ha garantito ad Andrea di arrivare alla ottava edizione. Niente male davvero.

Noi facciamo la fiera domenica e lunedì e non ci penso neanche lontanamente di farla sabato e domenica perché non vuole assolutamente essere solo per privati. La domenica è orientata più al privato, il lunedì per gli operatori professionali.

Particolarità di Back to the Wine è il mercato. Nel grande hangar del Terminal 103, quello dove un tempo attraccavano le navi da crociera, sarà facile imbattersi in persone che gironzolano tra i banchi di degustazione con piccoli carrelli della spesa. L’idea di base è consentire l’acquisto del vino e il carrello risulta utile per portarsi comodamente in macchina i cartoni. Essendo un terminal commerciale ci si può infatti arrivare direttamente in auto senza il rischio di non trovare posto. A Venezia! E se arrivaste in treno, non preoccupatevi: al banco Mail Boxes Etc si potranno spedire gli acquisti direttamente a casa. Una formula semplice ma allettante sia per i partecipanti che per i produttori. 

Il pubblico che viene a Back to the Wine generalmente è un pubblico comunque di qualità. Anche il privato è di qualità: è più facile che ci sia fila al mattino che non all’aperitivo. 

Un pubblico attento non solo al vino ma anche a capire di più del vignaiolo, della sua terra, della sua esperienza. Si torna finalmente all’essenza del vino, nato per far parlare, per allietare il cibo e la convivenza. Non si beve tanto per bere ma per parlare. Evviva!

Il pubblico appunto è molto curioso, attento. Cerca vino di questo tipo, ma anche il prodotto food, perché noi abbiamo anche dei prodotti food. Ad esempio viene il famoso, adesso scomparso, Gregorio Rotolo: un’azienda abruzzese che fa formaggi considerati formaggi tra i più eccezionali d’Italia.

Back to the Wine. A Venezia il 9 e 10 novembre. Vien voglia di andarci

Per quanto riguarda i professionisti al lunedì, abbiamo messo su una organizzazione specifica per invitare e far partecipare tanti clienti professionali. Creiamo un lista che forniamo qualche giorno prima dell’evento agli espositori.

Probabilmente a Back to the Wine continueranno a partecipare quelle persone che ritrovano nei vini naturali o artigianali che dir si voglia, una sorta di aderenza alla propria filosofia di vita. Dal mio punto di vista, eventi come Back to the Wine dovrebbero essere punti di attrazione per chi ha bisogno di saperne di più e avere un consumo consapevole. Non si tratta di qualcosa che fa più o meno bene di un prodotto industriale. Non è questo. È il capire, dalla viva voce del produttore che gestisce il più delle volte in proprio l’intera azienda, che cosa c’è dentro la bottiglia. Non parlo solo di vino. Quel meraviglioso e incredibile liquido che c’è dentro una bottiglia rappresenta il punto di arrivo di una annata, di lacrime e sangue, di sudore e scottature, di sole e di pioggia, di ansie e di felicità. Sensazioni, emozioni, pensieri che si possono trasmettere e far comprendere solo parlando. Ogni vignaiolo è una scoperta al pari dei loro vini.

Back to the Wine. A Venezia il 9 e 10 novembre. Vien voglia di andarci

Ogni singolo vino che troverete a Back to the Wine è un unicum che solo attraverso il dialogo con il produttore potrete apprezzare al meglio. Non troverete vini fatti male, vini che puzzano o hanno colori improponibili. Sono finiti quei tempi, non fosse altro perché si è capito che un vino che puzza è un vino difettoso. Punto e basta. 

La tecnologia o meglio il suo utilizzo consapevole e i tanti studi che sono nati a contorno del vino naturale ed artigianale hanno permesso di produrre oggi vini fantastici. Vini che attendono solo di essere scoperti. Senza pregiudizi e senza tante voglie di sperimentare. Con spensieratezza e la voglia di dialogo. Con un sorriso, una stretta di mano e la promessa di rivedersi.

Avete ancora dubbi se partecipare o meno a Back to the Wine?

 

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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