Sacrificio
12 Gen 2026
Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino

Sacrificio

 

Ciò che accade ogni giorno e ciò che ritorna ogni giorno: il banale, il quotidiano, l’ovvio, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, il consueto. Come possiamo spiegarlo, come possiamo metterlo in discussione, come possiamo descriverlo?. G. Perec

SacrificioCi sono momenti nella vita in cui vorrei essere più adatto con le parole. Momenti in cui dovremmo essere più bravi, più intelligenti, più riposati, più belli…ma si sa che nella vita le cose accadono all’improvviso e c’è bisogno semplicemente di esserci e di esserci con le persone giuste. Il tempo ha questa strana capacità di sfidarci. Non si ferma, non ci aspetta, non ci concede la possibilità di presentarci nella nostra versione ideale. Ci travolge con il suo scandire, e noi restiamo lì, a volte impreparati, a volte disarmati.

Fermati attimo, sei bello! esclamava il Faust di Goethe per indicare quella voglia, irrefrenabile, irreprensibile di fermare i momenti felici, quelli che abbiamo atteso e sognato, quelli che ci piacciono, quei momenti che vorremmo non finissero mai e invece vengono trascinati dal flusso inesorabile del tempo che li porta chissà dove lasciandoci solo il ricordo che abbiamo di loro. Uno scorrere unidirezionale rispetto al quale non abbiamo nessun potere e che ci rivela tutta la nostra limitatezza.

Non la pensava così Sant’Agostino per il quale invece il tempo non scorre perché noi siamo sempre legati al presente e mai al passato che viviamo come ricordo e mai al futuro che viviamo come progettualità. È il nostro animo a misurare il tempo. Ognuno di noi ha il proprio orologio interiore. La nostra percezione di una durata non dipende solo dall’unità di misura usata dal cervello per stimare il tempo passato. È decisiva anche la misura dell’attenzione che prestiamo a un certo evento. Se la coscienza si occupa nello stesso tempo anche di altre cose noi sottostimiamo il tempo trascorso; se invece siamo del tutto presenti i secondi si dilatano, Stefan Klei

SacrificioEppure, a pensarci bene, è proprio questo che rende il tempo così profondamente umano: l’imprevedibilità. Ci mostra che non esiste un momento perfetto, che non esiste la condizione ideale per essere all’altezza della vita. Ci sono solo attimi che accadono all’improvviso, e in quei frammenti ciò che realmente conta non è essere impeccabili, ma esserci.

Il tempo non premia la perfezione, premia la presenza. Premia quei gesti semplici ma autentici, una parola detta con esitazione, uno sguardo che colma silenzi, una vicinanza offerta anche quando ci sentiamo fragili.

E, forse, la lezione più preziosa che il tempo ci regala è proprio questa: che nella vita c’è bisogno semplicemente di esserci e di esserci con le persone giuste.

Roma Nord, Monte Mario Vecchia, una piazzetta che fino a pochi anni fa non era indicata nelle mappe. Appariva solo a chi aveva ancora l’orecchio per ascoltare le storie, quelle che non si leggono sulle etichette ma che sopravvivono tra le fibre del legno, tra le venature delle botti dimenticate. Il vicolo inizia con un arco consumato e procede in leggera discesa, impregnato di un profumo che ricorda la pioggia d’autunno in piena estate. Alla fine della strada, tra antiche serrande di un mercato rionale e un portone scolorito, c’è una bottega che sembra sospesa tra epoche diverse, come un segreto tramandato tra gourmand e viandanti, eppure, chi la oltrepassa viene accolto da un calore che non appartiene né al presente né al passato: La Drogheria Alesse.

SacrificioLa porta, cigolante come un vecchio torchio, si apre su un mondo che non appartiene più al tempo. Gli scaffali sono un mosaico di colori: sacchi di legumi come pietre preziose, barattoli di spezie che brillano come polvere d’oro, tè profumati che sembrano raccontare mondi perduti. Ma è il profumo del vino a conquistare chi entra: un aroma che cambia con le stagioni, come se la Drogheria respirasse insieme alle vigne del mondo.  Ma ciò che rende speciale questo luogo non sono gli oggetti: sono le storie. Si dice che, tra i suoi muri, il vino parli. Non il vino in bottiglia, no: il vino dei racconti, quello che il tempo ha provato a cancellare, ma che qualcuno ha deciso di conservare come si fa con le cose più preziose. Ogni sera, all’ora in cui le cucine di Roma iniziano a sussurrare, Paolo il titolare della Drogheria, colui che sa distinguere un Metodo Classico da uno Metodo Martinotti solo dal suono del tappo, appare dal retro con una piccola cassa di legno. Dentro, bottiglie che non si trovano più, raccolte nei decenni come reliquie gastronomiche.

Tra queste Trento DOC Madonna Delle Vittorie. Uno spumante che racconta una storia di tempo lento, di Sacrificio quotidiano e di un territorio che non concede nulla senza impegno. Un vino che non nasce semplicemente in cantina, ma prende forma molto prima, nel silenzio dei filari, nel freddo che punge le mani e nella pazienza di chi sa aspettare.

Siamo ad Arco, all’estremo nord del Garda trentino, dove il lago mitiga le temperature ma la montagna impone il suo ritmo severo. Qui la viticoltura non è mai stata facile. I pendii richiedono lavoro manuale, le rese sono contenute, ogni scelta agronomica pesa sul risultato finale. Eppure, è proprio in questa fatica che nasce l’identità del vino.

Il tempo è il primo grande protagonista. Tempo che scorre tra una vendemmia e l’altra, tempo che matura le uve Chardonnay e Pinot Nero, tempo che affina il vino sui lieviti secondo il Metodo Classico, senza scorciatoie. Le lunghe soste in bottiglia non sono un vezzo stilistico, ma una necessità: servono a dare profondità, complessità, quella trama fine di bollicine che accarezza il palato senza mai aggredirlo.

Il sacrificio, invece, è quello umano. È nella vendemmia spesso anticipata per preservare acidità e freschezza, nella selezione dei grappoli, nella rinuncia alla quantità a favore della qualità. È una scelta agricola e culturale: produrre meno, ma produrre meglio. In questo senso Madonna delle Vittorie non è solo una cantina, ma una filosofia produttiva che guarda alla sostenibilità e al rispetto del ciclo naturale.

Nel calice, il Trento DOC Madonna delle Vittorie si esprime con eleganza misurata. Profumi di mela matura, agrumi, crosta di pane e leggere note di nocciola raccontano l’affinamento sui lieviti. Al sorso è verticale, teso, con una freschezza che richiama il clima alpino e una sapidità che sembra portare con sé l’eco del lago. Non cerca l’opulenza, ma equilibrio.

Il Trento DOC Madonna delle Vittorie non urla mai. Parla sottovoce, come fanno le cose autentiche. Racconta che il tempo non è un nemico da battere, ma un alleato da rispettare. E che il Sacrificio, quando è guidato dalla passione, può trasformarsi in bellezza liquida.

Mentre il nostro bicchiere si svuota, tra un assaggio e l’altro, Paolo racconta di vigneti scomparsi, di vendemmiatori che cantavano sotto cieli che oggi non ricordiamo più, di amori nati tra filari di uva matura e finiti davanti ad un fuoco ardente, di temporali che profumava di mosto. Ogni parola sembra riempire il locale di una luce liquida, come se il tempo stesso stesse assaggiando quei ricordi.

Ascoltando in silenzio, chiudendo gli occhi e tenendo il calice tra le mani come un talismano, abbiamo la totale consapevolezza che, fuori da quelle mura, il tempo corra troppo veloce. Ma qui, alla Drogheria Alesse, accade sempre qualcosa di prodigioso: il tempo rallenta, si aggroviglia, si dimenticava di andare avanti.

Quella sera, mentre la luna sembrava essersi posata sui tetti, Paolo disse:

Le storie del vino non si perdono davvero. Si spostano. Cercano chi vuole ascoltarle.

Poi ci guardò, come si guarda un portone che si chiude che però resta sempre socchiuso.

Da quel momento, chiunque di noi entrerà nuovamente nella Drogheria Alesse avvertirà la stessa sensazione: come se stesse partecipando a un rito antico, un luogo in cui i racconti non sono solo narrati, ma respirati. Un posto dove il tempo non passa: si lasciava degustare. Un tempo che scorre, come un Sacrificio. Ma quando siamo accanto alle persone giuste, si ferma. Diventa spazio. Diventa casa. Diventa vita vissuta davvero.

 

LA PROPOSTA DELL’ENOTECA

Alla mescita presenti 14 prodotti: Francesi (Champagne e Cremant) e Italiani (Trento DOC, Franciacorta e Prosecco). Vini fermi Italiani Bianchi, Rossi e Rosati.

 

Marco Sargentini – Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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