La Staffa. Riccardo, vedere il punto di arrivo
Ci sono delle storie che sembrano dei film.
Quella di Riccardo Baldi è senz’altro toccata dalla magia, dove tutto si incastra alla perfezione, dove tutto sembra un copione scritto da chi vuole commuovere, stregare e conquistare lo spettatore.
Siamo a Staffolo, nei Castelli di Jesi, il destino nel nome: la leggenda romantica vuole che derivi da Staphilo, figlio di Dionisio, e a noi piace la leggenda romantica!
L’areale è tra i più antichi e vocati di tutti i Castelli di Jesi, un poggio che domina tre valli, la valle dei fiumi Esino, Musone e Misa, e qui il Verdicchio si fa praticamente da sempre.
Crescere in un borgo meraviglioso come questo, in cima ad una collina e in mezzo alla natura ti lega fortemente al territorio e così è accaduto anche per la famiglia di Riccardo che nel 2004 rileva a Contrada Castellareta, da un parente, una casa colonica con due ettari circa di vigneti, il pallino di suo padre. Fare qualcosa in campagna, coltivare un pezzo di terra. Avendo due ettari di vigneti inizia a fare vino dedicando tanto impegno, tanto tempo e lavoro, e Riccardo lo segue.
Andavo a scuola con la corriera che passava alle 6.50, venivo sempre ad aiutare il sabato e la domenica, ed oltre la vendemmia spesso d’inverno venivamo a fare i travasi dopo cena, durante la settimana e stavamo in cantina fino alla mezzanotte e mezza, poi alle 6.30 dovevi svegliarti per andare a scuola. Però….c’era già una mira di fare un Verdicchio di qualità.
Poi le cose accadono, sempre succedono e mai per caso.
Accade che incontrano e conoscono Umberto Trombelli, enologo braccio destro di Giacomo Tachis e consulente di numerose firme tra le più prestigiose dell’enologia italiana. Ma che senso avrebbe per un personaggio di questo calibro aiutare, collaborare con una cantina di soli due ettari, portata avanti con fatica da un padre ed un figlio quindicenne, senza uno storico e, all’epoca, probabilmente senza un futuro?
Una intuizione. Ha visto una possibilità, forse proprio negli occhi scintillanti di Riccardo, ancora grezzi ma vivi di magia.
Una maggior qualità richiede però un maggior impegno, gli sforzi sono già tanti, troppi, ed il padre nel 2009 decide che quella sarebbe stata l’ultima vendemmia.
Il 2009 è però anche l’anno della fine del Liceo e l’inizio dell’Università, per uno studente una estate più lunga sino ad ottobre, giusto il tempo della vendemmia che Riccardo decide di fare in prima persona.
Punto.
Da qui ha inizio un’altra storia. L’essere finalmente in prima persona a decidere, organizzare, fare, dissolve i dubbi che Riccardo poteva avere, resta ammaliato dal fare vino
Mi ha molto affascinato il fatto che il vino comunque tu lo pensi, lo ragioni, non è mai una ricetta, c’è sempre l’elemento dell’imponderabile che ti dà quel pizzico di sale in più nella vita. Perché tu fai tante cose, ti impegni tanto, organizzi tutto e poi alla fine ti trovi un prodotto che non sei riuscito a pensare sulla carta, ci può essere la variabile della vendemmia o della fermentazione, elementi della natura.
La decisione è immediata e trova nella famiglia la forza ed il coraggio di pensarsi viticoltore, a diciannove anni! E’ il premio più grande per un padre che consegna il suo sogno a suo figlio, con la serenità e la consapevolezza di vederlo compiuto.
E poi….e poi gli Incontri Con Uomini Straordinari non sono ancora terminati, Riccardo incontra e frequenta con assiduità Lucio Canestrai, anima della cantina Fattoria Coroncino di Staffolo, icona assoluta del Verdicchio e impollinatore di idee nuove, stravolgenti, spesso controcorrente, per esempio sui tempi di vendemmia spinti fino alla maturazione piena più un po’, rese per ettaro drasticamente contenute, tra i primissimi a metà anni 80 del secolo scorso ad avere una visione agronomica per i suoi vigneti, insomma una persona che non segna regole ma disegna traiettorie nuove, in anticipo.
Un incontro profondo per Riccardo, per il suo background di viticoltore e tanto per l’aspetto umano di Lucio, ed il suo ricordo emoziona:
Lucio purtroppo è mancato nel 2021, è stata una perdita tremenda, però è stata una persona che a me ha veramente dato tantissimo. Succedeva che quasi tutti i giorni verso le quattro e mezza chiamavo Lucio, dicevo “Lucio che fai? Stai a casa? – Si sto a casa vieni giù” e andavo a casa sua, chiacchieravamo, ci bevevamo una bottiglia di vino, parlavamo di tutto, di vino. E’ stata una conoscenza, una frequentazione per me fondamentale. Io volevo fare vini di qualità e Lucio è stato il primo passo, un grande passo. Grazie a lui ho capito come ragionava una azienda di qualità, cosa era la qualità, come parlare della qualità. Lucio è stato uno degli incontri più importanti.
E quando tutto si incastra alla perfezione significa che le stelle ti stanno guidando, il 2021 è l’anno della scomparsa di Lucio Canestrai, quindici anni prima con il suo Verdicchio Gaiospino era riuscito ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso, riconoscimento che proprio nella guida del Gambero Rosso 2021 torna a Staffolo, assegnato a Riccardo, alla Staffa con il suo Verdicchio Classico Riserva Rincrocca, e sempre nel 2021 a 31 anni Riccardo vince il premio come Best Winemaker Under 35 promosso dalla rivista Food&Wine.
Che dire….Dio non gioca a dadi. E forse beve Verdicchio!
In cantina e nei vigneti nulla è lasciato al caso, dai corsi di potatura Simonit&Sirch che permettono per esempio la continuità del flusso linfatico all’interno della pianta senza brusche interruzioni rendendola meno vulnerabile alle malattie del legno, alla realizzazione di piedi di fermentazione con lieviti spontanei per un maggior controllo della fermentazione finale.
Facciamo piede di fermentazione, perché la spontanea pura non è il mio modo di lavorare, non ci credo, è esageratamente casuale. Significa abbandonarsi ad una natura predatrice che non ha nessun interesse a fare un vino di qualità ma ad alimentare i batteri. Sarebbe un’esaltazione dell’errore e del pressapochismo. Mentre se si ha una conoscenza tecnica molto alta in quello che si sta facendo, si riesce a lavorare bene senza bisogno di prendere delle scorciatoie, senza bisogno di utilizzare prodotti chimici per arrivare ad un obiettivo, quando la natura stessa può darti quell’obiettivo.
Beh, è tempo di iniziare ad assaggiare i vini della Staffa.
Il primo è Mai Sentito, un vino frizzante sui lieviti rifermentato in bottiglia, un metodo ancestrale, il primo di tutto l’areale, 80% Verdicchio con il saldo di Trebbiano, per Riccardo è Il suo innamoramento per l’Emilia ed i suoi Lambruschi.
I lieviti presenti in bottiglia velano un po’ il colore che rimane giallo paglierino, i sentori sono quelli tipici del Verdicchio con frutta gialla, agrumi tra limone e cedro, fiori bianchi di campo, fieno, i lieviti fanno emergere delicatamente il sentore di crosta di pane, mi sembra di cogliere anche una nota balsamica, la bollicine è perfettamente adatta a questo stile di vinificazione, è bella vivace. Più sapido che acido in bocca scivola molto agile e con grande freschezza. Ottimo apristrada per le altre etichette della cantina.
Il secondo vino è La Staffa 2024, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, dopo la fermentazione e l’affinamento si assembla partendo da 14 serbatoi differenti, uno per ogni esposizione dei vigneti tutti a Staffolo. Siamo sempre su un giallo paglierino con riflessi verdolini, con aromi di frutta a polpa bianca di pesche e mela, l’agrume lo riconosco nel lime, ancora il fieno secco e fiori di camomilla, emerge anche una buona mineralità di pietra focaia, si sente bene, trovo bilanciate l’acidità e la sapidità che portano il sorso lungo e in progressione.

Il terzo assaggio è Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Rincrocca 2022, uno dei due Cru della cantina vigneto Contrada Castellareta, l’altro è Selva di Sotto.
Notevole, molto notevole!
Viene da un vitigno piantato nel 1972, fermenta in cemento e sempre in cemento si eleva per 12 mesi, imbottigliato si affina per 24 mesi prima della commercializzazione.
Ancora un giallo paglierino più intenso, molto luminoso, ha una trama sensoriale complessa e molto ben definita che va dai fiori di sambuco alla mineralità calcarea e della focaia, alle erbe aromatiche di timo e di leggera salvia, esce bene l’aspetto balsamico ed è netta la mandorla, è un vino energico bello verticale e di lunga persistenza, il secondo sorso definisce ancora meglio tutti i sentori, trovo anche in questo vino una maggior sapidità rispetto all’acidità. Gioca con il tempo, ne vuole parecchio per esprimersi al meglio.
Elegante, potente, complesso, definito.
L’ultimo vino che assaggiamo è un Marche IGT Rosato da uve di Montepulciano, Euphoria 2024.
E’ un vino gioioso, di un rosa confetto e il colore anticipa già la delicatezza del gusto, melograno, ribes, lamponi, frutti suadenti dall’anima acida, elegante anche all’olfatto con rosa canina in evidenza insieme ad un gelsomino scarico.
Noi lo abbiamo abbinato di sera ad una insalata di finocchio, mela, salmone affumicato e gamberi, e….stava perfettamente a suo agio.
Raffinato ed estremamente beverino.
Salutiamo Riccardo portando con noi tante cose, i suoi occhi scintillanti e vividi, la lucidità, l’entusiasmo e il coraggio di un ragazzo di 19 anni con la sua volontà di imparare, e proprio ripensando alla sua strada, ai suoi 19 anni Riccardo, ora che ne ha 36, mi da l’occasione per riprendere le parole di un altro grande viticoltore, Valdostano, Giorgio Anselmet “Il coraggio deriva dalla passione, fai delle cose che se le calcoli non le faresti mai”. Proprio così, la passione nega l’esistenza del tempo e nega la fatica trasformandola in attesa, ti fa vedere solo il punto di arrivo, non la strada da fare.
E chissà che tra qualche anno un ragazzo di 19 anni…”Riccardo che fai? Stai a casa? – Si sto a casa vieni giù”.
Dopotutto è in debito con la magia.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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