Wine Siena 2026. L’eccellenza è un’attitudine
Si presenta così il Merano Wine Festival con i suoi Wine Hunter.
Se a Merano l’eccellenza è rappresentata, oltreché dai vini, anche dalla location storica in uso sin dalla prima edizione della fiera nel 1992, l’elegante e raffinato Kurhaus capolavoro dello stile liberty con le sue sale, a Siena dal 30 gennaio al 2 febbraio è andato in scena Wine Siena, giunta all’undicesima edizione ed organizzata anch’essa dal Merano Wine Festival, in uno scenario….decisamente unico, immaginifico, che trascende e sublima il concetto di eccellenza: il complesso di Santa Maria della Scala, con la maestosa Sala del Pellegrinaio che lascia senza fiato, le sue sei campate, i cicli di affreschi, i capitelli, lo sfondo di blu cobalto che sottolinea i fraseggi delle preziose decorazioni, da Sindrome di Sthendal.
Santa Maria della Scala nasce come Ospedale per i pellegrini, uno dei primi Ospedali in Europa, intorno all’anno 1000 e resta tale addirittura sino al 1995, solo successivamente ne viene convertito l’uso in complesso museale.
Certo è che passeggiare in mezzo a queste miriadi di meraviglie, gallerie, sale affrescate, sculture rinascimentali, cicli di affreschi, passando da un Brunello di Montalcino ad uno Chardonnay, da un Barolo ad una Vernaccia è davvero sempre emozionante.
Quest’anno la Fiera si presenta “al contrario” di come organizzata gli anni scorsi, le cantine ospiti provenienti da fuori Regione, posizionate quasi tutte al piano superiore, mentre quelle toscane, e sono davvero tante, occupano il piano terra.
E allora! Se l’eccellenza è davvero un attitudine, assaggiando, commentando, confrontando ne abbiamo selezionate alcune, impossibile assaggiare tutto, eccole.
Un Sauvignon Exclusiv ed un Pinot Nero riserva Exclusiv della cantina Ploner, siamo vicini a Merano, i primi due centri della giornata.
Il Sauvignon Exclusiv, affinamento in botti grandi di acacia, merita un bicchiere da rosso e va trattato come un rosso, quasi a temperatura ambiente, versato e lasciarlo nel bicchiere qualche istante.
Ha tanto da raccontare sia la naso che in bocca.
Complesso tra note pungenti di pepe rosa, balsamiche, vegetali, seduce con la dolcezza della frutta esotica come ananas e mango, profuma di tiglio e fiori gialli, esplosivo in bocca riempie tutto il palato in un secondo, le classiche note del Sauvignon sono pareggiate da un pompelmo rosa, dal sambuco, dal melone, dalla salvia e da una persistenza molto molto lunga. L’equilibrio ci pare centrato a pieno.
Stessa qualità dimostrata anche nel Pinot Nero Riserva Exclusiv, un colore…..rubino tenue e delicato, trasparente, una manciata di petali di rosa è quello che subito si riconosce al naso, poi i frutti di bosco, un sottobosco secco, spaziature dolci di noce moscata e chiodi di garofano, in bocca risulta più intenso di quel che ci si aspettava, racconta sempre dell’eleganza del Pinot nero con note balsamiche e di grande freschezza.
Un Grillo Riserva ed un Perricone Riserva, vitigno che merita tanta attenzione, si va in Sicilia, a Marsala, con la cantina Birgi.
Da dei vigneti a pochi metri dal mare e dalle saline, nella riserva di Feudo Stagnone, nascono i due vini assaggiati oggi, il primo è un Grillo Riserva Feudo Stagnone, passaggio in barrique nuove, e che dire….che sa di mare? E si che si sente il mare! Perché salino lo è, iodato pure, fresco è fresco, diciamo che la barrique, 70% del vino fa passaggio, non tutto, lo struttura anche verso toni più morbidi di vaniglia, ma non esagerata, gli agrumi sono freschi e dolci, chiude con una mandorla quasi dolce. Dal colore giallo dorato con riflessi verdolini e dalla buona struttura e persistenza questo Grillo Riserva è decisamente un vino che chiama il cibo, ovviamente di mare.
Il secondo assaggio è un Perricone Riserva Feudo Stagnone, vitigno il Perricone dalle grandi doti e sorprese, come in questo caso.
Porta con se subito una nota fresca di eucalipto, di erbe mediterranee, ci viene in mente il mirto, il fiore del rosmarino, è molto morbido e rotondo, sa farsi piacere anche con la frutta rossa che sprigiona come confettura e con la liquirizia finale bilanciata da una sapidità che, a due passi dal mare, c’è.
Sorso dopo sorso lo si finisce alla svelta.
Horatio è una cantina di un giovane viticoltore del Sannio, in Campania, Orazio che dopo gli studi di enologia e dopo esperienze in giro per l’Europa, decide di staccarsi dall’azienda di famiglia per iniziarne una propria.
Questa in degustazione è la prima annata, ci versa una Falanghina, Campo ai Confini, che viene raccolta per il 70% alla maturazione tecnologica ed il restante 30% in surmaturazione.
E’ un vino che gioca molto sui fiori e sulla frutta, fiori di campo, freschi, fiori di zagara, e così la frutta con una mela verde croccante, una pesca croccante, è un vino che porta l’estate, molto piacevole.
Corte di Notieri invece è un Aglianico del Sannio di buona struttura, una sventagliata di pepe nero a coprir le viole, la frutta rossa matura e le ciliegie sottospirito, c’è anche la dolcezza della cannella come sfondo.
Il tannino è abbastanza integrato, Corte di Notieri si dimostra un vino che incuriosisce, bisogna aspettarlo un paio di anni, va beh….prima annata! Per goderselo al meglio.
La vicinanza di una seconda cantina Campana da la possibilità di un parallelo con una versione un po’ più strutturata della Falanghina, la Cantina Vinosia ci versa Fontana della Loggia, Falanghina Irpinia, la persistenza è maggiore rispetto alla compagna di banco, frutta e fiori sempre in evidenza ma i toni sono più maturi e morbidi, frutta esotica ed agrumi, pompelmo rosa, la rendono più lunga.
Sempre da Vinosia assaggiamo un Taurasi, confermandosi come uno splendido vino, Santandrea Taurasi affina oltre un anno in barrique e quasi altri due in bottiglia, rubino intenso con qualche riflesso granato, profumatissimo di marmellata, ciliegie sotto spirito, ricco di note balsamiche, di anice stellato, di noce moscata e cacao amaro, chiodi di garofano, un vino completo che anche in bocca rilascia gli stessi piaceri, intenso e teso, ben equilibrato il tannino con acidità e grado alcolico.
Quasi un peccato berlo adesso….
La Puglia ci offre un rosato con la cantina Pietraventosa, di Gioia del Colle, Est Rosa è un Primitivo energico, di corpo già dal colore cerasuolo carico, i profumi di rosa, fragola, ciliegia, di pepe rosa, sorprendono il palato anche con accenti minerali, un lieve tannino, morbido si ma bello corposo, si amplifica se in abbinamento al cibo, il pesce senz’altro, ma anche con una fresca mozzarella di bufala ha il suo perché. Molto buono.
In Umbria conosciamo il Trebbiano Spoletino, figlio della grande famiglia dei Trebbiani.
Una delle prime cantine a riscoprirlo e valorizzarlo è stata la Cantina Perticaia, a Montefalco, è un vino elegante e fine, delicato, esalta i profumi ed aromi di pesca bianca, lime, sambuco, un po’ di pepe bianco ed un sentore di pietra focaia, una parte fa passaggio in tonneaux e da qui arriva una nota dolce di tiglio.
Una bella pacca sulle spalle arriva dal Montefalco Rosso Riserva, Sagrantino Sangiovese Merlot, vino decisamente completo, ha l’eleganza, ha la potenza, ha l’equilibrio, veramente ben riuscito.
Cannella, cioccolato, liquirizia, mirto, eucalipto, mora, sottobosco, arancia rossa, e tanto di più. Ottimo e di lunga vita.
Bel Colle è una cantina di Verduno, in Piemonte, da loro abbiamo bevuto un Barbaresco Pajorè e un Barolo Monvigliero, e che bel bere!
Che dire, la Menzione Geografica Aggiuntiva, MGA, Pajorè non ha bisogno di nessuna presentazione, fa parte della storia del Barbaresco, quello di Bel Colle rappresenta un ottimo campione di questo Cru.
Complesso con le classiche note eteree, di prugna, di canfora, rosmarino, lavanda, mescolate a dovere. Così come il Barolo Monvigliero con la violetta, lampone e ribes, mora, tabacco, cera. Bel Colle si dimostra una cantina che lavora, secondo noi, molto bene.
Un viaggio da loro vale sicuramente la pena programmarlo.
Tornando ad assaggiare i bianchi ci fermiamo volentieri nel Collio, è sempre un enorme piacere incontrare Raffaella e Roberto della cantina Alessio Komjanc, protagonisti tra le altre cose di una Masterclass dedicata, “I grandi vini del Friuli: viaggio nel Collio” che purtroppo abbiamo mancato.
Un vino che a noi piace moltissimo è il loro Pinot Bianco, lo troviamo sempre perfetto, non ha nessun eccesso, super controllato, dotato di elegante corpo tra frutta bianca e fiori di campo, appena balsamico con la mentuccia, persistenza dosata per richiamare un secondo bicchiere all’istante, l’archetipo del vino che si beve senza accorgersene. E per esperienza dopo un paio di anni in cantina apre anche su sentori esotici, speziati e maggiormente balsamici. Super, come tutta la loro linea.
Scendendo al piano terra entriamo nel regno del Sangiovese, Brunello, Nobile, Chianti, Morellino, e abbiamo la fortuna di conoscere Claudio, un profondo conoscitore di vino e particolarmente del Sangiovese, degustatore e leader di panel dedicati ai vini Toscani e non solo, insomma, l’uomo perfetto nel posto perfetto nel momento perfetto. Appassionato ed appassionante ci ha fatto pure da guida, un Plus!
Ci fa partire subito a mille con un Nobile di Montepulciano Pieve Cervognano, le Pievi sono una nuova tipologia di menzione riguardante il Nobile di Montepulciano introdotte nel 2025, rappresentano l’apice della qualità e della selezione.
L’azienda è la Vecchia Cantina di Montepulciano, cooperativa, con un marchio storico la Cantina del Redi, eccellenza del territorio.
Questo Nobile ha classe ed eleganza, la frutta ed i fiori sono in secondo piano, lasciano posto a sentori di ruggine, grafite, spezie pungenti, note di incensi e mentolati, scorze di agrumi, rimane sempre fresco con un tannino già vellutato. Eccellente.
Seconda tappa la facciamo in maremma da Torre Civette, nel Grossetano, assaggiamo un uvaggio di Syrah e Cabernet Sauvignon, Civetta Brava, la vinificazione prevede anche il salasso del 20%, tecnica che serve per aumentare la concentrazione del mosto, arricchendo il vino finale di polifenoli, tannini e colore.
Eh si, il colore è molto carico, rubino, e sprigiona subito dolci note fruttate di mora, prugna matura, confettura, spezie dolci, un po di vaniglia e cacao dolce, il tutto con una bella struttura che allunga il sorso, tanti tannini ma rimane morbido e molto piacevole alla beva. Merita un bel piatto di spezzatino di coniglio.
L’ultima bevuta che Claudio ci consiglia, anzi ci straconsiglia, è da Ridolfi, e fa benissimo!
Brunello di Montalcino Riserva Mercatale, con macerazione a freddo di una notte, 50 giorni sulle bucce e quasi 6 anni in botte grande di Slavonia per terminare con 1 anno di bottiglia.
Vino dalle mille sfumature, il Sangiovese sa regalare note sempre preziose, rotondo e morbido, complesso e persistente, fresco ed austero, il vino più completo e convincente che oggi abbiamo assaggiato.
Stanchi si ma felici abbiamo anche trovato un po’ di tempo per fare un salto al Palazzo delle Papesse, Centro per l’Arte Contemporanea di Siena, per visitare la mostra dedicata ad Armando Testa, vi ricordate la pubblicità del Vermouth Punt e Mes?
Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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