Sole spento
Quello che mi interessava era lo sfinimento. Cominciare ad urlare in modo così inteso che la mia voce si esaurisse e il suono si attenuasse fino a perderla completamente. È un’esperienza diretta, impossibile da replicare. Nel senso che urlo una volta e per una settimana non riesco a parlare. Ovviamente questo urlo è impossibile da replicare. Unico. Consumo energia in un lasso di tempo brevissimo. Quello che voglio è catturare la sua immediatezza. niente metafore, è così, qui ed ora.
Ho sempre osservato l’Altro con curiosità, cercando una strada per conoscerlo, per ascoltarlo e per trovare una parte di me con cui riconoscermi e ritrovarmi. Ognuno di noi, a modo suo, cerca di conoscere, ascoltare e trovare un terreno fertile su cui seminare parole, racconti, emozioni che ci rappresentano. Siamo ciò che siamo e non solo. Siamo ciò che apprendiamo, ciò che ascoltiamo e vediamo.
Tutto comincia da un luogo. Non sapremo mai dove, eppure ci restiamo dentro. Fino a quando non ci tirano fuori. Fino a quando non sarà il nostro momento. I luoghi raccontano la nostra storia, allo stesso modo, quelli reali e un po’ mitici, concorrono alla storia dell’io narrante e dei personaggi che li vivono. Quando penso alla scrittura come a uno spazio, non penso a qualcosa tipo: nascondiglio, cunicolo, stanza tutta per sé. Quando rifletto sulla scrittura in termini di luogo, immagino un mondo che ancora non esiste. Una storia dopotutto è un mondo (im)possibile. Tutto quello che scriviamo non esiste. Eppure, tutto quello che scriviamo dà esistenza a chi scrive, a chi legge… perfino la luce dentro un romanzo non esiste, eppure illumina tutto. Il necessario della scrittura è illuminare, fintanto che anche un Sole Spento può prendere luce.
Spesso si dice che la mappa non è il territorio, ma le mappe aiutano a sognare, a immaginare i nostri viaggi, prima ancora di intraprenderli. Poi c’è da percorrere quelle strade, sentire gli odori, assaggiare i vini, ascoltare il vento. Perché senza vento spesso non si è pronti a volare. Se pensiamo a Dostoevskij o a Kafka, vengono alla mente spazi chiusi, stanze soffocanti.
Al massimo qualche angusta viuzza. Altri, invece, respirano solo di vasti spazi aperti, ampie brughiere o praterie. Ce ne sono addirittura di quelli che sanno descrivere con precisione luoghi inesistenti, inventati, assolutamente irreali, prendendo però spunto da luoghi che hanno visitato. Di questo si tratta, in fondo: quando arriverà il nostro momento, immaginare interi mondi e spazi unici e renderli reali mettendo parole su una pagina.
Questo è il caso del Bistrot Turin, luogo nel cuore del capoluogo Piemontese, a pochi passi dai Musei Reali, dove poter assaporare piatti tipici della Regione accompagnati da una grande varietà di vini. Un Sole Spento che si accende tra le luci dei portici. Diciotto chilometri di storia, eleganza e maestosità dove i torinesi passeggiano sbirciando nelle vetrine dei negozi, delle librerie, delle gioiellerie, sedendosi ai tavoli dei caffè e locali che qui si trovano. Entrare al Bistrot Turin è immaginazione che diviene realtà, tradizione, autoctonia, unicità, è la Torino che cercavamo. Amore e passione come valori fondanti, ma anche la volontà di creare un locale caloroso e dall’aria familiare. Un luogo dove poter degustare la tradizione piemontese: Erbaluce di Caluso Terre del Creario Metodo Classico 2020. Uve 100% Erbaluce dai profumi complessi ed evoluti, con note di erbe aromatiche, accompagnate da leggeri sentori di piccola pasticceria, crosta di pane e frutta secca, a cui si abbinano note floreali molto eleganti. Cuvée estremamente versatile dotata di buona sapidità che si contrappone ad una delicata morbidezza; finale con una gradevole nota agrumata. Un vino che è una lunga passeggiata tra profumi e molecole di cui ne identificano, il privilegio della bellezza.
Sole Spento è attimo, è un respiro, è un dare e un ricevere; anche davanti a uno specchio. Mentre guardiamo noi stessi riflessi abbiamo qualcosa da dirci. Di fronte a ciò che non puoi vedere perché invisibile, a ciò che non puoi toccare perché impalpabile e non puoi sentire perché muto, insidioso e mortale, siamo tutti impotenti. Io? Tante volte e altrettante volte ho cercato di ritrovarmi ascoltando i miei incubi notturni, la preoccupazione, l’aggressività. Così mi sono ritrovato in un angolo a riscrivere una nuova storia. Un nuovo racconto ricreatosi dallo spegnimento di una stella, la più luminosa del firmamento. Nella speranza di guardare fuori e vedere una luce.
Se qualcuno ti regalasse una scatola con dentro tutto ciò che hai perso nella vita qual è la prima cosa che andresti a cercare?
A me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero. A.Merini
LA PROPOSTA DELL’ENOTECA
Mescita di circa 10 prodotti: Bollicine (italiane e Francesi). Vini Fermi Bianchi e Rossi, dove Piemonte, tanto Piemonte, Italia ed estero (Francia) sono le proposte giornaliere.
Marco Sargentini
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Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino