05 Mag 2026
Il viaggio di Orfeo

Tiberini Wine. Luca è tante cose

 

Ci sono incontri che sembrano non arrivare per caso, piuttosto che riconosci nel momento in cui accadono e pensi semplicemente “Eccolo”.

Il primo incontro con Luca Tiberini è stato in occasione di una Masterclass divisa tra Barolo e Vino Nobile di Montepulciano, a fine marzo a Monforte d’Alba.

Nel ruolo di Vicepresidente del Consorzio il suo racconto su come sono nate Le Pievi, la recente menzione all’interno della denominazione del Vino Nobile di Montepulciano, ha conquistato in un attimo sia me che Emma, in equilibrio tra commozione ancora viva ed un orgoglio profondo e con la schiettezza tipica dei toscani che non amano giri di parole ma vanno diritti al punto.

In un’anteprima del Vino Nobile, credo, 2015 o 2016, abbiamo fatto una verticale di vecchissime annate, abbiamo avuto la fortuna di avere delle bottiglie ante anni Ottanta, prima delle influenze dei vitigni internazionali, ricordo l’azienda Fanetti, l’azienda Contucci che ci avevano portato queste bottiglie rarissime. Abbiamo aperto questi vini con le lacrime agli occhi a tutti quanti, tanto erano buone. E lì ci siamo accorti! Tutti quanti noi produttori ci siamo guardati negli occhi, nessuno di noi ha  proferito parola per diversi giorni, fino a che un giorno a una cena parlando ci dicevamo – Ma quanto siamo coglioni!

Tiberini Wine. Luca è tante cose

Ci siamo lasciati prendere la mano da qualcosa che ci ha portato a indossare un vestito che non ci piaceva. E lì iniziò un processo che è durato diversi anni dove abbiamo voluto approfondire le origini della nostra storia produttiva. Le Pievi.

 

Luca è tante cose.

Tiberini Wine. Luca è tante coseUn produttore, un agricoltore, un cantastorie generoso ricco di poesia e di aneddoti, è stato un figlio che ha imparato ad amare la sua terra da suo padre e dai suoi nonni ed ora è un padre che trasmette con energia lo stesso amore ai suoi figli, la settima generazione, Niccolò di 32 anni e alla piccola MariaLuce di 9 che se le chiedi cosa farà da grande la sua risposta è semplice “l’enologa”.

Luca è soprattutto l’anima viva e in costante fermento di questo incredibile areale, Montepulciano, dove il vino si produce dai tempi degli Etruschi già con l’intento di commercializzarlo, così come racconta Plinio il Vecchio nell’antica Roma, e dove già nel 1337 nel Sesto Libro del Campaio – il custode dei campi – si ha testimonianza di un disciplinare per la produzione del vino.

Siamo stati a trovarlo nella sua Azienda, in località Caggiole, in un pomeriggio luminoso di sole e gonfio di aria fresca, circondati dal verde e dal silenzio.

Tiberini Wine. Luca è tante cosePodere Tiberini sviluppa circa 16 ettari vitati per una produzione di 55.000 bottiglie all’anno divise in 11 etichette, più 2 ettari coltivati ad ulivi per una produzione di olio che, come le verdure ed ortaggi del loro orto, vengono proposti nei menu del loro agriturismo, Villa Tiberini, una splendida residenza ristrutturata con logica e coerenza territoriale poco distante dalla sede della cantina.

Passeggiando tra i filari ci racconta che la sua famiglia produce vino da oltre 200 anni, ed il legame con questi vigneti, con questo territorio è talmente radicato e profondo da aver portato suo figlio Niccolò a rinunciare ad una brillante carriera nel calcio professionistico per dedicarsi alla cantina ed alla custodia di queste vigne che hanno in media 75 anni di vita, alcune addirittura oltre 100, tra le più vecchie della Toscana, e molte, almeno un terzo a piede franco.

Con Niccolò e Luca parlare di regime biologico o biodinamico diventa quasi superfluo, queste piante di fatto non hanno mai conosciuto il regime convenzionale e l’Azienda Tiberini ad oggi vanta uno dei quaderni di campagna più leggeri di tutta la Toscana, tant’è che l’Università di Bologna, attraverso i suoi ricercatori del comparto di microbiologia, sta studiano il microbioma del loro Sangiovese per capire come mai piante così vecchie hanno un biogenoma adattivo sul micro territorio che le nuove varietà non hanno.

Se non hai il rispetto di ciò che ti circonda, te sei uno che semplicemente pretende. E oggi per fare certi vini e poter raccontare certe storie non devi pretendere, devi ricevere. Ecco, quindi te ti devi considerare un qualcosa che partecipa ad un ciclo biologico che è quello della natura, che te rispetti e che te vuoi che sia così.

Continuando a passeggiare Luca ci racconta la genesi, l’incipit, il Big Ben della denominazione Le Pievi, e lo fa a modo suo, da buon toscano – etrusco – entra dritto dritto nei dettagli, ci racconta di tempi di guerre e tempi di pace, come nei primi anni del 2000

Ho mangiato pane e veleno tutti i giorni eh!  Qui si faceva il vino Nobile col Merlot e si doveva avere le barrique in cantina se no altrimenti il vino non valeva niente

Ci racconta il cosa ha convinto i produttori a sedersi intorno ad un tavolo per trovare finalmente una coesione: un suo vino che lui definisce sbaglio, nato da vigne vecchissime di Prugnolo Gentile, Canaiolo Nero e Mammolo, che alla prima uscita ha conquistato e convinto soprattutto i produttori del territorio.

Prodotto ancora oggi non è più uno sbaglio e si chiama “Vecchie Vigne di Famiglia”.

E’ giunto il tempo di sedersi per il pranzo, Luca e Niccolò sono dei un padroni di casa perfetti, possono contare sulla professionalità di due Chef, Moreno e Samuele, che gestiscono un servizio di 8 coperti sia a pranzo che a cena.

Pochi coperti per centrare l’esperienza di degustazione vino – cibo al meglio, con un contatto diretto tra gli ospiti, i titolari e gli Chef, per proporre un’esperienza di convivialità e dialogo autentica.

Oggi abbiamo conosciuto Moreno, Chef veneto trapiantato da molti anni in Toscana, che inizia presentandoci due qualità di pane appena sfornato, un pane bianco fatto con 80% di umidità, semola, farina e farina di farro, mentre il secondo sempre con 80% di umidità, farina tostata e dieci cereali.

Per iniziare arriva in tavola un crostino di baccalà mantecato con un ricamo di cipolla in agrodolce, Luca ci abbina un vino bianco che rappresenta la memoria di questo luogo, Cambio 2024, le bacche bianche che fino al 1994 fa erano ammesse nel disciplinare del Nobile e che Luca non si è mai sognato di espiantare, Malvasia al 50%,  Vermentino, Grechetto e Trebbiano a completare l’assemblaggio.

Il bicchiere raccoglie gli aromi floreali della Malvasia, l’acidità di una frutta esotica non troppo matura, la struttura del Vermentino, l’insieme bilancia molto bene la tendenza al dolce del baccalà e della cipolla, anche lo spunto sapido aiuta e lo rende verticale e di buona persistenza. Un vino fresco e fine che lascia il centrobocca in equilibrio, in abbinamento con il cibo è perfetto.

Luca, da grande oratore quale è non smette mai di raccontarci storie, mirabili, toccate da una poetica contadina che rasserena, così come nel presentarci il secondo vino Sabreo, Rosso di Montepulciano da Prugnolo Gentile 90% e Canaiolo 10%.

Un vino che qui a Montepulciano è stato rivoluzionario, controcorrente rispetto alla tradizione che vedeva il Rosso di Montepulciano un fratello minore del Nobile. Sabreo è un vino più fresco, di facile abbinamento, contemporaneo e duttile anche nella scelta di temperatura di servizio.

Quand’ero bambino, probabilmente questa è stata la prima goccia di vino che la mì nonna m’ha messo in bocca.

Il nome è un omaggio al capostipite della famiglia, Beppone Tiberini, soprannominato Sabreo, sobrio.

Cantiniere nell’800 dei Conti Gamberucci, oggi lo chiameremmo enologo, si ritrovava con altri cantinieri in un locale allora celebre, la Locanda di Cecio, li si andava per mangiare, bere e confrontarsi dopo intere giornate passate ad assaggiare vini, perchè senza gli strumenti di oggi l’unico modo per capire il vino era proprio assaggiarlo, e spesso finivano tutti tronchi, ubriachi, tutti tranne Beppone Tiberini, chiamato appunto Sabreo.

L’abbinamento è con un uovo croccante con asparagi e tartufo, che dire……

Il vino gioca sui toni della freschezza e della beva, la tipica prugna, il ribes, il lampone,  la violetta, agile e non troppo ingombrante in bocca, il Canaiolo ammansisce il tannino del Sangiovese con la sua tipica morbidezza e regala una sfumatura minerale, un vino quotidiano fresco ed elegante.

Moreno ci racconta il prossimo piatto, Pici all’aglione fatti in casa con un sugo ai tre pomodori, una ricetta custodita in un prezioso quaderno di cucina della mamma di Luca, la Signora Dima, autentica istituzione della cucina tradizionale di Montepulciano.

Buonissimi, è il piatto che ha portato il silenzio su tutta la tavola, consistenze dei tre pomodori in gioco con la masticabilità dei Pici, fantastici.

In abbinamento il Vino Nobile di Montepulciano Podere Le Caggiole 2021.

Il colore nel bicchiere è un rubino pieno tendente al granato, sprigiona al naso evidenti  profumi di viola e di rosa appassita, di more, la classica prugna, spezie dolci come la noce moscata, ed i terziari come cacao, tabacco ed un accenno balsamico, è un vino morbido con un tannino perfettamente integrato, è proprio la sua morbidezza che abbraccia l’acidità del sugo di pomodoro in un equilibrio esemplare. Vorresti non finisse!

Aiutandomi con il linguaggio musicale lo definirei un Preludio, un brano che prepara l’animo dell’ascoltatore ad una Suite, raccolta di brani, generalmente più complessa.

E allora, che la musica sia!

In tavola arriva un filetto di maiale avvolto nel lardo di Colonnata con polenta croccante e spinacino, in abbinamento al Vino Nobile Pieve di Caggiole 2021.

E’ un vino da assaggiare non da descrivere.

Nonostante sia ancora giovane anticipa le meraviglie che può regalare, in bocca è un velluto, morbidissimo, caldo, amarene sotto spirito, eucalipto, tracce di caffè, di etereo, completo e complesso, molto lungo ed avvolgente, lo posso immaginare tra una decina di anni che amplifica queste sensazioni. Ti fa capire tante cose: la perseveranza di Luca in questo progetto, la qualità espressiva di questo territorio, la scelta di vita di Niccolò, la differenza tra “non devi pretendere, devi ricevere”, soprattutto non vestire panni che non ti piacciono.

Ma è tempo di assaggiare il Big Ben, lo sbaglio che ha dato il La alle Pievi.

Il Nobile di Montepulciano Vecchie Vigne di Famiglia 2019, che merita una storia a se.

La vigna è stata piantata nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale, per ricordare il primogenito di Sergio Tiberini morto a Caporetto durante una battaglia.

Quando venne fuori questo momento di crisi d’identità del vino Nobile, quindi nella zona di Montepulciano, noi volemmo cercare di dare un segnale per far capire che quella che poteva essere anche una visione estrema poteva diventare qualcosa da considerare. E facemmo la prima vinificazione di questo qui, solo ed esclusivamente da questa vigna vecchia. Vecchissima. E il primo anno facemmo l’errore di miscelarlo con uve di un altro appezzamento lì vicino, quello del 1932, perché ‘sto vino che veniva fuori da ‘sta vigna vecchia in quell’anno lì, vinificato, ci sembrava un poco esile. Ottenemmo uno sbaglio colossale, un taglio in cantina, che procuro un vino che si beveva come l’acqua.

Tiberini Wine. Luca è tante coseNel bicchiere esce un pò di più il riflesso granato e violaceo, i sentori sono quelli caratteristici del Nobile ma più….sottili, più fini, e qui il suolo gioca un ruolo importante, la sabbia attenua il vigore che dona l’argilla, si accentua l’aspetto balsamico, complice anche qualche anno in più rispetto ai suoi fratelli, 2019, in bocca è suadente, tutto suona insieme in modo organico, affascinante e di lunga persistenza, in bocca e nella mente.

Parlando di suoli Luca ci introduce una degustazione molto interessante, due Nobile Riserva 2018 che crescono distanti si e no una decina di metri l’uno dall’altro. Fossatone che cresce sopra una falda di sabbia pliocenica fino alla profondità di 18 metri, Campaccio che cresce sopra una falda di argilla blu superficiale che diventa poi grigia fino alla profondità di 29 metri..

La differenza è talmente evidente che questi due vini sono spesso utilizzati nei corsi di formazione per capire le due estremità del concetto di tannino.

Fossatone, sabbia, estremamente profumato con un tannino delicato che cresce in progressione, Campaccio, argilla blu, con un tannino decisamente più impetuoso e tagliente.

L’ultimo rosso che versiamo si chiama Virgulto, è un Prugnolo Gentile al 100%, annata 2015.

Il nome già anticipa le sensazioni gustative, potente e raffinato, è subito presente un aroma di prugna ma come di confettura, importanti sono i terziari con accenni di china, alloro, tostature che ricordano il caffe, e sul chiudere anche le resine. Tannini perfettamente integrati e setosi con una persistenza molto molto lunga. Super!

Da questa giornata però portiamo nel cuore l’ultimo vino che Luca ci propone, una sorpresa sia per me che per Emma.

Dopo una batteria di rossi incredibili finiamo con un bianco, ma che bianco!

Si fa strada a spallate.

Tiberini Wine. Luca è tante coseIl vino si chiama Maturato 2024, da uve Pulcinculo – una varietà di Grechetto – che fino a pochi decenni fa si riteneva scomparso.

Fu durante uno studio pedologico dell’Università di Firenze nei Vigneti Tiberini che ci si accorse di circa trecento piante di Pulcinculo, le uniche rimaste.

Da li la decisione, a fine anni ’90, di fare una selezione massale e di piantarne quasi un ettaro.

Oggi a Montepulciano ci sono 39 ettari allevati a Pulcinculo.

Maturato 2024 gode di una surmaturazione in pianta fino alla terza settimana di ottobre, ne esce un vino generoso nei sentori e nel colore, uno splendido giallo dorato, luminoso e dall’elevata concentrazione polifenolica, addirittura superiore al Brunello di Montalcino ed allo stesso Nobile, probabilmente complice anche la sovramaturazione.

In bocca esplodono i frutti tropicali maturi, l’acacia, l’albicocca, il melone maturo, salvia, un che di vegetale e di focaia, anche un leggero tannino, ha decisamente la struttura di un rosso, ed è solo la 2024!

Luca ci fa notare come l’acidità totale di questo vino, 6.7 valore ottimale per vini longevi, attenui la sensazione di alcol che comunque è importante, 15%.

E’ una scoperta felicissima!

Lo assaggiamo fresco ma sicuramente con qualche grado di servizio in più cambia l’assetto gustativo e tiene testa anche ad una carne rossa.

Il pomeriggio è trascorso in un attimo, ma c’è ancora il tempo per fare un giro in cantina ed assaggiare le nuove annate direttamente dalle botti, esperienza sempre entusiasmante.

Ci raggiunge anche il fratello di Luca, Fabio agronomo e cantiniere dell’azienda, rimarcando come le botti grandi, con miscele di foreste in ogni botte, servano soprattutto come veicolo di micro ossigenazione, senza marcature aromatiche.

Ormai è sera, il sole basso svela una campagna dai colori sfumati, questa giornata con Luca e la sua famiglia è stata un viaggio nel tempo e nel territorio, una storia fatta di passione, amore, coraggio, di sbagli e di successi. Una storia umana.

Esiste una parola che penso possa descrivere bene ciò che oggi abbiamo conosciuto, Eudaimonia, un concetto filosofico introdotto da Aristotele che trascende la concezione fugace e momentanea di felicità per una costruzione duratura della stessa nel tempo, attraverso la piena realizzazione personale, con la capacità di dare continuità al proprio percorso anche dentro agli errori.

 

 

Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
Mi trovi su Instagram come  @atti_a_divenire