Divino
16 Feb 2026
BlendNews

Divino

 

Dipingere gli uomini nella sincerità della loro natura e delle loro abitudini, nei loro lavori, con la loro fisionomia attuale, soprattutto senza posa; sorprendendoli, nell’intimo delle loro coscienze, non per il semplice piacere di schernire, ma come scopo di educazione generale e a titolo di avvertimento estetico: questo pare ai miei occhi il vero punto di partenza dell’arte moderna. J.Proudhon

Se questa frase può essere considerata una delle radici dell’arte moderna, allora il vino, nella sua forma più autentica, ne è da sempre una delle espressioni più sincere. Queste parole sembrano parlare di pittura, eppure potrebbero descrivere, con la stessa precisione, il gesto antico e quotidiano di chi fa vino. Perché anche il vino, quando è vero, è un ritratto. Non idealizza, non compiace: racconta.

DivinoDivino, manifestazione enologica giunta alla sua quarta edizione, nasce da questa necessità profonda di sincerità. Il 7 e l’8 febbraio, nella cornice sospesa nel tempo di Villa Piccolomini, a Roma, il vino diventa racconto umano prima ancora che prodotto. Un racconto fatto di volti segnati dal lavoro, di mani che conoscono la terra, di abitudini ripetute anno dopo anno, fino a diventare identità. Ogni calice versato è una sorpresa dell’intimo. Dentro c’è il silenzio delle vigne all’alba, la fatica delle stagioni avverse, l’attesa, il dubbio, la scelta. Non c’è posa, non c’è artificio: c’è la fisionomia attuale di chi quel vino lo ha pensato, difeso, talvolta sofferto. Bere diventa allora un atto di ascolto, un modo per avvicinarsi alla coscienza di un altro essere umano. Qui il vino non cerca il semplice piacere dello stupire. Non ammicca, non schernisce. Educa. Avverte. Invita a una degustazione che è anche esercizio di attenzione, di rispetto, di responsabilità estetica. Perché riconoscere un vino sincero significa riconoscere il valore del tempo, del limite, dell’imperfezione.

Villa Piccolomini accoglie questa narrazione come un grande teatro naturale. Tra architetture storiche e affacci romani, il passato dialoga con il presente, e il vino diventa ponte: tra memoria e visione, tra tradizione e gesto contemporaneo. In questo spazio, Divino si trasforma in esperienza, non in vetrina. La quarta edizione conferma così l’anima della manifestazione: un luogo in cui il vino è cultura viva, linguaggio sensibile, forma di conoscenza. Un invito a rallentare, ad ascoltare, a riconoscere nell’altro, produttore, territorio, annata, una storia che merita attenzione. Perché forse, oggi più che mai, anche nel vino il vero punto di partenza della modernità è la sincerità. E Divino continua a cercarla, calice dopo calice.

Questi gli assaggi dove ho ritrovato quello che cercavo partendo dall’assunto di Proudhon:

DivinoAntiCelebration Rosè Coppacchioli Metodo Classico Brut Nature 2018 affinamento sui lieviti 38 mesi uve Pinot Nero 100%. Uno spumante in cui la tecnica e la sincerità del vitigno si incontrano per regalare un’esperienza sensoriale di grande personalità. Nel calice si apre con una veste nitida e brillante, dove la texture setosa delle bollicine racconta subito la disciplina del Metodo Classico: finissima e prolungata, cattura lo sguardo e predispone l’attesa ad un sorso intenso e definito.

Azienda Agricola Castel de Paolis Donna Adriana 2022. Un bianco elegante ma non esile, capace di coniugare la ricchezza aromatica di uve come il Viognier con la freschezza e la tensione della Malvasia e, a volte, Sauvignon, in un equilibrio avvolgente e dinamico. Il risultato è un vino che parla di territorio e artigianalità, con un carattere ben scolpito ma mai aggressivo.

DivinoCantina Solis Terrae Bellone Roma DOC 2023. Un vino bianco che incarna l’anima del territorio laziale. Più che un semplice vino, questo Bellone 2023, atipico, invita alla contemplazione: è ampio ma elegante, fragrante ma equilibrato; un vero ritratto del Lazio vitivinicolo, autentico e sincero come il sole e la terra che gli danno nome. @cantinasolisterrae

Cantine del Maresciallo Lucia Est Falanghina del Sannio Taburno 2024. Un prodotto capace di trasmettere nel sorso l’autenticità del suo territorio: sincero, fragrante e dinamico, con un profilo aromatico che cattura e una freschezza che invita alla condivisione. Colore giallo paglierino, segno della varietà Falanghina nella sua versione più diretta e onesta del Sannio Taburno, espressione di terreni collinari e di un clima mediterraneo che conferisce equilibrio e spinta aromatica.

Terre D’Aquesia Rosarotondo 2024. Un Rosato che esprime con freschezza e carattere l’anima del Sangiovese nel Lazio. È un vino che non vuole passare inosservato: pur restando elegante e immediato, mostra carattere e personalità, risultato di vigne curate con attenzione e di una vinificazione attenta in acciaio. È un vino che racconta sia il vitigno (Sangiovese in purezza) sia il territorio di confine tra Lazio, Toscana e Umbria, con un profilo fresco e conviviale ma dotato di identità.

DivinoBrunello di Montalcino Baricci Montosoli 2021. Un vino che parla con voce profonda e carattere, espressione autentica di uno dei siti più celebri e vocati della denominazione. I Vignaioli di Montalcino, con questa bottiglia hanno trasmesso grande equilibrio tra materia e finezza, grande capacità evolutiva e forte senso del luogo. È un vino che può dare soddisfazioni per molti anni in cantina, rivelando con il tempo complessità ulteriori e armonie più ricche. https://www.baricci.it/

Azienda Agricola Le Grazie Don Ciccio. Prodotto che racconta un territorio e una storia personale attraverso il calice. Don Ciccio, le cui bottiglie sono numerate rigorosamente a mano (ho assaggiato la 153 su 600 complessive), parla di leggerezza e autenticità, è espressione sincera di una viticoltura fatta con passione, rispetto per la natura e cura delle varietà autoctone del Cilento. @azienda.legrazie

Azienda Agricola Masca del Tacco Primitivo di Manduria Piano Chiuso Riserva. È un vino che coniuga potenza e finezza, con un profilo aromatico ricco e un sorso intenso ma equilibrato, che racconta con chiarezza il calore del Sud e la nobiltà del vitigno. Questo Primitivo Riserva è espressione di un terroir solare e caloroso, ma anche di una vinificazione attenta: la macerazione prolungata e l’affinamento in legno contribuiscono a dare al vino profondità, equilibrio e una trama tannica elegante, senza mai tradire la potenza insita nel vitigno.

Château Haut-Mongeat Cuvée Speciale L’ Âme Sœur 2017. Un Bordeaux 100% Merlot che unisce equilibrio, carattere e lo stile classico di una delle zone più nobili della regione dei Graves. Un vino rosso di carattere e finezza, capace di esprimere con naturalezza i frutti maturi dell’annata e l’eleganza tipica dei territoti a sud di Saint-Émilion, con tannini ben integrati e una piacevole persistenza gustativa. Una bottiglia che racconta il territorio e il lavoro del vignaiolo, con un potenziale di evoluzione ancora interessante nel tempo. https://www.chateauhautmongeat.com/

Divino non è stata solo una manifestazione enologica: è stato invito a immergersi nell’anima del vino, a scoprire storie, territori e uomini che si celano dietro ogni etichetta. Tra i calici di Villa Piccolomini, ho trovato non solo profumi e sapori, ma il riflesso della passione e della dedizione dei vignaioli, quell’onestà e quell’intimità che trasformano ogni sorso in un’esperienza viva e sincera. Uscendo tra le sale illuminate di Roma, resta la sensazione che l’arte del vino, come ogni grande arte, nasca dall’osservazione attenta del reale: dall’incontro autentico con la natura, con l’uomo e con ciò che rende ogni gesto creativo unico.

Divino 2026 lascia così più di un ricordo: lascia la consapevolezza che degustare significa comprendere, e comprendere significa avvicinarsi, con rispetto e meraviglia, alla vera essenza di ciò che beviamo.

 

Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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