I vini di Salerno. Una strada da percorrere
La provincia di Salerno è un distretto del vino balzato agli onori della cronaca solo negli ultimi vent’anni che offre, per tale ragione, molteplici opportunità di scoperta.
Territorio di sorprendente amenità, si estende nell’abbraccio tra Appennino e Mediterraneo, punteggiato da siti archeologici e complessi ipogei che raccontano una civiltà millenaria.
Salerno è la provincia più estesa della Campania, per lo più composta da dolci colline, coste piene di fascino e numerosi corsi d’acqua.
Il territorio presenta due siti riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità: la Costiera Amalfitana e il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, primo geoparco nella storia del nostro Paese.
La costa si estende per oltre 200 km, da Positano a Sapri. L’area amalfitana, aspra e frastagliata, concede panorami unici al mondo; la parte centrale è un’ampia spiaggia orlata dalla pineta, mentre la Costiera Cilentana, a Sud, alterna tratti rocciosi, calette selvagge e spiagge incantate.Procedendo verso l’entroterra si incontra l’Appennino lucano con alture che sfiorano i 2000 metri e multiformi colline che collegano i due estremi.
La varietà dei paesaggi e l’eterogeneità dei suoli stanno alla base della complessità ampelografica di quest’area, dove la biodiversità diventa protagonista assoluta dell’inconfondibile e generosa offerta enogastronomica.
Il clima è mite, asciutto e ventilato nella zona costiera, continentale nelle aree più interne, con inverni rigidi e notevoli escursioni climatiche. I venti dal mare e dalla montagna accarezzano i filari, incidendo sulla salubrità delle uve.
Le eruzioni del Vesuvio, che hanno distribuito ingenti quantità di ceneri, lapilli e materiali tufacei anche a lunga distanza, hanno reso parte dei suoli locali fertili e ricchi di minerali.
I circa tremila ettari di vigneto salernitano si arroccano tra le scogliere terrazzate di Amalfi – dove l’approccio si fa eroico – punteggiano le aspre colline cilentane, lambiscono il mare nelle pianure alluvionali costiere e si alternano ai boschi sui versanti montuosi.

Terra vinicola antica
La vocazione marittima e la ricerca di materie prime hanno da sempre spinto le antiche popolazioni dell’Egeo a creare una fitta rete di relazioni commerciali in tutto il bacino del Mediterraneo, favorendo l’interscambio tra Grecia, colonie e popolazioni indigene.
Con il medesimo spirito, alla fine del VII secolo a.C., i naviganti dell’insediamento greco di Sibari approdarono nella fertile valle del Sele, fondando la città dedicata a Poseidone, più tardi ribattezzata Paestum.
I Greci introdussero molte varietà ritenute oggi autoctone e l’influsso della loro cultura enologica preparò le basi per la successiva interpretazione romana.
Dopo la profonda crisi dell’agricoltura nel medioevo, del vino campano si tornò a parlare solo a partire dal 1500.
La successiva emergenza della fillossera favorì la diffusione della coltivazione del tabacco, facendo balzare la regione ai primi posti della produzione nazionale.
La provincia di Salerno ha sofferto più di tutte le politiche agricole intensive avviate nel secondo dopoguerra, con strategie operative orientate a vitigni più produttivi e “rassicuranti” come Sangiovese e Barbera, Trebbiano e Malvasia.
Solo verso gli anni ‘80 l’attenzione si focalizza su uve locali e identità territoriale.
Nascono, di conseguenza, le denominazioni e nuovi imprenditori cominciano ad investire in viticoltura; il boom turistico di Amalfi e del Cilento amplifica il nuovo orientamento.
Oggi, a fianco dei vitigni più noti – Fiano e Aglianico – vanno affermandosi anche uve gregarie, come Piedirosso e Coda di Volpe.
Sono in aumento le produzioni di spumanti, che non sono propriamente parte della tradizione enologica locale, ma stanno raggiungendo livelli qualitativi interessanti.
Cresce il format aziendale a filiera integrata e alcune cantine tendono a spostarsi dalla calda costa verso l’interno, dove i vigneti, però, sono ancora frammentati. Non a caso le grandi aziende cooperative rimangono per lo più concentrate lungo la riviera.

Una bussola per l’identità del luogo
Nel 2012 un gruppo di viticoltori locali decide di associarsi per “fare sistema” dando vita al primo organismo di tutela e valorizzazione dei vini a denominazione ricadenti nella provincia. L’intento è quello di accendere un riflettore sulla produzione salernitana: una luce che possa orientare le linee guida per il presente ed il futuro del comparto.
Marco Serra, Presidente del Consorzio Vita Salernum Vites, spiega che <<grazie al grande lavoro svolto negli anni, siamo riusciti a coinvolgere nel Consorzio la maggioranza dei produttori locali, ottenendo il sostegno di istituzioni nazionali ed europee, contribuendo a rafforzare concretamente l’identità e la qualità dei nostri vini>>
Gli associati del Consorzio sono distribuiti dal fiordo di Furore alle colline cilentane, in rappresentanza di un mosaico di terreni, climi e tradizioni estremamente affascinante e variegato.
Sfumature di Fiano
Maturazione medio tardiva, note varietali di tiglio, ginestra, pera, nocciola o mandorla, il Fiano è l’uva a bacca bianca che più di tutte rappresenta questa terra.
Si esprime con tratti più caldi, densi e floreali rispetto a quelli irpini. Un vitigno che, più di altri, è capace di portare nel calice le sottili sfumature dei luoghi dove viene interpretato.
Le sue migliori espressioni sono capaci di affrontare lunghe evoluzioni che conducono, nel tempo, a complessità a dir poco sorprendenti.
Scopriamo alcune declinazioni salernitane di Fiano che valgono l’assaggio.

Tenuta Mainardi Cairis – Paestum Fiano IGP
Fiano allevato a 500 m di altitudine, nell’entroterra, tra la Valle del Calore e i monti Alburni.
Proprio in queste terre Marco Serra, con i suoi fratelli, realizza il sogno del padre: una cantina autonoma dove trasformare le uve di famiglia. Vinificato in solo acciaio, propone un profilo aromatico croccante e fruttato, giocato sull’agrume e il tropicale, con cenni di fiori bianchi e mandorla verde ed un piacevole tratto minerale.
Tenuta Mazzanova Ziopì – Cilento Fiano DOC
Ci spostiamo nel Parco Nazionale del Cilento, a Perdifumo, terra di fichi, vino, olio.
Il Fiano biologico che produce Tenuta Massanova, anch’esso vinificato in solo acciaio, si contraddistingue per un piacevole tripudio floreale, con sfondo di erbe mediterranee fresche ed un invitante finale salmastro.
Tenuta Cobellis Crai – Cilento Fiano DOC
Parliamo di un’altra azienda cilentana che fa dell’accoglienza il proprio tratto distintivo.
Cobellis interpreta il Fiano esaltandone i tratti balsamici, tra eucalipto e muschio. La tensione gustativa è salina e fa da perimetro alla fragranza agrumata del frutto.
Tenuta Macellaro Ripaudo – Paestum Fiano IGP
Ciro Macellaro è un giovane vignaiolo che, ancor prima dei 30 anni, prende in mano le terre di famiglia in stato di abbandono. Siamo a Postiglione, nell’entroterra salernitano, tra i Monti Alburni e la costa.
Nonostante la vinificazione in solo acciaio, la lunga sosta sulle fecce fini con frequenti bâtonnagedetermina un sorso pieno e avvolgente, con agrumi e zenzero che si intrecciano alle erbe aromatiche. Vino ricercato, dal notevole potenziale evolutivo.
Viticoltori De Conciliis Perella – Cilento Fiano DOC
Sulle colline tra Prignano e Agropoli la famiglia De Conciliis è tra le prime a credere ed esaltare la personalità dei vini cilentani. Vigna Perella è un singolo appezzamento a 300 di altitudine, con esposizione ad Est. Il Fiano che ne deriva viene vinificato con fermentazione spontanea guidata ed un uso discreto del legno. Il vino è profondo e succoso, dai tratti fruttati e dolci, bilanciati da note vegetali e congedo sapido.
Non solo Fiano
Per un inquadramento completo dei vini bianchi salernitani, lasciamo lo sfaccettato mondo del Fiano per scoprire altre referenze locali degne di nota.
Tenuta Palaios 16 – Colli di Salerno IGP
L’azienda più piccola di Salerno si occupa di una singola vigna di 1.2 ettari, dalla quale produce 820 bottiglie che esprimono l’antico uvaggio della zona: Fiano, Falanghina, Trebbiano e Malvasia.
Ci troviamo a Palomonte, nell’entroterra salernitano e il vino di Tenuta Palaios è un’esplosione raffinata di aromaticità, tra fiori bianchi, agrumi e pera, dalla beva agile, per nulla scontata.
Lenza Ida – Colli di Salerno IGP
Più unico che raro il Greco in queste zone, eppure l’azienda Lenza lo vinifica in purezza in una versione “di sole” che porta nel calice l’atmosfera della fertile pianura costiera di Paestum. Partiamo da una sgargiante veste dorata, passando per la maturità del bouquet olfattivo e chiudiamo con la profondità ritmata del sorso. In bocca è al contempo materico e sapido, scandito da una succosa freschezza agrumata.
Giuseppe Apicella Colle Santa Marina – Amalfi bianco DOC Tramonti
Impossibile, in questa carrellata, non contemplare il “blend costiera”.
Falanghina, Biancolella, Ginestra e Pepella compongono un vino complesso e suadente, che profuma di frutta disidratata e marzapane, fieno e grafite, in un equilibrato gioco delle parti che si conferma al sorso: morbido, caldo e sapido.
Ci troviamo a Tramonti, tra suoli dolomitici e polvere di vulcano, dove regnano vitigni autoctoni che non esistono altrove.
L’azienda, nota soprattutto per le sue interpretazioni di Tintore, declina questo blend con macerazione a freddo e maturazione in tonneaux, per un risultato stratificato e suadente, di vero carattere.
Una mappa che respira
Salerno si racconta, si interroga, si fa strada tra mare, roccia e profumi inconfondibili, con l’obiettivo di farsi scoprire, lasciando traccia sul palato e sui mercati internazionali.
Il panorama ampelografico descritto fin ora è geografia viva e intraprendente.
Ora tocca a voi tracciare la mappa di questo territorio, attraverso non solo percorsi di gusto, ma piste di osservazione critica, pause contemplative, incontri con chi interpreta la terra.
Se siete arrivati fin qui, avete già iniziato a percorrere la strada.
Paola Restelli – Identità in fermento
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