Colle Ciocco Montefalco
28 Ott 2026
Il taccuino delle gite (fuori porta)

Cantina Colle Ciocco. Il respiro di un’identità

 

Un viaggio a Montefalco tra i vigneti di Cantina Colle Ciocco, i racconti di Lamberto Spacchetti e l’emozione di un Passito di Sagrantino capace di risvegliare ricordi lontani. Una storia di territorio, identità e vini che parlano il linguaggio autentico dell’Umbria.

 

Mettete un paesaggio brulicante di campagne e uliveti finché sguardo ne riesca a vedere. Mettete che in un’assolata giornata estiva, su una veranda coperta da viti che con i loro rami e foglie riparano dal caldo, sedie e tavoli in ferro-battuto decorati sono pronti ad accogliervi.

Mettete che con quella calura la voglia di un Trebbiano fresco, un Grechetto gentile o l’identità di un risoluto Sagrantino che scalpita per entrare nel calice, si fanno via via più presenti. La sensazione che tutto si fermi, lasciando parlare solo il fruscio dei vigneti con i suoi grappoli di uva rigorosamente autoctoni che cercano di invogliare il visitatore a restare il più a lungo possibile immersi nel silenzio. Tutto questo è la cantina “Colle Ciocco”: storie di origini e di orgoglio, di realtà e fierezza

Colle Ciocco Montefalco

È come se ci si ritrovasse a fuggire via. Andare lontano dal proprio mondo con il bisogno di cambiare: prendere l’essenziale, accendere l’auto e partire. Via.

Andare, non per il gusto di viaggiare, ma per cercarsi.

È come se si fosse arrivati così al limite che ci si è persi di vista e allora nel cercarsi, andando oltre, superando anche i confini del territorio del proprio quotidiano, svalicando fisicamente il perimetro della propria zona di comfort, guardando la strada scorrere sotto l’auto in un giorno di agosto, arrivare in Umbria.

L’Umbria, terra di sfrigolanti camini accesi, di vento tra le fronde sempreverdi, terra di echi e di silenzi nella natura, di colori variopinti e odori caratteristici.

Terra di ricordi.

Riaffiorano mentre guido nel silenzio: l’odore dei boschi, il buio, le chiacchiere nel paese, il profumo del cibo sul fuoco, il sapore di un vino…

Respira…

Piano si fa largo il ricordo di un sentore in un piccolo calice, scoperto per caso: la reminiscenza di confettura di ciliegia, di prugna surmatura, di cannella, mi fa respirare forte di un ossigeno vecchio, ma nuovo.

L’immagine è nitida.

Sentori di casa, di regali sotto l’albero a Natale seduti a terra, quando ancora c’erano le festività da festeggiare numerosi, spensierate, lunghe.

Ormai l’auto va da sola, si inerpica per le stradine umbre, sa dove deve andare, la memoria di quel vino è troppo potente per poterla ignorare.

Funziona così: nella solitudine ci si ricerca nei momenti felici e nei posti che ci hanno fatto stare bene.

Respira…

L’auto si ferma, finalmente, davanti a un pergolato verde e giallo acceso di viti che ricrea un gioco di luci e ombre sul mattonato a terra che invita ad entrare.

È agosto.

È il giorno del mio compleanno.

Colle Ciocco MontefalcoA Montefalco c’è questa graziosa Azienda Agricola appartenente alla famiglia Spacchetti, la Cantina Colle Ciocco dal nome del colle alle porte di Montefalco, sul quale essa è abbarbicata.

Non la ricordavo così radiosa o forse troppa polvere si era depositata nei miei ricordi.

La distesa di viti davanti a me, venti ettari tra vigneti e oliveti, la fa da padrona: colori così accesi che si fa fatica a guardare.

A farmi compagnia solo le cicale che gridano all’impazzata il caldo agostano e per il resto solo silenzio e colori.

Sono lì per lo stesso motivo per cui ero lì dieci anni fa: il ricordo di un inverno in un vino ben preciso.

Dall’interno della cantina si avvicina Lamberto, il proprietario, sorridente e pronto ad accogliermi con tutto l’entusiasmo di cui è capace. È talmente contagioso che mi lascio trascinare volentieri nell’inizio del suo racconto.

Gli dico che ci eravamo già conosciuti dieci anni prima e che la sua cantina fu una stupenda scoperta grazie al motivo per cui ero lì quel giorno: il suo fantastico “Passito di Sagrantino”. Entro in cantina e mentre Lamberto mi parla, vengo investita dai ricordi; ero già stata lì, altri tempi, un’altra me, diverse estati e altri inverni che mi sono rimasti nel cuore.

Respira…

Colle Ciocco MontefalcoMi fa sedere fuori, proprio sotto il pergolato di viti i cui grappoli scendono vengono giù come a voler partecipare alla degustazione. Tavoli di ferro battuto e tanto silenzio.

Lamberto, figlio del fondatore della cantina Settimio, si siede, anzi, non vuole sedersi, ma resta in piedi, dinamico e assolutamente preso dal suo stesso racconto. Non desidero altro in quel momento. È visibilmente orgoglioso del lavoro fatto, è orgoglioso del percorso della sua cantina e dell’evoluzione che l’ha vista protagonista nel corso degli anni, a partire dal 1860, con la valorizzazione dell’identità di quel bellissimo territorio che è Montefalco. Talmente tanto è l’entusiasmo che dimostra che mi porta, durante la degustazione, alcune pagine di vari Magazine enologici italiani e stranieri, dove viene citata la cantina e i loro prodotti, con immagini e descrizioni annesse. Mi lascia leggere con calma e io con calma mi lascio piano piano andare, allentando la morsa del lontano ricordo, cercandone di nuovi.

 

Colle Ciocco MontefalcoMi versa il “Tempestivo“, Trebbiano spoletino, il cui colore è esattamente quello delle foglie e del terreno della vigna in quell’esatto momento temporale: giallo acceso come un raggio d’estate nel calice. Lo bevo e la sapidità di cui sorprendentemente è colmo, mi percorre completamente dando una scossa estrema a tutto il mio corpo. È il vino perfetto per quel momento: il produttore lì a farmi compagnia e le chiacchiere edificantemente serene come il paesaggio che mi circonda.

Arriviamo quindi al “Rosso di Montefalco” per poi passare al “Montefalco Sagrantino” e in entrambi percepisco netto il sentore del territorio: l’Umbria in un calice che si esprime in tutta la sua potenza, con sicuramente la violenza del tannino, ma nella rotondità e morbidezza di un frutto maturo; una carezza e uno scappellotto affettuoso allo stesso tempo. Un po’ come la vita d’altronde, dove tutto non può essere sempre vellutato e soffice come una confettura, ma per dare valore a ciò che si ha, bisogna un po’ soffrire della fatica di esserci arrivati.

A quel punto la degustazione si avvia al termine e io so già con cosa concluderemo: il passito di Sagrantino.

Lo versa. L’aria si riempie a partire dall’area interna al calice, fuoriesce e arriva al naso, cado nel ricordo: fuori è freddo, la carne di cacciagione è in tavola, la frutta secca è sparsa su tutta la tovaglia, ci sono le carte da gioco e qualcuno si ricorda che avevamo riportato questo passito da Montefalco: “Assaggiamolo! Buon Natale!”

Respiro… ricaccio indietro le lacrime e bevo.

Non faccio fatica a credere che con questo vino e con alcuni degli altri precedenti la cantina abbia avuto dei riconoscimenti ufficiali: appena lo metto in bocca un’esplosione di gusti, una varietà di sentori franchi che caratterizzano il vitigno e il prodotto, prendono il sopravvento sull’intera giornata. Fiori rossi appassiti, confettura di ciliegie, prugne mature sotto spirito, fiori di garofano, frutta rossa secca, la torta al cioccolato e mandorle, il vento freddo di dicembre, legna bruciata. Davanti a questo tipo di sensazioni non si può fare altro se non chiudere gli occhi e stare in silenzio con sé stessi.

Colle Ciocco MontefalcoÈ questo che si ritrova nei vini di “Cantina Colle Ciocco”, sfuggendo dalla propria vita: un’identità.

…Ed è come se nel giorno del mio compleanno fuggendo dalla mia di vita, venissi catapultata in un ricordo ed è come se dimenticando me stessa, avessi poi trovato, attraverso le parole di un produttore di vini con i suoi racconti di vita, la strada giusta per riscoprirmi all’interno dei calici della “Cantina Colle Ciocco”.

 

IL PERCORSO IN BREVE:
MATTINA/PRANZO:
  • Visita alla cantina “Colle Ciocco”, rilassandovi al cullare dei racconti di Lamberto, staccando letteralmente la spina.
POMERIGGIO:
  • Montefalco la fa da padrone quindi una visita è d’obbligo.

La vicina Trevi, a soli 15 minuti da Montefalco, è una chicca preziosa nella quale perdersi: il suo borgo, l’odore di legna bruciata per le stradine della cittadina vi faranno avere voglia di coperta calda e camino anche ad Agosto.

SUGGERIMENTI:

Proprio a Trevi bisognerebbe fermarsi se si cerca la quiete e la calma: meno caotica e sicuramente caratteristica. Se ci andate durante l’inverno niente vi farà venire più voglia di un pasto caldo come il fresco nelle stradine, il brusio sommesso degli abitanti, l’odore del paese. Vi porto in un posticino distaccato dal resto del paese: ci si arriva solo con la macchina poiché si inerpica tra gli uliveti fitti che caratterizzano la zona, attraverso stradine non illuminate, ma vi assicuro che ne varrà la pena.

Dovrete pazientare qualche salita e qualche curva in più, ma per andare a mangiare a “ La Cucina di casa” vi assicuro che è un piccolo sacrificio ben ripagato. Anche perché quando si è da queste parti, viene davvero voglia di mangiare qualcosa che appaghi l’appetito, anche non bello da vedere, ma buono e pieno di esplosioni di sapori, caldo, rassicurante e affettuoso. Questo ristorante è il posto giusto: niente di troppo composto, molto rustico, ma il punto di forza è sicuramente l’accoglienza. Vi sembrerà di essere a casa di parenti e amici; ambiente intimo, genuino, atmosfera familiare che vi farà venire voglia di restare il più tempo possibile, tra le mura calde e silenziose “di casa”. La prima volta che ci andai mi deliziai con una zuppa di lenticchie talmente avvolgente e calda che ancora ne porto con me il ricordo.

Nota di merito al menù a chilometro zero: menù ristretto, proprio a valorizzare quelle che sono le specialità stagionali del luogo. Grande qualità in ogni piatto e preparazione rigorosamente a mano. Piatti tipici che vi sazieranno al solo guardarli!

 

 

Ilaria Muscio – Il taccuino delle gite (fuori porta)
Su Instagram è @La Vinoteque Ilaria Muscio

 

 

 

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