GoWine. Guida Cantine d’Italia 2026
Per coloro che ritengono che il vino valga un viaggio
E’ la frase manifesto di una delle Associazioni più dinamiche e sincere nata per promuovere il vino e tutto ciò che ruota intorno al vino, GoWine.
Fondata nel 2001 ad Alba con un progetto culturale ben definito punta ad educare, raccontare e diffondere una nuova consapevolezza del bere, che inizia con il valorizzare l’identità di un territorio attraverso, per esempio, l’infinito numero di vitigni autoctoni che abbiamo ai quali GoWine dedica ogni anno una rassegna intitolata Autoctono si nasce!, da segnare in agenda il prossimo appuntamento a Milano per il 22 gennaio, attraverso gli abbinamenti enogastronomici tipici del luogo, con un turismo che qualifichi il paesaggio del vino come bene culturale ed ambientale da difendere e da far crescere.
Lo fa soprattutto con tanti eventi, degustazioni, corsi tematici, spesso itineranti nelle 15 sedi sparse i tutta Italia, con un concorso letterario Bere il territorio, lo fa con una energia e passione pazzesca, contagiosa, e con una sua guida che suggerisce al lettore quanto il vino valga un viaggio, un invito ribadito anche nella scelta dell’icona dei premi: una impronta, sinonimo di viaggio e di scoperta.
Introdotta da una tavola rotonda centrata sulla tematica dell’enoturismo e su come sviluppare questo importante settore, moderata dal giornalista Antonio Paolini, con gli interventi di Angelo Radice, Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, Carlo Macchi, giornalista e direttore di Windsurf e Massimo Corrado Presidente dell’Associazione GoWine, oggi, sabato 29 novembre, è stata presentata a Milano la nuova Guida Cantine d’Italia 2026.
I criteri di valutazione per l’assegnazione del riconoscimento L’Impronta d’eccellenza per l’enoturismo e l’inserimento in guida sono tre, il Sito, il luogo dove si trova la cantina, la sua architettura ed il patrimonio di vigneti che possiede, l’Accoglienza, come si propone la cantina verso il pubblico, con agriturismo, B&B, ristorazione o attività culturali parallele alla diffusione del vino, ed ovviamente il Vino, valutando la qualità produttiva nel tempo, dell’eccellenza di alcune etichette e dell’attenzione verso specifiche tipologie di vini.
Quest’anno sono 270 i riconoscimenti in guida e sono stati assegnati anche 9 premi speciali per il livello di eccellenza in determinati ambiti:
- Premio “Alto Confort” per l’ospitalità aziendale dell’anno, Masseria Celentano Longo Alberto (San Severo, Puglia),
- Premio “Cantine Golose” per la Tavola aziendale dell’anno, Ristorante Tenuta San Michele e Palazzo Scammacca, Murgo (Santa Venerina, Sicilia)
- Premio “Cantine Meravigliose” per l’EnoArchitettura dell’anno, Cantina Tramin (Termeno, Alto Adige)
- Premio “Enocultura” Paolo e Noemia d’Amico (Castiglione in Teverina, Lazio)
- Premio “Autoctono si nasce” Boca, Le Piane (Boca, Piemonte)
- Premio “Buono…non lo conoscevo!” Ravenna Igt Famoso Vip, La Sabbiona (Faenza, Emilia Romagna)
- Premio “Vini Storici d’Italia” Verona Igt Rosso Campofiorin, Masi (Sant’Ambrogio di Valpolicella, Veneto)
- Premio “Gioacchino La Franca” riconoscimento della Community dei soci Go Wine per l’esperienza in cantina dell’anno, Cantine Belisario (Matelica, Marche)
- Premio “La vigna da camminare” Vigna-Museo Memorie di Vite, Quartomoro (Marrubiu, Sardegna)
13 banchi degustazione con quasi 200 referenze in assaggio, tra chiacchere ed incontri sempre piacevoli abbiamo fatto una nostra lista di ciò che ci è piaciuto particolarmente tra quello che siamo riusciti ad assaggiare.
Il primo che ricordiamo volentieri è Hum, Moscato secco della Cantina Sant’Andrea di Borgo Vodice, Latina, il profumo è ricco di fiori e frutta gialla anche tropicale, il miele, albicocca e scorza di arancia, naso molto dolce sorso bello secco, c’è tutto tranne lo zucchero appunto. Anzi, finisce con un qualcosa che ricorda la nota salmastra e fumè. Bello acido.
Sempre restando nei vitigni piuttosto aromatici una bella Malvasia Di Candia Aromatica della cantina La Tosa, Sorriso del cielo, siamo nel Piacentino, vino della nostra gioventù che fu, e che ancora oggi si beve molto volentieri.
Profumi su profumi, fiori di campo, erbe aromatiche come maggiorana, sambuco, è un vino che ha molta freschezza nella beva, persistente e se la giocano soprattutto frutta e fiori. Ottimo equilibrio.
Ancora un vitigno aromatico vestito di eleganza e splendore, cantina Tramin in Trentino, Gewurtztraminer Nussbaumer, espressione nobilissima del vitigno, con un caleidoscopio di profumi, e sapori, dai tipici litchi, frutta esotica, cedro, fiori gialli, un sacco di cose che anche in bocca si confermano, con un finale appena mandorlato e una nota piacevole di zafferano. Da assaggiare tra qualche anno aspettandosi belle sorprese.
Nelle Marche assaggiamo un Verdicchio di Matelica Riserva, Cambrugiano, della cantina Belisario, storico Verdicchio tra i primi ad essere classificato Riserva.
I fiori sono secchi, il vegetale è un fieno, si sente bene il tipico mandorlato del Verdicchio e la nota minerale, il legno lo ammorbidisce su toni un pò vanigliati e con spezie dolci, è un vino verticale che gioca però sulle morbidezze e sulla persistenza.
La mineralità è il tratto distintivo di Monte Carbonare, vino da uve Garganega della cantina Suavia nel Soave, sul loro sito viene descritto come :”un pezzo di terra nel bicchiere”.
Ci sono diverse note che tendono al minerale, un poco di idrocarburo, pietra focaia, note fumè, tutto sull’eleganza e l’equilibrio mai sovrapposte, c’è frutta matura gialla, pompelmo rosa, una bella spalla acida che lo può accompagnare per anni. Riassaggiarlo è sempre un piacere.
In Campania abbiamo assaggiato una Falanghina del Sannio della cantina Mustilli, Vigne Segrete, un vino che porta la primavera, pera e mela subito presenti, biancospino, mughetto, acacia, che al sorso si traducono in morbidezza e freschezza dovuta anche ad un finale agrumato di lime. Di buona persistenza e di buona beva.
Spostandoci sui rossi un notevole Nobile di Montepulciano Riserva della cantina Dei, nome storico del Nobile, Bossona 2018.
Personalmente ho un debole per il Nobile di Montepulciano, che diventa innamoramento quando si tratta di Riserva, un mazzolino di violette raccolte in sottobosco secco, mangiando qualche ciliegia matura anche sotto spirito e sbucciando una arancia sanguinella, disegnando con la grafite di una matita e chiudendo il disegno con della ceralacca. E tante altre cose che il Sangiovese sa regalare. Ottimo.
Non che il Nebbiolo non sappia farti innamorare! La cantina Angelo Negro lo sa bene con un Roero Riserva, Sudisfà, che ce lo ricorda al primo sorso.
Piccola frutta rossa, more, lamponi, anche prugne sunsweet, spezie dolci come cannella, un po di vaniglia e liquirizia sul finale, tannino ancora da svolgere a pieno e con una grande freschezza.
Il sole della Puglia arricchisce un Nero di Troia della cantina Rivera, nella versione D.O.C.G. Castel del Monte Riserva, Puer Apulaie.
Sentori ed aroma subito balsamici, corposo e denso, mirtilli, more, anche qui prugne sunsweet, chiodi di garofano e bacche di mirto, il tannino è integrato con tutto il resto, un vino….succoso e appagante.
Sempre al Sud con un Nerello Mascalese e Nerello Capuccio, Etna Rosso Contrada Santo Spirito della Cantina Palmento Costanzo.
Frutta tra l’amarena ed il melograno, dolce si ma un po acida, spezie tipiche da macchia mediterranea, rosmarino e timo soprattutto, una bella sventagliata di pepe nero, cannella e noce moscata, tutto rende vellutato, anche i tannini, questo ottimo Etna Rosso. Molto piaciuto!
Da un vulcano a terreni vulcanici, i Colli Euganei, protagonisti con un rosso iconico dei Colli, Gemola Rosso della Cantina Vignalta.
E’ un taglio bordolese di Merlot e Cabernet Franc, espressione elegante di potenza, complessità aromatica e lunga lunga vita, oltre alla confettura more e frutti di bosco è presente un piacevole cacao, e vira su sfumature balsamiche che lo “rinfrescano” e lo aiutano nella beva. Più invecchia e più soddisfa.
Oggi in degustazione c’erano dei vini leggendari, assaggiati e sempre si confermano tali, oggi ne abbiamo avuto uno in particolare che non è facile trovare in degustazione, Kurni, della cantina marchigiana Oasi degli Angeli.
E’ appunto uno di quei vini che definirei leggendari, un Montepulciano che si riempie di frutta matura rossa, di vaniglia, cannella, gioca sulle note dolci, con un colore quasi viola, il vino che si definisce “masticabile”. Spettacolare.
Abbiamo chiuso la giornata con un altro vino che non è da meno, siamo tornati in Sicilia, a Pantelleria con un passito di Donnafugata, Ben Rye, esplosione di frutta candita, di albicocche, scorza d’arancia, lime, veramente una successione di sapori e profumi vertiginosa, sempre bilanciati da una buona acidità e punta sapida finale. Ha molte quinte che si alternano nel palato. Espressione felice di questa vinificazione.
Non ci resta che aspettare il 22 gennaio a Milano per trascorre ancora una giornata con la compagnia di GoWine, curiosi di vedere cosa ci propongono con “Autoctoni si nasce!”, intanto un grande plauso a loro per l’organizzazione, l’entusiasmo, l’energia e la piacevolezza che ogni volta riescono a trasmettere.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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