La festa che precede il vino. La Vendemmiata romana
La vendemmia è molto più della raccolta dell’uva. All’Orto Botanico di Roma, la Vendemmiata Romana ideata da Luca Maroni ha trasformato un gesto antico in una grande festa cittadina tra filari, laboratori, musica, famiglie e il sorprendente Vigneto Italia ai piedi del Gianicolo.
La vendemmia riesce ancora a fermare il tempo. Per qualche giorno contano meno le scadenze, le preoccupazioni, il rumore che accompagna le nostre giornate. Restano i filari, i grappoli arrivati a maturazione e le persone che, dopo mesi di lavoro, raccolgono il risultato di una stagione intera, portando con sé la fatica dei sacrifici affrontati, la soddisfazione per il clima che ha saputo essere generoso e il peso delle giornate in cui la natura ha mostrato il suo volto più difficile.
Ogni raccolta custodisce sentimenti diversi. La gioia di un’annata andata come si sperava, il sollievo per aver superato gli ostacoli, l’incertezza per un vino che deve ancora nascere. Qualche volta arriva anche la tristezza per ciò che il vigneto avrebbe potuto offrire e che il tempo, la pioggia o il caldo hanno portato altrove. La vendemmia, però, non conclude il lavoro. L’uva lascia la pianta e raggiunge la cantina, dove comincia un altro cammino, attraversato da nuove attese e da incognite che soltanto i mesi successivi riusciranno a sciogliere.
Qualunque sia stato l’andamento della stagione, la vendemmia conserva il valore di una festa. Gioiosa, divertente e coinvolgente quando l’annata è stata generosa, più raccolta se qualcosa è andato storto. Rimane il momento in cui la terra e le persone si ritrovano intorno al frutto di un lavoro condiviso. Una rassicurazione semplice, quasi necessaria: qualcosa è arrivato fino a noi e da quel raccolto potrà nascere qualcosa di buono.
Anche Roma, domenica 13 settembre, ha avuto la sua vendemmia.
All’Orto Botanico, sotto le mura del Gianicolo, la Vendemmiata Romana ideata da Luca Maroni e organizzata da Sens Eventi ha celebrato proprio quell’atto capace di riunire le persone. Un gesto nato nei campi ha trovato spazio nel cuore della Capitale, portando con sé la gioia della raccolta e trasformandola in una giornata vissuta insieme, tra il verde, i filari e la voglia di scoprire quanto lavoro e quanta vita precedano il vino.
Il luogo scelto per questa festa custodisce una sorpresa che continua a fare un certo effetto anche a chi conosce Roma e il suo antico rapporto con i grandi spazi verdi. Nel Vigneto Italia convivono 170 varietà di uva: 155 vitigni autoctoni provenienti da venti regioni italiane e 15 varietà internazionali, tutti coltivati secondo tecniche biologiche e biodinamiche. Più di cinquecento metri quadrati di vigneto proprio sotto il Gianicolo, in una città nella quale basta attraversare un cancello per lasciare alle spalle il ritmo urbano e ritrovarsi davanti a filari che raccontano territori lontani.
La festa ha cominciato presto ad allargarsi oltre la vendemmia. Lungo i sentieri dell’Orto Botanico le persone si incontravano, si fermavano, riprendevano a camminare seguendo una musica, la voce di un laboratorio o la curiosità suscitata da uno spazio dedicato all’arte, all’artigianato e ai prodotti tipici del territorio. Il verde teneva insieme ogni cosa e restituiva alla giornata una naturalezza difficile da costruire a tavolino. La raccolta dell’uva rimaneva il cuore dell’evento, ma intorno a quel cuore la festa cresceva, ballava e coinvolgeva persone di ogni età.
I bambini correvano tra i sentieri dell’Orto impegnati nella caccia al tesoro, inseguendo gli indizi con la serietà che soltanto loro sanno riservare al gioco. Pochi passi più in là, altri seguivano con attenzione i consigli dello staff per realizzare prodotti naturali, osservando ogni gesto e provando a ripeterlo. Nei loro occhi la scoperta non aveva bisogno di essere spiegata: prendeva forma tra le mani, diventava qualcosa da mostrare ai genitori e da portare con sé al termine della giornata.

Intorno, gli adulti si lasciavano conquistare dallo stesso spirito. Qualcuno si fermava davanti ai prodotti artigianali, qualcuno cercava le tipicità del territorio, altri scoprivano piccoli laboratori d’arte nascosti lungo il percorso, altri ancora si concedevano un calice di vino. I balli restituivano leggerezza alla giornata e la partecipazione cresceva senza bisogno di separare chi era arrivato per la vendemmia, chi per visitare il giardino e chi desiderava soltanto trascorrere una domenica diversa nel verde di Roma. Ognuno trovava il proprio modo di appartenere alla festa.
Proprio questa mescolanza ha dato alla Vendemmiata Romana il suo carattere più riconoscibile. Una vendemmia capace di parlare il linguaggio della città senza perdere il legame con la terra e non solo dunque una riproduzione cittadina di qualcosa che appartiene alla campagna. I filari accanto ai laboratori, la raccolta insieme ai balli, l’uva vicina alle produzioni artigianali, le famiglie immerse in un luogo che invitava a rallentare e a guardarsi intorno. Sotto il Gianicolo, la tradizione agricola ha incontrato la vitalità di Roma e ne è nata una festa partecipata, aperta, attraversata da voci, passi e curiosità.
Il vino, rispetto alle tipiche occasioni, è rimasto totalmente sullo sfondo. Al centro si trovavano il vigneto, il verde e il desiderio di comprendere meglio da dove arrivino i prodotti presenti ogni giorno sulle nostre tavole e, perché no, anche il buon vino. Prima del calice vengono la pianta, l’uva, il clima e il lavoro. Viene la raccolta, con le aspettative che porta con sé e con quella fiducia nel futuro che accompagna ogni nuova annata.
Luca Maroni ha scelto di celebrare tutto questo attraverso una giornata che non si è limitata a raccontare la vendemmia, ma l’ha restituita alle persone. La grande partecipazione, le famiglie lungo i sentieri, i bambini intenti a cercare un indizio o a imparare come realizzare un prodotto naturale hanno dato alla raccolta una dimensione quotidiana e vicina, mostrando come la cultura del vino possa cominciare molto prima dell’assaggio, dalla conoscenza della terra e dalla curiosità verso ciò che da quella terra nasce.
Oltre i cancelli dell’Orto Botanico, Roma continuava a muoversi con la sua finta sonnolenza di una domenica di inizio settembre. Sotto il Gianicolo, invece, la vendemmia aveva trovato il passo della musica, le mani attente dei bambini, i colori dell’arte e i prodotti di una terra tornata vicina anche a chi vive ogni giorno tra palazzi e asfalto.

Tra i filari rimanevano le voci, i balli, le corse lungo i sentieri e quella felicità semplice che nasce quando una città riscopre qualcosa che le appartiene da sempre. Il vino avrebbe cominciato altrove il proprio cammino, nelle cantine e nel tempo necessario ad accompagnarne la nascita. Roma, intanto, ne aveva già raccolto la prima emozione.
Il tesoro cercato dai bambini era forse tutto lì, in una domenica capace di portare la campagna nel cuore della città, a Trastevere, dove per qualche ora un grappolo d’uva aveva restituito a Roma il piacere di stare insieme. La vendemmia chiude una stagione, ma il racconto del vino, quello vero, è appena cominciato.
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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