Trasparenze di sale
05 Ago 2026
BlendNews

Trasparenze di sale. Il connubio tra i vini di Vito Oddo e l’arte di Liliana Vianello a Via Margutta

 

Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign, Via Margutta, Roma, rassegna EstatArte

 

Trasparenze di salePer secoli, le navi della Serenissima presero il mare verso la Sicilia con il solo scopo di caricare il sale dalle sue saline. Specialmente quelle del trapanese poiché tra le più produttive del Mediterraneo. I carichi di sale alimentavano il monopolio gestito dal Magistrato al Sal, l’ufficio della Repubblica che ne regolava il commercio. Venezia, che di sale proprio non ne aveva, dipendeva da coste lontane creando un legame concreto, documentato nei registri di quella magistratura.

Mi piace pensare a questo legame antico se ripenso all’incontro andato in scena a Roma, quando la Galleria Internazionale Area Contesa ArteDesign di Via Margutta ha ospitato, nella cornice della rassegna estiva EstatArte, una serata dedicata a Liliana Vianello creando un dialogo tra le trasparenze pittoriche dell’artista veneziana e i vini della cantina urbana di Vito Oddo, nati sulla stessa terra che per secoli aveva riempito le stive dirette alla Serenissima. Non un semplice accompagnamento a margine di una mostra, ma un vero connubio e la prova, se ma ve ne fosse ancora bisogno, che un vino e un quadro, nati a secoli e a mari di distanza, possono avere qualcosa da dirsi.

 

La laguna e la salina: due acque, un’unica luce

Trasparenze di saleVenezia, nella pittura di Vianello, non compare come citazione ma come vera struttura. La superficie si fa profondità, il colore si deposita in velature successive così che ogni tela custodisce l’eco di un’atmosfera sospesa, quella della laguna nelle ore in cui l’acqua e il cielo si fondono smettendo di distinguersi. Non è un caso che proprio Venezia, dal Cinquecento, abbia fondato parte della propria identità sulla lavorazione dello specchio a Murano, un’arte tenuta a lungo come segreto di Stato, al punto che agli artigiani era proibito lasciare l’isola: una città che ha fatto della trasparenza e del riflesso non un ornamento, ma una vocazione.

L’influenza di Venezia emerge non solo come riferimento geografico e culturale, ma come autentica ispirazione poetica. Nei lavori di Vianello, il colore si fa luce, la superficie diventa profondità e ogni trasparenza invita lo spettatore a scoprire nuovi livelli di lettura. È una pittura che suggerisce più che descrivere, lasciando spazio all’immaginazione e al dialogo interiore.

Trapani racconta, sulla stessa soglia tra acqua e luce, la storia delle sue navi che per secoli hanno affidato a quelle della Serenissima. Le sue saline, distese basse d’acqua ferma, incorniciate da mulini e argini di terra battuta, restituiscono visivamente ciò che per secoli hanno rappresentato commercialmente: una superficie che non si limita a riflettere il cielo, ma lo trattiene, lo filtra, lo restituisce trasformato. Due città, due lagune minori, un solo principio compositivo: la luce che non si limita a posarsi sull’acqua, ma vi resta imprigionata.

 

Il Vermentino e la goccia di mare nascosta in Via Margutta

Trasparenze di saleSe la pittura di Vianello evoca l’atmosfera sospesa della laguna, il Vermentino di Oddo ne offre la controparte gustativa: un bianco che porta il sale nella propria sapidità senza mai dichiararlo apertamente, teso tra la luminosità del colore e la trattenuta mineralità del sorso. È il vino della soglia, quello che in un territorio segnato dal vento e dall’acqua bassa racconta la vicinanza del mare più di quanto potrebbe fare la sua semplice presenza in etichetta.

Anche il nome della strada che ha ospitato la serata custodisce, secondo una delle ipotesi etimologiche più suggestive (per quanto meno accreditata di altre) un’eco d’acqua: “Margutta” potrebbe derivare da “maris gutta”, goccia di mare, in memoria di un rivolo che scorreva lungo la stradina prima delle opere di bonifica ottocentesche. Vera o presunta, quest’origine marina del toponimo regala al Vermentino un ospite naturale: un bianco salino che, senza saperlo, ha bevuto nella strada giusta.

 

Il Merlot: dalla scuderia alla galleria, dal garage alla cantina

Trasparenze di salePrima di diventare la via delle gallerie e degli atelier, Via Margutta fu per secoli uno spazio di servizio: ospitava le scuderie, i magazzini e le case degli stallieri e dei marmisti al seguito dei palazzi nobiliari di via del Babuino. Fu un artigiano di cui non è rimasto il nome ad aprirvi la prima bottega, dando avvio a una trasformazione lenta ma radicale: baracche e stalle divennero, nel tempo, gallerie e ateliers.

È una storia che sembra accomunare quella di Vito Oddo. La sua sede, prima cantina urbana di Trapani, nasce infatti nel garage di famiglia, nel quartiere di Villa Rosina dove Vito ha condotto le prime fermentazioni sperimentali. Il Merlot che matura in quello spazio insieme al Guerra e Pace, cresciuto nella stessa disciplina, porta addosso la stessa materia grezza trasformata in qualcosa d’altro: non più garage, ma cantina; non più semplice contenitore, ma luogo di espressione. Il rosso struttura e trattiene, dà corpo alla trasformazione dove il bianco e il macerato ne raccontano la superficie: la stessa profondità che Vianello costruisce per strati di colore, il Merlot la costruisce per strati di tempo in legno.

 

Una vocazione già scritta nell’etichetta

Trasparenze di saleL’incontro tra la cantina di Vito Oddo e il mondo delle arti visive non nasce con questa serata. Le etichette di Oddo Vini portano da tempo la firma del pittore Alessandro Siviglia, in una collaborazione che ha trasformato ogni bottiglia in una superficie destinata, fin dall’origine, a portare un’immagine oltre che un contenuto. L’incontro con Liliana Vianello a Roma non è dunque un’eccezione nella storia della cantina, ma la prosecuzione, in una città e in un contesto diversi, di un’attitudine che le è propria.  un precedente che lascia intuire quanto lontano possa ancora arrivare, per questa cantina, l’idea del vino come immagine oltre che come sapore.

 

Via Margutta, soglia tra tradizione e contemporaneità

Trasparenze di saleVia Margutta resta, a Roma, uno dei pochi luoghi capaci di ospitare un incontro di questo tipo senza che suoni artificioso: strada di artisti e di ateliers per tradizione, ha trovato nella rassegna EstatArte e nella Galleria Area Contesa ArteDesign un prosecutore naturale della propria vocazione conviviale. La serata dedicata a Vianello ha confermato quella vocazione, offrendo al pubblico un’esperienza in cui il gusto e lo sguardo si sono mossi sul medesimo principio: la trasparenza come forma più alta della verità di un luogo, che questo luogo sia una laguna dipinta o una salina raccontata in un bicchiere.

Resta, sullo sfondo, una domanda più ampia: quante altre opere, quante altre cantine potrebbero trovare un simile punto d’incontro, se solo si accettasse di leggere un’etichetta come si legge una tela? La serata di Via Margutta non chiude questa possibilità: la apre.

 

Ivan Vellucci & Marco Sargentini

winetalesmagazine.comm