C'era una volta. Storia di un vino
27 Set 2025
BlendNews

C’era una volta. Storia di un vino

 

Correva l’anno 1773 quando un ricco commerciante inglese si imbatté con la sua nave nel porto di Marsala ..  . Il suo nome era John Woodhouse e grazie alla sua grande visione nasco io.

Mi presento sono il Marsala Doc.  Nasco dall’incontro tra il vecchio me – un vino locale – e la componente alcolica capace di rendermi più strutturato ed esaltare il mio aroma.

Grazie a questo processo di fortificazione fui in grado di competere con i vari Sherry e Porto già famosissimi nel mercato inglese.

Man mano che acquisivo fama, diverse famiglie inglesi giunsero a Marsala – tra loro gli Ingham o  gli Whitaker.  Ma coloro che mi innalzarono agli allori della fama furono Vincenzo e Ignazio Florio, due imprenditori calabresi che, arrivati in Sicilia nel 1832 mi trasportarono in tutto il mondo grazie alla loro flotta mercantile.

Divento così un brand, una vera icona del made in Italy. Nasce in quello stesso periodo la Cantina Florio che contribuisce infatti a garantirmi un’etichetta tutta italiana.

A quell’epoca sono oltre 200 le cantine che nascono in quel territorio ricco di solo vento e mare, condizioni climatiche e territoriali ottimali per la mia buona riuscita.

I vitigni da cui traggo origine, possiamo dire i miei genitori, sono principalmente il Grillo e il Catarratto coltivati in un territorio suggestivo sul livello del mare, la Riserva naturale della Laguna dello Stagnone. Tutto sa di magico, di divino, tutto si muove in una dimensione tra terra cielo mare vento e sole.

Altra zona votata alla  mia produzione è a 250 mt sul livello del mare tra Marsala e Mazzara; ma entrambi i territori godono di condizioni climatiche ottimali alla mia crescita e sviluppo.

I miei compagni di viaggio sono invece il tempo e il gusto. Loro mi accompagnano nel percorso di crescita e sviluppo.  Mentre il primo mi aspetta paziente come lui sa fare, testimoniando silenziosamente le mie fasi di affinamento e invecchiamento fino a dieci anni, regalando aromi e essenze straordinari; la piacevolezza e il gusto invece elargiscono e esaltano i sapori più complessi così riesco ad adattarmi alle svariate declinazioni di gusto.

Facendo un salto temporale arriviamo ai giorni nostri   e alcune di quelle cantine costituiscono quello che oggi è il Consorzio volontario per la tutela del vino Marsala.

Il Consorzio associa viticoltori, vinificatori, piccole e grandi Cantine. Ha come scopo di controllare e promuovere la produzione di qualità profondamente legata al territorio di origine.

Da allora la strada percorsa è stata lunga, tortuosa e ha subito qualche battuta di arresto.

Oggi le cantine associate sono diciassette. Obiettivo comune è la valorizzazione del Marsala come vino di alta qualità.

Per citare qualche evento prestigioso che ha dato il giusto lustro al Consorzio, annoveriamo il Vinitaly 2024 durante il quale si è tenuta una conferenza su TERROIR MARSALA & WINEMUSEUM MARSALA con gli interventi del Presidente Renda, del vicepresidente Magnisi e del Master of Wine Pietro Russo.

E’ stato organizzato un incoming per la redazione del Tg2 che ha editato un servizio sul vino Marsala andato in onda nella rubrica Italia Europa coinvolgendo i produttori della filiera vitivinicola marsalese.

Il consorzio ha partecipato in Lussemburgo alle masterclass La storia di un vino moderno a cura di AIS Belgio e AIS Sicilia.

Il Marsala, è il primo vino italiano arrivato sul mercato internazionale. Così gli amici del Club AIS Belgio e Lussemburgo hanno presentato la serata ai soci (e non solo) che hanno presenziato alle due masterclass svoltesi a Bruxelles e a Lussemburgo il 18 e 19 ottobre 2024.

Due incontri, realizzati in collaborazione con AIS Sicilia e il Consorzio Marsala DOC e condotte da Franco Rodriquez e Ignazio Perez, che hanno entusiasmato un pubblico curioso e attento.

Ciò dimostra quanto interesse riesce a suscitare questo prodotto grazie anche alla storia che si porta dietro.

Il Format è stato anche il focus della seconda edizione del Marsala Doc Fest che ha visto una larghissima presenza di stampa italiana ed estera del settore enogastronomico.

Una tre giorni interamente dedicati al Marsala coinvolgendo gli ospiti in una serie di attività di approfondimento per il rilancio del brand.

Oggi il Marsala si presenta in una nuova veste, moderna, flessibile e capace di adattarsi e raggiungere nuovi stili di consumo senza mai perdere la sua anima autentica.

Ospite di una delle cantine più prestigiose (di cui non faccio nome per par condicio) ho imparato e apprezzato personalmente qualità e declinazioni di questo vino.

Oggi il Marsala è prodotto in diverse tipologie distinte per colore e affinamento. Ne ho assaggiate alcune in accoppiamento con alcuni cibi e sono arrivata a fare una scaletta personale.

Marsala Oro – è ottenuto da uve bianche come il Grillo o il Catarratto, ha un colore brillante, un sapore agrumato ed è ottimo con i formaggi erborinati e i crostacei.

Marsala Ambra – qui, oltre alle uve bianche si aggiunge il mosto cotto che gli conferisce un sapore più intenso. Profuma di caramello e spezie e si abbina tanto con i formaggi stagionati e piccanti

Marsala Rubino – è ottenuto invece da uve rosse come il Nero d’Avola o il Perricone. Ha un sapore fruttato come di ciliegia o ribes e si abbina molto al cioccolato fondente ma anche alle carni rosse.

A seconda della maturazione, il Marsala si distingue in diverse tipologie; dal Marsala Fine fino allo Stravecchio Vergine.

Personalmente quest’ultimo è quello che preferisco. Non è mai dolce e lo si può gustare con un aperitivo o con il pesce.

La degustazione e l’abbinamento del cibo rendono il viaggio appassionante nel mondo dell’enogastronomia oltre ad acquisire un ‘esperienza personale utile a sperimentare e formarsi un’opinione personale su un vino cosi antico e moderno al contempo.

 

 

Katia Manenti

La Redazione