Mulit. Una parte di casa
10 Nov 2025
Il viaggio di Orfeo

Mulit. Una parte di casa

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola scavata
è nella mia vita
come un abisso

Giuseppe Ungaretti

 

Il silenzio è una condizione ambientale definita priva di perturbazioni sonore.

Eppure non è una condizione neutra, il silenzio non è sempre uguale perché non è sempre uguale il contesto e la percezione di chi lo vive.

Per esempio a me capita, ogni volta che torno nel Collio, di pensare che questo territorio abbia un credito infinito di silenzio verso tutto e tutti, ed i sacrari, i monumenti ai caduti, le trincee sono li per ricordarlo.

Mischio questi miei pensieri ai ricordi che ho di mio nonno paterno, classe 1900, i miei primi ricordi coincidono con i suoi ultimi racconti, di quando poco più che adolescente fu mandato al fronte proprio qui, tra Italia e l’attuale Slovenia, e fa sorridere ora ripensarlo mentre racconta che rubava i polli insieme ai suoi coetanei per poter mangiare.

Sono anche le colline di un poeta soldato, Giuseppe Ungaretti, che cerca il silenzio tra le parole, e riesce a trovare, in mezzo a quel delirio, attimi di poesia infiniti per descrivere ciò che nessuno di noi vorrebbe mai vivere.

Trent’anni dopo nel 1947, finita la seconda guerra mondiale, a Parigi si decidono nuovi confini ed il Collio viene diviso da un tratto di biro su una mappa, parte assegnato alla Jugoslavia, oggi chiamato Brda o Collio Sloveno, e parte all’Italia pur restando un unico ambiente naturale e viticolo.Mulit. Una parte di casa

Così, all’improvviso molte famiglie contadine, agricoltori, vignaioli, si sono ritrovati con la casa in Italia ed ettari di terreno in Slovenia, o viceversa, oggi non ci si fa piu caso, le dogane sono diventate un posto dove organizzare aperitivi e degustazioni di vino, ma fino agli anni novanta del secolo scorso per attraversare questo confine c’erano controlli militari e regole severe.

Non semplice!

Come dicevo pur attraversato da confini e storie diverse, il Collio resta un unico ambiente viticolo, una delle unicità di questo territorio è la Ponca o Flysch di Cormons, una alternanza di marne argillose e calcaree ed arenarie di sabbie calcificate di diverse dimensioni, dai granelli fino a pietre a scaglie, caratteristica importante in quanto è un regolatore idrico naturale per le viti, trattiene solo ciò che è necessario alla vite mantenendo una bassa produzione per ceppo e di conseguenza incrementando la concentrazione di sostanze minerali nell’uva.

Nascono qui i grandissimi bianchi da invecchiamento, i macerati, gli orange wine, o meglio sarebbe dire rinascono qui, da intuizioni di viticoltori coraggiosi e visionari, in una terra a forma di mezzaluna tra mare e montagna che è annoverata da sempre tra le maggiormente vocate al mondo per la produzione di bianchi.

E i rossi?

Certo! la Ponca è democratica, grande nutrimento ai bianchi grande nutrimento ai rossi, Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon, Pignolo, Ribolla Nera oggi chiamata Schioppettino, vinificati in purezza oppure nel blend Collio Rosso.

A Kozana, nel Brda, c’è una cantina che utilizza anche lo Syrah e Viognier, originari della Valle del Rodano e inusuali qui, si chiama Mulit.

L’idea è di Boleslav Prinčič, agronomo, che dopo esperienze in importanti cantine del territorio decide di seguire le orme del fratello Tomaz ed iniziare a coltivare gli ettari di famiglia anche con vitigni che sopportino meglio i mesi più caldi, cercando una alternativa  stilistica al classico taglio bordolese tanto in auge negli anni ’90.

Inizia quindi a produrre Mulit Redče (rosso), blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah in percentuali variabili secondo le annate, e Mulit Belo (bianco) blend di Viognier, Chardonnay, Ribolla Gialla, Sauvignon Blanc e Pika, una varietà meno conosciuta di Brda.

Per i primi anni si appoggia alla cantina del fratello Tomaz, realtà già affermata nel territorio, e che comunque rimane ancora oggi un punto di riferimento ed un supporto concreto e fondamentale, poi nel 2010 con l’arrivo in azienda dei due figli ormai grandi Tjaš e  subito dopo Peter, costruisce la propria realtà. Mulit.

Il nome deriva da nummuliti, fossili di origine Eocene, presenti nei loro terreni da circa 50 milioni di anni fa.

Tornare da Mulit per noi è come ritrovare una parte di casa, è serenità, dal primo incontro a Slow Wine di Bologna di qualche anno fa è nata un’empatia che si rinnova ogni volta che ci si rivede, una confort zone, oggi abbiamo avuto anche il piacere di incontrare e fare due chiacchiere con il padre di Tjaš e Peter, l’agronomo Boleslav.

Appena il tempo di salutare Peter in partenza per un fine settimana in barca con sei bottiglie di vino, povero Cristo!, e ci accomodiamo con Tjaš.

La loro cantina è contenuta ma è una chicca di design e di attenzioni, dall’intonaco rigato in cocciopesto alle anfore di cotto, alla parete di vetro che divide le botti, ci si siede comodi intorno al tavolo ed il fatto di avere tutto a portata di mano, anfore, botti, bottiglie fa si che la sera arrivi in un attimo, chiacchierando, scherzando, discutendo, assaggiando annate storiche o capendo dalla botte come sta andando il nuovo vino.

Il silenzio non è mai una condizione neutra, ad ogni sorso di vino ne corrisponde uno, breve, e oggi ci fa capire che stiamo bene.

Mulit. Una parte di casaTjaš e Peter potrebbero essere definiti a tutti gli effetti Garagisti, un po’ per la conformazione della loro cantina sotto casa, e tanto per la loro attitudine.

Dedicano molta attenzione ai processi produttivi, ai dettagli in vigna, per esempio con l’utilizzo di droni con telecamere termosensibili e multispettrali, cioè che analizzano i colori, individuano le piante in sofferenza  permettendo interventi chirurgici di assistenza e riducendo quindi al minimo essenziale i vari trattamenti, praticano la biodiversità coltivando frutta, ulivi, e alimentando i boschi a contorno delle vigne.

Raccolgono le uve a diversi stadi di maturazione per ottenere il meglio da ogni grappolo, per le uve a bacca bianca l’uvaggio inizia in vigna, sono legati al territorio riproposto nei loro due blend, con 6 ettari coltivati oggi hanno ancora una produzione misurata, il che permette di curare le sfumature, di levigare e sperimentare, di arrivare al centro dell’idea di vino che si prefiggono, ed è entusiasmante sentire Tjaš quando spiega il suo concetto, come vuole che sia il suo stile e come cerca di arrivarci, i piccoli cambiamenti che ogni anno apporta in vigna ed in cantina.

Iniziamo quindi ad assaggiare insieme e tra una chiacchiera e l’altra a scambiarci le impressioni.

Mulit. Una parte di casaIl primo bicchiere è Mulit Belo annata 2023, colore giallo paglierino con riflessi dorati, i profumi e gli aromi sono generosi, dalla pesca all’albicocca, un bel vegetale di fieno, fiori secchi, si apre poi su una speziatura delicata, con un accenno anche alla noce moscata, salino e con una acidità rinfrescante di lime, la chiusura è con una vaniglia sottile e frutta secca, ha una buona persistenza ma per dirla alla Peter “E’ ancora timido, vorrebbe non esserlo ma è timido”. E’ l’annata in corso, so bene che ha solo bisogno di un paio d’anni per diventare come i suoi fratelli maggiori, capaci di un sorprendente finale lungo ma sempre teso fino alla fine.

Il secondo assaggio è uno Chardonnay 2023, raccolto e vinificato solo nelle migliori annate, Tjaš ci dice che queste uve nascono nella parte più bassa delle loro proprietà, quasi a valle, con un terreno ricco anche di sabbia e con una vendemmia appena anticipata.

Ne risulta uno Chardonnay veramente interessante, lo trovo raffinato, ricco e snello, riconoscibile nella mela matura, ananas, burro, vaniglia, ma mai in tono così prevalente, arricchito da un poco di idrocarburo, una leggera nota verde fresca, una maggior sapidità e acidità rispetto per esempio all’annata 2024, non ancora in commercio, dove nonostante un anno in meno si presenta già con maggior rotondità, tipica degli Chardonnay, un bel giallo quasi dorato e qui si che burro, vaniglia, caramello, mandorla, pera sono in prima linea. Molto buono. Due stili diversi che non lasciano indifferenti, devo dire che il primo l’ho trovato parecchio interessante proprio perchè atipico, hai la memoria dello Chardonnay ma hai anche tante altre cose.

L’ultimo bianco è un Tocai Friulano, con una piccola percentuale di Ribolla, annata 2024 non ancora in commercio. Questa è una novità per Mulit che ha deciso di aggiungere un bianco ed un rosso, un Merlot, alla loro produzione.

Il colore è un paglierino con riflessi sul verde, le note floreali portano alla camomilla ed al biancospino, una mela verde è il frutto che identifico per prima seguita da frutta esotica, anche un evidente vegetale di erba fresca, l’acidità è spiccata, si sente forte ma è mitigata da un bel residuo zuccherino, la bocca poi si spegne sulle morbidezze del vino. Il finale è lungo. E’ un vino che ha delle ottime premesse, l’acidità ed il residuo zuccherino se la giocano ad equilibrare il sorso, merita sicuramente l’attesa.

I rossi iniziano con Mulit Redče 2022, secondo me un blend magnificamente riuscito.

Rubino intenso, caldo anche allo sguardo, il Merlot si manifesta in pieno con i suoi frutti rossi, subito la mora e il mirtillo, la ciliegia, le spezie dolci e il pepe nero sono in armonia, cacao, foglie di tabacco, e un po di liquirizia. Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah qui trovano un equilibrio splendido, i tannini sono integrati a pieno, ogni cosa è al suo posto. Top!

E’ un vino di grande beva e dalle lunghe lunghe prospettive, come ci annuncia l’annata 2010, la prima di Tjaš e Peter.

L’evoluzione qui è completa, in bocca e al naso vira molto sui terziari dal carattere nobile, il cacao è amaro, la liquirizia maggiormente presente, un po di grafite e di caffè, la frutta è da confettura, mantiene una felice freschezza con una nota balsamica di eucalipto, il tannino è setoso, asciuga piano piano. E’ proprio vero che il tempo è un grande scultore e ci insegna la virtù della pazienza.

Mulit. Una parte di casaChiudiamo gli assaggi con il rosso che verrà, un Merlot 2025 prelevato dalla botte, che dire…è un neonato ancora, freschissimo, ne berresti in quantità, piacevole con frutta rossa in evidenza, beh la sua caratteristica, una viola in piena fioritura, morbido morbido. Lo aspetto con grande curiosità e voglia.

In un attimo si è fatta sera, abbiamo trascorso un pomeriggio intimo, sereno tra nuove e vecchie annate, assaggi in anteprima da bottiglie e dalle botti, i vini di Mulit sono ampiamente riconosciuti per la loro raffinatezza, precisione, pulizia e corrispondenza naso bocca, le sfumature vengono calibrate ogni vendemmia e questo è un plus importante, perchè in questi equilibri sottili la differenza la fanno i dettagli.

Il tempo di salutarci, caricare qualche bottiglia di vino, rinnovare la voglia di rivedersi presto e torniamo verso casa, il tramonto nel Collio è bellissimo, ci viene voglia di fare qualche foto e di fare due passi in un campo, ritroviamo il silenzio, e non è mai una condizione neutra.

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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