10 Giu 2025
BlendNews

Bianco Pomice, il bianco delle Eolie di Tenuta di Castellaro

È il vino iconico della cantina siciliana: un viaggio tra mineralità vulcanica e profumi intensi, simbolo di un territorio unico e incontaminato

 

Storie di vento, di lava e di mare raccontano Bianco Pomice, l’iconico vino di Tenuta di Castellaro: l’anima delle Isole Eolie è racchiusa nell’incontro tra Malvasia delle Lipari (60%) e Carricante (40%), due vitigni autoctoni straordinariamente diversi che si uniscono in un perfetto equilibrio di aromi e freschezza.

Massimo Lentsch proprietario della cantina

Bianco Pomice rappresenta l’anima delle Eolie. La nostra volontà è sempre stata quella di valorizzare questo straordinario territorio, rispettando la natura e interpretandone al meglio le potenzialità. Ogni sorso di Bianco Pomice racchiude il respiro dell’isola, la purezza della pietra pomice e la freschezza delle brezze marine. È un vino che parla di passione, di rispetto e di autenticità.

Fin dalla prima vendemmia del 2008 della cantina siciliana, Bianco Pomice si eleva a punto di riferimento dell’azienda. Il suo nome è un omaggio alla pietra pomice, simbolo dell’Isola di Lipari e delle sue origini vulcaniche: questo materiale, leggero e poroso, richiama la mineralità e la freschezza del vino. Come la pietra pomice emerge dal fuoco vulcanico e dall’acqua, così Bianco Pomice nasce dall’incontro tra il terroir unico dell’isola e la sapiente lavorazione in cantina, dando vita a una persistenza gustativa che si trasforma in simbolo di autenticità e raffinatezza.

 

Bianco Pomice è un vino emblematico dell’approccio etico e sostenibile alla viticoltura di Tenuta di Castellaro. Situata in un contesto paesaggistico unico, quello delle isole Eolie, l’azienda promuove pratiche agricole a basso impatto ambientale, utilizzando tecniche di coltivazione biologiche e valorizzando la biodiversità del territorio. Ogni fase produttiva è pensata per preservare l’integrità del suolo e la qualità dell’aria, contribuendo a un modello di viticoltura che guarda al futuro.

Ho avuto modo di provarlo. Ecco le mie impressioni personali.

Il colore dorato ma anche l’incredibile pulizia che esalta la accecante, rende molto ma molto bello. C’è da rimanerne ammaliati.

Un bel biglietto da visita che magari, in certi casi, serve. Non fosse altro per fare bella figura quando si stappa una bottiglia e se ne versa il contenuto nel primo calice.

Bianco Pomice, il bianco delle Eolie di Tenuta di CastellaroIl naso più che interessante è evocativo. Non per tutti. Lo sarà per coloro che in Sicilia ci sono stati e questa ne hanno respirato le cose vere. Lo sarà per chi ha letto così tanto della Sicilia da essersi lasciato inebriare da quegli ciàuri emergenti dalle parole. Lo sarà per coloro che sapranno ascoltare. Gli altri rimarranno comunque appagati dalla mela renetta, quella con la buccia gialla, pastosa e farinosa che crea l’impressione di tanto zucchero e solo un velo di acidità. Così come dal prezioso effluvio di mandorla. Non bisogna necessariamente stare in Sicilia per sentire la mandorla in fondo.  Così come per i sentori di biancospino e salvia.

Poi però, quando si chiudono gli occhi, occorre usare il cuore, o cori.

È così che l’impressione è quella di venti salini che spirano trasportando la iodio del mare, l’agrume delle tante zagare e un pò di pietra pomice, ricordo di antichi vulcani.

Un elegantissimo bouquet che ogni tanto si arricchisce di qualche fiore con sembianze di margherite e piccoli fiori di campo.

L’ho trovato inebriante, anzi no, finemente inebriante. Un mare che travolge senza l’arroganza delle onde. Travolge lasciando il segno del sale sulla pelle.

Il sorso è esattamente come me l’aspettavo. Con una freschezza sparata in bocca come fosse l’onda che arriva e bagna la pelle lasciando proprio quel gusto del sale prima solo sensazione olfattiva. Arriva la sapidità che continua ad esserci e che rende Bianco Pomice (fresco, secco leggermente caldo) ammaliante come una geisha. La mela è nel sottofondo è li e li rimane. Solo che quella che al naso era farinosa e pastosa, diventa ora aspra e fresca grazia all’agrume che fa egregiamente la sua parte a donare una incredibile pulizia di bocca ed una persistenza anche piuttosto lunga. Il finale che sa quasi di affumicato si arricchisce della mandorla richiamando ricchezza ed eleganza.

Bianco Pomice, il bianco delle Eolie di Tenuta di CastellaroBianco Pomice mi ha offerto sensazioni di respiro in riva al mare, di onde che si infrangono sugli scogli. Un mare non agitato, calmo, che sento sulla mia pelle. Un vino che mi riempie senza riempirmi, mi disseta senza senza dissetarmi. Un vino in grado di lasciarmi la bocca in una maniera così pulita che ho solo voglia di prendere un altro sorso. Leggero, soave, non particolarmente impegnato, fine, sinuoso senza essere stucchevole.

Linee di un profilo che intravedo. Che non si concede immediatamente ma ha bisogno di attenzioni perché possa esprimersi al meglio creando un perfetto equilibrio perfetto che ha solo bisogno di essere bevuto, non degustato. Accompagnato? Anche no. Nel senso che possiamo berne un calice solo per la voglia di farlo, guardando il tramonto in riva al mare. Se vogliamo, posiamo anche accompagnarlo ad un a un pesce alla griglia o ad un cocktail di di mare o anche ad un’insalata di mare caldo.

L’allevamento dei vigneti segue rigorosi criteri di sostenibilità, rispettando i ritmi naturali della terra e valorizzando ogni singolo grappolo, per garantire la massima espressione qualitativa in ogni bottiglia. L’uva è selezionata e raccolta a mano, i lieviti utilizzati sono quelli indigeni e la chiarifica avviene naturalmente, travasando il vino varie volte prima dell’imbottigliamento.

Emiliano Falsini enologo della cantina siciliana

La Malvasia delle Lipari, con i suoi profumi inebrianti e avvolgenti – si sposa magistralmente con la fresca carezza minerale del Carricante. Il risultato è un vino di grande finezza, capace di coniugare complessità olfattiva e vivacità al sorso.

Tenuta di Castellaro: Lì dove il sole cala a picco sul mare e si trasmette la millenaria tradizione della coltivazione ad alberello, sorge su terreno vulcanico Tenuta di Castellaro, un monumento dedicato alla natura, alla cultura, all’architettura. Il progetto enologico, strettamente legato all’ambito storico e paesaggistico, racconta un territorio unico come quello di Lipari, la principale delle isole Eolie. Sono 24 ettari vitati per circa 70mila bottiglie l’anno e una moderna cantina all’avanguardia, oltre a un wine resort e al parco geominerario delle Cave di Caolino, ripulito e bonificato per metterlo a disposizione della collettività: Tenuta di Castellaro è una realtà unica e articolata, che vive da sempre un approccio naturale alla viticoltura, utilizzando protocolli biologici e vegan. Il fascino selvaggio di questo angolo di mondo, incontaminato, remoto e magnetico ha stregato la famiglia bergamasca Lentsch, che nel 2005 ha deciso di intraprendere un grande progetto vitivinicolo e paesaggistico: preservare, valorizzare e far conoscere la bellezza di questo luogo, custodendone le tradizioni e le peculiarità, dando vita a vini realizzati da uve autoctone isolane, a partire dalla Malvasia delle Lipari e il Corinto Nero, che siano puro estratto di un territorio.

 

Ivan Vellucci

ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

La Redazione