Popillia japonica. L'assedio al Nebbiolo e, presto, al Glera
24 Ago 2026
BlendNews

Popillia japonica. L’assedio al Nebbiolo e, presto, al Glera

 

Può defogliare un’intera vite in pochi giorni

Il coleottero giapponese, segnalato per la prima volta in Europa continentale nel 2014, avanza ormai tra i terrazzamenti storici di Piemonte e Lombardia e si affaccia sulle terre del Prosecco

Un raccolto che rischia di non maturare mai. È lo scenario a cui guardano con crescente preoccupazione i viticoltori del Nord Italia, alle prese con l’avanzata della Popillia japonica, lo scarabeo giapponese arrivato in Europa continentale nel 2014, nei pressi dell’aeroporto di Malpensa.

Da lì l’insetto ha risalito Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, colonizzando dapprima orti e frutteti. Lo scorso anno è comparso per la prima volta nei vigneti terrazzati del Nebbiolo, e nelle ultime settimane è stato segnalato anche nei pressi dell’aeroporto Valerio Catullo di Verona, a un passo dalle terre del Prosecco.

Simone Lavezzaro, tecnico del Centro di Saggio Agricola 2000

I danni che Popillia japonica può causare in vigneto sono ingenti. Ha un comportamento gregario e non di rado su una stessa pianta si possono contare centinaia di esemplari che si nutrono della lamina fogliare. Se non controllato, il coleottero giapponese è in grado di defogliare in pochi giorni una intera vite, compromettendo la capacità di sintetizzare nutrienti e dunque di produrre uva.

La defogliazione, spiegano i tecnici, espone i grappoli al sole diretto e riduce la capacità fotosintetica della pianta. Il rischio non è quindi un semplice calo di produzione, ma un’uva che in molti casi non arriva a maturazione.

Per Daniela Lupi, entomologa dell’Università di Milano, la fotografia della situazione europea è ormai definita: in Italia, Svizzera e Germania l’insetto si considera radicato, e l’obiettivo realistico è il contenimento della sua espansione; in Francia e Spagna, dove la popolazione è ancora contenuta, resta invece percorribile l’ipotesi di un’eradicazione.

I numeri aiutano a inquadrare la portata del fenomeno: la Popillia japonica si nutre di oltre 300 specie vegetali e figura nella lista dei parassiti prioritari dell’Unione Europea, categoria che impone agli Stati membri interventi obbligatori di contenimento ed eradicazione. Sul fronte del sostegno alla filiera, la Regione Lombardia ha attivato il bando SRD06, che finanzia reti anti-insetto e trattamenti per i viticoltori colpiti, mentre migliaia di trappole di monitoraggio sono già attive sul territorio.

Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti

In alcune aree il coleottero ha già distrutto il raccolto.

Bazzana sottolinea come il danno economico complessivo resti però difficile da quantificare: l’insetto agisce erodendo la polpa delle foglie, indebolendo la pianta e riducendone la produzione senza necessariamente ucciderla — una dinamica che rende complessa qualsiasi stima puntuale delle perdite su scala regionale.

Popillia japonica. L'assedio al Nebbiolo e, presto, al GleraSul fronte del contrasto, la lotta chimica garantisce efficacia ma pone un problema di equilibrio ecologico. Tra i formulati che hanno ottenuto l’estensione d’etichetta contro Popillia japonica su vite figurano i piretroidi ad azione abbattente a base di deltametrina, come Decis Evo di Bayer, e i sistemici a base di acetamiprid, come Epik SL, a cui si affianca Trebon Up di Sipcam Italia, a base di etofenprox. Tutti però colpiscono anche i predatori naturali del suolo — talpe e moffette in primis — che normalmente si nutrono delle larve interrate dell’insetto.

La lotta biologica punta invece su antagonisti specifici, come la mosca Istocheta aldrichi e le vespe del genere Tiphia, ma restano strumenti poco compatibili con i tempi stretti della vendemmia. Più diffuse, seppure di efficacia ancora poco documentata sulla qualità dei grappoli di Vitis vinifera, sono le trappole a ferormoni — in commercio con nomi come Biologic Trap, Sayonara Trap e le trappole della linea Al.Fe — insieme ai rimedi a base di terra di diatomee e olio di neem.

Popillia japonica. L'assedio al Nebbiolo e, presto, al GleraNei pressi di Verona, gli agronomi stanno inoltre sperimentando ceppi commerciali del fungo entomopatogeno Metarhizium anisopliae, già impiegato dai Servizi fitosanitari di Lombardia e Piemonte, per colpire le larve direttamente nel terreno: un approccio che, per stessa ammissione degli esperti, resta un’ipotesi di lungo periodo.

Per l’uomo il rischio diretto è nullo — l’insetto non è pericoloso per la salute pubblica — ma per la produzione vitivinicola del Nord Italia, in un mercato del vino che sta già scontando dinamiche politiche ed economico-strutturali sfavorevoli, la posta in gioco nei prossimi anni è reale.

 

Adriano Romano – Blend News