Casa Mia
20 Ott 2025
Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino

Casa Mia

 

Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita. J.Kerouac

In un’epoca in cui viaggiare è prerogativa di molti, credo ancora che le vie più autentiche siano quelle che non compaiono su nessuna mappa. Non servono aerei, né valigie. Servono solo silenzio e coraggio. Lo capii il giorno in cui, dopo anni di spostamenti, mi ritrovai immobile, seduto sul pavimento spoglio del mio piccolo appartamento. Tutto ciò che avevo raccolto nel mondo, foto, ricordi, lingue diverse, sembrava svanire davanti a una domanda semplice:

Chi sono io quando nessuno mi guarda?

Fu allora che iniziai un altro tipo di viaggio.

Ogni mattina, invece di pianificare una nuova partenza, mi sedevo. Chiudevo gli occhi. Ascoltavo. All’inizio sentivo solo rumore: voci del passato, giudizi, aspettative. Poi, piano piano, arrivarono spazi. Paesaggi interiori che non avevo mai esplorato. Deserti di solitudine, oceani di pace, montagne di dolore antico. Il punto zero. Ossia il limite da cui può trarre origine un fenomeno nuovo. Il punto di partenza ideale per un cambiamento, per un rinnovato ciclo e una fase inedita. La necessità di gettare le basi per un mutamento interiore, consapevole della strada volta a salvaguardare i modi di sentire e fare che rischiano di scomparire nelle condizioni attuali.

In principio fu un segno. Non una parola, non un grido, non un gesto eclatante. Solo un segno tracciato con dita tremanti all’alba del primo giorno.

Quella volta non fu per caso. Roma non è mai casuale. Ti porta dove devi essere prima ancora che tu lo sappia.

Casa MiaEra un giorno di quelli in cui il cielo ha il colore della terracotta e l’aria sa di uva appena schiacciata. Il Vinificio a Testaccio Roma, era un luogo pieno di chiacchiere sussurrate, luci calde e bottiglie che sembravano raccontare novelle dai bordi verdi e ambrati. Non una semplice enoteca, non un ristorante, ma un punto di partenza. Un posto dove il vino non è il protagonista assoluto, ma un compagno di viaggio, capace di raccontare storie, sapori, inizi. Ogni etichetta qui presente è frutto di una scelta. Piccoli produttori che credono nella terra. Vini nati da intuizioni coraggiose. Bollicine che parlano dialetti diversi. Ogni bottiglia è qui perché ha fatto un viaggio e perché ha incontrato qualcuno capace di ascoltarla.

Ci sono viaggi che iniziano per caso. E poi ci sono quelli che, anche se sembrano fortuiti, in realtà sono destinati a compiersi. Al Vinificio di Testaccio, ogni bottiglia, ogni piatto, ogni incontro racconta proprio questo tipo di viaggio: quelli che sembrano incroci fortuiti, ma che, col senno di poi, si scoprono essere principio. Questa è la storia di uno di quei viaggi. Non di un cammino, ma di incontro.

 

Casa MiaQuel giorno quando entrammo Alessandro  stava dietro al bancone, intento a far roteare un bicchiere da degustazione come fosse una bussola. Non aveva la faccia del sommelier patinato. Aveva piuttosto l’aria di uno che ascolta il vino più che spiegarlo. Uno che sa quando versare e quando parlare; anche quel giorno il vino, ancora una volta, parlò per lui: Vinicio, Uve 100% Merlot.

C’è una storia, dietro ogni vino. Ma alcuni vini nascono già per raccontare una storia. Vinicio è uno quelli. È una private label prodotta ad hoc per il locale da in collaborazione con @super_naturale. Un nome che è tutto un programma. Perché Vinicio non è solo un’etichetta: è il ritratto liquido di un legame, di un viaggio, e di una scelta non casuale. Vinicio è un rosso che sorprende. Vinificato in modo naturale, senza chiarifiche né filtrazioni, con un uso minimo di solforosa. Il vino affina in vasche di cemento grezzo, conservando tutta la sua vitalità e la sua espressione territoriale. Al naso, è un’esplosione di frutti rossi maturi, ciliegia, prugna, piccoli frutti di bosco, accompagnati da una nota erbacea sottile, quasi balsamica, che ricorda la macchia mediterranea.
In bocca, è succoso, pieno, ma mai pesante. Il tannino è presente, ma educato. Il sorso è agile, profondo, persistente. È un vino che vuole il cibo, che non si prende troppo sul serio, ma che non si dimentica.

Casa MiaL’etichetta di Vinicio è essenziale, ma eloquente. Un disegno a mano libera, quasi un autoritratto immaginario, che racconta un’anima in viaggio. Un volto, un bicchiere,  una linea sottile che collega Roma a Bordeaux, come un filo rosso di vino. Un’etichetta che non vuole piacere a tutti, ma che conquista chi sa leggere tra le righe e tra i sorsi.

Uscimmo dall’enoteca e scoprii che il viaggio più lungo era quello verso di me. E che ogni passo fatto dentro, per quanto faticoso, mi riportava più vicino a una verità che avevo sempre cercato altrove. Il tempo si ferma e si accartoccia su sé stesso come un collage. Entri pensando di fare un breve visita e quando esci, ti accorgi che sono passate 5 ore o forse cinque anni. È un buco nero che divora cronologia e logica, lasciando solo la pura energia della creazione. Non è uno spazio ma estensione del proprio cervello. Ogni oggetto, ogni macchia di colore, ogni angolo polveroso è un neurone del pensiero visivo. È un luogo che si abita, come si abita il proprio corpo, con la stessa immediatezza e necessità biologica.

Ora, quando la gente mi chiede quale sia Casa Mia, quale vuole essere il posto più bello che abbia mai visitato, sorrido. Non è una città, né un’isola. È uno spazio nascosto tra il cuore e la mente, dove finalmente ho imparato ad abitare.

 

LA PROPOSTA DELL’ENOTECA

L’enoteca alla mescita propone Bollicine Italiane e Francesi, Vino Bianco Italiano e Francese, Rosso Italiano Laziale. Tutti i prodotti disponibili al bicchiere sono tendenzialmente Vini naturali. In esclusiva troviamo le due private label: Vinicio Rosso e Vinicio Bianco.

 

Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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