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In questa sezione le rubriche che fanno parte della nostra storia

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3 Novembre, 2022

Poderi Luigi Einaudi celebra i 125 anni dalla fondazione

Parlare di Poderi Luigi Einaudi rappresenta l’occasione per ricordare la grande storia di una famiglia oltre ad essere l’occasione di parlare dei loro pregiati vini piemontesi. Einaudi è un cognome che tutti noi conosciamo ed evoca il forte legame con che la famiglia ha con la storia della politica – Luigi Einaudi fu infatti il secondo Presidente della Repubblica Italiana, il primo ad essere eletto dal Parlamento italiano, membro dell’Assemblea Costituente del nostro Paese e governatore della Banca d’Italia – con la cultura – uno dei tre figli di Luigi, Giulio, fondò la famosa omonima Casa Editrice – e quello con la musica – Ludovico, nipote di Luigi, è un compositore e pianista di fama mondiale. Dalla nascita ai nostri giorni L’attività agricola nacque grazie all’iniziativa di Luigi che nel 1897 a Dogliani, un piccolo borgo il cui nome oggi è sinonimo della Docg che ha dato lustro al Dolcetto prodotto in questa terra, compra la tenuta di San Giacomo, una villa settecentesca attorniata da vigne ancora oggi residenza privata della famiglia che accoglie lo studio del Presidente, rimasto intatto nel tempo con tutto il suo fascino. Si racconta che Luigi Einaudi non mancò mai una vendemmia, anche nei lunghi anni che trascorse a Roma per onorare tutti gli impegni istituzionali. Dopo di lui, si occupò dell’azienda il secondogenito Roberto, nato proprio a Dogliani, nella Cascina di San Giacomo. Ingegnere meccanico, avviò una promettente carriera nella siderurgia come imprenditore, dedicandosi in parallelo alla sua amata terra con impegno ed energia, fu sempre un riferimento per la famiglia e l’azienda e motore del suo rinnovamento. Alla fine degli anni ‘80 Paola, figlia di Roberto, decise di prendere in gestione i Poderi, testimone poi passato successivamente al figlio, arrivando oggi alla quarta generazione della famiglia rappresentata da Matteo Sardagna Einaudi. A lui spetta il non facile compito di portare avanti il rispetto delle tradizioni di famiglia e, con coraggio e intuizione, dare nuova concretezza al valore di un nome già emblematico nel mondo enologico, seguendo un percorso di acquisizioni dei migliori Cru nei migliori territori, Barolo in primis, con l’obiettivo di valorizzarli il più possibile. I Poderi contano attualmente 150 ettari di proprietà e diverse cascine. L’azienda, che tutt’ora mantiene a Dogliani il suo cuore storico, è cresciuta espandendosi e attraversando le Langhe in diagonale, raggiungendo Neive dopo aver toccato Barolo, Monforte d’Alba e Verduno, affiancando all’attività agricola anche l’ospitalità, con il Relais che rappresenta un’oasi di pace nel cuore del Piemonte avvalorata dalla presenza di una suggestiva piscina a forma di bottiglia bordolese davvero unica ed iconica. 125 anni di storia Proprio quest’anno Poderi Luigi Einaudi celebra il 125° anniversario della fondazione dell’azienda, una ricorrenza importante che viene festeggiata con due vini iconici dell’azienda: Dogliani e Barolo. Il Dogliani per l’occasione è stato reso protagonista insieme al linguaggio della musica: Ludovico Einaudi, cugino di Matteo, ha composto e dedicato a questo vino la sinfonia “Ascolta Dogliani” per rappresentare il viaggio emozionale nella storia dei Poderi e nella loro intima armonia. Le note di Ludovico Einaudi sono racchiuse in un QR Code impresso su tutte le retro-etichette delle bottiglie di Dogliani e Dogliani Superiore Tecc. Calice in mano, ovunque, basterà inquadrare il codice con il cellulare per dare inizio alla musica e immergersi con tutti i sensi, udito compreso, nella magia di questo territorio e di questo vino. Per il Barolo è stata invece pensata una nuova veste celebrativa: grazie alla passione di Matteo per l’arte contemporanea il nuovo Barolo Monvigliero è stato “vestito” per la sua prima annata in commercio da un’etichetta d’arte. Frutto della valorizzazione di una recente acquisizione di un vigneto di Nebbiolo, di età circa 40 anni, posto ad una altitudine di 400 metri, esposta a sud, con radici in suoli profondi, ricchi di calcare e di gesso, caratteristiche morfologiche che garantiscono la produzione di vini di grande finezza, capaci di esprimere appieno quei capisaldi della filosofia aziendale che sono l’eleganza e l’armonia. La concomitanza dell’anniversario dei 125 anni e del debutto di Barolo Monvigliero, ha mosso il desiderio di creare una bottiglia speciale, da collezione, con una etichetta disegnata dall’artista mantovano di fama internazionale Stefano Arienti. Dal suo tratto immaginifico è scaturito il profilo di un etereo cavallo, archetipo ma allo stesso tempo presenza fisica e, come tutto ai Poderi Einaudi, fortemente legato alla terra. L’opera in etichetta si intitola “Cavalli su colonne, omaggio a Giulio Romano (2021)” ed è stata creata dall’artista in 10 diverse declinazioni e sarà riprodotta sull’intera tiratura di 8500 bottiglie, mentre ad un’edizione limitata di sole 250 magnum sarà riservata una riproduzione numerata e autografata. Oltre a questi grandi vini e solo per quest’anno, tutte le bottiglie del Langhe Nebbiolo e del Langhe Barbera saranno impreziosite da un bollino “125 anni” per ricordare l’anniversario. Un grande modo per festeggiare con dei vini capaci di emozionare, fortemente legati al territorio e alla tradizione, impreziositi da elementi quali musica, cultura e arte che sanno renderli unici. Complimenti e auguri a questa nostra eccellenza italiana!  Poderi Luigi Einaudi celebra i 125 anni dalla fondazione A cura di Giuseppe Petronio 
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28 Ottobre, 2022

Mi sono innamorata dell'Irpinia, prima puntata

Mi sono innamorata dell’Irpinia e ve lo racconterò in due articoli che narrerranno le qualità di un territorio incredibile! Quindi adesso mettete comodi ed iniziate a leggere. Come prima cosa scordatevi quello che vi aspettereste di trovare al Sud! L’Irpinia è una terra fredda fatta di montagne e colline, attraversate da torrenti e fiumi, che si susseguono e si arrampicano fino a raggiungere i 1800 metri sul livello del mare. Una terra quindi mai uguale a se stessa, con esposizioni e altitudini che variano continuamente. Pensate che 6 milioni di anni fa il mare era qui! L’Irpinia, prima che la conoscessi attraverso il vino era nella mia testa una terra lontana e sconosciuta che associavo al terribile terremoto del 1980. Perdonatemi una piccola divagazione: durante il lockdown mi sono imbattuta su Instagram in Autoctono Campano. Ideato da un geniale ragazzo di Reggio Emilia, Stefano Franzoni, innamorato di questa regione, dei suoi vini variegati e diversi nelle loro espressioni grazie anche al fatto di contare oltre 100 vitigni autoctoni. Il “gioco” lanciato dal profilo IG consisteva nel dare ogni settimana spazio a una provincia diversa e nel ripostare chi si impegnava nella ricerca della bottiglia, raccontando nel post il vino prescelto e la sua storia. Un modo per evadere dalla prigione della pandemia, per socializzare e scambiarsi opinioni, una possibilità per viaggiare attraverso il gusto alla scoperta di vini che altrimenti non avrei mai acquistato. Si è costituita così una community che nel tempo, si è incontrata passando dal virtuale al reale. Si sono creati forti legami tuttora esistenti. E proprio uno di questi mi ha spinto a scoprire questa terra. Villa Raiano Il mio viaggio in Irpinia inizia con la visita a Federica, con cui ci eravamo ripromesse di incontrarci fin dai tempi della pandemia. Federica (@winesoul__) che cura l’accoglienza a Villa Raiano, rappresenta in modo perfetto la professionalità e la passione che ho trovato in questa terra. Mi ha dedicato un intero pomeriggio con il benestare della Proprietà che ringrazio ancora, per raccontare il clima, i vigneti, le particelle, la produzione e mostrarmi questa cantina dalla concezione moderna. E’ stata infatti completamente rinnovata secondo i più moderni criteri tecnologici e architettonici. Pensate che gli spazi sono pensati per accogliere fino a 200 persone per gli eventi, circondati da un panorama mozzafiato. Villa Raiano è nata nel 1996 nei vecchi opifici dell’oleificio della famiglia Basso (produttori d’olio da 3 generazioni). I Basso hanno fortemente creduto nel potenziale di un territorio straordinario, per cultura e tradizione vitivinicola e hanno avviato un ambizioso progetto, ad oggi direi pienamente realizzato. La Cantina è situata sulla cima di una collina a 600 m. sul livello del mare e deve il nome al piccolo borgo vicino a cui si trova. Attualmente può contare su 27 ettari di vigneti in vari areali. Si producono solo vitigni autoctoni campani, Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Aglianico di Taurasi e Falanghina, vinificati tutti in purezza per conservare intatte le caratteristiche del singolo vitigno. Due le linee prodotte: la “classica” e i Cru, proprio a sottolineare le differenze degli areali irpini e di come clima, esposizione e suolo giochino ruoli determinanti nel risultato finale. Gianni Fiorentino E’ stato il caso che mi ha fatto conoscere Gianni Fiorentino. Avevo una mattina libera e l’ho contattato. Gentilissimo malgrado il poco preavviso, mi ha accolta nella sua cantina costruita secondo i principi di Bio-archittettura già nel 2012. Per il profondo rispetto che nutre nei confronti della sua terra e della sua storia, Gianni si è concentrato sui soli due vitigni autoctoni che coltivava il nonno, ovvero l’Aglianico e la Coda di Volpe. La Cantina è un vero gioiello. Gianni mi ha raccontato che il lavoro per una piccola cantina come la sua è artigianale e certosino. Per l’Aglianico la vendemmia è tardiva e manuale su vigneti a 450 mt. Il disciplinare del Taurasi richiede un grande sforzo economico per una piccola cantina come la sua, ma le vendite vanno fortunatamente bene. Gianni mi promette che la prossima volta mi farà da guida in questo suo mondo fatto di storie non raccontate e tramandate di generazione in generazione: mi cita l’Eneide, ma anche la storia di Carlo Gesualdo il principe assassino. “Il vino è anche un viaggio nelle storie di chi lo fa e di chi lo ama. Grazie a te per quanto farai, anche attraverso il tuo racconto”. Questo mi ha detto salutandomi. Quindi almeno questa storia ve la racconto! Il principe Carlo Gesualdo, tanto per inquadrare il periodo storico, era figlio di Fabrizio e Geronima Borromeo – sorella di quel San Carlo, arcivescovo di Milano, che troviamo nei Promessi Sposi. È stato un musicista raffinatissimo ed eccezionale precursore della musica moderna, amante delle lettere e noto mecenate e diventò uno dei più illustri madrigalisti di ogni tempo. Visse nel castello di Taurasi e sposò Maria d’Avalos, una delle donne più belle e sensuali di Napoli. Carlo aveva 20 anni e Maria 26. La differenza di età, gli interessi culturali diversi, il fascino inesistente del principe, il matrimonio imposto da interessi familiari, portarono ben presto la bella Maria fra le braccia di Fabrizio Carafa, duca d’Andria e conte di Ruvo, conosciuto ad un ballo e soprannominato per la sua bellezza “l’arcangelo”. La tresca durava da parecchio tempo ed era ormai risaputa. Il Principe decise di vendicarsi del tradimento e una notte finse di partire per una battuta di caccia mentre rimase appostato nelle cantine del suo palazzo con tre fidati sicari. Non dovette aspettare molto l’arrivo del duca d’Andria. Nonostante gli amanti avessero messo di guardia una giovane cameriera, furono sorpresi nel pieno della notte e atrocemente uccisi. Il principe non partecipò materialmente all’uccisione e rimase nell’anticamera; solo quando tutto fu compiuto si accanì col suo pugnale, prima sul cadavere del duca, quasi volesse cancellare la sua bellezza, e poi sul ventre della moglie. I corpi straziati e nudi degli amanti furono esposti al pubblico ludibrio sul portone di casa, per mostrare alla città che l’onore del principe di Venosa era salvo.   Feudi di San Gregorio Il mio viaggio è proseguito per Feudi di San Gregorio, una cantina impressionante di cui sarebbe banale parlare. Non si può però prescindere dal visitarla perché è veramente bellissima. Nasce nel 1986 e insieme a Mastrobernardino condivide il merito di far conoscere l’Irpinia nel mondo. Nel 2001 viene totalmente ristrutturata dal giapponese Hikaru Mori che disegna una cantina dalle linee essenziali, recuperando i fabbricati preesistenti e creando spazi di grande impatto sia all’interno, sia nei giardini esterni, trasformandola in una delle prime cantine d’autore. All’esterno troviamo un giardino di erbe aromatiche e un grande roseto anche se il suo sviluppo è per la maggior parte sotterraneo. E’ stata esposta per ben due volte alla Biennale di Venezia come eccellenza architettonica. Qualche numero: 4 milioni di bottiglie 300 ettari di cui 180 provenienti dai conferitori. Antonio Caggiano La Cantina di Antonio Caggiano è un altro luogo imprescindibile da visitare se si è da queste parti. Non mi dilungo troppo perché l’amico Ivan Vellucci ha scritto un bellissimo articolo che avrete sicuramente letto e non potrei scriverlo meglio. Qualche numero: 180 mila bottiglie, volutamente un numero basso 30% di prodotto esportato all’estero per la maggior parte nel mercato Americano, Giappone e resto del mondo 1994 primo vino che esce dalla cantina. 4 i livelli su cui si sviluppa la cantina. Una collina svuotata e riempita di materiali di recupero collezionati con amore e pazienza. Infatti dopo il terribile terremoto Antonio andava a prendere le pietre degli edifici crollati e le destinava a nuova vita. Ricorderò sempre il suo sorriso e i suoi occhi vivaci mentre ci raccontava le sue avventure in giro per il mondo. Una frase per tutte : La donna è un’opera d’arte E nel mio cuore la frase del suo brindisi “ai vostri sogni segreti”. Per ora mi fermo qui ma non perdetevi la seconda puntata di questo approfondimento irpino… Claudia Riva di Sanseverino
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24 Ottobre, 2022

Il palazzo che nasce da un grande errore

Questo palazzo nasce da un grande errore…è così che Marco inizia il suo racconto sulla “Tenuta i Lecci”. Ci troviamo a Monticello in provincia di Arezzo, tra i borghi della Toscana. Marco e Roberta sono i proprietari della tenuta, Marco è cresciuto e ha vissuto i cambiamenti di questa terra mentre Roberta si è trovata a vivere la sua nuova esperienza un po’ per amore e soprattutto per passione, d’altronde si sa che la Toscana lascia senza fiato.  Siamo negli Anni 70, quando il padre di Marco, per poter costruire le fondamenta della sua casa di famiglia , ha dovuto scavare a fondo ed il risultato è stato un “palazzo” molto alto anche se non particolarmente visibile da un occhio poco attento. La tenuta possiede otto ettari dei quali due e mezzo di vigneto impiantato nel 1970 e cinque ettari a oliveto, coltivati secondo la coltura biologica nel rispetto della natura. Marco insieme all’enologo si dilettano nella produzione di vino, le cui cantine si trovano nei sotterranei di questo enorme “palazzo”. Due piani  sono dedicati interamente alla produzione con affinamento ed imbottigliamento e successiva conservazione prima della vendita. Un agriturismo per gli ospiti di passaggio, appartamenti ben pensati, dal più grande al più piccolo, con arredamenti che vanno dal moderno al classico per soddisfare famiglie, coppie o single e godere di pace e tranquillità. Tra le chicche, una sala comune al piano terra, una parte dedicata ai giochi, con biliardo, biliardino, scacchi, dondolo e ping pong; mentre  la restante parte della sala è dedicata alla degustazione dei vini e all’occorrenza può trasformarsi in sala cinema per intrattenere gli ospiti. Gli spazi esterni, intorno all’agriturismo sono stati suddivisi in aree connesse tra loro, la piscina e il gazebo dedicato al barbecue con accanto il dondolo sull’albero, alquanto fiabesco e rigenerante, soprattutto, se considero la musica in filodiffusione che accompagna questa meravigliosa atmosfera. Ovviamente un parcheggio dedicato agli ospiti, anch’esso pensato per non creare distonia tra la realtà industrializzata e la natura. Un agriturismo, ma anche un nuovo modo di vivere tra equilibri: l’Uomo, la Natura e i Prodotti, ricavandone sensazioni e suggestioni per un completo bilanciamento tra esperienze di colori, profumi e gusto. La chiave d’ingresso della Tenuta i Lecci: ospitalità, accoglienza e cortesia ma anche una bellissima vista al tramonto tra le colline e le luci fino al giungere della sera accompagnata dal cielo stellato. Vi ho detto che il “palazzo”, l’agriturismo è molto alto?!?! Beh, ecco, altri progetti sono in “work in progress” e noi di Winetales siamo curiosi di tornare. A cura di Elisa Pesco   
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18 Ottobre, 2022

San Marzano – Non solo pomodori

San Marzano – Non solo pomodori Il Primitivo DOP dal 1962 Carissimi, bentrovati! Eccoci in Puglia! Terra forte, ricca di sapori, odori e colori tutto l’anno. Il sole qui è forte, come il carattere delle persone che vivono questo mondo unico. Oggi desidero parlarvi di una realtà moderna, ma con una storia di ormai 60 anni, il cui nome rimanda alla varietà di pomodoro, ma che, vi dirò, sa stupire anche coi propri vini. Si tratta di San Marzano Wine. San Marzano è un piccolo paese nel centro della DOP Primitivo di Manduria, una striscia di terra tra i mari che bagnano la Puglia. È qui che 19 vignaioli nel 1962 fondano Cantine San Marzano. Ben prima che nascesse la denominazione d’origine e il Primitivo di Manduria fosse riconosciuto nel mondo, inseguivano un sogno. Nel 1982 Francesco Cavallo viene nominato Presidente del C.d.A. Personalità vulcanica e visionaria, che porta quarant’anni di presidenza ininterrotta, progettando il futuro e sorvegliando il presente della cantina, che dal 1996 imbottiglia, portando le proprie bottiglie ed il proprio brand nel mondo. Dal 2015 San Marzano wine è legato ad un fantastico spazio di 120 ettari: Samia. Si tratta di una Masseria del XVI secolo che si scorge passeggiando tra gli interminabili filari di vite, le distese di piante arbustive e i campi di alberi da frutto. Luogo di lavoro e di produzione, laboratorio di sostenibilità in continua evoluzione. Teatro ideale di condivisione e mediterranea bellezza, distillato dell’esperienza che San Marzano offre al mondo. Il Pumo è un oggetto decorativo che da secoli, in Puglia, adorna balconi e corrimano di antiche scalinate. Simbolo dell’ abbondanza e generosità della natura, fatto dell’argilla che un tempo nutriva le vigne. Qui è uno spettro di colori, declinazione di varietà e denominazioni. I prodotti che vengono offerti sono molteplici e comprendono tutta la miglior produzione vitivinicola pugliese, cui viene anche abbinato l’olio. Personalmente mi sento di suggerirvi il Pumo Primitivo Salento IGP. Un vitigno che nel mondo racconta la Puglia, un inconfondibile rosso rubino intenso dai riflessi violacei. Profumo avvolgente, complesso. Inoltre, il Pumo è un oggetto decorativo che da secoli, in Puglia, adorna balconi e corrimano di antiche scalinate. Simbolo dell’ abbondanza e generosità della natura, fatto dell’argilla che un tempo nutriva le vigne. Qui è uno spettro di colori, declinazione di varietà e denominazioni. Se poi vi appassionate come me, vi suggerisco di valutare di aderire al Wine Club San Marzano, un club che fornisce vantaggi unici ai propri soci tra cui bottiglie esclusive ed eventi ad hoc. Tuttavia fin d’ora vi suggerisco di prenotare una degustazione e cominciare ad assaporare il Salento a tutto tondo. Per farlo i contatti li trovate su: https://sanmarzano.wine/contatti/ Vi Aspetto! Cristina Itinerari DiVini è una rubrica a cura di Cristina Mascanzoni Kaiser    
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16 Ottobre, 2022

A Londra si degustano le eccellenze Italiane

La promozione della filiera vitivinicola e agroalimentare italiana Possiamo finalmente affermare che le attività di promozione per la filiera vitivinicola e agroalimentare sono ufficialmente riprese in grande stile. Dalle principali fiere di settore alle manifestazioni non fieristiche diffuse nelle grandi città italiane fino ai piccoli tasting organizzati direttamente da importatori e distributori nazionali ed esteri.  Proprio in quest’ultima categoria cade l’evento di cui parliamo oggi nella nostra rubrica dedicata all’internazionalizzazione delle imprese Italiane. An Italian Wine Journey arriva alla sua terza edizione, un evento 100% londinese organizzato da GS Wines e Beacon. Lo scopo è quello di presentare ai clienti B2B e B2C del Wine Merchant inglese, una serie di cantine di potenziale nuovo inserimento oltre che alle nuove annate e alle novità dei clienti già presenti in lista. Un focus molto importante sulle piccole produzioni e su quelle che gli inglesi amano definire le Hidden Gems of Italy. Vitigni autoctoni, produzioni limitate, blend particolari e soprattutto tanto Storytelling sia aziendale che di territorio.   The Hidden Gems of Italy Questa edizione vede il coinvolgimento di oltre 15 nuove cantine le quali potranno far degustare i propri prodotti direttamente al pacchetto clienti dell’importatore e a un selezionato gruppo di invitati. Il format consente quindi di velocizzare molto il processo di approccio al mercato coinvolgendo l’intera filiera corta internazionale dalle porte della cantina al cliente finale d’oltremanica, il tutto mediato dal ruolo fondamentale dell’importatore. La maggior parte dei vini delle aziende partecipanti, sono state selezionate da Beacon in virtù della Partnership stabilita con GS Wines diversi anni orsono. Un modus operandi molto affine alle cantine micro e piccole che possono così approcciarsi a una piazza difficile e satura come quella londinese ma allo stesso tempo molto posizionate e con importanti nicchie di mercato da conquistare. L’investimento estremamente contenuto, l’assistenza in materia doganale e il coinvolgimento diretto dell’importatore, fanno dell’Italian Wine Journey uno strumento utile per avvicinarsi al Regno Unito con cautela e senza esporsi eccessivamente.  Dal 25 al 26 ottobre un ristretto gruppo di operatori e privati clienti londinesi avranno la fortuna di assaggiare prodotti sorprendenti, di qualità e lontani dal cosiddetto mainstream. Entriamo ora nel vivo di quesa terza edizione. Esordiamo dicendo che ci saranno oltre 50 etichette in degustazione, 15 aziende vinicole da 9 regioni Italiane, 3 masterclass condotte da 2 esperti presenter / sommelier londinesi.  Portfolio di GS Wines Territorio e diversità di stili, rappresentano due cardini nel portfolio di GS Wines che con questo evento intende ampliare notevolmente l’offerta per i propri clienti, ecco l’elenco delle cantine partecipanti (da Nord a Sud) Sajni Fasanotti (Trentino) – Serralunga Casamia Luigi Vico (Piedmont); Caminella – Caven – Maggi Francesco – Pagnoncelli Folcieri – Scolari – Gralò (6 from Lombardy); Fiorotto (Veneto) – Celli (Emilia Romagna); Le Sorgenti – Orlandini (2 from Tuscany); Cantina Dessena (Sardinia) – Zagarella (Calabria) – Fischetti (Sicily) Marzemino, Barolo Prapò, Buttafuoco Storico, Moscato di Scanzo, Albana, Nebbiolo e Arvisionadu sono solo alcune delle eccellenze nostrane che saranno presente durante l’evento.  Se è vero che i vini sono importanti in iniziative del genere, le persone hanno un ruolo ancora più centrale. Passiamo quindi velocemente in rassegna il panel di ospiti e collaboratori che concorreranno al successo di  questa terza edizione. Intervistato dal sottoscritto, Mr. Gordon Stuteley, CEO di GS Wines Ltd, si presenta e ci introduce alcuni attori chiave dell’evento:  GS Wines inizia la propria attività nel 2014 con lo scopo di presentare ai propri clienti una selezione di vini particolari e lontani dal cosiddetto “Mainstream”.    Selezioniamo, importiamo e vendiamo vini da ogni parte d’Italia. Al momento abbiamo uno stock di circa 90 vini da circa 26 cantine in 12 regioni. I vini spaziano da prodotti leggeri, fruttati di facile beva, a bollicine di vario genere (Martinotti e Metodo Classico), a vini opulenti da “meditazione” fino a sontuosi vini da dessert. Molti di questi fatti da uve autoctone virtualmente sconosciute nel Regno Unito. Nel 2019 ampliamo alla licenza governativa AWRS per la vendita diretta al segmento trade. Le Mastercalss Abbiamo coinvolto due figure importanti sulla piazza di Londra per garantire lo svolgimento delle tre Masterclass in programma. La prima è Luciana Girotto sommelier da oltre 30 anni in diversi ristoranti stellati in Italia e in Regno Unito. Importatrice e tra i titolari di Dvine Cellars Enoteca di livello in Clapham Londra. In Italia ha preso parte a diverse commissioni DOC e DOCG oltre che a molte giurie di consorsi internazionali. Ha attivamente supportato lo sviluppo di AIS in Inghilterra. Il suo sogno recente è quello di conferire una nuova percezione al Lambrusco! Missione difficile ma non impossibile… La seconda Masterclass sarà condotta da Giusy Andreacchio Sommelier AIS e 1-3 livello WSET. Grande esperienza nel brocheraggio internazionale di vini e nel portfolio management.  Ha lavorato come account manager per uno dei più grossi distributori del Paese. Originaria della Calabria, ha una predilezione per i vini di quella regione. Wine educator a tutto tondo, affianca diversi brand italiani nel loro sviluppo in UK.  L’inserimento della Lombardia Da quando abbiamo stretto la nostra partnership con Beacon, abbiamo iniziato ad interessarci molto di più ai vini della Lombardia. Al momento ne abbiamo diversi in portfolio e ne avremo ancora di più a breve. La Lombardia si sta dimostrando una tra le principali regioni italiane non più solo per volume di produzione ma anche come fucina di vini particolari e di altissimo profilo. L’interesse è crescente e i nostri clienti sono assetati di storie e curiosità su quella Regione ancora poco conosciuta qui da noi. Siamo orgogliosi di avere in lista i vini dell’azienda Agricola Maggi Francesco e rinnoviamo i nostri complimenti a Marco Maggi per essersi aggiudicato il premio Angelo Betti 2022 come miglior vignaiolo di Lombardia.  Come dicevo, c’è molta Lombardia e siamo davvero onorati di poter avere come ospite al nostro evento Federico Bovarini che anche quest’anno si è aggiudicato il titolo di terzo migliore sommelier AIS della Regione. Non conosco ancora Federico di persona, il suo CV però parla molto chiaro: sommelier, degustatore e relatore AIS. Diploma di Master Sommelier ad Alma nel 2018, esperienze nel mondo della ristorazione stellata e Ambasciatore del Moscato di Scanzo. Sono certo che porterà un grande valore aggiunto all’evento e saprà spiegare, molto meglio di me, i pregi dei vini lombardi ai molti contatti che sono stati invitati alla terza dedizione de “An Italian Wine Journey” An Italian Wine Journey C’è quindi molto da fare e da raccontare. An Italian Wine Journey rappresenta per molte delle cantine partecipanti un primo step di un percorso verso una presenza stabile nel Regno Unito.  Continueremo, insieme ai colleghi della rivista inglese specializzata “The Buyer” a riportare notizie e curiosità su questo evento che rappresenta di fatto, un primo step operativo di un percorso in internazionalizzazione.  A cura di: Riccardo Rabuffi
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12 Ottobre, 2022

Villa Bogdano 1880: natura, biodiversità e vigne storiche

Siamo a Lison di Portogruaro, vicino a Venezia, tra le Alpi e il litorale Adriatico e qui sorge l’azienda Villa Bogdano 1880. Una storia legata ai fasti della Serenissima, alla fine del ‘500 sorge infatti la Villa da cui trae ispirazione il nome in etichetta, restaurata nel 1880, periodo a cui si fa risalire l’inizio certo dell’attività vitivinicola in azienda. Una tenuta secolare edificata in un luogo incontaminato, proiettato verso un futuro sostenibile che parla di natura, vita e passione. In questi luoghi fanno capolino caprioli, gufi, talpe e numerose specie di uccelli durante migrazioni, svernamento e nidificazione. Ai margini dell’azienda è presente infatti un bosco planiziale risalente al 1200 e parte integrante della tenuta, eletto dalla Comunità Europea sito di Tutela delle Biodiversità Natura 2000, con numerose specie di flora e fauna protette, dichiarato nel 2018 dal Ministero per i beni e le attività culturali area di notevole interesse pubblico. I Vigneti Dei 105 ettari a vigneto della Tenuta, tutti condotti in regime biologico, 18 ettari sono definiti storici. Le 117 viti della varietà autoctona Tocai Friulano (Lison Classico Docg) infatti risalgono addirittura a inizio ‘900: rappresentano un patrimonio unico, oggetto di studi e ricerche. Altri impianti, sempre della varietà Tocai, risalgono invece agli anni ‘40 e ’50, mentre è presente in azienda un impianto di Merlot, messo a dimora negli anni ’60. In Tenuta, con l’obiettivo primario di valorizzare le varietà autoctone, sono coltivati il Refosco dal Peduncolo Rosso, il Glera e la Malvasia, storicamente diffusa e rinomata nel territorio già ai tempi della Repubblica di Venezia. Completano la gamma alcune varietà internazionali che si sono ben adattate al nostro territorio, quali Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot I vini L’azienda segue con cura e impegno tutto il ciclo di produzione, proponendo una vasta gamma di vini, tra cui una linea di varietali in purezza, composta sia da vitigni autoctoni che internazionali, una linea composta da 3 differenti tipologie di prosecco, ed una linea composta dalle seguenti selezioni: 185 – Lison Selezione – Tocai Friulano da vigne impiantate nel 1943, con 18 mesi di affinamento, in parte in vasche di vetrocemento e in parte in barrique di rovere francese di media tostatura. Un vino che spicca per le sue doti di intensità e struttura, emblema della valorizzazione delle vigne storiche dell’azienda. 186 – Refosco Dal Peduncolo Rosso Doc Riserva – Refosco Dal Peduncolo Rosso da vigne impiantate nel 1992 che segue 12 mesi di affinamento in vasche di vetrocemento, 18 mesi in botti di rovere di media tostatura da 45 hL. 187 – Chardonnay Selezione – Chardonnay da vigne impiantate nel 2015 con fermentazione in barrique di rovere francese di media tostatura, e permanenza nelle stesse per 18 mesi. 195 – Merlot Selezione – 85% Merlot, 15% Cabernet Sauvignon – da vigne impiantate rispettivamente nel 1960 e nel 2003, segue 12 mesi di affinamento in vasche di vetrocemento e 18 mesi in botti di rovere francese di media tostatura da 45 hL. Anche questa etichetta è identitaria del patrimonio aziendale L’adesione a The Old Vine Conference Per dare risalto a questo patrimonio unico a giugno 2022 Villa Bogdano 1880 diventa nuovo sponsor di The Old Vine Conference, associazione inglese per la valorizzazione delle vigne storiche fondata da Masters of Wines come Sarah Abbott e Alun Griffiths insieme a personalità di spicco del mondo vitivinicolo. Un passo importante per la tenuta che è da sempre impegnata nel mantenimento della biodiversità e della storia vitivinicola come i suoi vigneti storici tra cui un raro esemplare di Tocai Friulano allevato a cassone padovano, tecnica risalente ancora ai frati benedettini. The Old Vine Conference è stata costituita proprio per valorizzare queste vigne creando una connessione tra le aziende, studiosi, esperti, produttori e amanti del vino, con l’obiettivo di valorizzare e far riconoscere a livello globale le vigne storiche come una nuova categoria commerciale, mettendo in condivisione le migliori pratiche e strategie di gestione delle vigne. Complimenti a Villa Bogdano per la sua capacità di rispettare il contesto naturale, favorire la biodiversità e per la sapiente valorizzazione di un patrimonio viticolo storico unico! Villa Bogdano 1880: natura, biodiversità e vigne storiche A cura di Giuseppe Petronio 
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Monaci terre nere vigneti Arrow Right Top Bg

11 Ottobre, 2022

Monaci delle terre nere: qualità e lusso discreto.

Monaci delle terre nere: qualità e lusso discreto. Energia e storia. Carissimi, bentrovati! Siamo in periodo di vendemmia, e dopo il tanto lavoro fatto per produrre i vini che tanto amiamo, mi permetto di consigliare una chicca assoluta. Siamo in Sicilia in un resort di 25 ettari che si affaccia dolcemente dalle colline vedendo il mare. Siamo ai Monaci delle Terre Nere, una realtà unica e parte di Relais e Chateaux e dove il vino è protagonista. Country boutique hotel Monaci Delle Terre Nere è stato realizzato con le caratteristiche di un singolare country boutique hotel con elementi di design, le camere sono dislocate tra l’edificio principale, una dimora nobiliare del 18° secolo, e le Suite diffuse, circondate dalla tenuta biologica. È immerso in una tenuta siciliana alle pendici del Monte Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa. Ha l’anima di un rifugio discreto e senza pretese, lontano dal trambusto della vita cittadina, in un luogo di straordinaria energia. La casa nobiliare, risalente al 1800, è annoverata tra gli edifici di importanza storica. Le Suite diffuse sono edifici indipendenti all’interno della tenuta, in cui è possibile apprezzare il silenzio e la vera anima di Monaci. Qui l’architettura tradizionale siciliana si fonde con l’arte contemporanea. Per il restauro dell’Edificio sono stati applicati i principi della Bioarchitettura, una parte dell’energia è recuperata da fonti rinnovabili.   La tenuta e la sua produzione La tenuta e la sua produzione agricola rappresentano l’anima di Monaci delle Terre Nere. Il recupero di specie antiche e autoctone ha permesso la coltivazione di alberi da frutto, verdure ed erbe aromatiche, che costituiscono gli ingredienti di ciò che viene proposto ai commensali in un concetto di slow food e slow living per riappropriarsi del proprio tempo e dei propri spazi. Monaci coltiva le sue vigne per produrre un vino proprio, con varietà autoctone della regione etnea. L’Etna è la terza regione più importante d’Italia per la sua produzione di vino, grazie alla varietà dei suoi terreni e microclimi e la qualità straordinaria dei suoi vini. Sfruttando al meglio la ricchezza del terroir dell’Etna, Monaci coltiva le sue vigne per produrre un vino proprio, con varietà autoctone della regione etnea, come il Nerello Mascalese e il Carricante, una varietà d’uva esclusiva della regione. Gli ospiti possono gustare il nostro vino e una ricca selezione delle migliori etichette italiane e straniere, durante le degustazioni con sommelier esperti. Monaci è caratterizzato da ampi spazi esterni ideali per svolgere numerose attività. In particolare, la struttura suggerisce 9 experiences e davvero mi permetto di suggerire la degustazione come una di quelle da scegliere. Inoltre, potrete poi camminare sui prati e alla scoperta della tenuta, fare lezioni di cucina private, passeggiate a cavallo, masterclass con il Barman per la preparazione di esclusivi Cocktail e giri in bicicletta.   Pisano (Ct). Monaci delle Terre Nere. Vendemmia 2017 Si tratta di un ritorno alle radici, la vera qualità della vita e un lusso discreto. Le degustazioni si possono realizzare nei diversi spazi, ma mi permetto di suggerire anche un pranzo presso la Locanda Nerello (che prende il nome dal vitigno omonimo) per gustare in modo olistico tutto ciò che questa regione unica possa offrire a tutti i sensi. Infine, per chi ritenesse, questo è uno dei pochissimi wine relais a mio parere perfettamente adatti per ospitare eventi e anche matrimoni.   Ora non vi resta altro che innamorarvi dei colori già sfogliando il sito e prenotare la vostra prossima fermata in Sicilia https://www.monacidelleterrenere.it/  Vi Aspetto!! Cristina
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10 Ottobre, 2022

PARVUS AGER: il "piccolo campo" dall’antica tradizione al cambiamento 

“Mi piace pensare che nelle mie vene scorre vino. Sono cresciuta all’interno delle Cantine di mio nonno, giocavo a nascondino in mezzo ai filari, andavo in bicicletta in mezzo ai silos. Il vino fa parte di me”. Ci piace aprire il nostro racconto con le intense parole di Silvana Lulli, nipote del Fondatore, Silvano Lulli, il Nonno, l’artefice, il Maestro che nel periodo della seconda guerra mondiale portava, come da tradizione nei Castelli Romani, il vino con il carretto fino a Roma. Questa è la storia di un’antica famiglia di viticoltori, giunta alla quarta generazione, e pronta a sterzare, facendo tesoro degli insegnamenti passati, per lasciare un’impronta profonda, nel luogo di appartenenza e nel mondo del vino. la cantina con i suoi vigneti L’Azienda venne acquistata 40 anni fa e chiamata “PARVUS AGER“  dal latino “piccolo campo”, che poi tanto piccolo non lo è, a testimonianza della soddisfazione di aver comprato una grande realtà ovvero 54 ettari a Roma, tutti concentrati nella stessa zona, nel cuore dell’Appia antica tra Santa Maria delle Mole e Ciampino.  LA COSTRUZIONE DI UN FUTURO  Sette anni fa, con l’obiettivo di puntare non alla quantità ma alla qualità, sono stati impiantati nuovi vitigni autoctoni ed internazionali e questo ha permesso all’azienda di passare da soli conferitori di uve, quali erano, a veri e propri produttori seguendo tutte le fasi della produzione fino all’imbottigliamento. La cantina è stata costruita totalmente nel 2020, rivisitando interamente la parte tecnologica, dalla pressa soffice, alla macchina di filtrazione di ultima generazione che non stressa il vino e non lo riscalda. Su questi 54 ettari sono piantate 11 varietà, in prevalenza Montepulciano e Malvasia puntinata, ma anche le varietà Trebbiano verde e Bombino per realizzare soprattutto la Roma Doc. Mentre per i vitigni internazionali ci sono Syrah, Petit Verdot e Viognier che hanno trovano il loro habitat ideale grazie al terreno molto particolare e ricco di minerali, epicentro del cratere del vulcano laziale.  Un terreno che presenta, nei suoi strati tufo, basalto, minerali come potassio, magnesio, zolfo che unito ad un’attenta selezione in pianta e in cantina e con basse rese per ettaro, dona nel calice profumi persistenti e ricchezza al palato.   Ogni rigo di questa planimetria rappresenta un filare reale, diviso per varietà e colori. Silvana ci racconta con entusiasmo che l’ azienda di Famiglia ha un profondo rispetto per l’ambiente e un legame indissolubile con il territorio; quest’anno, in effetti, non c’è stato bisogno di interventi particolari, grazie anche alla pulizia in vigna e alle potature più corte. Gli interventi effettuati sono stati il meno possibili invasivi e solo all’occorrenza. IL CAMBIAMENTO DI VITA Entrata in Azienda a novembre dell’anno scorso, da prima dedita ad altro, convinta dal padre, Silvana entra nel cuore della Parvus Ager e rivoluziona tutte le fasi del processo di produzione portando profondi mutamenti. “Questo mondo mi ha rapita fin da subito” .  Ad oggi, il padre è il supervisore, il fratello Giacomo opera in cantina, la sorella Alessia alla parte artistica, mentre lei si occupa dei rapporti commerciali con l’Italia e l’Estero,  della produzione insieme all’enologo e di tutti gli eventi in rappresentanza dell’Azienda. ” Io qua sto bene, la passione è il volano, il motivo trainante”. piantina distribuzione vigneti per colore LA RIVOLUZIONE IN CAMPO  Uno dei cambiamenti fondamentali, per la cantina, è stato il cambio dell’enologo.  Dall’entrata di Paolo Peira in Azienda, lo scorso anno, sono iniziati una serie di esperimenti per cercare di capire come un vitigno possa evolvere con due lavorazioni diverse, come per esempio sta accadendo tuttora per il Sauvignon, raccolto quest’anno in due modi diversi, precoce ad agosto e maturo a settembre. Stesso discorso vale per la varietà Viognier, piantata da poco, e sperimentata per cercare di cogliere le migliori sfumature e il suo comportamento su questa parte di suolo vulcanico.  Parlando sempre di esperimenti, Il fratello di Silvana, Giacomo, ha messo per gioco un anno fa, delle bottiglie di Malvasia puntinata e di Montepulciano ad affinare per sei mesi sotto terra nel punto in cui non cresce la vigna. Si è notato che i vini hanno subito una trasformazione sia a livello visivo che olfattivo-gustativo, probabilmente grazie ad un terreno sulfureo, dove a quattro metri di profondità ci sono gaser con acqua a 70 gradi. Su queste bottiglie sono in atto studi di ricerca per capire da cosa sia dipeso questo cambiamento, nonostante fossero sigillate con sughero e capsula. UN GRANDE LAVORO IN CANTINA Dall’intervista a Silvana:  ” Stiamo crescendo, è un percorso difficilissimo e complicato. C’è una guerra dei prezzi pazzesca, ma noi abbiamo deciso di fare qualità e a determinati prezzi non possiamo scendere facendo due linee uguali per segmenti diversi. Preferiamo, per questo motivo, continuare a vendere una parte delle uve piuttosto che fare una  separazione di qualità in cantina”.   Il vino sosta sulle fecce nobili fino alla fine e viene filtrato nel momento in cui viene imbottigliato; imbottigliamento che avviene solo su richiesta, altrimenti rimane ancora un po’ nelle vasche a riposare sulle sue essenze.    C’è tanta soddisfazione, per l’azienda, anche nella vendita delle cisterne sia sul territorio nazionale sia fuori dai Castelli romani. Per quanto riguarda l’estero, stanno chiudendo contratti con gli Stati Uniti, Messico e Nord Europa. botti di rovere dove riposato i vini rossi e bianchi LA LINEA “ETERNA” Le etichette della linea Eterna dedicate alla Roma Doc raffigurano i baccanali che, nella mitologia dell’antica Roma, rappresentavano le  festività a sfondo propiziatorio e a rituali dedicati a Bacco in occasione della semina e della raccolta delle messi. E da brutti “mostri”, bevendo il vino, diventavano belle donne e begli uomini. In occasione della presentazione della Guida “Vini Buoni d’Italia”, il Roma Doc bianco ha vinto il premio 4 Corone.  Potrete trovare questa linea in degustazione a Novembre, all’evento enogastronomico Excellence Food Innovation alla Nuvola di Fuksas nel  cuore di Roma.  VISITA IN CANTINA E ASSAGGI DI VASCA  Con grande entusiasmo, iniziamo la visita in Cantina e da subito incontriamo tre grandi vinificatori nei quali, Silvana ci racconta, fermentano il Trebbiano Verde, il Cabernet Franc e il Petit Verdot da una settimana.  I rossi passano prima nei vinificatori dai 10 ai 15 giorni con continui rimontaggi di 10 minuti ogni ora.   Dopo la svinatura, viene estratto il fiore ovvero il liquido, risultante solamente dalla pigiatura e diraspatura, senza subire pressatura; mentre le vinacce vanno in pressa per essere torchiate (torchiatura leggera) da pressatura soffice.  Viene imbottigliato solo il liquido fiore, anche se la resa è inferiore ma la qualità è superiore. Questo procedimento è per tutti i rossi.  Ultima varietà ad essere raccolta è il Montepulciano perché è il più tardivo.  Il Rosso Roma Doc Riserva esce quest’anno dopo 12 mesi di legno grande da 25 hl di primo passaggio, due anni dall’imbottigliamento quindi per un totale di tre anni. Come anche il Syrah che affina nelle botti di rovere da 25 hl e il Cabernet Franc in barrique di secondo passaggio.  Per noi, tutto questo, è il fascino dell’attesa per quei vini che stanno nei vari legni ad affinare, e l’emozione di degustare i giovani dalle vasche. Quindi il presente e il futuro di ogni vino. tutte le bottiglie Per il nostro primo assaggio da vasca, proviamo il Sauvignon Blanc, sul quale è stata fatta la stabulazione ( mosto e fecce a contatto per alcuni giorni prima della fermentazione alcolica) a otto gradi di temperatura per otto giorni, bloccando la fermentazione, per esaltare olfattivamente tutti i suoi profumi. In questo caso le uve sono state raccolte il 17 agosto, quindi precocemente, con un grado Babo basso. Ci ritroviamo nel calice un’esplosione di aromi, un grado alcolico presente , zuccheri finiti, ma nonostante questo più chiuso all’esame organolettico, perché mantenuto ad una temperatura di nove gradi.  A differenza, il nostro secondo assaggio del Sauvignon, raccolto regolarmente il 29 agosto, svolge un processo di vinificazione normale. Troviamo sì meno aromaticità al naso ma una impercettibile differenza con il primo calice. A tal proposito, Silvana ci spiega, come tutto ciò non sia attendibile poiché ogni giorno evolve, preoccupa, rilassa, cambia, migliora. L’attesa sembra essere una spina nel fianco. Al palato la differenza è notevole anche perché la temperatura è tarata a diciotto gradi con un’acidità più marcata e un più alto grado alcolico. Tutto questo sapendo che, nel calice abbiamo la stessa uva, proveniente dalla stessa campagna e dallo stesso ettaro, ma con una lavorazione diversa. Primo compleanno per il Viognier sul quale viene effettuata criomacerazione con il ghiaccio secco dentro la pressa fermo sulle bucce per delle ore.  Inconfondibile il nostro terzo assaggio, dolce al naso in contrasto all’amaro del palato, che non ti immagini da un naso così esplosivo di frutta esotica e matura. Presenta ancora un po’ di zucchero, sapido e un po’ astringente nella parte centrale della lingua.  Per il nostro quarto assaggio, Silvana ci presenta, il suo Vermentino che, “udite udite”, quest’anno affinerà per la prima volta in barrique di secondo passaggio. Lo troviamo ancora poco attendibile poiché all’inizio della fermentazione con un grado zuccherino alto ma già con sentori iniziali citrico come il cedro. Assaggi da vasca Passiamo al nostro quinto assaggio e da buone amanti dei Rossi ci immergiamo, totalmente affascinate, tra le vasche del Syrah. Ci troviamo al calice un bellissimo color rubino intenso, già con una grande astringenza nonostante  l’assenza di legno e le poche speziature. Un vino molto pulito benché ancora in fermentazione.     Finale con il botto: sesto assaggio con il Petit Verdot. Ancora nel vinificatore in fermentazione da sette giorni, contempliamo il suo colore stupendo da succo d’uva rosso violaceo (quasi sicuramente affinerà in legno), strabiliante al naso e al palato, morbido nonostante sia ancora un vino “sporco” in fermentazione. Silvana ci dice che vorrebbe metterlo così in bottiglia per quanto è buono.  Noi  concordiamo. A tavola lo berremmo così!  sfumature di colore Grandi prospettive, grandi obiettivi per questa cantina che ha investito sulla tecnologia all’avanguardia, su vini di qualità pur mantenendo la tradizione ma puntando al futuro.  Molte novità all’orizzonte! Silvana Lolli Ringraziamo Silvana Lulli e la sua Famiglia per averci ospitato e aperto le porte della loro “casa” raccontandoci il futuro della Parvus Ager che noi, nel nostro piccolo, vi abbiamo voluto esporre. Andateli a trovare! A ragion veduta, vi  lasciamo come sempre, con un finale sul quale riflettere :  “Innovare è inventare il domani con quello che abbiamo oggi” Ilaria Castagna e Cristina Santini  Partners in Wine   
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28 Settembre, 2022

I simboli del Verdicchio: Tombolini e l’anfora verde

L’azienda Tombolini ha radici lontanissime e più di cento anni di storia: tutto nasce quando Sante, giovane fante salvatosi dalla peggior disfatta dell’esercito italiano nel 1917 a Caporetto, torna ad Ancona e sposa Nemorina Staffolani, con cui avvia l’attività di famiglia nel 1921. Da allora, dopo varie vicissitudini, la strada prosegue con figli di Sante – Giovanni e Paolo – stabilizzano e ampliano l’attività, puntando sul Verdicchio e la vinificazione in acciaio, e adottando la celebre bottiglia ad anfora insieme ai produttori dell’epoca, cavalcando il miracolo economico degli anni ’50 e ’60 ed espandendo enormemente l’attività avviata padre. In quegli anni l’anfora diventa sinonimo di Verdicchio dei Castelli di Jesi. Tra i fondatori delle DOC più importanti delle Marche, il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Rosso Conero, la famiglia Tombolini è stata pioniera nel valorizzare i Castelli di Jesi, rendendolo celebre anche oltre oceano. Successivamente il marchio cambia in Castelfiora e, negli anni ’90 Fulvia, figlia di Giovanni, prende in carico l’azienda innovando la storica cantina, portando a 30 gli ettari di vigna, puntando sulla qualità della materia prima prodotta dai terreni di famiglia che converte alla sostenibilità e all’agricoltura biologica. Si concentra su un solo Verdicchio, lo veste con un abito da sera “all-black”, lo distribuisce con i marchi dell’eccellenza del vino italiano. Ed è così che riporta Tombolini a New York, Monaco e Tokio. Il richiamo della terra diventa irresistibile per Carlo Paoloni, figlio di Fulvia, che nel 2013 abbandona la sua carriera di banchiere a Londra per dedicarsi all’azienda di famiglia. Inizia così un nuovo corso con Castelfiora e Doroverde, entrambi Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore che ricercano, ciascuno in modo diverso, la massima espressione di questo straordinario vitigno delle Marche divenendo i due vini di punta dell’azienda. I vini Castelfiora – Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore è un vino in cui le caratteristiche uniche del Verdicchio, in particolare la sua ineguagliata longevità tra i bianchi autoctoni d’Italia, si sposano con una intatta freschezza anche dopo lustri di affinamento in bottiglia. E’ un Verdicchio in purezza ottenuto dalle migliori uve raccolte a mano negli appezzamenti più vocati della tenuta Tombolini: vigne caratterizzate da suoli particolarmente ricchi di argilla, arenaria e sabbia che donano al contempo potenza e finezza olfattiva. La pressatura avviene da grappoli interi, con inizio di fermentazione in acciaio che prosegue in contenitori di legno. Buona parte del vino affina in barili di rovere francese per circa 10 mesi, mentre una parte passa attraverso macerazioni di diverso tipo (incluso in otri di ceramica). Doroverde – Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore è un Verdicchio in purezza prodotto con uve provenienti da vigneti di circa 20 anni piantati su suoli argillo-calcarei che donano peculiare sapidità. E’ un vino che nasce dalla ricerca di un equilibrio perfetto tra il carattere vibrante del Verdicchio e la sua eleganza, tra la tipica freschezza del vitigno e una distintiva finezza. Le uve sono selezionate a mano con raccolta in cassetta cui segue la pressatura dei grappoli interi. La vinificazione avviene al riparo dall’aria per avviare mosti integri ad una fermentazione in acciaio cui segue l’affinamento su fecce fini per circa 6 mesi, mentre una frazione termina la fermentazione in contenitori di cemento al fine di ottenere maggiore complessità e piacevolezza. Doroverde rievoca nel nome i Dori, e cioè i greci siracusani che fondarono Ancona, ma anche il colore delle campagne dei Castelli di Jesi e del Verdicchio. Anfora come opera d’architettura Il 2021 è stato l’anno del centenario dalla fondazione dell’azienda, e per questo motivo Carlo decide di lanciare la nuova Anfora Tombolini “100 anni”, nata dopo un lungo studio di design insieme all’Architetto Simonetta Doni di Firenze. Una bottiglia verde, come i riflessi del Verdicchio, elegante e slanciata come una renana, che rivisita in chiave contemporanea, con stile e leggerezza, le iconiche anfore che la famiglia ha utilizzato sin dal 1954. Una bottiglia preziosa, un oggetto di design concepito per contenere vini di grande finezza, una forma sinuosa simbolo del nuovo corso, una bottiglia gioiello creata per contenere i migliori Verdicchio dell’azienda. Ma è già nel 1972 che l’anfora è anche opera d’architettura: è in quell’anno che Giovanni Tombolini incarica un noto designer, l’architetto Luigi Massoni di Milano di sviluppare l’anfora personalizzata per il primo Verdicchio dalla sua nuova cantina di Staffolo, ovvero l’anfora Castelfiora. Nel 2021 l’azienda è quindi una delle pochissime cantine marchigiane ad avere due modelli di anfora registrati e disegnati da grandi architetti. Il ritorno all’anfora rappresenta una scelta di rottura, coraggiosa e lungimirante, per tornare orgogliosi della propria storia e rendere immediatamente riconoscibile il territorio e la denominazione nei contesti più prestigiosi del vino. Rievocare l’anfora come simbolo di vini prestigiosi e di altissima qualità, oltre ad rievocare la storia di un territorio e di un vitigno autoctono straordinario. Complimenti a Tombolini per aver valorizzato l’unicità storica ed identitaria che solo in pochi possono permettersi di avere! I simboli del Verdicchio: Tombolini e l’anfora verde A cura di Giuseppe Petronio 
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