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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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27 Marzo, 2025

Gravello, il tempo nel calice

LA GRANDE VERTICALE DI LIBRANDI RACCONTA L’ANIMA DI UN’ICONA DEL VINO CALABRESE Lo scorso 15 marzo, la Calabria del vino ha vissuto un momento di straordinaria intensità con la verticale di Gravello organizzata da Librandi, storica azienda simbolo della viticoltura calabrese, e da Fondazione Italiana Sommelier Calabria e Bibenda. Un viaggio attraverso il tempo, un percorso che ha svelato l’anima più autentica di un vino simbolo del territorio, capace di raccontare, vendemmia dopo vendemmia, la sua evoluzione e il legame indissolubile con la terra da cui nasce. L’evento, tenutosi presso il Best Western Hotel Class di Lamezia Terme, è stato guidato dal magistrale racconto di Paolo Lauciani, sommelier e docente della Fondazione Italiana Sommelier, una delle voci più influenti della divulgazione enologica in Italia, e dall’autorevole testimonianza di Paolo Librandi, titolare dell’azienda di Cirò Marina assieme al fratello Raffaele Librandi e ai cugini Teresa e Francesco Librandi. Con la loro passione e competenza, hanno accompagnato i partecipanti in un viaggio attraverso sei annate iconiche del Gravello, dalla più recente 2022 fino alla storica 1990. Attraverso ogni calice, il pubblico ha potuto percepire l’evoluzione del tempo, le sfumature di ogni stagione, l’incontro perfetto tra il Gaglioppo e il Cabernet Sauvignon, due varietà che nel Gravello trovano un equilibrio di rara eleganza.
Il Gravello ha visto la luce nel 1988 come espressione di un progetto enologico innovativo, nato dalla volontà di valorizzare il Gaglioppo attraverso l’incontro con il Cabernet Sauvignon. Un’intuizione che ha dato vita a un vino dal carattere unico, capace di coniugare la forza del territorio con una visione moderna, portando l’identità vitivinicola calabrese oltre i confini regionali e affermandosi tra le grandi espressioni enologiche italiane. Paolo Librandi Un viaggio lungo più di 30 anni. Questa verticale ha permesso di ripercorrere l’evoluzione del Gravello nel tempo e di riflettere sulle prospettive future della produzione vitivinicola del territorio. Il vino è un testimone del tempo, un interprete del paesaggio e della cultura che lo genera. Ritrovare in ogni annata lo spirito autentico del nostro lavoro è per noi la conferma che la strada intrapresa è quella giusta.
La serata si è conclusa con un dialogo intenso tra i partecipanti, un confronto tra professionisti e appassionati che hanno condiviso riflessioni, emozioni e visioni sulla viticoltura calabrese. Un evento che ha ribadito ancora una volta la forza di un vino che non è solo storia, ma soprattutto un messaggio di identità e appartenenza. La Redazione
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Istituzioni unite su Vinitaly. Preview a Bruxelles per il rafforzamento di un comparto strategico Arrow Right Top Bg

27 Marzo, 2025

Istituzioni unite su Vinitaly. Preview a Bruxelles per il rafforzamento di un comparto strategico

  In Ambasciata con i vertici Veronafiere, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il ministro dell’Agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, e il presidente di Agenzia ICE, Matteo Zoppas, tutti a fianco del settore per scongiurare dazi USA.   Il mondo del vino e delle Istituzioni si è dato appuntamento per il secondo anno a Bruxelles per ribadire la centralità socioeconomica e culturale del vino, prodotto identitario dell’Europa e dell’Italia.   In questo momento complicato dobbiamo tutelare il prodotto italiano e le esportazioni dei vini nazionali. Per questo incontrerò il commissario europeo per il Commercio Šefčovič e insisterò affinché possa essere tutelata la produzione italiana e quindi l’esportazione dei nostri prodotti di qualità anche sul mercato americano. Venerdì a Roma presenteremo il piano d’azione per l’export, a dimostrazione che il Governo segue con grande attenzione ogni nostra impresa che si internazionalizza e che esporta. Combatteremo anche – e lo voglio ribadire a tutti i produttori di vino – anche a New York presso l’Organizzazione mondiale della Sanità per cercare di vincere la stessa battaglia che abbiamo vinto qui a Bruxelles. Perché noi siamo convinti assolutamente che il vino non faccia male, anzi, il vino fa bene se consumato con moderazione. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenendo ieri sera all’evento politico-istituzionale a Bruxelles, nell’ambito di Vinitaly Preview, organizzato da Veronafiere presso l’Ambasciata d’Italia in Belgio, in vista del 57° Salone internazionale dei vini e distillati a Verona dal 6 al 9 aprile.   All’iniziativa ha partecipato anche il presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana È una grande emozione parlare di Verona qui a Bruxelles. Vinitaly è una manifestazione straordinaria. Essere a Bruxelles è una nuova occasione per esprimere, anche in questa sede, i complimenti a Veronafiere, e al suo presidente Federico Bricolo, che stanno portando sempre più a livelli di eccellenza mondiale questo appuntamento. Complimenti per quanto fatto in questi anni. Ringrazio, inoltre, chi è fortemente impegnato a promuovere e valorizzare i prodotti italiani e i funzionari che fanno un lavoro silenzioso ma prezioso, a supporto degli italiani all’estero  Obiettivo dell’iniziativa realizzata in collaborazione con Agenzia ICE e il sostegno di Italia del vino Consorzio: rappresentare la centralità socioeconomica e culturale del vino quale prodotto identitario dell’Europa e dell’Italia in particolare e sostenere il pressing politico e delle associazioni di settore impegnate a preservarlo dalle nuove spinte protezionistiche dalle massicce campagne salutistiche.  Il ministro dell’Agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida. La criminalizzazione del vino va evitata all’interno dell’Unione europea ed è una battaglia su cui anche le forze politiche nazionali dovrebbero trovare un punto di incontro. Non si tratta di una questione sanitaria o scientifica, ma di riconoscere il valore della nostra cultura alimentare, in cui il vino è protagonista e contribuisce alla longevità. Lavoriamo affinché il vino non venga penalizzato, ma riconosciuto per il suo valore culturale, sociale ed economico. Vinitaly sarà un’occasione per rafforzare questa visione e tutelare un comparto strategico per l’Italia. Quest’anno il Vinitaly ospiterà due Commissari europei: Christophe Hansen, Commissario all’Agricoltura, e Olivér Várhelyi, Commissario alla Salute. La loro presenza testimonia un cambio di approccio da parte dell’Europa, con un dialogo più equilibrato sul settore vitivinicolo.  Un auspicio ripreso anche dalla vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna Tutto il sistema che ruota attorno a Vinitaly, in realtà non è solo economico ma promuove un ambasciatore – come il vino – della nostra identità, della nostra cultura e delle nostre radici a livello europeo ma anche internazionale. Vinitaly non é soltanto la fiera del vino ma promuovere un sistema-Italia che in un momento complesso come quello di oggi ha bisogno di tutela e di impegno da parte del Parlamento. Credo che nel nostro ruolo istituzionale dobbiamo essere difensori del nostro territorio. Dobbiamo farlo capire anche agli altri Paesi europei che devono comprendere il buono che c’è intorno alle nostre produzioni, di cui il vino è un’eccellenza.  Ad affermare la portata socioeconomica del settore del vino e il suo valore per l’export agroalimentare italiano, è stato il presidente di Agenzia ICE, Matteo Zoppas Il vino nell’ambito del nostro export agroalimentare è cresciuto di cinque punti percentuali e ha raggiunto 8,1 miliardi di euro. Gli imprenditori sono stati i principali protagonisti di questo percorso: in un contesto generale di recessione, noi siamo riusciti ad avere un comparto agroalimentare che cresce e, tra le sue composizioni, è stato determinante il contributo del vino (+5,5%). Gli Usa, che ci preoccupano molto, hanno fatto un più 9% e sono arrivati a 1,7 miliardi di euro. Di nuovo il merito è sicuramente delle imprese, però c’è anche un’infrastruttura che le aiuta, c’è un Governo che le sta supportando anche con il Sistema Paese formato da Ice, Sace, Simest e Cdp che sono veri e propri amplificatori di risultato. Ice si occupa di portare gli operatori esteri in Italia, i buyer: un terzo di tutti quelli presenti a Vinitaly. Al contempo organizza collettive di imprenditori italiani all’estero, alle fiere, ad incontrare clienti, e sono almeno 7 le iniziative fieristiche con Vinitaly International nel mondo. 57 edizioni del Vinitaly non sono poche. È un marchio che si è creato e si è costruito nel tempo, portando costantemente allo stesso tavolo produttori e buyer, alimentando i veri momenti in cui si sviluppa il business. ICE, insieme a Veronafiere, seleziona e recluta gli operatori realmente interessati. Ed è solo questo business matching che permette di far crescere le esportazioni del vino all’estero.  A fare gli onori di casa, l’Ambasciatore d’Italia in Belgio, Federica Favi La Preview di Vinitaly, ospitata per il secondo anno consecutivo in Ambasciata, ci ha riempito di orgoglio dinanzi alla comunità belga, europea ed internazionale a Bruxelles. L’eccellenza delle nostre produzioni, la ricchezza e la diversità di tutti i nostri territori, la tecnologia italiana applicata all’agricoltura, il naturale rispetto per l’ambiente. Il nostro stile di vita, legato alla convivialità, alla longevità, all’ospitalità: Italia meravigliosa. Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo Siamo tornati nuovamente a Bruxelles a fianco dei rappresentanti e decisori politici per una preview che ha evidenziato il ruolo aggregatore di Vinitaly , una agorà del vino italiano e una piazza commerciale globale di un prodotto bandiera in grado di generare un contributo economico complessivo di oltre 45 miliardi di euro l’anno e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro, pari all’1,1% del nostro Pil. A questi risultati contribuisce anche l’unico brand fieristico di promozione del vino italiano nel mondo che, con il proprio ecosistema di iniziative, raggiunge ogni anno oltre 10 mercati internazionali, dagli Stati Uniti alla Cina, dal Brasile all’Asia fino all’India, all’Eurasia e all’Europa per ampliare la portata commerciale della piattaforma Vinitaly e potenziare al contempo la campagna di incoming sulla manifestazione.  Il general manager di Veronafiere, Adolfo Rebughini La viticoltura e l’enologia rappresentano un pilastro strategico per la bilancia agroalimentare italiana ed europea, contribuendo in modo determinante all’export e alla promozione del turismo, della cultura e della sostenibilità ambientale. Dal 1967, Vinitaly è la piattaforma globale di riferimento per il business e la cultura del vino italiano, un hub internazionale che connette produttori, buyer e professionisti, favorendo il networking, la formazione e l’accesso ai mercati mondiali. Un vero e proprio incubatore di tendenze e un acceleratore dell’internazionalizzazione del settore, capace di intercettare i cambiamenti del mercato e l’evoluzione dei consumi. In quest’ottica si inseriscono le novità dell’edizione 2025, dal debutto del Salone dei vini NoLo e Vinitaly Tourism, dedicato all’enoturismo, fino all’area Raw Wine, spazio riservato ai vini artigianali, naturali e a minimo intervento, confermando Vinitaly come la vetrina più completa dell’eccellenza enologica italiana e il punto di riferimento globale per il settore.  Presenti alla preview di Vinitaly Bruxelles anche l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese, il Rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione Europea, Vincenzo Celeste, insieme alle organizzazioni del settore europeo e italiano: Ignacio Sánchez, segretario generale del Comité Européen des entreprises de vins (Ceev), Marzia Varvaglione, presidente Agivi (Associazione dei giovani imprenditori vinicoli italiani), Lamberto Frescobaldi, presidente Unione italiana vini, Marco Montanaro, direttore generale Federvini, Tommaso Battista, presidente nazionale Copagri, Rita Babini, presidente Fivi, Luca Rigotti, presidente gruppo lavoro vino Copa Cogeca e un parterre di operatori selezionati.   Ignacio Sánchez, segretario generale Ceev (Comitato europeo delle aziende vitivinicole): Senza il commercio, le nostre aziende non saranno in grado di sopravvivere nel lungo termine. Dobbiamo essere in grado di esportare. Se i dazi annunciati da Trump venissero applicati al settore vinicolo, potremmo dimenticarci del mercato statunitense che rappresenta il 27% delle nostre esportazioni. Un volume che non sapremmo collocare altrove. Abbiamo quindi assolutamente bisogno del sostegno politico dei membri del Parlamento europeo, della Commissione e delle autorità nazionali per superare questa crisi e negoziare una soluzione. Perché se chiudiamo il mercato degli Stati Uniti, il nostro settore è finito. Inoltre, dobbiamo difendere il vino da coloro che non rispettano la sua cultura, considerandolo un prodotto pericoloso. Abbiamo bisogno di Paesi capaci di proteggere il valore del vino, perché il vino è moderazione, il vino è cultura. L’Italia è un esempio in questo senso: eventi come Vinitaly possono davvero mostrare tutto ciò che il vino ha da offrire alla società. Per ultimo il vino è anche business. Ed è per questo che l’Europa e gli Stati membri devono continuare a difenderlo. Solo nell’Unione Europea, il settore vinicolo dà lavoro a 3 milioni di persone e genera un giro d’affari di 150 miliardi di euro. Ci sono molti territori in cui non esistono alternative economiche. E senza eventi come Vinitaly, le nostre imprese non potrebbero raggiungere il mondo, trasmettere il valore del vino né proteggere il proprio business.  Lamberto Frescobaldi, presidente Unione italiana vini Non siamo abituati a dire che le cose sono difficili, tendiamo a dire che tutto è bello e positivo. Ma la realtà è diversa. È vero che abbiamo esportato molto vino, soprattutto in Nord America, ma i consumi stanno calando dal terzo trimestre del 2023. Negli Stati Uniti il consumo è sceso del 7%, in Europa del 4,5%. Quindi no, non va tutto bene. Il nostro vino viene prodotto con uva coltivata nei vigneti. E i vigneti non si fermano. Non possiamo semplicemente interrompere la produzione. Può esserci una guerra in Ucraina, può esserci Trump che decide di bloccare la produzione, possono accadere molte cose, ma i vigneti continueranno a produrre. Per questo oggi più che mai dobbiamo unirci sotto questa bandiera. Dobbiamo eliminare i dazi. Un dazio del 200% è inaccettabile, ma nemmeno il 25% è accettabile perché significherebbe perdere 1 miliardo di euro su 8 miliardi di esportazioni. Sarebbe una perdita enorme, soprattutto per le piccole e medie imprese, che dipendono dal mercato statunitense. Dobbiamo lavorare con determinazione e chiediamo alla Commissione Europea di eliminare tutti i dazi imposti sui prodotti americani. Gli Stati Uniti esportano in Europa per 1,3 miliardi di euro, mentre noi esportiamo negli Stati Uniti per 8 miliardi. Quindi pensiamo davvero che tassandoli riusciremo a bilanciare la situazione? No, finiremmo solo per essere i perdenti. Oggi non siamo solo italiani, siamo anche francesi, spagnoli, tedeschi, austriaci e greci. Ogni paese d’Europa esporta il proprio meraviglioso vino che non è solo una bevanda, ma un’opera d’arte e un simbolo dell’identità dei nostri paesi.  Marco Montanaro, direttore generale Federvini La Federazione Italiana che rappresenta il settore del vino, dei distillati e degli aceti, con sede a Roma, è stata fondata nel 1917. Oggi conta quasi 120 aziende associate. Il fatturato totale di queste imprese è impressionante, arrivando a circa 22 miliardi di euro, di cui 10 miliardi derivano dalle esportazioni in tutto il mondo. Inoltre, il numero di dipendenti coinvolti nel settore ha raggiunto gli 82.000. Si tratta quindi di una realtà di grande rilievo all’interno della filiera agroalimentare. Siamo molto felici di essere qui stasera per celebrare questo evento in Italia, che rappresenta un punto di riferimento per il nostro settore. Credo che tutto sia già stato detto, poiché il Ministro Tajani e il Ministro Lollobrigida hanno evidenziato alcune delle principali sfide che dobbiamo affrontare. Ma ci sono anche molte opportunità da cogliere: nuovi mercati, nuove tendenze di consumo, digitalizzazione. C’è un grande fermento in questo settore e dobbiamo sfruttarlo per garantire la crescita del comparto, sia oggi che in futuro.  Enrico Drei Donà, vicepresidente Italia del Vino Consorzio È un onore essere qui anche quest’anno per sostenere l’Italia. Il vino è uno degli elementi chiave dello stile di vita italiano e siamo molto orgogliosi di rappresentarle, Allo stesso tempo, dobbiamo riflettere sulle grandi sfide che ci attendono nel prossimo futuro. Oggi più che mai è fondamentale essere uniti e lavorare insieme per rafforzare il nostro settore, come fa anche Vinitaly nel promuovere il vino e lo stile di vita italiano nel mondo.   La Redazione
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Resilienza e preparazione al prossimo ciclo di consumo globale di vino. Masi, un caso di studio Arrow Right Top Bg

26 Marzo, 2025

Resilienza e preparazione al prossimo ciclo di consumo globale di vino. Masi, un caso di studio

Si è tenuta il 19 marzo a Milano la presentazione della ricerca accademica “Resilienza e preparazione al prossimo ciclo di consumo globale di vino. Masi: Un caso studio originale”, a cura di Jean-Marie Cardebat, Professore di economia all’Università di Bordeaux, Direttore del Dipartimento di Ricerca ECOr, Professore affiliato all’INSEEC Grande École e Direttore della Cattedra Wines & Spirits di Parigi, e Davide Gaeta, Professore e docente di economia dell’impresa vitivinicola e dei mercati agroalimentari e competitività – Dipartimento di Management – Università degli Studi di Verona. Due Università a confronto con il mondo dell’impresa hanno presentato i risultati dello studio nato da una visione internazionale del vino e completato con la case history Masi attraverso l’intervento di Federico Girotto, AD Masi Agricola S.p.A. e Presidente e AD di Canevel Spumanti S.p.A.. Preceduta da un’attenta analisi del contesto nazionale ed internazionale dei mercati del vino e delle possibili evoluzioni delle tendenze della domanda, lo studio accademico ha esaminato gli strumenti strategici necessari per adeguarsi ai prossimi cicli economici del settore vitivinicolo, riscontrando, per quanto riguarda l’Italia, in Masi Agricola un interessante esempio di resilienza e di capacità di competizione all’interno di situazioni che possono rivelarsi critiche in mancanza di organizzazione, struttura e diversificazione.   La ricerca realizzata dalle due Università ha analizzato, nella prima parte, le possibili cause di flessione della domanda e i fattori di minaccia che i mercati delle diverse tipologie di vino possono attraversare in questo ciclo economico; in una seconda parte, sono riportati invece i fattori chiave di resilienza nei modelli di adattamento del mercato del vino. Infine, nella terza parte dello studio, è stato analizzato il caso di un brand leader di mercato: Masi. Brand che è stato individuato per: la facilità di accesso informativo – Masi è l’unica azienda vitivinicola italiana quotata in Borsa –; per la sua organizzazione strutturata; e per la presenza di fattori che hanno permesso all’azienda di rafforzarsi in un contesto di mercato sfidante attraverso il modello della resilienza economica e i vantaggi competitivi di Porter. DICHIARAZIONI A MARGINE DELLA PRESENTAZIONE Jean-Marie Cardebat, Professore di economia all’Università di Bordeaux, Direttore del Dipartimento di Ricerca ECOr, Professore affiliato all’INSEEC Grande École e Direttore della Cattedra Wines & Spirits di Parigi L’andamento ciclico dell’economia ha sempre influenzato il consumo globale di vino e il quadro attuale non fa eccezione. Se da un lato l’attuale contesto economico e geopolitico ha portato a una contrazione, la natura stessa dei cicli economici suggerisce che, mantenendo il fenomeno inflattivo sotto controllo, il 2026 potrebbe segnare l’anno di svolta con l’avvio, nel 2027, di una fase di ripresa per una nuova crescita sostenuta per il settore vitivinicolo. Ripresa che non sarà una semplice ripetizione del passato: la sociologia del consumo è cambiata, e il prossimo ciclo vedrà protagonisti nuovi trend e consumatori. La premiumisation resta una tendenza chiave, con un crescente spostamento della domanda verso la ricerca di qualità e verso segmenti di alto valore. In questo scenario, è indispensabile investire in anticipo su ciò che potrebbe costituire la base del nuovo ciclo di crescita, rafforzando i marchi e valorizzando esperienze di consumo come l’enoturismo, un settore che ha registrato uno sviluppo importante negli ultimi quindici anni, con stime superiori ai 50 miliardi di dollari per il 2025. I mercati emergenti, inoltre, potrebbero ridefinire gli equilibri globali, con un interesse in aumento per i vini rossi. È importante che il settore vitivinicolo sia in grado di individuare i segnali e anticipare i trend per poter adottare strategie lungimiranti. Davide Gaeta, Professore e Docente di Economia dell’impresa vitivinicola e di Mercati Agroalimentari e Competitività – Dipartimento di Management, Università di Verona. L’evoluzione dei cicli economici ha determinato la necessità di rimodulazione dell’organizzazione del business aziendale. La nostra ricerca ha individuato alcuni fattori chiave di resilienza che possono consentire alle imprese vitivinicole di consolidare la propria crescita e di sostenere le evoluzioni dei mercati internazionali quali: un modello organizzativo strutturato ed una governance solida, che consenta di crescere e di continuare a innovarsi; una gestione trasparente delle informazioni; e strategie mirate di acquisizione e diversificazione del portafoglio prodotti. Altro elemento cruciale è la capacità di adattarsi alle evoluzioni della domanda attraverso un approccio flessibile, sia nell’approvvigionamento delle uve, che nell’ampiezza della gamma prodotti. La segmentazione della distribuzione, una presenza ponderata e diversificata sui mercati internazionali permettono inoltre di mitigare i rischi e cogliere opportunità di sviluppo. Ci sono anche altri elementi che contribuiscono a rafforzare la competitività delle imprese, come l’attenzione all’identità aziendale, il marketing strategico e l’innovazione orientata alla sostenibilità. Abbiamo dunque ricercato tutti questi fattori analizzando un caso di brand leader di mercato quale Masi, e rilevato come l’azienda abbia saputo muoversi in un contesto sfidante. L’azienda ha saputo combinare tradizione e innovazione, valorizzare il proprio radicamento territoriale, adottare un sistema di monitoraggio avanzato per garantire una gestione efficiente della produzione e della distribuzione, ed implementare una strategia di crescita lungimirante. Ne è dunque emerso come Masi rappresenti un modello di resilienza capace di trasformare le sfide in opportunità di crescita sostenibili. Federico Girotto, AD Masi Agricola e Presidente e AD di Canevel Spumanti. Abbiamo apprezzato molto la ricerca e siamo orgogliosi di averne fatto parte: da un lato, essa può rappresentare un contributo agli operatori del settore vitivinicolo per comprendere e acquisire consapevolezza circa i reali problemi del medesimo e dei suoi mercati di riferimento, chiudendo lo spazio a omissioni, al pessimismo e soprattutto all’illusione che tutto possa tornare a essere come prima. Dall’altro, lo studio delinea con chiarezza le caratteristiche necessarie ad affrontare efficacemente l’inevitabile percorso evolutivo dell’ecosistema aziendale, la cui necessarietà corre in parallelo ai mutamenti del settore. In Masi cerchiamo di incrementare la resilienza in diversi modi, ma soprattutto rafforzando i processi strategici di identificazione, analisi e mitigazione dei rischi, non distogliendo mai l’attenzione dalla nostra stella polare: il brand. Negli anni il gruppo Masi ha attivato diverse leve strategiche che ci hanno permesso di rispondere in anticipo all’evoluzione dei cicli economici, trasformando le sfide in opportunità. In uno sguardo complessivo, in questi dieci anni dalla quotazione, abbiamo lavorato sulla sostenibilità – con il progetto Masi Green Governance – sull’omnicanalità comunicativa e distributiva, e sul rafforzamento della Masi Wine Experience, che quest’anno darà avvio a Monteleone21, il nostro visitor center in Valpolicella che risponde alla nuova domanda del settore enoturistico. Infine, abbiamo investito nell’innovazione di prodotto, come con Fresco di Masi, la linea di vini biologici che esprime la nostra visione di autenticità, attualità e attenzione al consumatore, e nell’ampliamento del portafoglio. Ne è un esempio il recente sbarco in Oltrepò Pavese con l’acquisizione della tenuta Casa Re e il lancio dello spumante Metodo Classico Moxxé del Re, dove contiamo di replicare quanto realizzato in Valdobbiadene con Canevel Spumanti, un brand che ha continuato a crescere, anche in termini di export. Abstract Ricerca_Resilienza del vino La Redazione
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Vignaioli contrari 2025 Arrow Right Top Bg

26 Marzo, 2025

Vignaioli contrari 2025

CHI SONO I VIGNAIOLI CONTRARI I Vignaioli Contrari sono coloro che fanno comprendere il territorio di appartenenza e raccontano la loro storia mediante i vini che producono, con metodi artigianali ed autentici. Sono i responsabili del lavoro in vigna ed in cantina, nel pieno rispetto dell’ambiente e sono Contrari all’omologazione del gusto e alla standardizzazione dei vini. Piccole realtà artigiane che cercano di valorizzare al meglio il vino prodotto da vitigni autoctoni, preservando la tradizione del terroir a cui appartengono. Persone che danno continuità alla storia enologica del nostro Paese, impegnandosi a mantenere in vita le varietà di cultivar in via di estinzione, producendo vini di Terroir.   La Manifestazione VIGNAIOLI CONTRARI 2025: VINO, TERRITORIO, UNICITÀ – L’ARTE DEL VINO ARTIGIANALE TORNA A SPILAMBERTO   La nona edizione di “Vignaioli Contrari” torna a Spilamberto (MO) per celebrare la passione, la biodiversità e l’autenticità del vino artigianale. L’evento, che si terrà l’10 e 11 maggio 2025 nella suggestiva Rocca Rangoni, conferma il proprio ruolo di punto di riferimento per gli amanti del vino “Buono, Pulito e Giusto”. Oltre 65 produttori provenienti da tutta Italia e da alcune realtà europee offriranno al pubblico un viaggio tra vitigni autoctoni e pratiche enologiche sostenibili, biologiche e biodinamiche, mettendo in primo piano la tutela del territorio e la valorizzazione delle tradizioni vinicole. Con più di 400 etichette in degustazione, “Vignaioli Contrari” continua a promuovere un modello di produzione basato su artigianalità, rispetto per la terra e rifiuto dell’omologazione del gusto. NOVITÀ DELL’EDIZIONE 2025 Dopo il successo dell’edizione precedente, tornano i laboratori e le masterclass, arricchiti da nuovi approfondimenti dedicati alla rifermentazione in bottiglia, all’abbinamento territoriale tra i formaggi “Presidi Slow Food” ed il vino, fino alla scoperta di due grandi vini piemontesi, l’Erbaluce ed il Timorasso. Le sessioni si terranno nella splendida cornice della ex-chiesa di Santa Maria degli Angeli, offrendo un’esperienza immersiva tra degustazioni guidate e racconti diretti dai vignaioli e dagli esperti del settore. Altra grande conferma è lo Slow Food Park, che per la sua terza edizione si amplia ulteriormente, accogliendo oltre 20 espositori del food da tutta Italia. Una mostra mercato di sapori autentici della nostra tradizione, tra formaggi d’alpeggio, salumi artigianali, lievitati da grani antichi e birre indipendenti, in un’atmosfera di convivialità e condivisione. L’accesso a Slow Food Park è gratuito ed animerà le vie del centro storico di Spilamberto. Per l’edizione 2025, lo Slow Food Park estenderà inoltre i suoi orari di apertura, accogliendo i visitatori fino alle 23:00, offrendo così un’esperienza ancora più coinvolgente e accessibile a tutti.   UN’ESPERIENZA DA NON PERDERE Vignaioli Contrari non è solo un evento di degustazione, ma una celebrazione dell’identità territoriale, della cultura enogastronomica e della viticoltura responsabile. Con il patrocinio del Comune di Spilamberto, dell’Unione Terre di Castelli, e il coinvolgimento di importanti realtà associative locali, l’edizione 2025 si preannuncia ancora più ricca di contenuti e opportunità di incontro tra produttori e appassionati. Segnate in agenda le date del 10 e 11 maggio 2025 e preparatevi a vivere un weekend all’insegna del vino autentico, della tradizione e della convivialità! Per tutte le informazioni qui La Redazione
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Olio Extravergine di Oliva. L'importanza della certificazione Made Green in Italy Arrow Right Top Bg

26 Marzo, 2025

Olio Extravergine di Oliva. L'importanza della certificazione Made Green in Italy

PER ACCRESCERE LA COMPETITIVITÀ AZIENDALE E PER UNA CORRETTA INFORMAZIONE DEI CONSUMATORI Oggi a Roma il convegno sulla Certificazione ministeriale “MADE GREEN IN ITALY” (MGI) alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Sen Gilberto Pichetto Fratin, con alcuni dei massimi esperti e docenti dalle principali università italiane. Promosso dall’imprenditrice olearia Alessia Zucchi, prima nel settore agroalimentare ad aver ottenuto la certificazione MGI   Oggi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Roma si è tenuto il convegno dal titolo ‘L’importanza della certificazione Made Green in Italy, che ha visto coinvolti alcuni dei massimi esperti del settore oleario e docenti dalle principali università italiane. È stata l’occasione per fare il punto su un’importante pratica, quella della certificazione MGI, che sempre più prodotti agroalimentari di qualità come l’olio evo dovrebbero conseguire, per accrescere la propria attrattività sui mercati internazionali, anche alla luce delle odierne condizioni geopolitiche internazionali a partire dai tanto vituperati dazi. Promosso dall’imprenditrice Alessia Zucchi, produttrice olearia la cui azienda ha ottenuto la prima certificazione MGI nel settore agroalimentare, nella mattinata di studio si è cercato di capire come la Certificazione MGI possa aiutare le aziende ad accrescere la propria competitività ma anche promuovere una corretta informazione dei consumatori sul settore agroalimentare e in particolare sul mondo olivicolo italiano. Pilastro della dieta mediterranea, l’olio d’oliva italiano è infatti uno dei prodotti che meglio esprimono i valori che fanno del made in Italy alimentare un riferimento di qualità assoluto, non solo in Europa ma nel mondo intero. Dopo i saluti iniziali del Senatore Gilberto Pichetto Fratin (Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica), e dell’On. Raffaele Nevi (Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati), ne hanno parlato: Fabio Iraldo (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Università Bocconi); Carlo Zaghi (Direttore Generale per la Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica); Bruno Notarnicola (Università di Bari e Rete italiana LCA); Ettore Capri (Università Cattolica di Piacenza); Carlo Alberto Pratesi (Università Roma 3); l’imprenditrice Alessia Zucchi (ceo di Oleificio Zucchi); Maria Chiara Ferrarese (Direttrice Generale dell’ente certificatore CSQA); Andrea Marino (General Manager di FEDEROLIO – Federazione Nazionale Commercio Oleario). Il moderatore Klaus Davi, nel presentare il gruppo dei relatori, ha sottolineato il valore complessivo delle diverse professionalità e del lavoro di rete e coordinamento realizzato tra le diverse Università, nel dialogo con le istituzioni e con gli stakeholder. Inoltre ha evidenziato il fatto che oggi diviene sempre più necessario proseguire nella collaborazione tra Pubblico e Privato per poter migliorare la conoscenza e consapevolezza nel consumatore degli importanti parametri che i prodotti certificati “Made Green in Italy” portano con sé. Carlo Zaghi (Direttore per la Sostenibilità dei Prodotti e dei Consumi Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) ha spiegato che “Made Green in Italy” è lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, che coniuga la misurazione degli impatti sull’ambiente di un prodotto o di un servizio nel suo intero ciclo di vita con la dimensione del “made in Italy”, legata alle eccellenze del sistema produttivo nazionale, tramite la metodologia europea PEF (Product Environmental Footprint), che consente di calcolare l’impronta ambientale misurando l’impatto del prodotto in ogni singola fase del ciclo di vita. Fabio Iraldo, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed Università Bocconi) si è soffermato sul perché sia importante la certificazione MADE GREEN IN ITALY per accrescere la competitività aziendale e sul tema delle garanzie che questa certificazione fornisce ai consumatori. In primis, oggi si punta a cicli produttivi sempre più sostenibili, che uniscano il rispetto per l’ambiente e la valorizzazione delle eccellenze agroalimentari nazionali. Per attribuire questo standard è importante valutare le prestazioni ambientali di un prodotto, dall’approvvigionamento delle materie prime al fine vita, e si verifica se sono organizzate al fine di ridurre gli impatti ambientali. Bruno Notarnicola (Università di Bari) è passato ad esaminare l’impronta ambientale dei prodotti e di come essa sia essenziale per il conseguimento della certificazione MGI. A torto spesso si dice sia uno strumento complesso per le piccole imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo, ma può invece essere uno strumento competitivo anche per le PMI. Per gli schemi di certificazione come il MGI è importantissimo poter utilizzare dati affidabili per la misurazione dell’impronta ambientale dei prodotti e delle filiere coinvolte. Molto spesso sappiamo che ci sono delle specificità legate al contesto produttivo, territoriale e ambientale del nostro Paese. Tali specificità si legano dunque inevitabilmente a dataset affidabili, ed in questo è fondamentale il ruolo delle università per migliorarli. Per Ettore Capri (Università Cattolica Piacenza) la certificazione Made Green in Italy si sta sviluppando molto nel settore agroalimentare e della trasformazione di prodotti alimentari segnatamente nel settore oleario ma, anche alla luce delle recenti esperienze nel settore del vino, vi possono essere altri nuovi requisiti addizionali che lo schema MGI potrebbe contemplare nel settore alimentare. Inoltre nell’ambito dello schema MGI si dà molta importanza al territorio di provenienza di un prodotto alimentare e alla sua tracciabilità, ma è sempre più importante valorizzare l’intera filiera produttiva e rafforzare sempre più lo schema MGI per renderlo ancor più interessante come leva competitiva per le imprese. Secondo Carlo Alberto Pratesi (Università Roma Tre ed EIIS – Istituto Europeo dell’Innovazione per la Sostenibilità) i marchi e le certificazioni come MGI sono da considerare un supporto efficace per la comunicazione ambientale. Un brand certificato MGI porta con sé elementi di forza per impostare una campagna di comunicazione di marketing dei prodotti del made in Italy in chiave green. Affinché una campagna di questo tipo possa essere davvero efficace deve naturalmente seguire alcune regole chiave in tema di coerenza tra messaggio, target e canali utilizzati. Maria Chiara Ferrarese (Ente certificatore CSQA) ha sottolineato l’importanza della certificazione volontaria come strumento a supporto delle imprese nelle strategie di sviluppo e di comunicazione e al contempo strumento di garanzia per il consumatore e per gli stakeholder. La scelta di standard solidi, in linea con le direttive comunitarie in materia di Green Claim, consente di veicolare messaggi efficaci per massimizzare i risultati e gli investimenti delle imprese. La definizione di un modello di sostenibilità per il Made in Italy di qualità rappresenta un obiettivo importante per valorizzare prodotti, aziende e territori: una fotografia esportabile verso paesi sempre più attenti a questi temi. Andrea Marino (FEDEROLIO Federazione Nazionale Commercio Oleario) si è soffermato sul percorso attraverso il quale Federolio sia arrivata alla certificazione Made Green in Italy, e su quali saranno i prossimi passi che la Federolio intende intraprendere nel segno dalla sostenibilità. In tema di sostenibilità, manca un «modello / standard» di riferimento con regole chiare, verificabili, misurabili. Gli Strumenti e metodi di misura sono variegati. Infine la Comunicazione di un prodotto GREEN è complessa, difficilmente comprensibile dal consumatore. Per tali ragioni ogni azienda «sceglie» il proprio percorso di sostenibilità, il più efficace dei quali è sicuramente la certificazione MGI. Ed in questo OLEIFICIO ZUCCHI è stato un precursore, poiché è stata la prima azienda di tutto il settore agroalimentare ad aver conseguito la certificazione MGI per un proprio prodotto. Alessia Zucchi, ceo Oleificio Zucchi SpA. Dal convegno di oggi è emerso con forza quanto la certificazione Made Green in Italy sia importante per accrescere la competitività delle nostre aziende e fornire ai nostri consumatori una corretta informazione sempre più trasparente. Come imprenditrice da sempre sono impegnata, insieme a tutti i miei collaboratori, nella responsabilità sociale e ambientale, con la promozione di buone pratiche nella certificazione della vera sostenibilità. Tra l’altro ci tengo a sottolineare con orgoglio che siamo stati la prima azienda agroalimentare italiana ad aver ottenuto la certificazione “MADE GREEN IN ITALY” per un proprio prodotto, il nostro “Olio Extravergine d’oliva 100% italiano da filiera certificata sostenibile Zucchi.” Coerentemente con la nostra missione di promozione della sostenibilità e della cultura dell’olio extravergine d’oliva e in occasione dei nostri primi 215 anni (siamo nati nel 1810), con il convegno di oggi mettiamo a disposizione delle istituzioni e dell’intera filiera la nostra esperienza, sperando possa essere un utile contributo alla crescita di tutto il comparto olivicolo italiano   La Redazione
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FIVI commenta le parole del commissario Hansen Arrow Right Top Bg

25 Marzo, 2025

FIVI commenta le parole del commissario Hansen

Parole che vanno nella direzione giusta: serve una strategia europea per il sistema vitivinicolo. La Presidente di FIVI Rita Babini I tempi della viticoltura sono lunghi, servono strategie che guardino lontano: climate change, guerre commerciali, rigidità del mercato interno sono sfide enormi, che si superano con l’impegno delle istituzioni e di tutti gli attori della filiera. Ludovico Maria Botti, Vignaiolo nel Lazio e consigliere nazionale FIVI, ieri è stato eletto vicepresidente di CEVI – Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti. I Vignaioli indipendenti italiani, insieme ai colleghi europei, ripongono molta fiducia nel Commissario Hansen, che fin dal primo momento ha dimostrato di conoscere bene il settore agricolo e di rispettare l’importanza del sistema vitivinicolo europeo. Le parole che ha usato oggi a Roma lo dimostrano e vanno nella direzione giusta: un plauso particolare per l’obiettivo di semplificazione burocratica e per l’attenzione ai giovani agricoltori, oltre che per aver focalizzato l’attenzione sul vino e sulle richieste fatte dal Gruppo di alto livello. All’Unione Europea chiediamo di mettere in campo una vera e propria strategia per il nostro settore, che guardi al futuro e non si limiti al piccolo cabotaggio: climate change, guerre commerciali, rigidità del mercato interno sono sfide che vanno comprese e affrontate su un orizzonte di tempo lungo, perché lunghi sono i tempi della viticoltura, soprattutto quella di qualità, che valorizza e tutela i territori, cura i paesaggi rurali, rafforza le economie locali. Ed è proprio quella che oggi, ancora di più, va tutelata e promossa. Interviene così Rita Babini, Presidente di FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, alla conclusione della conferenza “L’agricoltura è”, organizzata a Roma dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali in occasione della visita del Commissario europeo per l’agricoltura e l’alimentazione, Christophe Hansen. Per fortunata coincidenza, proprio ieri al MUVIS – Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari di Castiglione in Teverina (Viterbo) si è svolta l’assemblea di CEVI, la Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti che riunisce le rappresentanze nazionali dei Vignaioli di Francia, Italia, Portogallo,Grecia, Lussemburgo, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e Svizzera. La Presidente uscente, Matilde Poggi, Vignaiola in Veneto e già Presidente di FIVI, ha lasciato il posto al collega francese Samuel Masse. Nel board sono stati eletti come Vicepresidenti Ludovico Maria Botti, Vignaiolo nel Lazio e consigliere nazionale FIVI, Josef Valihrach (Repubblica Ceca), Mateja Škrl Kocijančič(Slovenia), mentre Ivo Varbanov (Bulgaria) è stato nominato Segretario Generale e Guy Krier  (Lussemburgo) ha preso l’incarico di Tesoriere. Sono estremamente orgoglioso di ricoprire questo ruolo: il mio impegno sarà rivolto a creare sinergie ancora più solide tra i Vignaioli a livello europeo, perché oggi più che mai c’è bisogno di unità e coesione per costruire insieme il futuro del vino italiano ed europeo   La Redazione
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Annura. L'anima dell'Etna nel nuovo progetto di Tommasi Family Estates Arrow Right Top Bg

25 Marzo, 2025

Ammura. L'anima dell'Etna nel nuovo progetto di Tommasi Family Estates

  Ammura è il nome della nuova tenuta della famiglia Tommasi sull’Etna, approdata in Sicilia nel 2022. L’azienda si trova in contrada Alboretto – Chiuse del Signore, nel comune di Linguaglossa, e si estende per 15 ettari, di cui una parte di proprietà ed una parte in affitto dalla Tenuta Chiuse del Signore di Bambara – De Luca, eredi della storica famiglia Castrogiovanni.
Situata a 570 metri sul livello del mare, nel cuore del Parco Naturale dell’Etna, la tenuta sorge in un territorio suggestivo, dove il respiro della montagna si fonde con il soffio del mare. Il Significato di Ammura: Un Legame tra Sicilia e Veneto Ammura è un nome di origine araba che significa “bella, amata, affascinante”. La cultura araba rappresenta un ponte simbolico tra la Sicilia e il Veneto, regioni unite da una storia di contaminazioni e influenze. Il progetto Ammura nasce da una visione profonda, radicata nel legame ancestrale tra l’Etna e la cultura siciliana. Per i Siciliani, il vulcano non è solo una presenza naturale, ma una figura femminile potente: una madre generosa e imprevedibile, un’entità viva che scandisce il ritmo della terra e della vita. Chiamata “A’ Muntagna”, la grande signora, l’Etna incarna rispetto, devozione e appartenenza. Proprio da questa identità forte e indomabile prende forma il progetto Ammura, che esprime l’anima femminile del vulcano attraverso un marchio ispirato all’archetipo dell’Incantatrice: una figura magnetica, capace di custodire segreti millenari e di rivelarli attraverso la voce del vino. I Vini di Ammura: L’Espressione della Natura Vulcanica Questa dimensione simbolica si traduce nella prima produzione di Ammura Etna Bianco DOC (100% Carricante – 12.500 bottiglie) e Ammura Etna Rosso DOC (100% Nerello Mascalese – 10.300 bottiglie), caratterizzati da un’identità visiva evocativa, che richiama il mistero e la potenza della natura vulcanica. Elementi come il fico d’india e il tarassaco, impressi sulle etichette, texture materiche, silhouette essenziali e colori profondi richiamano la lava, la terra scura e i contrasti cromatici di un paesaggio scolpito dal fuoco e dal vento. Giancarlo Tommasi, direttore tecnico di Tommasi Family Estates L’Etna è una terra di fascino assoluto, un luogo dove natura e tempo si intrecciano in un equilibrio potente e irripetibile. Con Ammura, abbiamo scelto di abbracciare questa energia vitale, rispettandone l’identità e trasformandola in un nuovo capitolo della nostra storia. Questa acquisizione è un tributo alla bellezza e alla complessità di uno dei territori più affascinanti d’Italia, che ci permette di raccontare un’altra sfumatura dell’eccellenza vitivinicola italiana con la dedizione e il rispetto che ci contraddistinguono. Un Territorio Unico per Vini Straordinari I vigneti della tenuta si estendono in un paesaggio spettacolare, tra la vista sconfinata del mare e la maestosità dell’Etna, che domina il panorama con il suo profilo scolpito dal tempo. In questo contesto, tra suoli vulcanici di straordinaria ricchezza e un microclima unico, si coltivano le uve Nerello Mascalese e Carricante, protagoniste di Etna Rosso DOC ed Etna Bianco DOC. Il Nerello Mascalese, con la sua eleganza si distingue per tannini setosi, mineralità vibrante e un profilo aromatico complesso, con note di frutti rossi, spezie e sfumature eteree. Il Carricante, bianco iconico della viticoltura etnea, offre freschezza distintiva, acidità vivace, longevità straordinaria e un profilo olfattivo che richiama agrumi, erbe mediterranee e la salinità vulcanica. Ogni bottiglia di Ammura cattura l’identità di questa terra, esaltandone il carattere indomito e la sua straordinaria intensità. La tenuta ospita una cantina di 1.500 metri quadrati dedicata alla vinificazione e all’affinamento, un luogo dove precisione e cura si incontrano per dar vita a vini che raccontano l’essenza autentica del vulcano. Un Tributo all’Etna e alla Tradizione Tommasi Ammura non è solo il nome di una tenuta, ma una voce nuova che racconta la Sicilia nella sua forza e nel suo mistero. L’Etna stessa si fa narratrice: un’entità magnetica e insondabile, che nutre le radici delle viti con la sua lava ardente e trasmette la sua energia in ogni sorso.
Il progetto nasce da questa sinergia, fondendo la potenza ancestrale del vulcano con la sensibilità artigianale della famiglia Tommasi, per dar vita a una nuova interpretazione del territorio, autentica e senza compromessi. La produzione limitata sottolinea l’esclusività e l’impegno nella ricerca della qualità, per garantire un’identità forte e riconoscibile. Con l’acquisizione di Ammura, la famiglia Tommasi raggiunge i 799 ettari vitati sotto la propria gestione, consolidando la sua presenza in alcuni dei territori più prestigiosi d’Italia: dalla Valpolicella Classica a Montalcino, dal Vulture alla Lugana, e ora sull’Etna. Un viaggio che continua con lo stesso spirito con cui tutto ebbe inizio: passione, determinazione e il desiderio di raccontare l’Italia attraverso il linguaggio senza tempo del vino.   La Redazione
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24 Marzo, 2025

ViniAmo Roma. Al via la vendita dei biglietti

  Si avvicina sempre più uno degli eventi più attesi della primavera romana: ViniAmo La terza edizione che si terrà il 4 e 5 maggio a Roma presso l’Hotel Cristoforo Colombo, porta con se importanti novità di grande sostanza. A partire dalle due Masterclass su Loira e Borgogna con la attesissima guida di Armando Castagno e da quella interamente dedicata alla Barbera d’Asti con l’azienda Gozzellino. Solo da pochi giorni è stata aperta la prenotazione dei biglietti sul sito internet della Minelli Wine Events. Importante assicurarsi il biglietto per tempo così prenotare le Masterclass: il numero di posti è limitato e si esauriscono facilmente. Continua infine la selezione delle cantine presenti, selezionate attraverso severi principi legati alla qualità e alla territorialità. Al momento siamo in ufficializzare una lista provvisoria che comprende anche la parte food, spirits e sponsor tecnici. VINO Gozzelino (Piemonte) Cantina Pertinace (Piemonte) Ferrero Cristian (Piemonte) Coronea (Lombardia) Cà San Vito (Veneto) Cantina Sabaini (Veneto) La Nona Pietra (Veneto) Di Gaspero (Friuli) Tenuta Maffone (Liguria) L’Agona Vini (Toscana) Cantina della Luce (Toscana) I Fulgurales (Toscana) Lazzeretti (Toscana) Podere Ema (Toscana) Società Agricola Cambioni (Toscana) ATRIVM Azienda Agricola (Toscana) Wine Things – Selezione di circa 7 aziende (Umbria) Napolini (Umbria) Cantina Violati (Umbria) I Fenicotteri (Umbria) Tenute Urani (Marche) Tenuta Grimaldi (Marche) Pesolillo (Abruzzo) Vinicio Mita (Lazio) Cantina Villa Gianna (Lazio) La Corte dei Greci (Lazio) Podere Puellae (Lazio) Vitematta (Campania) Aroma Winery (Campania) Contini 1898 (Sardegna) Vitis in Vulture (Basilicata) Giancarlo Ceci (Puglia) Wine Specialists Council – Associazione del Moscato di Trani (Puglia) Tenuta Planisium (Puglia) Tenuta Santoro (Calabria) Cantine Vinci (Sicilia) Sancarraro (Sicilia) Vigna Nica (Sicilia) Cantine Lipari (Sicilia) Sciare dell’Alba (Sicilia) Vino Nibali (Sicilia) Palazzo Battaglini (Abruzzo) Tenute La Padrona (Abruzzo) Adele Musella (Campania) ] I Segreti In Un Calice Valletti Roberta-Nas-cetta (Piemonte) Cà dei Conti (Veneto) Azienda Agricola Serracavallo (Calabria)   AZIENDE ESTERE Domeniile Averesti (Romania)   EXTRA VINO   Gastronomia Romizza – Main Stand Pizza (Lazio) La Tradizione (Formaggi, Prosciutti e Salumi) – Lazio Pasticceria Tabiano (Emilia Romagna) Oro24 Tartufi (Lazio) Agricola Nasti – Olio (Puglia) Schininà Brewing – Birrificio (Lazio) Nativa Bio – Creme spalmabili (Lazio) Le Direzioni del Gusto – Formaggi creativi (Abruzzo) Bepi Tosolini – Grappa (Friuli)   SPONSOR Alcoop Holding   Wine Tales Magazine è media partner dell’evento   La Redazione
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Termina oggi la decima edizione di Vinitaly Chengdu Arrow Right Top Bg

24 Marzo, 2025

Termina oggi la decima edizione di Vinitaly Chengdu

  Termina oggi la decima edizione di Vinitaly Chengdu, la manifestazione fuori salone della China food & drinks fair, che ritorna fino al 24 marzo nella città del Panda con la collettiva italiana più numerosa di sempre, che quest’anno registra la new entry del Consorzio Vino Chianti. Sono 40 le aziende (tra cantine e importatori) presenti nel padiglione italiano allestito allo Shangri-La Hotel, sede di Vinitaly Chengdu, con un’offerta di oltre 500 etichette italiane. Dopo Vinitaly India, riprende così il programma di promozione internazionale di Veronafiere in Asia, l’ultimo in calendario prima della manifestazione nel quartiere di Verona (dal 6 al 9 aprile). Il General manager di Veronafiere, Adolfo Rebughini Al netto della tendenza negativa riscontrata negli ultimi anni, il mercato cinese è una piazza da seguire con la massima attenzione e per questo rimane un presidio permanente di Veronafiere. Quest’anno Vinitaly Chengdu è la nostra più grande vetrina di sempre nella regione; un segnale dell’attrattività di questa area che attende ancora di esprimere tutto il suo potenziale. Da qui al 2028, il valore al consumo dei vini italiani è previsto in crescita di poco più del 10%. Una stima che potrebbe migliorare se il nostro Paese attingesse con successo alla tendenza generale in corso in Cina verso un consumo di qualità sui segmenti premium, super-premium e ultra-premium, ad oggi ancora residuali per la nostra offerta. Una transizione che Veronafiere supporta attraverso le iniziative di Vinitaly in questo mercato geo-economico chiave. L’Italia, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Iwsr, è il quarto Paese importatore con 18 milioni di litri consumati nel 2024 e un controvalore allo scaffale di 331 milioni di dollari. Organizzato in collaborazione con l’Ambasciata italiana in Cina, Ice Agenzia e la Camera di Commercio Italiana in Cina, Vinitaly Chengdu si apre oggi con il primo forum promosso dal Governo italiano in questa città e realizzato dall’ufficio Ice di Pechino sulla distribuzione del vino nel Paese del Dragone. Mentre il calendario delle degustazioni contempla tre masterclass: due riferite alla denominazione Chianti Docg annata e Riserva (21 e 22 marzo) e la terza al Prosecco con l’azienda Rive Della Chiesa (23 marzo). A Chengdu, Veronafiere è presene anche con il brand fieristico Wine to Asia, tra le più importanti rassegne di promozione del vino nella Greater Bay Area (Hong Kong, Macao e nove città della provincia di Guangdong) in programma a Shenzhen dal 9 all’11 maggio prossimo per la terza edizione. In particolare, Wine to Asia è protagonista con un tasting cofirmato da Bettane and Desseauve e di due eventi in partnership con Young Generation Creative Wine, l’associazione più importante dei giovani vignaioli cinesi e un pop-up con gli importatori di vino sostenibile al Medisn, il migliore locale di craft beer del Sudovest della Cina. Lista degli espositori: VINITALY CHENGDU ITALIAN PAVILION INTERPROCOM GROUP AMORE TRADING (SHANGHAI) CO., LTD SCHOLA SARMENTI JVM (SHANGHAI) INTERNATIONAL TRADING CO VM FINE WINES COMPANY LIMITED VM GRUPPO MEZZACORONA PASQUA ZONIN 1821 LA CANTINA PIZZOLATO SHANGHAI SINODRINK TRADING CO., LTD RIVE DELLA CHIESA TASTE ITALY SAVIAN WINEMAKER JOYETOWN · ITALIAN FINE WINES AZIENDA AGROBIOLOGICA SANGIOVANNI TERRE CEVICO SOC. COOP. AGRICOLA SPUMANTI VALDO ANGELINI WINES & ESTATES VITAE PREMIUM SELECTION ITALIAN WINE CONSORZIO MADE IN ITALY EXPORT | GUANGZHOU MAGNUS WINES CANTINE CAVIRO GERARDO CESARI SPA S.U QUARTO PRODUCTS (KUNMING) CO., LTD BEIJING SHERA TRADING CO. LTD SARTIRANO FIGLI CANTINE E VIGNETI SRL. WENZHOU DINGYANG INTERNATIONAL TRADE CO., LTD FANTINI GROUP SAN MARZANO VINI LEONARDO DA VINCI WINERY CONSORZIO VINO CHIANTI CECCHI CONTE GUICCIARDINI IL CAVALIERINO IL PALAZZO POGGIO DEL MORO TENUTA CANTAGALLO E LE FARNETE TENUTA DI ARTIMINO TERRE DEL BRUNO VALVIRGINIO VILLA TRAVIGNOLI CONSORZIO VINO CHIANTI   La Redazione
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