Venissa presenta i suoi 3 nuovi cru
Un racconto di terroir su 3 isole della Laguna Nord di Venezia
In Laguna la geografia è allo stesso tempo destino e storia, perché la Laguna non è solo un paesaggio immobile da ammirare: è un equilibrio instabile.
Per questo, per convivere con la laguna e i suoi ritmi, le sue maree, le sue correnti di acqua dolce e salata, bisogna ascoltarla nel modo più radicale possibile, suddividendo le esperienze dell’ascolto.
Il Progetto Venusa Cru, di cui fanno parte i 3 nuovi cru, ha proprio questo obiettivo: ascoltare il terroir di Venissa, la laguna e la sua voce.
Protagonista sin dall’inizio la Dorona, antico vitigno autoctono considerato estinto dopo l’Acqua Granda del 1966, che cresce in un territorio tanto suggestivo quanto ostile. Il suo recupero è iniziato nel 2001 con la riscoperta di tre esemplari sull’isola di Torcello da parte di Gianluca Bisol ed è proseguito nel 2006 quando è stata reimpiantata la Vigna Murata della Tenuta Venissa, situata proprio sull’isola di Mazzorbo (dove ha sede il wine resort), da cui nel 2010 si è ottenuto il vino Venissa.
Poi nel 2017 è stato il momento del Venusa bianco, ottenuto da una diversa selezione delle uve.
Successivamente, nel 2020, sono stati piantati due nuovi vigneti su altre due isole dell’area della Venezia Nativa: Torcello e San Maffìo un ulteriore passo nel racconto della Laguna.
Il Progetto Venusa Cru – spiega Matteo Bisol, suo ideatore – nasce dall’esigenza di esplorare il terroir della Laguna coltivando la Dorona (l’antico vitigno autoctono della Laguna di Venezia) su tre isole vicine eppure lontane, simili eppure diverse. Qui l’acqua che le separa è nello stesso tempo sia un confine che un mezzo di comunicazione, e questi apparenti contrasti sono stati la forza motrice di questa esplorazione”.

Come si è lavorato? Ogni vigneto è stato suddiviso in micro-zone in base a diversi elementi tra cui il principale è il dislivello, dato che su queste isole con uno spazio così limitato per le radici basta una differenza di 40-50 cm per avere un risultato evidentemente diverso.
Quindi 3 isole (Mazzorbo, San Maffìo e Torcello), da cui sono nati i 3 cru, le cui differenze nascono proprio da come affondano le radici nel terreno, dalla distanza delle piante dall’acqua, da quei 50 cm di dislivello che hanno le une rispetto alle altre, dall’esposizione ai venti. Micro differenze che rendono quei vini, una volta versati nel bicchiere, veri e propri “sorsi di Laguna”.
Se il cru di Mazzorbo nasce dalla vigna più antica, i cru di Torcello e San Maffìo provengono da vigneti più giovani in condizioni che a prima vista potrebbero sembrare simili ma che in realtà sono piuttosto diverse: Torcello è molto più boscoso e quindi più umido e riparato, San Maffìo, al contrario, si affaccia su Venezia, senza ostacoli né zone di protezione, ed è quindi molto più secco ed esposto ai venti; anche il sottosuolo è molto diverso, soprattutto per quanto riguarda il sodio, che è molto più concentrato a Torcello, in parte perché l’acqua salata si trova già a una profondità di 50/60 cm (ancora più superficiale che a Venissa) mentre a San Maffìo è a circa 1,20 m. A Torcello, inoltre, si hanno letteralmente le conchiglie sotto i piedi e la vegetazione è ricca di alofite lagunari come la salicornia e la portulaca, o il limonium, pianta perenne nota anche come “Erica delle barene”, che prosperano in questo ambiente, mentre a San Maffìo sono completamente assenti perché le condizioni sono “più semplici”, e così, ad esempio, ci sono molte più canne di bambù.

Secondo la letteratura scientifica, un vigneto può generalmente prosperare purché il valore di ppm (parti per milione, ovvero il rapporto tra mg di sale per kg di terreno) non superi i 150–200; se si considera che il numero presente nel nome di queste tre nuove etichette fa appunto riferimento a questo valore del cloruro di sodio (ISM 603 per San Maffìo; TRC1037 per Torcello; MZB 506 per Mazzorbo), si capisce facilmente che si tratta di vini nati in condizioni uniche grazie alla Dorona che riesce ad esprimersi laddove altri vitigni non riuscirebbero a sopravvivere. L’ambiente lagunare, ostile per la viticultura, rende il lavoro del vignaiolo eroico.
Sulla suggestiva etichetta oltre alla quantità di sodio presente, è disegnato il numero atomico simbolo del cloruro di sodio (cerchi concentrici con diversi puntini) mentre una pennellata ad acquarello con infinitesime sfumature richiama la laguna in cui la vite affonda le sue radici. Diversi disegni dal tratto sottile rappresentano inoltre quella vita dagli insetti alle alghe) che prolifera silenziosa a pelo d’acqua. Il tappo di ogni bottiglia viene protetto da un’elegante ceralacca “blu laguna” con la “V” di Venissa incisa.
Sono tutti vini naturali, che prevedono 2 giorni di macerazione sulle bucce e 1 anno di affinamento in anfora per arrivare a circa 400 bottiglie per tipologia di cru. Vini che richiedono tempo e calma per essere degustati, per consentire al palato di cogliere le sfumature e appezzare la loro “indagine” lagunare.
Si bevono a Venissa, e si possono acquistare nello shop locale e online.
ISM603 (Cru dell’Isola di San Maffìo)
Avamposto della laguna nord, sospeso tra barene e Venezia che guarda proprio in faccia, San Maffìo custodisce una memoria fragile dove la vite resiste affacciata alla sua storia. Qui, nel 1298, fu fondato un monastero benedettino da suore poi costrette alla fuga da un’isola che stava sprofondando; mentre l’acqua saliva, salvarono una sola cosa: la loro conoscenza della vite. Nel 1927, un canale la separò definitivamente dal resto dell’isola. E oggi, il vigneto cresce in cima a quell’isola spesso battuta dal vento (è inoltre la più alta, circa 1,5 m sul livello del mare), come un guardiano della laguna settentrionale. Il terreno – come si legge nel nome del cru- contiene 603 ppm di sale.
Qui la Dorona è in equilibrio e l’acqua salata è più profonda che a Torcello.
La resa è sorprendentemente generosa per un ambiente lagunare. Nel bicchiere è composto, con una sottile salinità, un’elegante tensione e un accenno di note floreali. Al naso è vegetale, sa di salicornia e di barena, chiudendo gli occhi ciascun veneziano rivive la propria infanzia. Un vino che non mostra forza ma piuttosto grazia, tuttavia è energico, vibrante, come si è nella gioventù piena.
TRC1037 (Cru dell’isola di Torcello)
Culla della Venezia Nativa, Torcello affiora dalle acque come origine e confine, dove la viticoltura sfida il limite estremo della laguna.
Prima di Venezia, c’era Torcello.
Ventimila abitanti: spezie, commercio, potere; il vigneto si trova sulla “Fondamenta dei Borgognoni” perché lì si insediarono monaci provenienti dalla Borgogna, portando con sé la cultura e le tecniche viticole. Il terreno contiene 1037 ppm di sale; qui, la Dorona lotta e resiste.
Le rese sono estremamente basse: Torcello è il limite.
Presenta evidenti note di pietra focaia, una nota solforosa dovuta a una vena di acqua sulfurea che scorre sotto al vigneto: note quasi primordiali che emergono già durante la fermentazione; man mano che il vino si ossigena, si ammorbidiscono. Nel bicchiere è verticale, austero, puramente minerale, intenso e caratteristico, un concentrato di “umami di laguna”.
Se fosse un uomo, sarebbe molto sicuro di sé, anche un artista estroso ma deciso.
MZB506 (Cru dell’isola di Mazzorbo)
Isola di antica vocazione vinicola, Mazzorbo è la radice del progetto, dove la vigna più storica preserva nei secoli un’identità autentica e profondamente agricola. Il nome antico è Magna Urbs, la grande città verde, e qui non c’erano solo attività commerciali, ma anche orti e frutteti recintati (come a Venissa) e coltivazioni.
È il vigneto più antico del progetto, il più “consapevole” (dalle vigne più giovani nasce invece il Venusa bianco) e quello con il maggior significato storico; nel bicchiere troviamo più volume, più corpo, più rotondità e morbidezza; è un vino con una forte identità; la salinità (valore 506) è integrata, non aggressiva.
È un vino con profondità e continuità. Un vino che ha vissuto, e che oggi è risolto.
Prezzo al pubblico: 80 euro
In vendita nello shop di Venissa oppure online su www.venissa.it
La Redazione