Hofstätter e l’anima di Mazon
Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022 e Riserva Mazon 2022, due interpretazioni di un grande Pinot Nero
Mazon è uno dei luoghi simbolo del Pinot Nero italiano e J. Hofstätter ne è da decenni uno degli interpreti più autorevoli. Attraverso il Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022 e il Riserva Mazon 2022, emerge il racconto di un territorio capace di trasformare identità, eleganza e profondità in vino.
Non ricordo molti luoghi capaci di entrare così profondamente dentro un vino come l’altopiano di Mazon Lo ritrovi nel profumo del bosco dopo la pioggia, nella freschezza che scende dalle montagne al tramonto, nel respiro degli aghi di pino che accompagna il Pinot Nero fin dal primo istante. Qui l’eleganza è una conseguenza naturale del territorio. È il motivo per cui questo vitigno, più che altrove, sembra aver trovato qui una casa definitiva. E forse è anche il motivo per cui parlare di Mazon significa inevitabilmente parlare della famiglia Hofstätter, protagonista di una storia che da generazioni continua a definire il volto più autentico del Pinot Nero altoatesino.
Il Pinot Nero di Mazon
Il Pinot Nero non concede molto. È un vitigno capace di regalare emozioni straordinarie, ma altrettanto pronto a mettere in evidenza ogni limite del luogo in cui cresce. Per questo Mazzon (o Mazon) rappresenta qualcosa di raro. L’altopiano, sul versante più fresco della Bassa Atesina, offre luce senza eccessi, escursioni termiche capaci di preservare tensione e finezza, terreni antichissimi e un dialogo continuo con il bosco che accompagna la maturazione delle uve. Qui il Pinot Nero non ha bisogno di rincorrere equilibrio o eleganza. Li trova naturalmente. È una condizione che negli anni ha trasformato questo anfiteatro in uno dei riferimenti assoluti del vitigno in Italia e che la famiglia Foradori Hofstätter ha saputo interpretare con una visione pionieristica, arrivando a parlare di singole vigne e di cru quando questi concetti erano ancora lontani dall’immaginario enologico italiano.

Da questa lettura del territorio nasce la costellazione di Pinot Nero firmata J. Hofstätter. La tenuta, guidata oggi da Martin e Beatrix Foradori Hofstätter con il supporto dei figli Niklas ed Emma, ha fatto della zonazione una scelta precisa: distinguere le parcelle, rispettarne le differenze e riconoscere alla vigna un’identità propria. Nel 1987 fu la prima azienda della regione a introdurre il termine «Vigna» per alcuni dei suoi vini come logico riconoscimento che altitudine, esposizione, suolo e microclima non sono dettagli da uniformare. Sono il vino.
Il Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022 e il Riserva Mazon 2022 condividono l’origine, la cultura produttiva e la ricerca di purezza, ma restituiscono due espressioni nettamente riconoscibili del Pinot Nero di Mazon.
Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022, il respiro del bosco
Il Pinot Nero di Mazzon possiede una voce riconoscibile e il Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022 ne rappresenta il registro più elegante. Nasce esclusivamente dalle uve dell’omonimo vigneto, collocato nella parte più settentrionale dell’altopiano, tra i 430 e i 460 metri di altitudine. Le viti derivano da una selezione massale della Vigna Roccolo, il più antico vigneto di Pinot Nero dell’Alto Adige, allevato a pergola e piantato nel 1942. È un legame concreto con la storia di Hofstätter e, nello stesso tempo, un nuovo capitolo della lettura parcellare di Mazon.
Nel calice il colore è un rubino luminoso, già attraversato ai bordi da leggere sfumature granate che suggeriscono il percorso evolutivo senza tradirne la gioventù. Al naso la personalità emerge con chiarezza: piccoli frutti rossi e neri, fragoline di bosco, ribes, mora, poi aghi di pino, resina e sottobosco umido. La balsamicità è nitida, profonda, e amplifica una freschezza che richiama le prime ore di una mattina autunnale in montagna.
Più rimane nel bicchiere, più il frutto si integra con il paesaggio. La componente balsamica non copre, non forza, non cerca il centro della scena. Tiene insieme il profilo aromatico e conserva al vino una tensione costante.
Il sorso entra fresco e diretto, poi cresce senza accelerazioni. La ciliegia, la prugna e i piccoli frutti di bosco perdono progressivamente la loro croccantezza e acquistano una consistenza più morbida, quasi la densità di una marmellata artigianale ancora fedele al frutto. Il vino si distende con precisione, ma tende a concentrarsi al centro della lingua, dove lascia un’impronta netta. La mineralità lavora in profondità senza dominare, mentre la persistenza aumenta con l’ossigenazione.
È proprio il tempo nel calice a chiarirne la statura. Ogni ritorno aggiunge un dettaglio, amplia il sorso, rende la trama più completa e rotonda senza sottrarle slancio. La struttura c’è, ma non diventa mai rigida; la profondità cresce, ma non appesantisce. Il risultato è un Pinot Nero elegante, snello e duttile, capace di tenere insieme intensità e delicatezza con una naturalezza non comune.
Nel Barthenau Vigna Herbsthöfl ritrovo ciò che cerco più spesso nel Pinot Nero: la forza non dichiarata, la finezza che non diventa fragilità, la capacità di cambiare nel bicchiere restando perfettamente riconoscibile. Pane, burro e marmellata di piccoli frutti affiorano come un ricordo semplice e preciso, mentre la freschezza mantiene il sorso vivo fino alla fine. È un vino raffinato nei gesti, mai altezzoso, e proprio per questo profondamente coinvolgente.
Riserva Mazon Pinot Nero 2022, la profondità del tempo
Se il Barthenau Vigna Herbsthöfl rende immediata la parte più fresca e sottile di Mazzon, il Riserva Mazon Pinot Nero 2022 porta nel calice la continuità di un lavoro iniziato molto prima. La prima annata risale al 1978 e nasce da una rigorosa selezione delle migliori parcelle della tenuta Barthenau. Le radici affondano in rocce formatesi in un’antica laguna risalente a 250 milioni di anni fa. Qui la storia non è un elemento ornamentale, ma una componente concreta del vino.
Il colore appare più intenso e profondo rispetto all’Herbsthöfl. Anche il profilo aromatico è inizialmente più compatto. Non concede tutto subito. Fragolina, prugna, ciliegia matura e marasca emergono con gradualità, legate a una sensazione calda e raccolta. La balsamicità è meno evidente, più integrata, e lascia maggiore spazio alla maturità del frutto.
In bocca il passo cambia grazie all’ingresso morbido e avvolgente. La frutta assume la consistenza di una composta di fragole, marasche e prugne mature e si espande con naturalezza. Il sorso occupa il palato, ritorna sulle sensazioni iniziali, aggiunge volume e continua a svilupparsi. La sapidità si fa più decisa e accompagna un finale lungo, segnato da leggere note amaricanti che ricordano il nocciolo della ciliegia. È un amaro sottile, piacevole, che rende immediato il desiderio di tornare al bicchiere.
La caratteristica più evidente è la stratificazione. Prima il frutto, poi la freschezza, quindi la sapidità e, infine, una persistenza che non si limita a prolungare il sorso, ma ne modifica la percezione. La materia è ampia, eppure non cede all’opulenza. La morbidezza non diventa compiacimento. Ogni componente rimane misurata e contribuisce a una sensazione di solidità e completezza.
Il calore del finale non coincide con la concentrazione. È la conseguenza di un frutto più maturo e di una presenza gustativa più estesa, capace di avvolgere senza stancare. Il Riserva Mazzon mostra così il lato più autorevole del Pinot Nero dell’altopiano: ampio, profondo, già espressivo ma ancora in grado di crescere con il tempo.
La misura di Mazon
Per diversi minuti ho continuato a passare da un calice all’altro. All’inizio cercavo le differenze. Era inevitabile. Da una parte il Barthenau Vigna Herbsthöfl 2022, dall’altra il Riserva Mazon 2022. Poi ho smesso di analizzarli.
Il Riserva mostrava con chiarezza la propria struttura, l’ampiezza e quella progressione capace di lasciare tracce lunghe e profonde. L’Herbsthöfl continuava invece a guadagnare definizione, sorso dopo sorso, senza perdere la propria leggerezza espressiva.
A quel punto la degustazione è diventata qualcosa di più semplice. Sono tornato più volte a entrambi i calici, non per cercare conferme, ma per il piacere di farlo. Ed è lì che ho capito quale vino mi stava coinvolgendo maggiormente.
Il Riserva Mazon è un Pinot Nero autorevole, completo, costruito con grande rigore. L’Herbsthöfl possiede la naturalezza che non cerca di dimostrare nulla. Cresce nel bicchiere mantenendo precisione e coerenza.
Tra i due è quello che mi ha lasciato di più, non per un singolo aroma o per una particolare caratteristica tecnica, ma per il modo in cui ogni elemento contribuisce al risultato senza cercare protagonismo.
Alla fine mi sono rimasti entrambi nella memoria. Ma quando ho ripensato a questa degustazione, il primo vino che ho desiderato riassaggiare è stato il Barthenau Vigna Herbsthöfl.
È questa, per me, la differenza tra un vino che apprezzo e un vino che mi emoziona: il primo lo ricordo, il secondo continuo a cercarlo.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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