Vincent Gallo Blues
Capita a volte di incontrare persone totalmente sconosciute, di cui cominciamo a interessarci al primo sguardo, all’improvviso, prima ancora di dire una parola (Dostoevskij)
Il tempo è passato tanto in fretta, mi sono girato e mi sono ritrovato più vecchio, ma più conscio di quello che è successo, purtroppo, per fortuna, non saprei dire. Spesso la noia viene a tirarmi i piedi, di notte, e nel marasma delle novità, la penna langue, ma scrivo, perché non dovrei? Non ho però più tutto il tempo di una volta.
Ho sempre mal sopportato la retro-mania, fintanto che non mi sono reso conto che, ogni tanto, è necessaria. Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, ed è quella che più facilmente buttiamo via, senza rendercene neanche tanto bene conto. Ci sono delle prove che ci fanno prendere coscienza di come la vita stessa sia una cosa così unica, importante. È un periodo che nei media, in generale, ci sono raramente delle esortazioni ad essere migliori, ma ce ne piuttosto altre ad essere esplicitamente peggiori. Una cosa che mi fa sentire questo periodo molto volgare.
Il fatto di scegliere ed usare un linguaggio, invece che un altro, è legato al desiderio di valorizzare e proteggere le cose che si ritengono importanti. Credo che le cose migliori si salvino così: studiando. Non è una questione di snobismo, piuttosto di preservare qualcosa di sé e della storia comune che si reputa importante, sano. Secondo me è importante occuparsi delle cose grandi, non solo delle cose basse. Oggi c’è un fortissimo stimolo ad essere bassi.
Lo sceneggiatore migliore del mondo è la nostra fantasia, dare delle immagini già fatte mi sembra talvolta riduttivo, rispetto a questo. In quello che scrivo io cerco di mettere moltissime immagini, visioni. È sempre molto difficile fare qualcosa con musica ed immagini. Questa è la civiltà che ha sancito completamente il primato della vista sugli altri sensi, ma trovo infinitamente più discreto l’udito
Arrivare in centro a Roma, alle spalle di Campo de Fiori, è un’immersione di immagini e suoni apparentemente disturbanti per un’anima irrequieta. Un’anima alla quale non è necessario chiedere la propria percezione, perché quell’anima si sente come un Vecchio Blues, come Vincent Gallo Blues. Siamo in Via del Pellegrino, siamo da Vino e Vinili. Qui lo spazio non è vissuto come un mero contenitore ma come un “interlocutore”, Marco e Giovanni “i re della cantina/vampiro della vigna” sono pronti ad accogliere e predisporre per loro stessa natura all’incontro e l’esperienza con il tempo. Nasce un confronto in un ritmo espositivo atemporale, nel quale passato e presente convivono in armonia; una dialettica materica che ne sottende un’altra teorica, fra struttura e sensibilità intellettuale, dove la riflessione sullo spazio fa da contraltare a quella sul tempo. Il loro confronto lascia comprendere che non sono in antitesi né di avere confini tra loro ma che da questo rapporto sono generate potenti suggestioni. Una forma circolare dei componenti che rimanda ad un simbolismo complesso di polivalenze semantiche e semiotiche.
Le note di un giradischi “uso e consumo fai da te” suonano un Vecchio Blues, mentre sorseggiamo un Merlot Colli Orientali Friuli DOC 2020 Vie d’Alt, uve 100% Merlot . Vino dal bel color rubino brillante, dai profumi eleganti e nitidi di frutta e di bosco, dal corpo ben strutturato, caratterizzato da un ottimo equilibrio e da un finale esuberante.
Il vino e la musica stimolano aree diverse del nostro cervello, per cui la loro associazione moltiplica le connessioni e regola una diversa e più ricca percezione dell’essere. Ne esce una degustazione complessa e profonda, che permette di riequilibrare il concetto spazio-tempo, realizzando una dimensione unica e parallela dove gli eventi avrebbero la possibilità di scorrere ordinatamente. Una dimensione temporale dove il tempo non si vede, ma si percepisce.
Tutti viviamo nutrendoci di storie. Vi ricordate la gioia da bambini, quando ci venivano decifrate quelle impronte stampate sulla carta che anni dopo avremmo riconosciuto come lettere e parole? Quello di narrare è un rito che ci portiamo dentro da sempre. Da quando ci siamo riuniti all’interno ad una grotta attorno ad un fuoco per tenere lontano il buio. Ed è quello che cerco di fare io, con i miei racconti. Poco importa che sia per raccontarvi del mito di Crono e della sua reinterpretazione o anche solo di un luogo e del suo di vino che si fa strada in una “foresta”. Il mio desiderio è un altro. È una domanda. Avete voglia, per il tempo di una storia, di sedervi con me attorno al fuoco, e tenere il buio lontano ascoltando le note di un Vecchio Blues? Le note di Vincent Gallo Blues?

LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 10 prodotti in mescita: Bollicine (italiane Metodo Martinotti), Vini Fermi Bianchi e Rossi e alcune proposte di rifermentati naturali.
Marco Sargentini