Le Grazie. La serenità delle cose semplici
14 Giu 2026
BlendNews

Le Grazie. La serenità delle cose semplici

 

Infandum, regina, iubes renovare dolore. Quando il dolore è quello dolce di una vacanza finita troppo in fretta, raccontarlo diventa quasi un piacere.

Palinuro, il fido nocchiero di Enea, cadde in mare proprio su queste coste. Da allora il Cilento porta addosso il segno di quel naufragio fondativo: un territorio che è insieme arrivo e partenza, terra che accoglie chi è stufo di navigare. Duemila e qualcosa di anni dopo, ci siamo arrivati anche noi, in famiglia, per un weekend che doveva essere solo una pausa e che invece è diventato uno di quei racconti che meritano una rubrica.

Si, perché il Cilento è uno di quei luoghi che non cercano il clamore mediatico piuttosto che la notorietà facile. Vive di una sobrietà viscerale data da persone che nella loro semplicità amano vivere in tranquillità. Una terra che finisce nel mare e un mare che sa di terra. Fusione di elementi e di significativa voglia di vivere in una tranquillità che solo quando la vivi ne capisci la radicale motivazione.

Montecorice e Baia Arena: il Cilento che non ha bisogno di pubblicità

Le Grazie. La serenità delle cose sempliciMontecorice è uno di quei nomi che, se non sei del posto, fai fatica a piazzare su una mappa. Eppure basta arrivarci una volta per capire perché chi se ne va, prima o poi, ci pensa sempre. Le collinette che scendono verso il mare, gli ulivi che sembrano scolpiti dal vento. Poche case, poche persone ma quello che basta per essere in pace con se stessi, per non sentirsi oppressi da niente. Poi Baia Arena: una spiaggia che non ha la prepotenza delle località blasonate, ma che si fa amare con calma, con quella luce che nel tardo pomeriggio diventa quasi liquida sull’acqua. Ci siamo seduti lì prendendo un ombrellone da un signore che li affittava e li piantava proprio dove si voleva. Azzurra con la sabbia tra i piedini e l’immediato tutto in acqua. Le persone attorno a godere di un sole non troppo caldo di inizio giugno. Ho pensato che certe cartoline non hanno bisogno di filtri.

Pollica e Castellabate: il Cilento che è già leggenda

Le Grazie. La serenità delle cose sempliciA pochi minuti di macchina, Pollica porta ancora il peso e l’eredità di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore che il Cilento non ha mai smesso di onorare. Come di Carlo Petrini, che proprio da queste parti ha trovato uno dei luoghi simbolo della filosofia Slow Food. Camminare tra le sue stradine significa muoversi in un territorio che ha fatto della lentezza una scelta di vita prima che diventasse uno slogan. La spiaggia poi è qualcosa che non si dimentica. Per la sabbia bianca, per l’acqua cristallina. Finanche per la pizza servita al lido Giù Giò che, nella sua verace semplicità, l’ho trovata ottima.

E poi Castellabate, che per chi come me è cresciuto con il cinema italiano resta indissolubilmente legata a Benvenuti al Sud. Ne avevo già scritto, raccontando la storia di Bernardino, ma rivederla, con il borgo che si arrampica sopra il mare e il blu che si confonde con il cielo, fa un altro effetto. Il tramonto, dal belvedere immediatamente fuori dalle mura, non ha prezzo. Il sole che cala sul mare non solo fornisce una sensazione di beatitudine ma libera completamente qualunque peso della giornata. Non quando si è in vacanza ovviamente. 

Bisio, da buon settentrionale, alla fine non voleva più andarsene. Capisco sempre di più, il perché.

Le Grazie: Bernardino e Silvia, i padroni di casa che non ti aspetti

Il cuore del weekend è stato Le Grazie, l’agriturismo e azienda vinicola di Bernardino Cera, di cui avevo già raccontato il percorso umano e professionale in un articolo precedente. Tornarci con la famiglia, è stata un’esperienza diversa e forse più completa.

Bernardino e Silvia sono stati padroni di casa nel senso più pieno e antico del termine. Quell’accoglienza che non si insegna nei corsi di hospitality, che nasce da un’idea di casa aperta, di tavola condivisa, di tempo regalato senza calcolo. Si respira, in ogni gesto, quella generosità cilentana di cui tanto si parla e che raramente si trova così autentica. Le camere sono veri e propri appartamenti dotati di cucina e veranda. Una grande camera da letto e un bagno di tutto rispetto. Ogni cosa è al suo posto. Ogni cosa è studiata alla perfezione. All’insegna della semplicità e di quella finezza della quale oggigiorno si è un pò persa la bussola. Forse il Cilento ammetterebbe anche qualcosa in meno, ma Bernardino è uno preciso e il livello che vuole mantenere a Le Grazie, non ammette sbavature. Un vero nordico approdato qui.

Una piscina sul mare del Cilento, le vigne eroiche

Le Grazie. La serenità delle cose sempliciL’agriturismo si affaccia sul mare del Cilento con una vista che lascia senza parole: la piscina sembra galleggiare sopra il blu e da lì lo sguardo arriva fino all’orizzonte senza ostacoli. Azzurra non ha fatto che correrci intorno mentre mia moglie ed io sorseggiavamo il Fiano Vincenzì di Bernardino. Siamo stati qualche minuto in più del previsto, complice quel panorama che rende difficile alzarsi.

Sopra, le vigne. Quelle che Bernardino ha piantato su un terreno completamente roccioso, dove nessuno avrebbe scommesso un euro. Vigne eroiche nel senso più letterale: ottenute litigando con la pietra, accarezzate dal vento di mare che le tiene pulite e sane. Vederle, salire tra i filari con la brezza che arriva dal golfo, restituisce un senso di pienezza e appagamento. Quando sono arrivato sulla sommità, vedendo il panorama, respirando a pieni polmoni la brezza del mare, ho capito perché Bernardino è tornato. Così come scendendo e letteralmente scivolando sul ripidissimo pendio, ho pensato a tutti quelli che dovrebbero venire qui per capire cosa vuol dire curare queste piante.

La chiesetta dove mi sposerei un’altra volta

Le Grazie. La serenità delle cose sempliciE poi c’è la chiesetta. Piccola, semplice, immersa nel verde con il mare sullo sfondo. Uno di quei luoghi che non hanno bisogno di marmi o di decorazioni barocche per essere solenni: basta la luce che entra dalle finestre e il silenzio che la circonda. L’ho guardata e ho pensato, senza nessuna ironia, che se dovessi rifare la promessa che ho fatto tanti anni fa, sempre a Claudia, la donna che amo, la la rifarei lì. Non so se sia il Cilento, il vino o la stanchezza buona di un weekend in famiglia, ma certi luoghi ti fanno venire voglia di ricominciare le cose belle. O di non abbandonarle mai. Ti fanno venire voglia di mollare tutto, la città, il caos, la vita fintamente patinata, per rifugiarsi in posti come questo dove l’essenza della vita è quella della semplicità e della coesione tra le persone. 

I vini de Le Grazie: il sigillo di un territorio

Le Grazie. La serenità delle cose sempliciE infine i vini, che restano sempre il punto in cui tutto il racconto si chiude e si riapre. Il Vincenzì, il Fiano in purezza affinato in acciaio, conferma quella sapidità marina e quella mineralità che lo rendono riconoscibile. Il Sarto, l’Aglianico dedicato al nonno sarto di Montecorice è un piccolo manifesto di coerenza. Un Aglianico che su questi pendii assume il carattere affabile, mai ostico, del cilentano. Don Ciccio è invece l’Aglianico più austero, quello dedicato all’altro nonno. Uno di quei vini da assaporare lentamente. Anche d’estate perché su queste colline, la copertina serve. A questi si aggiungono i Colli Montecoricesi, blend di Fiano e Falanghina nonché Ripe in Rosa, lo Charmat lungo da Aglianico. Bernardino ha in serbo altre sorprese. Perché questi luoghi si prestano anche a sperimentazioni inedite.

Assaggiare questi vini, lì, con il mare davanti e il sole che cala dietro le vigne, ha un sapore diverso. Più vero, forse. O forse sono solo io che, dopo un weekend così, faccio fatica a essere obiettivo.

Squasaria. Il ristorante con il panorama più bello del mondo

La terza sera con Bernardino e Silvia, abbiamo cenato da Squasaria. Poco distante dall’agriturismo, ci si arriva attraverso una piccola strada sterrata. Una piccola costruzione. Pochi tavoli all’aperto. Il mare che appare tra le montagne. Una suggestione che si unisce alla pace, al buon cibo, alla maestria di Gianlorenzo che quando cucina lo fa con amore. Un panorama, gli amici, del vino, il cibo, una musica accennata di sottofondo. Tutto il resto è veramente superfluo.

In fondo, di questo si tratta. Di luoghi che entrano nel bicchiere prima ancora che il vino venga versato. Di persone che rendono i soggiorni non solo piacevoli ma appaganti. Così che non hai bisogno di altro.

Grazie Bernardino, grazie Silvia. Al Cilento, come ad Enea, si torna sempre.

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Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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