BlendNews

BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

Vinorum 2026: L'Aquila diventa la Capitale del Vino d'Abruzzo dal 15 al 17 maggio. Arrow Right Top Bg

15 Maggio, 2026

Vinorum 2026: L'Aquila diventa la Capitale del Vino d'Abruzzo dal 15 al 17 maggio.

  In occasione dell’anno da Capitale Italiana della Cultura, il centro storico aquilano ospita la seconda edizione del festival con 52 cantine, 250 etichette e un fitto programma di masterclass nei cortili dei palazzi nobiliari. Il cuore dell’evento in Piazza Duomo!   Piazza Duomo si trasformerà nel fulcro della manifestazione con il “Villaggio del Vino”, dove 52 produttori abruzzesi racconteranno le eccellenze regionali attraverso l’incontro diretto con i visitatori. Ad arricchire l’offerta, dieci food truck selezionati proporranno il meglio della gastronomia locale, creando un connubio perfetto tra calice e territorio. Percorsi culturali e il “Trenino del vino” Una delle novità più attese è il trenino del vino, un itinerario che attraverserà la città toccando monumenti simbolo come la Fontana delle 99 Cannelle e la Basilica di Collemaggio. Ad ogni tappa, i sommelier guideranno degustazioni a tema, trasformando il patrimonio architettonico aquilano in un palcoscenico eno-culturale unico. Masterclass e Viticoltura Eroica I cortili dei palazzi storici (Cipolloni-Cannella, Di Paola, Benedetti e Spaventa) ospiteranno convegni e approfondimenti tecnici. Di particolare rilievo la partecipazione del Cervim per parlare di viticoltura eroica e l’omaggio alla figura di Luigi Cataldi Madonna, pioniere della viticoltura di montagna scomparso nel 2025. Focus sulle denominazioni Il programma prevede sessioni verticali su Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano e Pecorino, con un focus speciale sul Cerasuolo e sulle bollicine abruzzesi. Non mancheranno approfondimenti sulla sostenibilità con degustazioni dedicate ai vini biologici e alla neonata DOCG Casauria. Il programma completo è pubblicato sul sito www.vinidabruzzo.it/vinorum. Degustazioni e masterclass sono ad ingresso libero ma su prenotazione dal sito vinidabruzzo.it e al link https://www.eventbrite.com/e/biglietti-vinorum-festival-del-vino-dabruzzo-1988164826516?aff=ebdsshcopyurl&utm-campaign=social&utm-content=attendeeshare&utm-medium=discovery&utm-term= L’ingresso alla Fiera del Vino in piazza Duomo prevede invece un ticket per le degustazioni direttamente negli stand. Link Utili Le masterclass sono a ingresso libero su prenotazione. Per la fiera in Piazza Duomo è necessario il ticket degustazione. Sito Ufficiale: www.vinidabruzzo.it/vinorum Prenotazioni Eventbrite: Link Prenotazione Vinorum La Redazione
Leggi
Cà du Ferrà entra nel Consiglio Direttivo del Seminario Permanente Luigi Veronelli Arrow Right Top Bg

14 Maggio, 2026

Giuseppe Luciano Aieta (Cà du Ferrà) entra nel Consiglio Direttivo del Seminario Permanente Luigi Veronelli.

  Giuseppe Luciano Aieta eletto nel nuovo Consiglio dell’Associazione, che celebra il quarantesimo anno dalla fondazione e il centenario dalla nascita di Luigi Veronelli   Il 26 aprile scorso l’assemblea del Seminario Permanente Luigi Veronelli ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo, segnando un momento di rinnovamento nel segno della continuità: quest’anno l’Associazione celebra il quarantesimo dalla fondazione e il centesimo anniversario dalla nascita di Luigi Veronelli. Tra i nuovi eletti figura Giuseppe Luciano Aieta, che insieme a Davide Zoppi conduce Cà du Ferrà, realtà vitivinicola di Bonassola — a due passi dalle Cinque Terre — dedicata alla cura di suoli antichi e vitigni storici del Levante ligure. La sua elezione si inscrive nella vocazione più profonda del Seminario: dar voce ai vignaioli, figura che Veronelli stesso portò alla ribalta, conferendole lustro e centralità nel dibattito culturale sul vino italiano. Nato a Como nel 1982, Aieta si è formato in Ingegneria gestionale, conseguendo poi un master in Finanza innovativa. Dopo quasi dieci anni come dirigente in una delle principali multinazionali europee nel settore dell’educazione, ha lasciato la carriera corporate per fondare con suo marito Cà du Ferrà: un progetto nato dalla necessità di mettere in dialogo terre e pensieri, mani e visioni, attraversando culture diverse senza mai tradire l’origine. La presidenza del nuovo Consiglio è affidata ad Aldo Tagliaferro, giornalista professionista da oltre trent’anni e vice capo redattore della Gazzetta di Parma, già consigliere del Seminario dal 2024. Una scelta che il Seminario stesso definisce un omaggio esplicito alla figura di Veronelli, che rivendicava con orgoglio la propria identità di giornalista e non smise mai di scrivere di vino e di cibo criticamente. Per Cà du Ferrà si tratta di un riconoscimento che va oltre la persona. La Cantina Ci sono riconoscimenti che non appartengono soltanto alle persone. Appartengono alle vigne. Alle pietre. Al sale del mare. Al vento che risale i muri a secco. Alla fatica silenziosa di chi custodisce un territorio senza mai smettere di ascoltarlo. Entrare nel Seminario Veronelli significa sedersi dentro una visione del vino libera, profonda, ostinata. Quella che Luigi Veronelli ha acceso e che ancora oggi continua a illuminare chi sceglie di restare fedele alla terra e alla propria coscienza. Un onore che appartiene prima di tutto a un cammino. Una responsabilità culturale, dunque, oltre che un riconoscimento: la conferma che il vino, nella visione di Cà du Ferrà, non è un prodotto ma un racconto umano, agricolo e poetico. Un atto di verità e la forza della Liguria più vera. La Redazione
Leggi
Festa del Ruchè 2026: il 16 e il 17 Maggio a Castagnole Monferrato la festa che celebra un vitigno simbolo del territorio Arrow Right Top Bg

14 Maggio, 2026

Festa del Ruchè 2026: il 16 e il 17 Maggio a Castagnole Monferrato la festa che celebra un vitigno simbolo del territorio

  Dopo il positivo riscontro ottenuto da Anteprima Ruchè, che ha confermato l’attenzione crescente attorno alla denominazione con la partecipazione di più di 250 visitatori e il coinvolgimento di 16 aziende, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato prosegue il percorso di valorizzazione del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG con il ritorno della Festa del Ruchè, in programma sabato 16 e domenica 17 maggio 2026 presso la Tenuta La Mercantile di Castagnole Monferrato.   L’appuntamento segue il successo dell’evento Anteprima Ruchè, particolarmente apprezzato per la formula che ha permesso al pubblico e agli operatori di conoscere da vicino le nuove espressioni della denominazione attraverso momenti di degustazione dedicati all’annata 2025, confermando l’interesse che questo vitigno continua a suscitare tra consumatori, stampa specializzata e professionisti del settore. Il Presidente Filippo Mobrici Il ruolo del Consorzio è quello di tutelare e promuovere le proprie denominazioni attraverso iniziative concrete che sappiano valorizzare il patrimonio enologico del Piemonte che rappresentiamo e tuteliamo. Eventi come la Festa del Ruchè permettono di mettere al centro i nostri vini, il lavoro dei produttori e l’identità dei territori, creando occasioni autentiche di incontro con il pubblico e con gli operatori. Il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG è una denominazione di forte personalità che supera il milione di bottiglie, legata a un’area produttiva circoscritta nel cuore del Monferrato astigiano. Negli ultimi anni ha saputo conquistare crescente attenzione sui mercati e tra gli appassionati grazie alla sua capacità di coniugare identità territoriale, versatilità gastronomica e contemporaneità di stile. La Festa del Ruchè nasce proprio con l’obiettivo di raccontare questa unicità direttamente attraverso la voce dei produttori. Promossa dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato in collaborazione con Go Wine, la manifestazione rappresenta ormai un momento di riferimento per il territorio e per tutti coloro che desiderano approfondire la conoscenza di uno dei vini più identitari del Piemonte. Per due giornate, produttori, enoappassionati e visitatori potranno incontrarsi all’interno della storica Tenuta La Mercantile, elegante complesso risalente alla fine del XVII secolo circondato da un raffinato giardino all’italiana, luogo capace di unire fascino storico e vocazione all’accoglienza. Nel corso di sabato 16 e domenica 17 maggio, la Tenuta aprirà le proprie porte con ingresso libero agli spazi esterni, offrendo un contesto accogliente dove vivere il territorio tra vino, gastronomia e intrattenimento. Cuore della manifestazione saranno i banchi d’assaggio, organizzati nei turni dedicati all’interno delle sale storiche del complesso, dove il pubblico potrà degustare liberamente le etichette presentate dalle cantine associate al Consorzio, incontrare personalmente i produttori, confrontarsi sulle diverse interpretazioni della denominazione e approfondire caratteristiche, annate e stili produttivi. Gli spazi esterni vivranno di un’atmosfera vibrante con proposte gastronomiche dedicate alle specialità del territorio interpretate da una selezione di ristoranti della zona, pensate per accompagnare al meglio i calici di Ruchè. La serata di sabato sarà ulteriormente animata da musica dal vivo, trasformando la Tenuta in un luogo di incontro e convivialità capace di valorizzare il legame tra vino e cultura del territorio. L’accesso sarà gratuito, mentre per partecipare ai banchi d’assaggio sarà previsto un ticket degustazione. Il costo è di 25 euro per il pubblico, con riduzione del 10% per l’acquisto online. Tariffa agevolata a 20 euro per i soci delle associazioni di settore AIS, FISAR, Go Wine e ONAV, previa presentazione della tessera in corso di validità al momento del ritiro del materiale degustazione. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito: www.viniastimonferrato.it Con la Festa del Ruchè, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato rinnova il proprio impegno nella promozione delle denominazioni del territorio attraverso eventi capaci di unire qualità, cultura e accoglienza. Un’occasione preziosa per scoprire da vicino il Ruchè, incontrarne i protagonisti e vivere il Monferrato attraverso uno dei suoi vini più originali e rappresentativi. IL CONSORZIO BARBERA D’ASTI E VINI MONFERRATO Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi. Attualmente il Consorzio conta più di 430 aziende associate e 12 denominazione tutelate. La Redazione
Leggi
Alta Langa Roma: cronaca di un Grande Successo. Arrow Right Top Bg

14 Maggio, 2026

Alta Langa Roma: cronaca di un Grande Successo.

  Alla Terza Edizione 47 Aziende e 115 Cuvèe in degustazione. Con oltre 700 Operatori Accreditati   L’Alta Langa DOCG ancora una volta cattura l’attenzione della Capitale, lunedì 11 maggio, con “Alta Langa Roma”, evento andato in scena allo Spazio Field di Palazzo Brancaccio e rivolto al mondo dell’Horeca e della stampa, organizzato per il terzo anno consecutivo dal Consorzio Alta Langa. Oltre 700 ospiti accreditati, 115 cuvée in degustazione suddivise tra vini bianchi, rosati e riserve, nella tipologia brut e pas dosé, 47 produttori presenti, tre masterclass sold out guidate da Marco Reitano, sommelier del ristorante Tre Stelle Michelin La Pergola (Rome Cavalieri – The Waldorf Astoria): numeri che testimoniano un successo crescente e un legame sempre più saldo tra Alta Langa DOCG e Roma, frutto di un lavoro attento e puntuale del Consorzio, iniziato già nell’autunno del 2023, con una tappa del format “Alta Langa DOCG: Anima di un Territorio” e proseguito nel 2024 e nel 2025 con le prime due edizioni della manifestazione. I produttori di Alta Langa DOCG presenti ad Alta Langa Roma   Partiamo dai protagonisti della giornata, i produttori: Abrigo Fratelli, Agricola Brandini, Agricola TT, Anna Maria Abbona, Banfi, Bera, Bosca, Cantina Clavesana, Casa E. di Mirafiore, Colombo, Contratto, Coppo, Cortino, Cuvage, Daffara & Grasso, Deltetto 1953, Duchessa Lia, Enrico Serafino, Ettore Germano, Fontanafredda, Gancia, Garesio, Ghione Anna, Giulio Cocchi, Ivaldi, La Fusina, La Torre di Castel Rocchero, Marcalberto, Marco Capra, Marziano Abbona, Nada Giuseppe, Paolo Ferri, Pecchenino, Pianbello, Piazzo Comm. Armando, Podere Gagliassi, Poderi Cusmano, Poderi Vaiot, Rizzi, Roccasanta, Saffirio, Tenuta Carretta, Tenuta Il Falchetto, Tenuta Langasco, Terre del Barolo, Tosti1820, Vite Colte. Giovanni Minetti – il Presidente del Consorzio Alta Langa Oltre al grande afflusso di operatori, in questa edizione di Alta Langa Roma abbiamo raggiunto un numero importante di aziende partecipanti, e il fatto che i nostri produttori abbiano accolto con questo entusiasmo l’invito del Consorzio spiega meglio di tante parole la loro voglia – e l’orgoglio – di presentare al pubblico di esperti e professionisti la propria interpretazione di un prodotto di alta qualità che sta ricevendo sempre più attenzione e apprezzamenti. Il risultato di giornate come queste rafforza la nostra intenzione di consolidare l’appuntamento di Roma come evento promozionale consortile fisso e ricorrente, come momento di confronto con gli operatori e il pubblico professionale e come un’occasione unica per presentare le annate attualmente in commercio di Alta Langa DOCG e le caratteristiche di un territorio di origine unico e straordinario. Il cocktail: “Torino Royal”   Nel corso dell’evento, Christian Comparone, Bar Manager di Baylon Cocktail Bar&Bistrot ha presentato il cocktail “Torino Royal”: “Il drink – ha spiegato Compratone – nasce come interpretazione contemporanea del Piemonte, proponendo un dialogo tra alcune delle sue espressioni più identitarie: l’Alta Langa Docg, il Vermouth di Torino Igp e il Rosolio di Torino, insieme al liquore alla nocciola, testimonianza liquida della nocciola piemontese. La ricetta dà vita a un equilibrio armonico e stratificato, in cui note agrumate, floreali e speziate si intrecciano con la complessa verticalità del Metodo Classico. Il risultato è un cocktail di grande bevibilità, rotondo e vibrante, capace di valorizzare le caratteristiche distintive dell’Alta Langa e di raccontarne la versatilità anche nel mondo della miscelazione”.   Alta Langa DOCG incontra Roma: dieci locali protagonisti   Nei giorni precedenti l’evento, dieci rinomati locali romani sono stati protagonisti di un servizio fotografico che ha contribuito a diffondere l’allure dell’Alta Langa Docg nella Città Eterna. Il metodo classico piemontese ha incontrato la ristorazione romana per raccontare tante storie di passione e maestria, dalla sala al cuore delle cucine, in un viaggio fotografico che celebra i sapori e insieme con i protagonisti della scena gastronomica romana. Gli scatti sono stati pubblicati sui canali social del Consorzio. I locali coinvolti: Osteria Della Vittoria, Pierluigi, Antico Arco, Il Convivio Troiani, Avenida Caló, Mamma Orso, Al Ceppo 1968, La Quercia, San Baylon e Bylon Cocktail Bar. Un progetto che già lo scorso anno aveva coinvolto i locali Mirabelle, Follie del Villa Agrippina a Gran Meliá Hotel, L’Arcangelo, Armando al Pantheon, Sushisen, Romané di Stefano Callegari, Baccano, Idylio by Apreda del The Pantheon Iconic Rome Hotel, Ai Piani e Osteria Chiari. Le Partnership   S.Bernardo  rappresenta  la  perfetta  unione  di  qualità,  tradizione  ed  eleganza. La sua fonte ha origine nelle Alpi Marittime piemontesi, a un’altezza di 1.300 m, in un ambiente incontaminato. Conosciuta sin dal 1926 per la sua leggerezza e per le eccellenti caratteristiche organolettiche, dagli anni Novanta è anche espressione del design italiano, grazie alla sua inconfondibile bottiglia “Gocce”, disegnata da Giorgetto Giugiaro, ancora oggi icona di stile. La Tradizione, a Roma è una storica bottega gastronomica, riconosciuta per la straordinaria selezione di salumi e formaggi di alta qualità provenienti da tutta Italia e non solo. Un indirizzo iconico che custodisce e valorizza il patrimonio enogastronomico nazionale attraverso ricerca, competenza e attenzione della materia prima. Olio Quattrociocchi è un’eccellenza dell’olivicoltura italiana, sinonimo di qualità, innovazione e profondo legame con il territorio laziale. Un’azienda di Alatri che, attraverso una filiera attenta e tecniche all’avanguardia, valorizza l’olio extravergine d’oliva come espressione autentica della tradizione e della cultura mediterranea. IL CONSORZIO ALTA LANGA   Il Consorzio Alta Langa è stato costituito nel 2001, con l’obiettivo di tutelare un prodotto nato dopo molti anni di ricerche e studi sulla vocazionalità delle aree interessate. Uno spumante nato come progetto sperimentale, riunisce oggi viticoltori e produttori appassionati e lungimiranti che, spinti da un grande orgoglio piemontese, hanno fatto crescere questa denominazione giovane ma con radici profonde che rimandano alla seconda metà dell’800. La grande scommessa, che unisce tutti, è quella di produrre ogni anno un vino spumante di grande qualità, importante e identitario. A dicembre 2025 il Consorzio conta 100 produttori e 90 viticoltori associati e vanta una partnership di lunga data con la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, di cui è Main Sponsor e dove l’Alta Langa DOCG è Official Sparkling Wine, e con il mondo Slow Food, in particolare con la Banca del Vino e con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Il Consorzio è inoltre partner tecnico del Teatro Regio di Torino. L’Alta Langa DOCG è stato nominato “Vino dell’Anno Regione Piemonte” 2025.   L’ALTA LANGA DOCG   L’Alta Langa Docg raccoglie l’eredità e prosegue la tradizione del primo metodo classico d’Italia, nato proprio in Piemonte nella seconda metà del 1800. La denominazione ha ottenuto la Doc nel 2002 e il massimo riconoscimento qualitativo della Docg nel 2011, e oggi ha una produzione ancora molto limitata e rappresentata da circa tre milioni di bottiglie. L’Alta Langa Docg è prodotto con uve Pinot nero e Chardonnay tra il 90 e il 100%, vinificate in purezza o insieme in percentuale variabile; il blend può essere integrato con un 10% di uve da vitigni autorizzati alla coltivazione all’interno dell’area di origine, di colore bianco o nero ma non aromatiche. Le tipologie sono bianco o rosé nelle versioni brut, extra-brut o pas dosé e il vino si avvale di un tempo di affinamento sui lieviti di almeno 30 mesi, come prevede il disciplinare di produzione (60 per la tipologia “Riserva”). Caratteristica distintiva dell’Alta Langa è quella di essere uno spumante esclusivamente millesimato, cioè frutto di un’unica annata: ogni bottiglia riporta sempre in etichetta l’anno della vendemmia, legandosi indissolubilmente alle particolari caratteristiche di quella specifica raccolta, effettuata rigorosamente in modalità manuale e con le uve riposte in piccoli contenitori. Viene prodotto in un territorio alto collinare (440 metri slm l’altitudine media) che abbraccia le province di Alessandria, Asti e Cuneo: una terra che dall’Appennino vede le cime innevate delle Alpi e respira il profumo del mare. Una terra che raccoglie l’eredità tramandata dagli avi e mantenuta intatta per molto tempo senza subire trasformazioni radicali. Un territorio prezioso, da sostenere e da scoprire, con una grande biodiversità. Terra letteraria, terra straordinaria ricca di racconti di resistenza – bellica e culturale -, che ha fatto fronte al cambiamento dei tempi senza perdere memoria e identità. I NUMERI DEL CONSORZIO E DELL’ALTA LANGA DOCG:   Oltre 100 cantine produttrici associate al Consorzio 500 ettari di vigneto tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo Il “vigneto Alta Langa” è – in via indicativa – coltivato per 2/3 a Pinot nero e per 1/3 a Chardonnay 500.000 bottiglie potenziali prodotte con la vendemmia 2025 (in commercio non prima dell’autunno 2028) Mercato interno: 85% Export: 15% La Redazione
Leggi
Vinolok rafforza la propria presenza in Italia con l’apertura di Vinolok Italia S.r.l. Arrow Right Top Bg

14 Maggio, 2026

Vinolok rafforza la propria presenza in Italia con l’apertura di Vinolok Italia S.r.l.

  Vinolok, leader globale nella produzione di chiusure in vetro premium per il settore del vino e degli spirits, annuncia la costituzione di Vinolok Italia S.r.l., la prima filiale internazionale del gruppo, operativa a partire dal 1° aprile 2026.   La creazione di questa filiale rappresenta una tappa strategica nel percorso di crescita dell’azienda e sottolinea l’importanza del mercato italiano, punto di riferimento per innovazione e qualità nel settore wine & spirits. L’obiettivo è rafforzare la presenza diretta sul territorio e consolidare il dialogo con cantine, distillerie e operatori del settore. La nuova filiale sarà guidata da Filippo Peroni in qualità di General Manager, con la responsabilità di coordinare e sviluppare tutte le attività sul territorio italiano. Vinolok Italia si fonda su una storia di successo costruita nel tempo, ulteriormente consolidata grazie alla partnership con Amorim Cork Italia. Gli sforzi congiunti dei due team, sotto la guida di Carlos Veloso dos Santos, hanno svolto un ruolo fondamentale nell’aumentare la notorietà del marchio e nel rafforzare progressivamente la fiducia degli operatori del settore. Carlos Veloso dos Santos La nostra collaborazione prosegue e la creazione di Vinolok Italia rappresenta un naturale passo successivo. La nuova filiale permetterà a un team dedicato di concentrarsi sullo sviluppo del mercato italiano, rafforzando ulteriormente le solide basi che abbiamo costruito insieme. Filippo Peroni Siamo fiduciosi che questa nuova fase rafforzerà ulteriormente la collaborazione con i nostri partner italiani e sosterrà la crescita continua del mercato delle chiusure in vetro premium in Italia. La creazione di Vinolok Italia garantirà la piena continuità delle partnership esistenti e delle attuali condizioni commerciali, assicurando stabilità ai clienti e ai partner attuali. Allo stesso tempo, la presenza di una struttura locale dedicata consentirà un approccio ancora più mirato, reattivo e specializzato, supportato da un team interamente focalizzato sul mercato italiano. Con Vinolok Italia, il gruppo compie un passo significativo nella propria strategia di internazionalizzazione, rafforzando il presidio in uno dei mercati più strategici a livello globale per il settore wine & spirits. Vinolok Vinolok, azienda pioniera nel settore delle chiusure in vetro con oltre 20 anni di esperienza, rappresenta un connubio armonioso tra tradizione, innovazione e responsabilità ambientale. Con radici nella Repubblica Ceca, dove si trova la sede centrale, l’azienda è diventata un leader globale e un punto di riferimento per le chiusure in vetro nel packaging alimentare e delle bevande, ridefinendo estetica e funzionalità. Il suo stabilimento produttivo all’avanguardia si trova nello scenario incontaminato e suggestivo dei Monti Jizera, nella Repubblica Ceca. Qui, artigiani altamente qualificati operano all’incrocio tra la rinomata tradizione vetraria del Paese e le tecnologie più avanzate, garantendo che ogni chiusura Vinolok® sia un vero capolavoro. Il risultato sono chiusure in vetro che valorizzano l’estetica del packaging preservando al contempo l’integrità del prodotto. La missione di Vinolok va oltre la semplice funzionalità del packaging, rafforzando l’identità del marchio attraverso chiusure in vetro che non solo offrono elevate prestazioni, ma assicurano anche un impatto iconico ed elegante, nel pieno rispetto degli standard di sostenibilità. Rappresenta un nuovo concetto di chiusura che combina le più esigenti necessità enologiche con un design innovativo e contemporaneo. La Redazione
Leggi
Bricolo: “Vinitaly rafforza la Strategia Globale su due aree ad Alto Potenziale: Sudamerica e Asia” Arrow Right Top Bg

12 Maggio, 2026

Bricolo: “Vinitaly rafforza la Strategia Globale su due aree ad Alto Potenziale: Sudamerica e Asia”

  Dal Brasile il rilancio nel Mercosur: Wine South America (12-14 maggio) piattaforma chiave per la crescita del vino italiano In Cina Vinitaly presidia i mercati asiatici emergenti con Wine to Asia (14-16 maggio), hub per domanda e nuovi trend di consumo   Dal Sudamerica all’Asia. Archiviato il 58° Vinitaly, la promozione internazionale del vino italiano riprende da Wine South America (12-14 maggio a Bento Gonçalves) e Wine to Asia (14-16 maggio a Shenzhen). “Sono iniziative che testimoniano il forte e continuo impegno di Vinitaly lungo tutto l’anno a favore del settore, in questo caso rivolto a due aree ad alto potenziale per la crescita del prodotto enologico Made in Italy”, sottolinea il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo. A riaprire il calendario estero di Veronafiere-Vinitaly, a pochi giorni dall’entrata in vigore provvisoria dell’Accordo di Partenariato UE–Mercosur avvenuta il 1° maggio, è la tappa brasiliana di Wine South America, la principale manifestazione di settore dell’America Latina in programma dal 12 al 14 maggio al Fundaparque a Bento Gonçalves nello Stato di Rio Grande do Sul, primo polo vitivinicolo del Paese. Presenti alla sesta edizione più di 5mila etichette di oltre 400 aziende da 20 Nazioni. Tra queste, l’Italia è raccontata da 30 cantine e 300 referenze da Piemonte, Veneto, Toscana, Sicilia, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Abruzzo, Umbria e Marche in un padiglione tricolore realizzato da ITA- Italian Trade Agency. Per il vicepresidente di Veronafiere, Romano Artoni che rappresenterà la società fieristica veronese: “Wine South America 2026 si consolida come una piattaforma strategica per l’internazionalizzazione del vino italiano, ma non solo, all’interno di un mercato che ora, grazie all’Accordo di partenariato, presenta le condizioni per esprimere tutto il suo alto potenziale di crescita. L’evento consolida il proprio appeal internazionale, intercettando l’interesse di un numero maggiore di aziende del made in Italy e di paesi di ogni angolo del mondo: dalla Macedonia alla Siria, dalla Germania alla Nuova Zelanda. In questo contesto – prosegue il vicepresidente – Vinitaly rafforza il proprio presidio operativo per supportare le imprese nel cogliere le opportunità di sviluppo dell’area”. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, non si ferma la progressione della domanda Sudamericana – dal 2019 al 2025 in crescita media annua (Cagr) su scala globale vicina al 4% – per cui è atteso un Cagr a +3% sino al 2029. Ancora più rosee le previsioni import da mondo per lo spumante, tipologia tutto sommato relativamente sottostimata in questo areale ma che, nel periodo, dovrebbe registrare un incremento del +4% in America del Sud. Attesi, nel corso della rassegna organizzata da Milanez & Milaneze del Gruppo Veronafiere, più di 7mila buyer da tutte le regioni del Brasile e da ulteriori 19 Stati protagonisti di un’agenda business di 2mila appuntamenti per un’aspettativa di affari che punta a superare i 100 milioni di Real brasiliani (più di 17,5 milioni di euro) raggiunti nel 2025. Quasi in contemporanea, a 18mila km di distanza nel continente asiatico, la promozione del vino italiano prosegue a Shenzhen con Wine to Asia, la quarta edizione dell’International Wine e Spirits Fair (Futian Center) dal 14 al 16 maggio. Realizzata in esclusiva da Veronafiere Asia Ltd, la manifestazione si presenta con un format agile e contemporaneo che spazia dal vino agli spirits fino ai NoLo e alla mixology. Più di 400 gli espositori da oltre 20 Paesi e regioni, tra cui la delegazione italiana di 50 aziende da Piemonte, Veneto, Toscana e Puglia promossa in collaborazione con ITA. Tra le novità della 4^ edizione, il debutto dei Raw Wine con più di 60 produttori in rappresentanza di 15 nazioni e la partecipazione di Isabelle Legeron MW, prima Master of Wine donna in Francia e fondatrice della community dei vini naturali, biodinamici e biologici a basso intervento. Secondo le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, in Asia dovrebbe arrestarsi la contrazione della domanda di vini fermi che negli ultimi 6 anni ha viaggiato a un ritmo medio annuo (Cagr) pari al -8,3%.  Alla luce di questa previsione i buyer asiatici dovrebbero tornare ad acquistare con un aumento previsto degli ordini dello 0,5% annuo da qui al 2029. “È fondamentale mantenere il programma di promozione in quest’area caratterizzata da ampi margini di sviluppo – commenta Federico Bricolo, che sarà presente a Shenzhen -. Wine to Asia risponde a questa esigenza e rappresenta l’hub di riferimento per altri mercati che potrebbero riservare prospettive confortanti per il vino italiano come Singapore, Thailandia, Corea del Sud, Vietnam, Indonesia, Taiwan e l’area di Hong Kong dove è stata fatta una specifica campagna di incoming di buyer e operatori del settore horeca”. In calendario a Wine to Asia – dove si attendono 15mila buyer prevalentemente da Cina, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Macao – oltre 20 appuntamenti tra masterclass ed experience guidate. A Wine to Asia non solo vino, spirits e mixology. Torna infatti SolExpo Asia. La manifestazione della filiera dell’olio extravergine di oliva (in calendario a Veronafiere dal 28 febbraio al 2 marzo 2027) fa scalo nella metropoli cinese con un’area dedicata e un cartellone di tasting no stop di 16 oli vincitori del Sol d’Oro 2026 guidati da Marino Giorgetti e da Na Xie, rispettivamente presidente e membro della giuria internazionale del concorso. Completa il programma la Greater Bay Area Wine Week (11–17 maggio), il fuori salone della manifestazione per appassionati e neofiti che coinvolgerà i locali più trendy delle nove città della provincia di Guangdong e dalle due regioni di Hong Kong e Macao. Prossimi appuntamenti del calendario estero: VIA Canada con presentazione di Vinitaly.USA a buyer e importatori canadesi (Toronto 22-23 giugno e Ottawa 24 giugno); Vinitaly Kazakistan Roadshow (Almaty, 29 giugno), le presentazioni in avvicinamento a Vinitaly.USA da luglio a settembre a NY, Miami, Houston e Las Vegas, Vinitaly @ IFBS 1-2 luglio a Singapore,  Vinitaly @ Wine Vision by Open Balkan (Belgrado 10-12 ottobre), Vinitaly.USA New York (26 e 27 ottobre) in contemporanea a wine2wine Vinitaly Business Forum. La 59^ edizione di Vinitaly è in programma a Veronafiere dall’ 11 al 14 aprile 2027. La Redazione
Leggi
Dimensione Vino al Belstay di Roma Arrow Right Top Bg

12 Maggio, 2026

Dimensione Vino al Belstay di Roma

  Borges scriveva che una mappa alla scala 1:1 del mondo sarebbe inutile, eppure ogni degustazione tenta esattamente quell’impresa impossibile: restituire un territorio intero nel perimetro di un bicchiere. Il 27 aprile, all’Hotel Belstay di Roma, Dimensione Vino ha aperto le sue porte e con esse una piccola cartografia dell’Italia enologica, del mixology (termine un pò abusato ma che fa riferimento a quei meravigliosi cocktail realizzati da barman che si annoiano a versare le solite cose), dello show cooking (perché anche il cucinare è un’arte).  Mi sono approcciato all’evento con la voglia di scoprire ma non in una rassegna. In una vera conversazione. Scoprire non solo vini ma anche e soprattutto persone.  L’aria dell’evento aveva quella qualità sospesa delle mattine in cui il tempo sembra disposto a trattare. I tavoli, i produttori, il brusio discreto di chi si avvicina con il naso già inclinato verso il calice: tutto concorreva a creare quella dimensione nella quale il vino non è solo un prodotto ma diviene un interlocutore. Ho scelto di ascoltarlo con attenzione, senza fretta, sapendo che ciascuna di queste voci meritava il silenzio necessario a capirla. La particolarità dell’evento di Dimensione Vino è stata proprio la sua dimensione. Una sorta di struttura non altisonante, non schiamazzata, non affollata. Utile, assolutamente utile per capire prima di qualunque altra sensazione. Ho scelto di raccontare otto vini, otto coordinate geografiche, otto modi diversi di intendere il rapporto tra la terra e chi la lavora. Il silenzio dell’Oltrepò: Chiara Torti e il suo Metodo Classico da Pinot Nero Nature Montecalvo Versiggia è un nome che suona come una promessa geologica. Sulle colline argillose e calcaree dell’Oltrepò Pavese, a circa 360 metri sul livello del mare, Chiara Torti è la quarta generazione di una famiglia che ha fatto del Pinot Nero la propria lingua madre. La sua è un’azienda nata con il bisnonno e cresciuta fino alla sua forma attuale con il padre Alessandro, che negli anni Novanta iniziò a scommettere sulla spumantizzazione del vitigno principe di questa terra. Chiara, dopo gli studi in enologia a Milano, ha scelto di tornare, e questo ritorno è scritto in ogni bottiglia che porta il suo nome. Il Nature è la sua dichiarazione di principio più netta: pressatura soffice a grappolo intero, fermentazione spontanea in acciaio, affinamento sulle fecce fini con bâtonnage, poi tra i 18 e i 24 mesi sui lieviti in bottiglia. Nessun dosaggio, nessuna correzione. Il vino torna al mondo così com’è uscito dalla vigna: verticale, teso, con quella freschezza che sembra nascondere una punta d’orgoglio. Nel bicchiere, il giallo paglierino racconta l’essenzialità prima ancora che lo si assaggi. Al naso arrivano fiori bianchi, un accenno di agrume candito, qualcosa di minerale che rimanda a pietra bagnata dalla pioggia. In bocca è il contrario dell’indulgenza: struttura precisa, acidità che orienta ogni sorso verso il passo successivo, una salinità conclusiva che invita a non smettere. È un vino che non vuole compiacere. Semmai convincere. L’ombra preziosa: Parabuio di Castello di Meleto Il borro di Parabuio è un luogo che quasi si vergogna della propria bellezza. Nascosto tra due colline nella sottozona di Casi, nel cuore del Chianti Classico di Gaiole in Chianti, questo torrente impervio scorre in una gola dove il sole filtra poco e la natura fa da padrona. È qui che Castello di Meleto, tra le realtà più rappresentative di un’area che affonda le radici nel 1256, ha scelto di coltivare l’unico vitigno internazionale dei suoi cru: il Merlot. Una scelta che poteva sembrare un cedimento e che invece si è rivelata una rivelazione. Il Parabuio è il diamante della tenuta, come lo chiamano a Meleto senza falsa modestia. Le uve vengono vendemmiate a mano in cassette, la vinificazione avviene con grande delicatezza nelle operazioni di follatura, poi segue un affinamento in cemento e barrique per ventiquattro mesi. Il risultato è un vino che ha il peso della storia e la grazia dell’umiltà. Nel calice, il rosso rubino è profondo e cupo come l’ombra del borro da cui prende il nome. Al naso, prima il cassis e la marasca, quel frutto scuro e pieno che sembra raccogliere la penombra del vigneto. Spezie calde, un tocco di vaniglia e cenere. In bocca è opulento ma non pesante, ricco ma non grasso: la freschezza lo percorre come un filo d’argento dentro un tessuto scuro. I tannini sono vellutati, la chiusura persistente, con un finale che porta ancora frutto. È un Merlot che ha imparato il Chianti e ne porta i geni senza rinunciare al proprio carattere. La grazia alpina: Schiava Rosato di Cantina d’Isera Isera è un comune della Vallagarina trentina che vive da secoli in simbiosi con la vite. La sua cantina sociale, fondata nel 1907, è una di quelle realtà che il tempo non ha reso stanca ma caparbia: continua a interpretare il territorio con quella fedeltà che solo chi vi appartiene davvero può permettersi. La Schiava, vitigno probabilmente originario dell’Alto Adige, chiamato in tedesco Vernatsch, è la voce più antica di questa terra: è stata per decenni l’uva più diffusa di tutta la regione, prima di cedere spazio a vitigni di moda. Cantina d’Isera non l’ha mai abbandonata. La versione rosato è un vino da interpretare con lo stesso sguardo leggero con cui si guarda un paesaggio montano di primavera: niente di greve, tutto al suo posto. Al colore, un rosa brillante che tende al cerasuolo, vivace, quasi allegro. Il naso è fruttato con eleganza. Lampone, petali di rosa, un richiamo lieve di resina di pino che porta con sé l’aria delle Dolomiti e una mineralità rocciosa sottile che dà profondità senza appesantire. In bocca è dissetante, sapido, dall’acidità fresca e la struttura sottile. Un vino che non chiede di essere analizzato: chiede di essere bevuto, e in questo c’è tutta la sua intelligenza. Il Collio nel bicchiere: Malvasia di Humar San Floriano del Collio è uno di quei luoghi dove il confine tra Italia e Slovenia è una linea tracciata dagli uomini su un paesaggio che non ne ha mai avuto bisogno. Le colline di marna e arenaria, i venti che scendono dalle Alpi Giulie e si mescolano alla brezza dell’Adriatico, i microclimi che cambiano di collina in collina: tutto concorre a creare un terroir di rara complessità. È in questo contesto che la famiglia Humar lavora da oltre un secolo. Fondata intorno al 1900 da Antonio Humar, passata ai figli Marcello e Marino, oggi guidata da Dario e dalla moglie Natasa con la collaborazione delle loro figlie, sono proprio loro che hanno voluto questa Malvasia, novità che porta la firma della generazione più giovane. La Malvasia Istriana è un vitigno che in Friuli ha trovato una delle sue terre d’elezione. Nelle versioni più riuscite, sa essere allo stesso tempo aromatica e minerale, generosa e precisa. Nel bicchiere di Humar, il giallo paglierino è luminoso, con riflessi che tendono all’oro. Al naso arriva una cascata di profumi: fiori di acacia, pesca bianca matura, un accenno di albicocca, poi quella sottile nota di mandorla amara che è la firma del vitigno. In bocca è strutturata, con una morbidezza che avvolge senza spegnere: la sapidità è viva, il finale persistente, con quel leggero retrogusto amaricante che chiude ogni sorso come una piccola risoluzione musicale. Un bianco che convince non per forza ma per eleganza. Il vino della memoria: Lison Classico di Ai Galli Il Lison Classico DOCG è uno di quei vini che si possono raccontare solo partendo dalla storia che portano in corpo. Il Tai, questo il nome con cui si identifica il Tocai in Veneto, è l’uva che ha definito per secoli l’identità enologica del territorio tra Venezia e il Friuli. La denominazione Lison, riconosciuta come DOCG e affiancata dalla menzione Classico per il cuore storico della produzione, è oggi custodita da pochi produttori che ne hanno capito il valore identitario. Ai Galli, di Pramaggiore, è tra questi: oltre sessanta ettari vitati a cavallo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, una storia di più di quarant’anni, un impegno tenace sulla ricerca dell’eccellenza in un territorio che il mercato ha spesso sottovalutato. Le uve, 100% Tai, vengono raccolte a mano nella seconda decade di settembre. La vinificazione avviene in acciaio, con macerazione pre-fermentativa a bassa temperatura, affinamento sulle fecce fini. Il vino risposa poi in bottiglia per due mesi prima di uscire. In bocca arriva con quella franchezza tipica dei grandi bianchi di territorio: fresco, con note di pesca bianca e un profumo pulito di fiori campestri, poi una sapidità che cresce e una chiusura lievemente ammandorlata che è il marchio inconfondibile del vitigno. Semplice? No. Risolto. L’eccezione come regola: L’Eccezione 60 di La Regola Riparbella, sulla Costa degli Etruschi, è un luogo dove il vino è di casa da prima della storia scritta: i romani romani trovarono anfore vinarie nel sottosuolo, testimonianza di una vocazione che non ha mai smesso di esprimersi. La Regola, azienda nata nel 1990, prima cantina del territorio, fondata da Luca Nuti e poi affiancata dal fratello Flavio, ha scelto di stare qui con una coerenza che ha il sapore delle scelte vere. Biologica, ecosostenibile, alimentata a energia solare, affrescata dal maestro Stefano Tonelli: un luogo dove il confine tra cantina e opera d’arte è deliberatamente poroso. L’eccezione 60 è il loro Metodo Classico Brut Nature Millesimato: un vino che porta già nel nome il rifiuto delle regole imposte dall’esterno. Sessanta mesi sui lieviti. Cinque anni in bottiglia a costruire complessità. Prima di tornare alla luce. Nel calice è tutto ciò che quel tempo promette: un perlage fine e persistente, un colore dorato che tradisce la maturità, al naso sentori di frutta gialla matura, pasticceria, un filo di miele d’acacia e quella tensione minerale che la Toscana costiera sa regalare quando vuole. In bocca è ampio, cremoso, con una struttura che regge senza appesantire: l’acidità fa da ossatura, il finale è lungo e sapido. Un Metodo Classico che non guarda alla Champagne con deferenza, ma la guarda negli occhi. Il dolce sospetto: L’indagato di Claudio Mariotto Il nome è una boutade che nasconde una filosofia. L’indagato: come se il vino avesse qualcosa da confessare, qualcosa che non vuole svelare troppo in fretta. Claudio Mariotto, vignaiolo di Vho, sulle colline di Tortona, quarta generazione di una cantina nata nel 1920 con il bisnonno Bepi, è uno dei protagonisti della rinascita del Timorasso nei Colli Tortonesi. Ma L’indagato non è un Timorasso: è un Moscato, interpretato come mosto parzialmente fermentato, con quella dolcezza naturale bloccata dall’interruzione della fermentazione per controllo della temperatura. Un vino da dessert, ma anche da contemplazione. Le uve provengono dai vigneti di Vho, su suoli calcareo-argillosi a 250-300 metri di altitudine. La pressatura è soffice, la spuma è ottenuta con la presa di spuma classica, e il risultato è una bollicina delicata che avvolge senza stancare. Nel bicchiere è di un giallo paglierino tenue, quasi timido. Al naso la dolcezza aromatica del Moscato esplode subito. Pesca, albicocca, fiori bianchi di campo, un accenno di salvia. C’è qualcosa di più complesso sotto, come un pensiero che si nasconde in una frase semplice. In bocca è fresco nonostante la dolcezza, con quella naturalezza che solo l’interruzione al momento giusto può garantire. L’indagato, alla fine, si rivela tutto: è colpevole soltanto di essere buono. La Franciacorta nel nome: Brut di De’Federici De Federici è una realtà della Franciacorta che porta con sé il peso nobile di una delle denominazioni più riconosciute d’Italia. Il territorio, il microclima temperato dalle correnti del Lago d’Iseo, i suoli ricchi di minerali e morenici lasciati dai ghiacciai. È una di quelle cartoline geologiche che l’Italia sa regalare con generosità inverosimile. Qui, il Metodo Classico non è una scelta produttiva: è un’appartenenza. Il Brut di De Federici interpreta questo appartenere con rigore e sensibilità. La vinificazione in bianco avviene con pressatura delicata in pressa pneumatica, il mosto viene chiarificato a bassa temperatura, la fermentazione si svolge in acciaio a temperatura controllata. La presa di spuma segna l’inizio del lungo dialogo con i lieviti. Nel calice, il giallo paglierino brillante con riflessi dorati racconta già il calore del lavoro fatto. Al naso, frutta a polpa bianca, note di lievito gentile, un accenno floreale che apre il bouquet senza dominarlo. In bocca è fresco e sapido, con un perlage fine che porta ogni sorso verso la persistenza. Un Franciacorta che non si esibisce ma convince. C’è in questo Brut quella qualità rara dei vini che sanno stare al proprio posto. Che è un modo nobilissimo di essere esatti. Otto bicchieri, otto storie, un solo filo rosso. O meglio, un filo bianco e dorato come il perlage di un Metodo Classico che le tiene insieme: la convinzione che il vino non sia mai una risposta, ma sempre una domanda posta alla terra. Dimensione Vino, al Belstay di Roma, quella domanda l’ha moltiplicata per otto. E ogni risposta valeva il viaggio.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
Leggi
In edicola da oggi, venerdì 24 aprile, il primo numero monografico de Le Guide de L'Espresso “FORMA E SOSTANZA” Arrow Right Top Bg

12 Maggio, 2026

In edicola il primo numero monografico de Le Guide de L'Espresso “FORMA E SOSTANZA”

  Il design visto dalla prospettiva del food   È in edicola dal 24 aprile, il primo numero monografico de Le Guide de L’Espresso, diretto da Emilio Carelli. È dedicato al design, ma visto attraverso una prospettiva insolita: quella del cibo, del vino, del lifestyle. Perché in Italia la bellezza abita anche lì, in ciò che si mangia e si beve. Dal 1979, le Guide osservano ristoranti, cantine, luoghi dell’ospitalità, e cercano ogni anno il punto in cui la forma incontra la sostanza, il bello si fonde con il buono. Il primo monografico avvia un ciclo di uscite trimestrali: ogni numero affronterà un tema diverso con una chiave di lettura culturale e originale, con la stessa capacità di andare oltre il piatto e le ricette, che da sempre distingue le Guide. Il prossimo appuntamento sarà in estate, con uno speciale dedicato al turismo. E il 25 novembre, a Milano, Le Guide de L’Espresso torneranno a riunire il meglio dell’enogastronomia italiana per la serata di premiazione annuale. Questo speciale si apre con un ritratto di Massimo Bottura – in cover, illustrazione di Alice Iuri – che restituisce qualcosa di raro: lo chef modenese di Osteria Francescana si racconta nella sua dimensione più riflessiva. Bottura si definisce “un allenatore di idee”, parla della cucina come progetto e della sua notorietà come una sfida: “Quando le persone proiettano su di te aspettative e sogni, devi fare attenzione a non credere alla tua stessa leggenda”. Restare autentici è una lotta costante. Il colloquio con Carlo Cracco, oggi al Ristorante Viride di Roma e in Galleria a Milano, porta in primo piano una visione della cucina imperniata sulla squadra. L’eccellenza? È un progetto condiviso con la brigata. Sulle stesse pagine, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida racconta il ruolo degli chef come ambasciatori dell’identità italiana nel mondo, il design agricolo della sostenibilità, il cibo come strumento di cultura e di politica. Lo Speciale dedica ampio spazio alle nuove voci della ristorazione e della viticoltura: tre chef rivelazione, che esaltano il territorio di origine, prediligono la filiera corta e conservano un rapporto autentico con la materia prima. Poi, la selezione di tre cantine rivelazione, scelte per la forza di un progetto vitivinicolo capace di tenere insieme radici e innovazione. Nel numero sono incluse le ricette di Andrea Berton, uno chef che anche attraverso il design è riuscito a nobilitare un piatto semplice come il brodo. Spazio anche alla salute, con un approfondimento scientifico sul rapporto tra alimentazione e metabolismo a cura del professore Antonio Moschetta. Il numero ospita anche una riflessione di Francesca Barra sul rapporto tra cibo e schermo: come l’estetica del food-porn sui social abbia trasformato l’atto di mangiare in performance, e come questa spettacolarizzazione stia producendo una cultura alimentare sempre più schizofrenica. Completano lo speciale diversi approfondimenti sul Fuorisalone, sul living d’autore, sull’arredo della cucina, sul linguaggio pubblicitario dell’agrifood e sul settore dell’hôtellerie. La presentazione alla Design Week Lo Speciale è stato presentato in anteprima ieri, giovedì 23 aprile, alla Rotonda della Besana di Milano, nel cuore della Design Week 2026. Il Rotonda Bistrò di via Besana ha ospitato anche una mostra delle confezioni storiche di Barilla: la storia del design grafico italiano raccontata attraverso un oggetto quotidiano, dal fondo blu al logo ovale di Carboni, fino alla forchetta di Mancini. Una dimostrazione di come la bellezza italiana abiti da sempre le cose di tutti i giorni. Tra gli ospiti della serata, presentata da Fabiola Fiorentino e Valentina Romagnoli: Massimo Bottura, Carlo Cracco, oltre ad Alessandro Pipero e Guido Paternollo – che hanno firmato anche i piatti in degustazione, rispettivamente la Carbonara a base di tortiglioni Barilla e l’Irish coffee di champignon – e Luca Gardini, alla guida di una wine masterclass con Coppo, Villa Franciacorta e Ronco dei Tassi. “Forma e sostanza”: il primo numero monografico de Le Guide de L’Espresso in edicola da oggi, venerdì 24 aprile, in allegato al settimanale L’Espresso e poi disponibile per tutto il mese di maggio anche in GDO, librerie, aeroporti e stazioni. La Redazione
Leggi
Letrari compie 50 Anni Dal sogno di Leonello alla guida al femminile di Lucia e Margherita 3 Nuovi Trentodoc per celebrare mezzo secolo di storia Arrow Right Top Bg

11 Maggio, 2026

Letrari compie 50 Anni Dal sogno di Leonello alla guida al femminile di Lucia e Margherita 3 Nuovi Trentodoc per celebrare mezzo secolo di storia

  Cinquant’anni di storia, tre generazioni e un’unica, incrollabile visione: trasformare l’anima della Vallagarina in vini capaci di sfidare il tempo. La cantina Letrari taglia il traguardo del mezzo secolo di vita, un percorso costruito su passione, rigore e quella competenza enologica che ha segnato profondamente la storia del vino italiano.   Le radici di un mito: da Leonello Letrari al sogno del 1976 Tutto inizia con Leonello Letrari, figura leggendaria dell’enologia trentina. Già nei primi anni Sessanta, Leonello aveva scosso il settore creando il Fojaneghe, uno dei primi uvaggi bordolesi d’Italia, creato per la Cantina Bossi Fedrigotti e destinato a diventare un vino simbolo del territorio. Ma è dopo un viaggio in Francia che intuisce il potenziale delle “bollicine di montagna”, dando vita nel 1961 all’Equipe 5, il Metodo Classico che segna la storia della spumantistica italiana (e che arriva a vendere mezzo milione di pezzi l’anno). Nel 1976, insieme alla moglie Maria Vittoria, Leonello decide di dare forma al proprio destino fondando la Cantina Letrari a Palazzo Lodron (Nogaredo). La missione è chiara sin dal primo giorno: fare del Trentodoc il cuore pulsante e identitario dell’azienda, interpretando con eleganza il carattere roccioso e fiero della Vallagarina. Il passaggio generazionale e la nuova sede Il 1987 segna l’ingresso in azienda di Lucia Letrari, al tempo tra le poche donne enologo diplomate alla Fondazione Edmund Mach. Lucia porta con sé una nuova sensibilità stilistica, affiancando il padre nella firma delle cuvée che avrebbero consacrato il marchio. Nel 2000, la crescita dell’azienda porta all’inaugurazione della moderna sede a Borgo Sacco di Rovereto: una struttura sostenibile che fonde architettura rurale trentina e tecnologie d’avanguardia. Con la scomparsa di Leonello nel 2017, la guida passa ufficialmente a Lucia, oggi affiancata dalla figlia Margherita e il fratello Paolo Emilio, consolidando la gestione familiare.  Lucia Letrari Sono orgogliosa di essere riuscita a raccogliere e tramandare l’eredità di mio padre, trasformando il suo insegnamento in un progetto capace di guardare avanti senza mai perdere il legame con le nostre radici. Cinquant’anni rappresentano per noi un traguardo importante: raccontano una storia di famiglia, di passione e di lavoro, ma soprattutto una visione di futuro da consegnare alle nuove generazioni . Margherita Letrari Portare avanti la storia della nostra famiglia significa prima di tutto custodire e valorizzare quanto costruito da mio nonno. Crescere in questa realtà mi ha insegnato il valore delle persone e dell’impegno quotidiano che rendono viva la cantina. Allo stesso tempo, credo sia fondamentale guardare al futuro con uno sguardo nuovo, giovane e contemporaneo, portando avanti una gestione femminile dell’azienda, oggi guidata da me e da mia mamma. Stiamo lavorando al restyling delle etichette dei vini fermi proprio con questa idea: rinnovare l’immagine senza perdere la nostra identità. L’obiettivo è avvicinare il vino alle persone della mia generazione, raccontandolo in modo più diretto, naturale e attuale, capace di parlare anche ai giovani. Oggi Letrari può contare su 12 ettari vitati distribuiti lungo la Valle dell’Adige, tra Rovereto, Nogaredo, Avio e Brentino Belluno. Qui i suoli poveri e rocciosi, le forti escursioni termiche e il benefico influsso dell’Ora del Garda creano condizioni ideali per la viticoltura di qualità e per la produzione di spumanti di grande finezza e vini rossi di spessore alpino. Per celebrare questo importante anniversario, Letrari presenta tre nuovi vini simbolo in edizione limitata: vini che raccontano il tempo, la memoria e l’eccellenza di una famiglia che da mezzo secolo firma alcune delle bollicine più rappresentative del Trentino. Tre nuovi Trentodoc per celebrare l’anniversario Non semplici etichette ma un racconto del percorso dell’azienda attraverso il tempo, la memoria e la continua ricerca qualitativa: «Le tre etichette – spiega Lucia Letrari – sono state create appositamente per questo anniversario e sono il simbolo del nostro percorso. Il +4 Rosé Riserva Limited Edition racconta da dove siamo partiti e dove siamo arrivati; il 76 propone una nuova interpretazione dell’attuale Riserva della cantina, con tre vitigni e un passaggio in piccole botti di rovere; il 152 Rosé Extra Brut esprime invece tutta l’eleganza del Pinot Nero valorizzata da un lunghissimo affinamento. Anche le etichette sono state pensate per l’occasione e si ispirano alle lavagnette utilizzate per identificare i prodotti ed il numero di bottiglie sulle cataste dei Trentodoc, un richiamo concreto alla cantina e alla nostra identità». +4 Rosé Extra Brut Riserva Limited Edition – 50 Anni
Edizione celebrativa che rende omaggio ai cinquant’anni della cantina e alla sensibilità femminile che da sempre accompagna la storia di Letrari. Questo Trentodoc Rosé Riserva Extra Brut nasce dalla vendemmia 2012 da Pinot Nero e Chardonnay e matura sui lieviti per 156 mesi, esprimendo con eleganza il valore del tempo.
Nel calice si presenta con un luminoso colore rosa-arancio vivo, delicato e brillante. Il bouquet è profondo e nitido, con richiami di fragola, ribes, caramella d’orzo e pompelmo.   Al palato rivela struttura, equilibrio e dinamismo: il sorso è cremoso, teso e armonioso, sostenuto da una lunghissima persistenza.  Un rosé celebrativo che racconta le origini e l’evoluzione di Letrari, prodotto in soli 852 pezzi.
Si abbina a caviale, crostacei, piatti di pesce salsati, anguilla alla griglia, salumi, cotechino, costate di manzo, agnello, paste ripiene, ma anche a sushi, pizza rossa e ai quattro formaggi.
Prezzo in enoteca a partire da 105,00 euro. Letrari 76 – Edizione Cinquantesimo
Prodotto in sole 76 bottiglie Magnum numerate, questo Trentodoc Extra Brut Riserva celebra l’anno di fondazione della maison. L’annata 2019 interpreta il presente di Letrari attraverso un assemblaggio di 50% Pinot Nero, 40% Chardonnay e 10% Pinot Bianco, con affinamento in piccole botti di rovere.
Il colore è giallo paglierino con riflessi dorati e verdognoli, il perlage finissimo e persistente. Al naso emergono note di agrumi, mela renetta, nocciola, crosta di pane e lievi cenni di affinamento in rovere. Il gusto è sapido e croccante, energico ma preciso, con richiami di pan speziato e lievito tostato. La chiusura è lunga, fresca e autorevole. Una cuvée pensata per raccontare le radici dell’azienda con uno stile contemporaneo.
Si abbina a ostriche, carpacci di ricciola e branzino, scampi crudi, risotti ai crostacei, rombo al forno, pollame nobile, foie gras e formaggi di media stagionatura.
Disponibile in cantina, in enoteca Meregalli e pochi selezionati Amabassador della Maison in Italia. Letrari 152 – Edizione Cinquantesimo
La più rara e iconica tra le etichette celebrative: solo 152 Magnum numerate per questo Trentodoc Rosé Extra Brut, nato dalla vendemmia 2007 e affinato per 212 mesi sui lieviti, oltre diciotto anni di lenta evoluzione. È composto da 90% Pinot Nero e 10% Chardonnay, sintesi perfetta tra struttura e finezza.
Il colore rosa-arancio brillante introduce un profilo olfattivo complesso, dove note floreali eleganti si intrecciano a frutta mediterranea, agrumi, pesca succosa, ribes e sfumature speziate e minerali. In bocca è vibrante, profondo e armonioso, con grande energia gustativa e una trama cremosa che accompagna un finale lunghissimo. Un vino da collezione che testimonia la capacità di Letrari di sfidare il tempo.
Si abbina ad astice, gambero rosso, tonno scottato, tartare di salmone, risotti al tartufo, piccione o anatra rosata, cucina asiatica d’autore e formaggi stagionati.
Disponibile in cantina, in enoteca Meregalli e pochi selezionati Amabassador della Maison in Italia. La Redazione
Leggi