03 Nov 2025
BlendNews

Uva Fiera. Alla scoperta dei propri gusti

 

Una volta un vignaiolo mi disse che il vino naturale non esiste. Un toscanaccio di quelli super simpatici. Un carissimo amico che sostiene come il vino non sia altro che un prodotto di trasformazione e come già in questo non abbia nulla di naturale. 

In fondo, come dargli torto? Non è che beviamo il vino direttamente dalla pianta. L’uva va coltivata e già qui si potrebbe anzi, si dovrebbe entrare nel merito del come. Poi una volta raccolta, viene trattata per trasformarla in vino. Qui si aprirebbe un capitolo infinito. 

Se l’uva non si lascia fermentare, non ci sarebbe mai un vino. Ma se l’uva la si lascia fermentare così, da sola (sempre che parta la fermentazione), con tutta probabilità verrà fuori qualcosa di difettato e imbevibile. Occorre curare ogni fase del processo di trasformazione. Si può ottenere ciò che la natura consente di ottenere da quel terreno, in quella stagione, con quell’uva oppure qualcosa di diverso, forzato. 

Comunque vada sarà stato l’uomo il vero artefice del risultato. Che può essere modificazione per ottenere qualcosa di innaturale o magia per naturale. 

Solo l’uomo e non la natura nel senso allargato del termine, può guidare quella trasformazione che la natura stessa consente. 

Allora, è come quando la natura offre allo scultore un blocco informe di marmo. Le mani, gli arnesi, il talento, il cuore dello scultore possono trasformarlo in un’opera d’arte. Da solo il marmo rimarrebbe informe. 

Avete mai visto la Pietà di Michelangelo custodita a San Pietro in Vincoli a Roma o il Cristo velato nella Cappella Sansevero a Napoli? Sembrano irreali eppure è stata la mano di un artista a realizzarle (rispettivamente Michelangelo Buonarroti e Giuseppe Sammartino). La mano e lo scalpello. Non una macchina. Non l’intelligenza artificiale.

Il mistero dell’arte è lo stesso di un vino naturale: dobbiamo scoprirlo sorso dopo sorso. Dobbiamo trovare un gusto che non è quello omologato ma quello vero che il vignaiolo ha voluto imprimere con il suo estro. Scevro da difetti perché quando un vino è fatto male e ha difetti, naturale o convenzionale che sia, fa schifo e basta. 

Incontro Pasquale Livieri che insieme a Pecora Nera Editore organizzano a Roma Uva Fiera che quest’anno si svolgerà il 30 novembre e 1 dicembre negli spazi del Monk.

Uva Fiera non nasce semplicemente da una mia idea. Siamo partiti con vini derivanti da uve taglio e poi ci siamo allargati strizzando l’occhio ad una tipologia di vinificazione cosiddetta naturale o forse meglio dire etiche. Mi piace coinvolgere chi lavora bene. 

Pasquale è uno che gira molto. La Francia e l’Italia in particolare. Curioso, attento, sperimentatore. Il mix giusto per chi si vuole approcciare ad un mondo diverso e che si richiama alla autenticità. 

La mia prima bottega era tra le botteghe consigliate dalla Pecora Nera. La frequentazione, l’amicizia. Loro organizzano eventi sull’olio, sui salumi e formaggi. Ci siamo trovati. Insieme a loro abbiamo aperto il canale per la candidatura spontanea da parte dei produttori. 

Uva Fiera. Alla scoperta dei propri gustiCosì nasce Uva Fiera. Ma sapete quale è la vera differenza tra una manifestazione come Uva fiera e le altre? Qui non troverete mai sommelier al servizio. Ci sono i produttori e qualcuno dice che non gli interessa, allora forse è meglio non spendere i soldi del biglietto. 

Personalmente quando vado ad un evento di vino, prima di qualunque assaggio ho necessità di parlare con il produttore. Capirne la filosofia, capire da dove arriva, cosa anima l’attività. Solo per ultimo, cosa mi verrà versato nel bicchiere. Voglio sentirlo però da colui che coltiva la terra, che ha i calli sulle mani perché è colui o colei che scolpisce gli acini. 

Ad Uva Fiera ci sono proprio loro. Le persone. Ecco perché se avete solo voglia di bere qualche calice, non è il posto giusto.

I produttori sono sono innanzitutto gran belle persone che ci mettono la faccia e non hanno il manager import/export. Sono aziende piccole o medio piccole. Sono lì al banchetto per raccontare storie.

Il contatto umano. Perché il vino, dalla notte dei tempi, serve a rallegrare i contatti umani. Non è una macchina che li produce (almeno qui) e non è una macchina alla quale sono destinati. Serve a far stare insieme le persone perché parte dalle persone. Quelle che piantano le barbatelle, che le curano mentre crescono, che vendemmiano, che producono il vino. 

Un calice di vino, di una bevanda così particolare e così diversa da bottiglia a bottiglia, suscita sempre e comunque curiosità. Oggigiorno i vini sono decisamente tutti buoni. Non tutti fatti secondo etica però buoni. Cosa ci fa scegliere allora aldilà del prezzo?

La conoscenza intesa non solo con il conoscere quel vino perché già bevuto ma la storia che c’è dietro. Quella ci convince. Una storia che però non deve essere la favoletta creata per ammaliare bambini ma qualcosa di vissuto. 

Sono proprio quei calli sulle mani dei vignaioli e delle vignaiole che testimoniano la veridicità dei racconti. 

Vogliamo guidare il pubblico alla scoperta di altri prodotti che qui possono anche acquistare. Nelle altre edizioni i produttori sono stati soddisfatti dalla vendita di vino che c’è stato. Tanti ne approfittano pure per fare visita agli operatori di Roma. 

Detto in altri termini, fanno personalmente le consegne. Magari abbinano anche qualche serata, qualche evento. Si massimizza l’occasione di stare a Roma. Non hanno un import/export manager..

Quest’anno ci saranno anche degli approfondimenti con dei seminari, delle verticali. 

Non voglio chiamarle con il termine inflazionato delle Masterclass. 

Non me lo dite. Io ormai partecipo difficilmente ad una Masterclass. Si perde tempo a decantare il vino con termini poco comprensibili quando invece occorrerebbe intrattenere il pubblico con storie. Perlomeno a me piace condurle così. Un duetto con il produttore parlando di storie. Il vino? Si, importante. Come conseguenza però. Il vino diventa quasi un come un soprammobile: ci deve essere ma non è la parte più importante.

Venire ad Uva Fiera non è solo scoprire qualcosa. È una finestra che si apre sulla Capitale con un parterre di vignaioli dove poter tarare proprio palato e andare alla scoperta di quello che potrebbe essere il proprio gusto con vini che non fanno male ne alla salute na al pianeta.

Ecco. Alla fine questi sono i vini naturali. Vini che non fanno male ne alla salute (sempre moderando il consumo di alcol!) ne al pianeta. Cose queste non banali e che si possono realizzare solo se quel meraviglioso percorso di trasformazione si attua con etica e rispetto. 

Ci sono uvaggi che prima erano utilizzati da taglio e ora in purezza.

Uva Fiera. Alla scoperta dei propri gustiRestituire dignità alle persone e a quello che hanno fra le mani. Lasciare esprimere le uve per ciò che sono. Lasciar esprimere le persone per ciò che pensano. Così non solo si agisce con etica ma si ha la possibilità di scoprire i propri gusti rispetto a quanto proposto. 

Uva Fiera racconta storie e mette sul banchetto esperienze di vita e prodotti che arrivano dal cuore e dall’anima delle persone. I vini non sono che espressione di persone e per apprezzarli occorre sedersi allo stesso tavolo, parlare della vita e bere insieme. L’essenza della vita è in questo senza che per questo si debba intendere bere vini che hanno difetti, che puzzano, che sono troppo acidi. 

Se ti servono un pezzo di carne frollata male, ma che te lo mangi?

Pasquale è così schietto e vero che non si può non sorridere a queste battute. Battute che nascondono grande verità. Perché all’inizio, i vini naturali erano davvero imbevibili e se provavi a dire che non erano buoni era come sostenere ad una manifestazione pro Palestina che anche Israele ha diritto di esistere. Venivi cacciato e messo al bando d novelli Francesca Albanese. 

Oggi invece, con iniziative come Uva Fiera, si ha l’opportunità non solo di scoprire i propri gusti ma anche di allenarli.

Ogni giorno escono 100 vini e mi piacerebbe poterli assaggiare tutti. Ogni giorno qualcuno sperimenta con espressioni, caratteristiche, sapori diverse. Questo vino non è mai definito perché non ha standard: acciaio, legno e poi bottiglia. Cosa mi vuoi raccontare con questo vino?

Uva Fiera. Alla scoperta dei propri gustiNon c’è un compitino da svolgere nel fare questo tipo di vini. C’è una interpretazione diversa e personale che ha davvero poco di commerciale. Un vino che magari non si ripete ma si cambia per con gli anni e cambia anche nel tempo. Non è per chi mangia da sempre allo stesso ristorante il solito piatto di pasta. 

Spesso è colpa degli enologi che una volta sperimentato un metodo lo riportano ovunque e con qualunque produttore dando vita a prodotti decisamente simili. Altre volte è colpa dei produttori che vogliono un vino “come quello li”. Altre ancora si cerca di imporre il prodotto come se si stesse vendendo una CocaCola. E la magia del vino dove va a finire?

Uva Fiera alla fine è un evento dove ci sono le differenze e solo sperimentando si può mettere alla prova i propri sensi.

Il nostro cervello in fondo ragiona per ricordi e differenze. 

I ricordi sono quelli che abbiamo vissuto. Spesso nelle degustazioni che conduco trovo nel calice qualcosa che mi ricorda il mio passato. Ricordi che cerco di condividere. Spesso altri non sentono nulla e quello capita unicamente perché quel particolare sentore non lo si è mai incontrato prima così che il nostro cervello non riesce a metterlo in relazione con un ricordo.

Le differenze sono quelle che ci fanno dire ad esempio non che una cosa sia buona in assoluto ma che è più buona rispetto a qualcos’altro. 

Ecco allora che solo allenando i nostri sensi saremo in grado di capire effettivamente cosa ci piace e cosa ci fa star bene. 

Uva Fiera è questo.

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

Mi trovi su Instagram come @ivan_1969