Serate romane, lo Zibibbo di Giovanni Benvenuto
Lo Zibibbo. Quante suggestioni fornisce questo nome. Sensazioni di dolcezza, sensazioni di rotondità, sensazioni arabeggianti che inneggiano alla Sicilia. Un vitigno, un vino che con la sua dolce dolcezza ha accompagnato momenti indimenticabili, spesso relegati al passato, alle nostre nonne, ai pranzi in famiglia, alle coccole di fine pasto. Magari anche ai viaggi in Sicilia, dove questo vitigno è parte integrante della storia.
In un viaggio in Calabria ho scoperto come lo Zibibbo possa non solo trovare casa in una terra diversa dalla Sicilia, ma essere vinificato anche in versione secca. Ho scritto articoli su un paio di cantine della Costa degli Dei e uno in particolare è riferito ad una persona che non solo stimo tantissimo, ma che è diventata un mio grande amico: Giovanni Benvenuto e la sua Cantine Benvenuto di Francavilla Angitola, in provincia di Vibo Valentia.
A pochi km da Pizzo Calabro, sulle colline che si affacciano sul mar Tirreno, Giovanni, con una maniacale gioiosità, è custode di terre fertili e di vigne i cui filari sono gioielli su radici. Per Giovanni, la vinificazione dello Zibibbo è stata da subito una ragione di esistenza della sua realtà e di quella delle altre cantine del territorio. Valorizzare un territorio fantastico anche attraverso l’interpretazione dello Zibibbo. Una cantina che, credetemi, vale la visita. Come vale la pena godersi l’estate sulle spiagge della Costa degli Dei.
Nelle afose serate romane abbiamo insieme deciso di far scoprire proprio ai romani cosa c’è di meraviglioso in Calabria, terra di montagne, di spiagge meravigliose, di tramonti indimenticabili con vista sulle isole Eolie, accanto a Tropea (patria delle cipolle) o a Pizzo Calabro (e il suo tartufo).
Lo Zibibbo vinificato secco da Cantine Benvenuto è qualcosa che non si può non far conoscere. Fosse anche solo per invogliare qualcuno che certamente si recherà in Calabria a passare alle Cantine Benvenuto per brindare al mare seduti sotto gli alberi di Giovanni.
Le due serate si sono svolte grazie al validissimo aiuto del mio amico fraterno Fabrizio Paschini presso i due ristoranti Ristò La Salle e La Dispensa. Due serate ricche di spunti di riflessione e, soprattutto, di grandissimo interesse dimostrato dalle persone che non solo hanno apprezzato i vini, ma hanno potuto comprendere la storia e le capacità che la di Giovanni.
Due serate diverse. Due menu diversi. Un solo successo: lo Zibibbo.
Vediamo gli abbinamenti ottenuti con i due diversi ristoranti.
Il Sughero Storto è il Metodo Classico di Cantine Benvenuto. Dodici mesi di affinamento sulle fecce fini e 24 mesi di riposo prima della sboccatura. La spalla è importante e la sapidità è di quelle che si allungano in bocca a dare un senso di lunghezza incredibile. Il naso non può (e meno male) nascondere il vitigno: la crosta di pane, la frutta che è secca e arricchita da miele e da quell’uva passa tipica dello Zibibbo che fa impazzire di gioia; un po’ di pesca ed albicocca.
Meraviglia al naso devo dire. Di quei sentori che non ti stancheresti mai di sentire.
Ecco allora che siamo andati sul sicuro al La Dispensa con un arancino alla gricia mentre al Ristò La Salle l’insalata di mare è stata un po’ un azzardo. Ma è servita a far capire come un naso complesso possa poi abbinarsi a qualcosa di semplice. Sublime.
Ecco lo Zibibbo in purezza che abbiamo degustato in tre diverse versioni: Zibibbo con fermentazione in acciaio, Bianco di Falco con fermentazione in barrique di rovere, Orange con quattro mesi di macerazione sulle bucce.
Quando si è difronte a versioni come queste non si può che rimanere stupiti sia dalla versatilità del vitigno sia dalla bravura di Giovanni Benvenuto.
La matrice olfattiva dello Zibibbo c’è in tutte le versioni. Come una sorta di marchio di fabbrica, di timbro ritmico che caratterizza una canzone rendendola riconoscibile anche dal plagio. Sono gli acuti, il ritmo, la profondità, l’intensità a creare le differenze tra una versione e l’altra.
Lo Zibibbo in purezza con affinamento in acciaio è la versione senza fronzoli, con frutta fresca e fiori di zagara al naso e soprattutto con una incredibile sapidità in bocca. Una versione che personalmente ho apprezzato tantissimo poiché ha lasciato un ricordo dal primo giorno che ho conosciuto Giovanni a Francavilla Angitola.
Il Bianco di Falco è l’espressione massima dello Zibibbo di Giovanni. Lo sdoganamento di un vitigno spesso bistrattato e considerato uva da tavola che si prende una rivincita pazzesca dimostrando come ci possa essere eleganza, finezza e grande pienezza. Basta saperlo trattare con le giuste maniere. Rimane la grande sapidità in bocca con l’aggiunta di una avvincente e lunga, lunghissima rotondità. Persistenza e rotondità che ci hanno permesso di abbinarlo a dei paccheri con doppia consistenza di guanciale a La Dispensa e Fregola ai frutti di mare al Ristò La Salle.
Nel mezzo tra i due, l’Orange. Forse un vezzo, forse una sperimentazione, non so. Di certo un grande vino che cito per ultimo non perché sia ultimo ma perché dotato di uno spettro olfattivo e gustativo tale da renderlo non solo versatile ma anche pieno, fresco, frizzante. In una parola direi, incredibile. Si, perché quei fiori di zagara diventano arancio puro. I sentori fruttati evolvono mantenendo la parte agrumata che da limone arriva al pompelmo. Tutto si enfatizza per via di quelle fantastiche bucce che hanno donato tutto ciò che potevano al mosto. L’intensità del palato è poi sbalorditiva. Un vino che sembra potente ma poi seduce, ammalia, invade i sensi e non li lascia più soli. La guancia di maiale de La Dispensa e il salmone in salsa d’arancio de La Salle, dimostrano l’estrema potente versatilità dell’Orange.
Se lo Zibibbo in purezza rappresenta l’iniziazione e il Bianco di Falco la morbida carezza, l’Orange è l’apoteosi. Come una serie di fuochi di artificio che chiudono in bellezza una serata tra innamorati.
Ho volutamente lasciato alla fine Celeste, il rosato di Giovanni Benvenuto ottenuto da Greco Nero calabrese e Magliocco canino che abbiamo a La Dispensa abbinandolo ad un Maritozzo con stracciata d’Andria e pomodorino confit, con un baccalà in umido a La Salle. Alla fine perché se con lo Zibibbo abbiamo voluto dimostrare la versatilità e grandezza di un vitigno spesso associato a vini dolci, con Celeste è la Calabria a venire fuori. Due vitigni tipici di questa regione che per finezza ed eleganza olfattiva e gustativa possono, chiudendo gli occhi, offrirci sensazioni così intense e particolari da proiettarci in Provenza o in Corsica. Ma siamo in Calabria (o a Roma) ed è proprio questa la meraviglia di una terra spesso sottovalutata e bistrattata.
Esperienze meravigliose. Esperienze di una Calabria che vale la pena non solo di visitare e godere ma di continuare a farlo con i vini di Giovanni Benvenuto.
A Giovanni va tutto il mio ringraziamento perché, oltre ad essere una persona estremamente speciale, ci ha regalato dei vini che stanno pian piano conquistando sempre più palati. Con vero, autentico merito!

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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