Pugni chiusi
La letteratura di viaggio nasce come un’esigenza di lasciare traccia dei propri spostamenti e raccontare ciò che si è visto. D’altronde, il bisogno di narrare è una delle peculiarità che più contraddistinguono l’uomo; così come la necessità di creare una guida, un canovaccio e mappe rudimentali da seguire per fare fronte agli ostacoli, da consegnare non solo al viaggiatore del domani ma anche a colui che non viaggio, divenendo l’unico modo per fare un’esperienza altrimenti inimmaginabile.
Io sono tutta presa dalla curiosità per questo futuro incerto, dalla sensazione di essere ormai libera dagli ostacoli degli uomini; tutta presa dalla gioia di sentire che ciascun giorno, d’ora in poi, sarà nuovo, e che nessuno di essi sarà uguale all’altro; tutta presa dalla decisione di osservare, d’ora in poi, una sola regola: quella di camminare diritto davanti a me scriveva l’esploratrice Ella Maillart, nel suo viaggio in Cina e Asia Centrale.
Avevo lasciato tutto. Non cercavo nulla, se non il silenzio. Ma partii con i Pugni Chiusi, pieni di rabbia. Non sapevo nemmeno dove stessi andando. Solo che dovevo muovermi. Scelsi il viaggio più lontano, camminavo tutto il giorno, chiuso nei miei pensieri come in un giubbotto troppo stretto. Ogni passo sembrava inutile, ogni panorama troppo bello per il mio stato d’animo. Finché, un giorno, incontrai me stesso: seduto su una panchina, occhi aperti e mani segnate.
Cammini come se stessi scappando mi dissi.
Forse è così
E con le mani così strette, cosa pensi di trattenere?
Non seppi rispondermi.
Quella notte, dormii sotto un cielo di stelle, in un campo di ulivi. Per la prima volta da settimane, aprii le mani. Nulla cadde. Nulla si ruppe. Solo il vento, che mi accarezzò le dita. Il giorno dopo iniziai a tornare. Non perché avessi trovato risposte, ma perché avevo lasciato andare le domande. Quel viaggio, cominciato a Pugni Chiusi, finì con le mani aperte, in un angolo autentico di Roma, lontano dai circuiti più battuti e turistici, dove esiste un luogo capace di trasformare ogni sosta in un piccolo viaggio dell’anima: Il Bistrot Bancovino. Un’enoteca dall’anima contemporanea e dal design essenziale, dove tra scaffali di bottiglie selezionate con cura e profumi che raccontano storie di terre lontane, il tempo sembra rallentare. Ogni vino ha il sapore di un racconto, ogni assaggio è una tappa di un percorso sensoriale che attraversa vigne, tradizioni e passioni. Qui Andrea seleziona personalmente tutti i vini proposti. Un luogo che è una terapia del corpo e dell’anima. Un viaggio per scoprire sé stessi in un ambiente puro e semplice, percorrendo spazi sconfinati di selezione vini, ma con tutte le attenzioni per rendere questa esperienza unica e indimenticabile.
Lontano dal semplice concetto di degustazione, il Bistrot e il suo Oste propongono un’esperienza: quella di lasciarsi condurre dal palato verso scoperte intime, dove il calice diventa compagno di riflessione e il vino, mediatore silenzioso di emozioni. Entrare è come mettere piede in una terra sconosciuta, ma stranamente familiare. Si viene accolti con un sorriso sincero, di quelli che ti fanno sentire a casa pur sapendo di essere in un luogo speciale. Il legno caldo degli arredi, la luce soffusa, le bottiglie disposte come libri di una biblioteca segreta: ogni dettaglio invita a fermarsi, respirare, e partire.
Le parole scivolano leggere tra i tavoli: si parla di vitigni, ma anche di viaggi, di luoghi visitati, di sogni ancora nel cassetto. La serata si trasforma in un pellegrinaggio intimo, guidato dai sensi, dove ci si perde e ci si ritrova un sorso alla volta. Lungo il viaggio, il cammino si fa più vivace e imprevedibile quando nel calice arriva il Pét-Nat Grizzling Brut Nature di Yann Durrmann, uve 100% Riesling (Alsazia), fermentazione spontanea con lieviti indigeni dopo una lunga e lenta pressatura di 6 ore. È un vino che non si lascia incasellare facilmente, come quei viaggiatori instancabili che seguono rotte non segnate sulle mappe. Alla vista, appare torbido, vivo, con una spuma leggera che annuncia fermenti ancora in movimento, come pensieri che cercano la loro direzione.
Appena lo si avvicina al naso, esplode un bouquet fresco e inaspettato: agrumi maturi, fiori bianchi, un accenno di lievito e una mineralità tagliente, quasi selvatica. È come una passeggiata tra i filari dell’Alsazia, sotto un cielo ancora incerto tra sole e nuvole, con la terra umida sotto i piedi e il profumo dell’erba selvatica nell’aria.
In bocca è puro dinamismo: secco, affilato, con una bollicina sottile ma persistente che accarezza il palato. Il residuo zuccherino è assente, e proprio in questa nudità il vino mostra tutta la sua verità. Il Grizzling, così chiamato da Durrmann per fondere ironicamente “Riesling” e la sua visione punk del vino, non si concede a compromessi. Ma chi è disposto ad ascoltarlo senza pregiudizi scopre un’anima luminosa, sincera, profonda. Un pét-nat che viene raccontato come si racconta un aneddoto da viaggio: con passione, con stupore, con un sorriso. Perché, in fondo, il viaggio più bello è quello che non avevamo programmato. E il Grizzling di Durrmann, con la sua anima ribelle e la sua autenticità disarmante, ne è la prova nel calice.
Alla fine, uscire da questo luogo, è come iniziare a viaggiare a Pugni Chiusi e concludere il cammino a mani aperte. È un po’ come tornare da un esplorato: porti con te qualcosa che non avevi quando sei entrato. Non solo il gusto persistente di un viaggio unico, ma la consapevolezza che, anche nel cuore di Roma, esiste un luogo dove l’anima può ancora fermarsi, ascoltarsi, e semplicemente brindare alla bellezza del cammino.
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA
Il Bistrot alla mescita propone Bollicine Italiane e Francesi, Vino Bianco Italiano e Francese, Rosso Italiano Laziale. Tutti i prodotti disponibili al bicchiere sono tendenzialmente Vini naturali.
Marco Sargentini
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Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino