Vignalta. Lucio Gomerio, il demiurgo dei Colli Euganei
Qui rimiro i verdi colli e i ruscelli che corron puri,
il ciel sereno, l’aura soave,
e dentro me s’acqueta ogni tempesta
(Francesco Petrarca)
Nel linguaggio musicale la “musica descrittiva” è una forma di composizione che trascende il senso assoluto di musica fine a se stessa, cioè che valorizza il linguaggio e lo stile compositivo con un tema, uno sviluppo, armonie etc, ma si propone invece di raccontare e descrivere attraverso i suoni, immagini, paesaggi, sentimenti.
Basti pensare alle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, oppure, evidenziato anche nel titolo, i Poemi sinfonici di Franz Listz scritti per raccontare poesie, quadri e la natura.
Forse il brano di musica classica che prediligo in assoluto, L’adagetto della 5 Sinfonia di Gustav Mahler è un altro esempio di musica descrittiva, reso, secondo me, indimenticabile da Luchino Visconti in Morte a Venezia, dove la musica sottolinea con una commovente simbiosi tra suono ed immagine, il clima di decadenza spirituale del protagonista, peraltro personaggio ispirato a Mahler stesso. Sublime.
È anche la musica che più di tutte associo alle colline dei Colli Euganei ogni volta che ci torno.
Foschie, paesaggi morbidi e rarefatti, una biodiversità esuberante, definiti come un’isola fiorita in mezzo alla pianura, o la terra dei poeti a ricordare tutti gli scrittori e poeti che qui hanno trovato ispirazione, Petrarca, Foscolo, Byron, Zanzotto, Shelley, D’Annunzio, Parise, Buzzati…
I Colli Euganei sono anche idealmente la fine di una dorsale vulcanica che da Verona si spinge fino ad Est, interessando i monti Lessini ed i colli Berici, con una nota comune nel suolo: basalti, tufi, rocce vulcaniche conferiscono tanta mineralità che si traduce in longevità per i vini, che qui si sono sempre fatti, ricordando anche la prima scuola enologica in Italia, a Conegliano, poco distante dai colli.
L’attenzione però alla ricerca della qualità come oggi la conosciamo, intesa come lavorazione in vigna ed in cantina, è una storia più recente, primi anni ottanta del secolo scorso, e pioniere in questo territorio è stato senz’altro Lucio Gomiero, fondatore di Vignalta ad Arquà Petrarca, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare in cantina.
Il primo ad introdurre le botti di legno di diverse dimensioni, una resa decisamente più bassa per ettaro, la voglia di confrontarsi con i grandi vini del mondo, nuove tecnologie per essere sempre più autonomi. Vignalta è stata tra le prime cantine dotate di impianto fotovoltaico ottenendo in pochi anni riconoscimenti nazionali ed internazionali. ssi pensi al Moscato fiori d’arancio versione passito Alpinae, più volte vincitore della medaglia d’oro al concorso Muscats du Monde, o ad altri due gioielli della cantina Gemola Merlot e Gemola Chardonnay, per non parlare di…..va beh, lo racconto dopo.
Certificata azienda biologica dal 2022, oggi Vignalta conta ben 40 ettari gestiti, anche qui precursori dei tempi, con la lotta integrata ovvero la riduzione di fitofarmaci a favore di accorgimenti più sostenibili, e produce circa 250.000 bottiglie con tecniche enologiche minimaliste come sottolineano sul loro sito con questa espressione che a me piace moltissimo.
La visita in cantina inizia nel luogo di appassimento di uno dei campioni di Vignalta, il Moscato Fiori d’Arancio, dove riposa per circa 100/120 giorni prima di essere pressato e lavorato per diventare il passito Alpinae.
Prosegue nella barricaia dove tra barriques e tonneau ci sono 700 botti e più, nel nuovo ampliamento della cantina volutamente hanno lasciato a vista una parete della roccia che caratterizza questi colli, molto eterogenea e con in evidenza il carbonato di calcio che non di rado arriva ad avere spessori anche di 10 metri, disgregazione di conchiglie miste a roccia molto scure vulcaniche.
Con Massimo, che ci ha seguiti in questa visita, saliamo alla sala degustazione che si apre su un panorama mozzafiato, si capisce perchè i Colli Euganei furono definiti isole fiorite in mezzo alla pianura, dalla sala si intravede Bologna a piu di 100 kilometri di distanza…
Iniziamo con uno dei due metodi classici prodotti dalla cantina, il Blanc de Noir Brut Nature da uve di Raboso Friularo, 60 mesi sui lieviti, il colore è un acceso paglierino quasi dorato con una bollicine lunga e fine, intensi profumi di crosta di pane, di cedro, una nota vegetale di erba fresca, albicocca ed anche lampone e ribes, dopo un paio di minuti prevale però in modo netto la liquirizia, l’acidità e la sapidità accompagnano il sorso in equilibrio. Ottimo aperitivo ottimo inizio di degustazione.
Il secondo vino che ci versano è uno dei miei Chardonnay preferiti, il Gemola Bianco 2023.
Il Monte Gemola che si trova a sud dei Colli Euganei possiede un terreno vulcanico si, ok, ma molto di più, è la summa di tutti i minerali, detriti organici, presenti sui colli, su questo suolo Vignalta coltiva due Cru che sono il fiore all’occhiello della cantina, veri campioni di eleganza e complessità, il Gemola Bianco ed il Gemola Rosso.
Torniamo al Gemola Bianco 2023, il colore è dorato, lucente, al naso potrebbe essere un profumo fatto e finito, mimosa, acacia, vaniglia, noce moscata, note balsamiche, burro, frutta secca tostata, note fumè, un vino piu che complesso, nel bicchiere disegna cerchi che lentamente si scompongono.
Al sorso è caldo, riempie tutta la bocca, estremamente morbido, accompagna benissimo tante pietanze, dai formaggi erborinati o stagionati, risotti delicati, pesce al forno, carni bianche succulente, ma da solo accompagna anche una serata di riposo, magari ascoltando Mahler! L’esperienza mi dice che fra tre o quattro anni tutto viene amplificato.
Chiacchierando con Massimo iniziamo con i rossi, il primo è il Carmenère Riserva 2021.
Il Carmenère ha una storia curiosa, vitigno che da origine a quasi tutti i bordolesi viene abbandonato in Francia nel post fillossera verso il 1860, in quanto difficile da coltivare causa la difficoltà a raggiungere la piena maturazione, e perché ha una resa bassa. Esportato in Sud America probabilmente dai viaggiatori europei, trova il suo habitat naturale in Argentina e soprattutto in Cile, dove viene coltivato e lavorato ma con la convinzione che si tratti di Cabernet Franc.
A metà anni novanta del secolo scorso arriva anche in Veneto, nei Colli Berici ed Euganei, appunto sotto le mentite spoglie di Cabernet Franc, notando alcune similitudini ma anche dissonanze con il Cabernet Franc francese viene chiamato Cabernet Franc di tipo Italiano, solamente nei primi anni del duemila studi genetici hanno ricostruito l’esatta origine di questo vitigno, clone del Carmenère.
In Veneto ha trovato un ambiente talmente vocato che nel 2009 gli viene riconosciuta la DOC.
Vignalta ha il merito di essere stata una delle prime cantine a produrre un Carmenère in purezza e per di più Riserva, quello che stiamo assaggiando come detto è un 2021, si eleva per almeno 24 mesi in tonneau di rovere, nel bicchiere mostra un bella tonalità di rubino con riflessi granata, al sorso prevalgono frutti piccoli rossi, ribes, lampone, una ciliegia sotto spirito, in evidenza anche le spezie dolci, cannella, noce moscata, chiodo di garofano, un tannino già maturo fa risaltare anche alcuni terziari, si sente bene il cuoio ed un cacao.
Il secondo rosso che ci viene servito è Marrano 2016, un taglio bordolese 50% tra Merlot e Cabernet Sauvignon, l’elevazione in botte raggiunge almeno quattro anni più altri due in vasche d’acciaio, si sentono…
Il fiore è appassito, tipica violetta e ciclamino appassito, risaltano bene il cuoio, il cioccolato amaro, le foglie di tabacco, una confettura di ciliegie, e dopo nove anni il tannino è ancora ben presente seppur setoso, l’acidità è piacevole ed invoglia alla beva.
Come dicevo il Monte Gemola raccoglie nel sottosuolo una infinità di minerali, silici, detriti organici, che non ha pari in tutti i Colli Euganei ed è da qui che nasce il Gemola Rosso 2019, il Campione di Vignalta, il vino piu premiato di tutto il territorio, un fuoriclasse.
Anche questo è un taglio bordolese 70% Merlot e 30% Cabernet Sauvignon, elevazione in tonneau di rovere per tre anni, ed è un gran sentire di frutta rossa e ciliegie, spezie dolci, avvolge il palato con tanta eleganza, il tannino ha ancora margini per diventare più morbido, così l’acidità, è un vino dall’enorme potenziale annunciato già al primo sorso, tra qualche anno sarà davvero speciale. Non si dimentica. Super!!!
Ma le sorprese non mancano…..
Lucio Gomerio ha dimostrato sin da subito, nel 1980, di avere le idee ben chiare, tanto coraggio e tanta determinazione, l’obbiettivo era un vino di qualità assoluta, e se Gemola Rosso è il fuoriclasse della cantina il Cabernet Riserva ne è l’Icona, non solo di Vignalta ma di tutto l’areale.
E’ il primo vino qui prodotto ad essere riconosciuto in Italia e all’estero, il vino che è diventato l’esempio da seguire, in trentacinque anni conta solo cinque annate la 1990, 1998, 2009, 2007, 2011.
Noi assaggiamo la 2011, tre anni di elevazione in tonneau di rovere e già dieci anni di affinamento in bottiglia, più che descriverlo andrebbe bevuto, il centrobocca è in armonia totale, 15% gradi alcool totalmente invisibili, appunto: ICONICO.
Dopo i tagli bordolesi divenuti ormai identitari di queste terre, la degustazione si conclude con Alpinae 2020, per Vignalta questa è considerata la vinificazione più completa e naturale per il Moscato Fiori d’Arancio, appassimento per circa 4 mesi e 18 mesi in botti di rovere.
Come sopracitato anche questa etichetta ha in dote le soddisfazioni ai massimi livelli, dal corpo denso si sprigiona frutta candita, albicocca, pesca, sentori di zafferano, sambuco, frutta secca tostata, erbe come timo e maggiorana, certamente miele di acacia, ma a colpire è la sapidità finale, lunga lunga, la sensazione è un caramello salato, e qui l’innocenza della dolcezza nasconde l’inganno e rende la beva facilissima.
Vignalta è la cantina considerata pioniera dei Colli Euganei e Lucio Gomerio il suo demiurgo.
Ci vuole fantasia, ci vogliono sogni, ci vuole determinazione, ci vuole la voglia di rompere gli schemi. Mi piace riprendere le parole di un altro grande viticoltore, Giorgio Anselmet, che disegnano bene quest’attitudine “Il coraggio deriva dalla passione, fai delle cose che se le calcoli non le faresti mai…”.
So di sbagliarmi ma…..lasciatemi immaginare Lucio Gomerio così: con in mano la prima bottiglia di Cabernet Riserva, in una notte piovosa e fredda, nella fioca luce della cantina che esclama “SI…..PUO’…..FARE!!!”.
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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