07 Nov 2026
Le scoperte enoiche di Benny

One Belvedere Tuscany. Un rifugio nel cuore della bellezza

One Belvedere Tuscany: tra la viticoltura rigenerativa di Belvedere1, la cucina vegetariana di QB Cucina con lo Chef Federico Viti e l’energia del network Women in Wine. Il racconto di Benedetta Costanzo tra le colline di Poggibonsi e Castellina in Chianti.

Sarà una felice coincidenza, ma ogni singola volta che mi sono incamminata verso One Belvedere Tuscany, il cielo regala giornate splendide, terse e luminosissime. Ci sono giornate che sembrano baciate da una grazia speciale, come a voler fare da cornice a un’esperienza in cui il senso di comunione con la natura e con le persone presenti si fa ogni volta più profondo, quasi tangibile.

A metà strada tra Firenze e Siena, adagiato sulle dolci colline di Poggibonsi nel paesaggio del Chianti Classico e a due passi da Castellina in Chianti, One Belvedere non è semplicemente una struttura di lusso: è un santuario rurale di 50 ettari pensato per rallentare, rigenerarsi e riconnettersi con i ritmi profondi della terra.

La visione di Natacha…

La genesi di One Belvedere e della cantina Belvedere1 risponde a un’esigenza interiore profonda, dove l’ispirazione si trasforma in un progetto di vita autentico. Ho avuto il piacere, in occasione del mio secondo incontro, di sedere accanto a Natacha Fazal-Karim per tutto il pranzo. La sua eleganza naturale è la prima cosa che salta all’occhio, la presenza di una donna bella e raffinata. Ma è soprattutto l’energia vivida e luminosa che emana a colpire subito, rivelando una generosità d’animo rara e un modo profondo, radioso di vivere e interpretare il mondo.

È stata proprio Natacha a dar vita a questo luogo straordinario, guidata dalla filosofia dell’“Allineamento dell’Anima” (Soul Aligned): un concetto nato in un momento di stasi e riflessione globale, sfociato nel desiderio di creare esperienze immersive capaci di far dialogare mente, corpo e paesaggio attraverso l’agricoltura rigenerativa, l’ospitalità d’eccellenza e il benessere olistico. Natacha immagina il lusso non come ostentazione, ma come ritorno alla semplicità autentica, dove il tempo riacquista il suo valore più puro.

Il calore dell’accoglienza con Giuditta

Inoltre, Natacha promuove una visione dell’agricoltura in cui sostenibilità, rispetto della natura e valorizzazione del territorio sono al centro di ogni scelta. La sua filosofia si fonda sui principi dell’agricoltura rigenerativa, con l’obiettivo di preservare la fertilità del suolo, favorire la biodiversità e creare un equilibrio autentico tra attività umana e ambiente. Per lei il vino non è soltanto il risultato della coltivazione della vite, ma l’espressione di un territorio vivo, della cura quotidiana della terra e di una responsabilità verso le generazioni future. La sua visione imprenditoriale unisce così sensibilità femminile, innovazione e consapevolezza ambientale, dimostrando come la produzione vinicola possa diventare parte di un progetto più ampio, capace di rigenerare non soltanto la terra, ma anche il rapporto tra le persone e la natura.

In questo quadro di raffinata armonia, un ruolo fondamentale è affidato a Giuditta Bianciardi, Wine Hospilaty e Marketing, insostituibile figura di riferimento. Con la sua grazia e la sua discreta attenzione, Giuditta, insieme a piccolo team molto affiatato, cura ogni dettaglio dell’accoglienza, facendo sì che chiunque varchi la soglia si senta non un semplice ospite, ma parte integrante di una grande famiglia.

I vini della Tenuta e l’inizio di un percorso di valore

L’anima enologica della tenuta è la cantina Belvedere1, un gioiello incastonato tra 50 ettari di natura incontaminata. I vini firmati Chianti Classico DOCG e Toscana IGT nascono da vigneti baciati dal sole, condotti con pratiche viticole olistiche e rigenerative: colture di copertura, sovesci e una cura maniacale della salute del suolo per esaltare l’identità del terroir.

Il Terroir di Castellina in Chianti e il Sigillo del Chianti Classico

Dal punto di vista della denominazione più importante ci troviamo nel cuore del Chianti Classico, precisamente nel territorio di Castellina in Chianti, sebbene la tenuta abbia sede a Poggibonsi su questo storico e suggestivo confine. I vigneti poggiano su suoli che uniscono la struttura calcareo-argillosa dell’Alberese alle sabbie plioceniche e ai ciottoli, un terroir unico che regala al Sangiovese una forte spinta minerale e una vibrante freschezza. La posizione collinare, baciata da un’ottima insolazione e rinfrescata dalle brezze della Val d’Elsa, favorisce maturazioni lente e complete, permettendo alle uve di esprimere aromi puliti, tannini di rara finezza e un’identità profondamente legata alla terra d’origine.

A guidare la cantina c’è la figura di un enologo talentuoso, Alessio Cecchini, che proprio qui inizia un percorso professionale ricco di valore, passione e visione. La sua mano sensibile sa interpretare la materia prima lasciando che sia la natura a parlare. Ogni calice è il frutto sincero di un paesaggio circostante che in molti momenti toglie davvero il fiato. È un lavoro di ascolto e precisione, capace di regalare vini di spiccata eleganza, verticalità e sapidità, specchio fedele della luce e della bellezza che si respirano camminando tra i filari della tenuta.

Pulizia, Cemento e Trasparenza

Entrare nella cantina di Belvedere1 significa toccare con mano una filosofia produttiva fondata sull’essenzialità e sul rispetto assoluto della materia prima. La struttura accoglie la vendemmia manuale dei 10 ettari vitati guidando le uve in un percorso virtuoso privo di artifici: qui non si usano lieviti selezionati né chiarifiche o filtrazioni invasive. Sono le fermentazioni spontanee a tracciare l’identità dell’annata. Fin dalla mia prima visita sono rimasta colpita dalla presenza imponente del cemento vetrificato e da un’igiene maniacale degli spazi, dettagli fondamentali che presagiscono la crescita importante di questi vini. Le vasche di cemento offrono una termoregolazione naturale e un’inerzia termica ideale, mentre le grandi botti di rovere da 20 ettolitri intervengono solo per accompagnare la maturazione senza mai sovrastare il frutto .

Il rituale dell’aperitivo con Amphiteatro

Il primo vino di cui voglio parlarvi è quello con cui Giuditta ci accoglieva sempre durante l’aperitivo in piedi, facendocelo gustare mentre ci deliziavamo con le preziose leccornie preparate dallo chef. Un gesto di benvenuto solare e conviviale, legato a un calice la cui bevibilità è il vero, assoluto punto di forza. Di Amphiteatro ne esistono due versioni distinte, entrambe nate da uve 100% Trebbiano radicate su suoli pliocenici di argilla e tufo, ricchissimi di fossili marini. Un terroir che regala a ogni sorso un’impronta minerale spiccata.

La doppia anima del Trebbiano

La versione classica, Amphiteatro Bianco, è l’espressione più limpida e scattante di questa terra. Vinificato in acciaio a temperatura controllata e affinato sulle sue fecce fini con continui bâtonnage, arriva al calice senza filtrazioni: un vino dal colore giallo paglierino luminoso che regala profumi di fiori di campo, mela verde, scorza di cedro ed erbe aromatiche. In bocca è teso, sapido, succoso e di una freschezza vibrante che invoglia subito al riassaggio, rendendolo l’abbinamento perfetto per le preparazioni vegetali croccanti e le emulsioni agli agrumi dello Chef Federico Viti.

Per chi cerca un sorso più profondo e materico, la tenuta propone Amphiteatro Orange. Qui il Trebbiano affronta una macerazione prolungata sulle bucce e una fermentazione spontanea che ne estraggono l’anima più complessa e saporita. Dopo un affinamento svolto in parte in acciaio e in parte in barrique, il vino viene imbottigliato rivelando riflessi dorati intensi, un profilo olfattivo ricco di frutta disidratata e spezie dolci, e un palato avvolgente ma sostenuto da una trama tannica di grande eleganza. Due interpretazioni autentiche dello stesso vitigno che sanno dialogare perfettamente con la maestria della cucina di QB.

L’anima sincera del Sangiovese

Punta di diamante della produzione aziendale, il Belvedere1 Chianti Classico DOCG è un Sangiovese in purezza che nasce da suoli caratterizzati da argille plioceniche e pietra sedimentaria. La fermentazione spontanea e l’affinamento sapientemente diviso tra vasche di cemento e legno donano un vino dal frutto puro, fragrante e vibrante, dove i tannini levigati e la spalla acida affilata dialogano alla perfezione con le preparazioni vegetali più strutturate di QB Cucina.

Accanto a esso si colloca il Chianti Classico Tenuta de’ Carfini DOCG, espressione di rara profondità ottenuta da 100% Sangiovese proveniente dalle vigne più vecchie della tenuta, impiantate tra il 1970 e il 1975. Qui i suoli di origine alluvionale, ricchissimi di ciottoli di fiume, regalano un’impronta minerale e una struttura unica. L’invecchiamento lungo in tini troncoconici di rovere da 20 ettolitri modella un rosso aristocratica ed evoluto, capace di offrire un sorso denso di fascino e trama temporale.

Una gamma completa tra varietà e macerazioni

A completare il mosaico enologico di Belvedere1 intervengono altre tre etichette pensate per esplorare le sfumature della tenuta. Il Primo Rosso Toscana IGT, blend di Sangiovese e Canaiolo radicato su argille plioceniche e tufo, affronta una fermentazione spontanea in cemento con 20 giorni di macerazione carbonica e un affinamento svolto esclusivamente in cemento. Il risultato è un vino incredibilmente succoso, fresco e fragrante, pensato per una beva immediata e conviviale.

Per chi cerca maggiore ampiezza e morbidezza, il Balvede Toscana IGT Rosso unisce Sangiovese e Merlot provenienti da argille plioceniche e tufo sabbioso. La vinificazione avviene in tonneaux aperti con 20 giorni di macerazione carbonica, seguita da un passaggio in barrique di secondo e terzo utilizzo: una scelta che regala concentrazione, spezia sottile e un sorso avvolgente. Infine, l’N Rosé Toscana IGT, da sole uve Sangiovese coltivate su marne, argille e arenarie, nasce da un breve contatto con le bucce in vasche di cemento termocontrollate e sosta a lungo sulle fecce fini. Con i suoi profumi di melagrana, agrumi e la sua spiccata vena sapida, è l’abbinamento ideale per i pinzimoni e le preparazioni estive dello chef.

Il giovane talento di Chef Federico Viti

Al centro dell’esperienza gastronomica di One Belvedere c’è QB Cucina, il ristorante vegetariano di alta classe della tenuta. Qui la cucina green e sostenibile non è una rinuncia, ma una continua ed entusiasmante scoperta, mossa da una carica creativa che trova il suo fulcro nello Chef Federico Viti.

Federico porta in cucina la forza e la freschezza della sua giovane età, abbinata a un percorso personale fatto di grande disciplina, rispetto per la materia prima e un’attenzione gentile che si riflette in ogni dettaglio dell’impiattamento. Il suo è un approccio attento e consapevole. Lavora a stretto contatto con gli orti della tenuta e con piccoli produttori locali selezionati, seguendo rigorosamente il ritmo delle stagioni e praticando una sostenibilità reale, incentrata sul recupero intelligente di ogni ingrediente, comprese le parti comunemente considerate “scarti”.

La magia senza sacrificio

Per me, sedermi da QB Cucina ha rappresentato una svolta. Per la prima volta, mangiare vegetariano non è stato un compromesso o una rinuncia al gusto, ma un’esperienza sensoriale piena, dove l’olio diventa il filo conduttore di ogni portata. La ricerca, il rigore e la sensibilità con cui lo chef costruisce gli equilibri dei sapori raggiungono vette di qualità tale da trasformare ogni portata in una vera coccola per il gusto. È un’immersione visiva e gustativa totale, dove consistenze inaspettate, estrazioni profonde e sfumature terrose dimostrano come l’alta gastronomia vegetale possa essere immensamente appagante, gratificante e capace di parlare al cuore di tutti.

Accanto ai vini, l’altra grande produzione di valore di One Belvedere è l’olio extravergine d’oliva. Passeggiare tra gli uliveti della tenuta fa comprendere come questo luogo sia un vero e proprio paradiso rurale, dove il paesaggio toscano si riflette con forza anche nella raffinatezza della tavola. La tenuta firma due etichette d’eccellenza che esaltano questa visione. Alya, Chianti Classico DOP, nasce dalle cultivar tradizionali Frantoio, Pendolino e Moraiolo raccolte dagli ulivi più antichi della tenuta: un olio dalla bassissima acidità, elegante, balsamico e di straordinaria armonia. Amaya esprime invece l’energia delle piante più giovani delle stesse varietà, con una raccolta precoce e un’estrazione a freddo che regalano un profilo fruttato verde, intenso, con note erbacee e una graffiante carica polifenolica. Due gocce di questo olio sui piatti dello Chef bastano a sollevare i sapori della terra, trasformando l’esperienza del pranzo in una vera coccola per il palato.

Benessere olistico e consapevolezza

Il viaggio a One Belvedere prosegue nell’area benessere, un’oasi intima riservata alla cura di sé. Tra i trattamenti della S.P.A. e il silenzio della campagna, un momento di profonda riconnessione è guidato da Laura, che accompagna gli ospiti in speciali sessioni di meditazione e pratiche di benessere consapevole. Sotto la sua guida, ritrovare la calma interiore diventa un passaggio naturale, amplificato dalla bellezza del paesaggio circostante.

Durante una di queste sessioni abbiamo vissuto un piccolo rituale. Un foglietto che girava di mano in mano da una donna all’altra, sul quale ciascuna annotava pensieri e impressioni sulla persona al proprio fianco. Alla fine del giro, ci siamo ritrovate tra le mani una vera e propria fotografia dell’energia che riusciamo a trasmettere agli altri ancora prima di conoscerci davvero. Un ritratto intuitivo e profondo: il mio lo custodisco ancora oggi gelosamente. A coronare questo ecosistema sono i sentieri boschivi, i rigogliosi frutteti e gli uliveti che circondano la struttura, regalando scorci di toscanità autentica e senza tempo.

Un tocco di magia e il legame ancestrale con la Terra

A coronare l’incontro di chiusura c’è stata anche una piccola, inaspettata sorpresa: la presenza di una cartomante che ha letto le carte a chiunque di noi desiderasse mettersi in gioco. Un momento vissuto con leggerezza e spirito d’augurio, in cui ho percepito un sottile ma profondo collegamento ancestrale con le donne di un tempo, quelle che con la natura e con i cicli della terra hanno sempre custodito un legame intimo e quasi magico. La bellezza autentica fa proprio questo effetto: amplifica i sensi, invita alla meraviglia e ricorda che giocare fa bene al cuore, perché mantiene l’anima giovane e curiosa.

Women in Wine Belvedere Tuscany

Siamo giunti così all’anima più vibrante di questi appuntamenti mensili: il format Women in Wine Belvedere Tuscany. Un sabato al mese, la tenuta apre le sue porte a un’umanità varia, intensa e straordinaria. Donne di ogni età – amiche, sorelle, mamme e figlie, produttrici, donne del vino ed esperte di molteplici settori – si ritrovano per celebrare le connessioni nate durante l’anno.

La giornata si apre solitamente intorno alle 11:00 con uno spazio dedicato al benessere e alla connessione con sé stesse, un momento prezioso per rallentare, respirare e vivere l’atmosfera con piena presenza. A seguire, alle 13:00, l’appuntamento si sposta nello spazio di QB Cucina per il pranzo conviviale.

C’è un rito dolcissimo che accompagna questi incontri: come da tradizione, ciascuna ospite porta con sé una bottiglia speciale – un vino che ama, una propria produzione o un’etichetta legata a un ricordo del cuore – da stappare e condividere insieme.

E poi c’è quel dettaglio meraviglioso che racchiude tutto il senso di questa comunità: quel bollino adesivo rotondo di colore rosa con la scritta “Women in Wine • One Belvedere Tuscany” e l’illustrazione di due donne che brindano. Su quell’adesivo si scrive a mano il proprio nome – nel mio caso semplicemente BENEDETTA – e lo si applica sul petto. In quel preciso istante cadono le sovrastrutture, i ruoli e le formalità: ci si chiama per nome, ci si guarda negli occhi e si vive un’autentica sorellanza.

 

Un’alchimia fra donne verso nuove scoperte

Lasciare One Belvedere con l’adesivo rosa sul vestito, il ricordo dei vini condivisi, i sapori di Federico e il profumo della campagna è un regalo prezioso. Raccontare One Belvedere Tuscany, in particolare la dimensione di Women in Wine, significa prima di tutto abbattere gli stereotipi che per troppo tempo hanno ingabbiato la narrazione del cibo, dell’accoglienza e del vino.
Esperienze come questa dimostrano che è possibile superare le barriere culturali e generazionali, mettendo in dialogo costante professionalità e sensibilità differenti: dalla viticoltura rigenerativa all’alta cucina vegetariana, dal benessere olistico alla condivisione attorno a un tavolo. Ma il vero valore aggiunto risiede nel gioco, nella complicità leggera e profonda che si crea tra noi donne. Ritrovo qui lo stesso spirito autentico e vibrante che anima l’associazione delle Donne del Vino – a cui molte delle presenti, me compresa, appartengono con orgoglio: una rete viva fatta di sostegno reciproco, visione e voglia di fare cultura senza sovrastrutture.

Quando si vivono giornate così, si esce con una carica interiore dirompente, completamente rigenerate e con il desiderio ardente di tuffarsi subito nella prossima avventura. È esattamente ciò che è successo a me! Appena salutata la compagnia di Women in Wine, mi sono rimessa in viaggio diretta a tutta birra (o sarebbe meglio dire a tutto vino?!) verso la Mausolea a Soci, pronta per un’inedita masterclass sul Vin Santo… Ma questa è un’altra storia, ed è già il materiale per il mio prossimo articolo!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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