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10 Lug 2026
Il viaggio di Orfeo

Tenuta Fanton. Come cambiare vita ed essere felici.

 

Capita spesso, visitando una cantina, di trovarsi davanti alla sesta o alla settima generazione della stessa famiglia. Storie in cui il vino è passato di mano in mano insieme alla terra: più di un secolo di vendemmie condensato in una stretta di mano. Capita molto più raramente di incontrare chi quelle storie le sta appena iniziando a scrivere. Magari è alla seconda vendemmia e la sua famiglia non ha nulla a che fare con la viticoltura.

Una scelta personale, non un’eredità – Sono nato a Padova e ho seguito un percorso lineare: laurea in Economia, e un paio d’anni di lavoro a Francoforte, in un’importante istituzione europea. Ma a un certo punto ho sentito l’esigenza di cambiare direzione. Volevo fare qualcosa di concreto, costruire qualcosa che mi rappresentasse davvero. Non vengo da una famiglia di viticoltori. Non ho ereditato terreni ne tradizioni agricole. Ma con il tempo è cresciuto un interesse forte, semplice: il vino. Da li è nata una domanda chiara – E se provassi davvero a farlo diventare il mio lavoro?

Tenuta Fanton. Come cambiare vita ed essere felici.Queste sono le parole che si possono leggere sul website dell’azienda Tenuta Fanton, fondata nel 2024 da David Fanton, un ragazzo di 28 anni di Padova, una scelta…..c’è chi la definerebbe folle e chi la definerebbe saggia. Sicuramente una scelta coraggiosa dettata da una forte necessità interiore: cambio vita.

Slegarsi dagli orari di ufficio così perentori per godersi la libertà di questi angoli meravigliosi, a due passi dal mare, con una sala degustazione en plein air tra le più belle proprio perchè tra le più semplici, consapevole che, come racconta lui stesso:

Adesso lavoro molto di più, ma è molto meno pesante.

Tenuta Fanton. Come cambiare vita ed essere felici.Come mai da Padova proprio l’Abruzzo? Per diversi motivi il suo cuore è rimasto legato a queste terre. E’ rimasta anche l’amicizia con il proprietario del fondo di 22 ettari, di questi, 18 li ha in gestione David, tra uliveti – produce anche un olio, extravergine – frutteti e vigneti con varietà autoctone, Pecorino, Trebbiano, Montepulciano,  ed internazionali, queste ultime destinate al conferimento in cooperativa.

Affiancato da Ilario Evangelista, enologo teramano, David produce circa 10.000 bottiglie all’anno, suddivise in cinque referenze da circa 2.000 bottiglie ciascuna.

Dell’esperienza lavorativa a Francoforte si è portato anche un’idea diventata il filo conduttore delle etichette: gli orari che scandivano le sue giornate in ufficio e, ancora adesso, l’immancabile camicia. Orenove l’inizio della giornata lavorativa è il Pecorino; Oretredici la pausa pranzo è il Cerasuolo; Orediciotto la fine dell’orario d’ufficio è il Montepulciano.

Tenuta Fanton. Come cambiare vita ed essere felici.A completare la gamma ci sono Terraincamicia, due rifermentati in bottiglia ottenuti da vini base: un Rosato da uve Montepulciano e un Bianco da uve Trebbiano.

Siamo andati a trovarlo in mezzo ai suoi vigneti dove si è accolti da una barca che guardando il mare aspetta qualcuno che la trascini via, una sauna funzionante immersa nel verde, una casetta di legno che si trasforma in un banco degustazione sotto l’ombra degli ulivi.

Lo stile della cantina è focalizzato su vini freschi e sapidi, con una gradazione alcolica contenuta e, forti di una vendemmia sempre anticipata e su una gestione attenta delle microzone, con una acidità spiccata quasi dissetante verrebbe da dire. In totale antitesi con lo stile abruzzese David preferisce sottrarre che estrarre, alla concentrazione polifenolica preferisce un alleggerimento, maggior freschezza e bevibilità. Forse è anche il riflesso del percorso di chi questi luoghi non li ha ereditati ma scelti, uno sguardo esterno che non aveva tradizioni da rispettare ma soltanto la propria idea di vino, giovane e fuori dagli schemi.

rosatoChiacchierando abbiamo bevuto una bottiglia di Orediciotto Montepulciano, accompagnati solo dal suono delle cicale, sotto gli ulivi e con davanti il blu condiviso tra cielo e mare. Bellissimo!

Il vino risulta molto agile in bocca, ha una buona struttura dove primeggia la frutta rossa, la prugna, il melograno, il ribes, il lampone, frutta con un finale acidulo, si sente anche una speziatura fine di pepe ed erbe secche come la maggiorana, ed un leggero origano, una violetta fresca conferisce un tono più morbido al naso, in bocca corrisponde tutto, con un tannino accennato e leggero. Sicuramente una versione diversa da quelle tradizionali che merita l’assaggio, la gradazione a 12% contribuisce a renderlo equilibrato, fresco e scorrevole.

Il tempo di un ultimo bicchiere con David, di portare con noi qualche bottiglia e ci salutiamo.

Qui si sta davvero bene! David sta davvero bene, la sua scelta di misurare le giornate con la luce del sole, di prendersi in mano la propria vita e di costruirsi una eredità è un traguardo ed anche un nuovo punto di partenza, la sua seconda vendemmia sta per arrivare, gonfia di quella sana inquietudine che spesso è la via per la felicità.

La degustazione per me ed Emma è continuata a cena con il Terraincamicia Rosato, la delicatezza dei frutti rossi e le sfumature di lievito a chiudere, il sentore di rosa canina, l’acidità del pompelmo rosa, la piacevole sapidità che tanto richiama il mare ed una intrigante complessità hanno accompagnato la sera verso la notte con una certezza: meglio la bottiglia da 1 litro che da 0,750!

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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