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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

C’era una volta il vino: l’industria vinicola europea a un punto di svolta? Arrow Right Top Bg

9 Gennaio, 2026

C’era una volta il vino: l’industria vinicola europea a un punto di svolta?

  Piano UE con estirpazioni insufficiente: consumi -35% dal 2000, export in crisi Cina-USA   La Commissione europea ha approvato a dicembre 2025 un piano di sostegno al settore vinicolo, con sussidi per estirpazione vigneti (Francia 130 mln euro a 4.000 euro/ettaro), ma affronta solo parzialmente calo consumi (-35% Europa dal 2000) e difficoltà export. Francia, Italia e Spagna (60% produzione mondiale) prevedono consumi globali a 214 mln hl nel 2025, minimo storico (-10% produzione/consumo ultimi 10 anni; Europa -25%). Piano Sostegno UE Il piano finanzia estirpazioni permanenti per riequilibrare offerta in eccesso: Francia mira a 34.428-50.000 ettari (1,5 mln hl, 10% eccedenza 2025), con contributo UE e distillazione scorte per biocarburanti. Italia e Spagna applicano misure simili, ma critici sottolineano focus solo su produzione, ignorando domanda in calo e abitudini consumatori. Francia ha perso primato produttivo a Italia. Crisi Export e Consumi Cina: consumi vino -60% post-pandemia; export Francia -13,57% (300 mln euro), Italia -8,53% (72,91 mln), Spagna -15,7% (43,96 mln). USA: dazi Trump 2025 complicano accesso (25% export vino italiano, 2 mld euro +6,6% 2024), rischi -10% volumi con cambio euro/dollaro. Vini base sud-est Francia competono con extra-UE; repositioning alto di gamma essenziale. Opinioni Esperti Pietro Vargiu (Coface Italia): “Squilibrio strutturale richiede revisione strategie, solidità finanziaria, diversificazione mercati e gestione rischio credito”. Simon Lacoume (economista): “Crisi senza precedenti; misure insufficienti per sostenibilità, serve riposizionamento”. Estirpazione maschera disparità produttori e calo domanda. La Redazione
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Consorzio Barbera d’Asti e Vini Monferrato: un 2025 ricco di eventi e internazionalizzazione Arrow Right Top Bg

9 Gennaio, 2026

Consorzio Barbera d’Asti e Vini Monferrato: un 2025 ricco di eventi e internazionalizzazione

  Bilancio positivo con Wine Festival, Anteprima Ruchè, Vinitaly e prospettive 2026   Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato archivia un 2025 di intensa promozione, con eventi territoriali, fiere e mercati esteri per valorizzare 13 denominazioni e 431 aziende associate. Vitaliano Maccario, presidente, enfatizza l’identità “pop” della Barbera d’Asti DOCG: accessibile, versatile e autentica. Principali Eventi 2025 Il calendario ha spaziato dal Barbera d’Asti Wine Festival (7-10 novembre, Asti Piazza Alfieri: masterclass Veronika Crecelius, degustazioni, street food, oltre 100 cantine) a Douja d’Or (Asti, settembre), Festival delle Sagre e Giro di DOC per convivialità e racconto territoriale. Anteprima Ruchè ha aggiornato stampa e operatori sulla DOCG identitaria del Monferrato, rafforzandone il posizionamento nazionale. Relazioni stampa con invio campioni a testate nazionali/internazionali per guide e approfondimenti. Presenza Internazionale Vinitaly ha consolidato il ruolo autorevole, attirando buyer USA (inclusi Pennsylvania State Store Monopolio) con incoming dedicati, aprendo prospettive commerciali. Promozioni in Norvegia hanno valorizzato versatilità delle denominazioni in un dialogo culturale B2B. Focus su nuove generazioni con degustazioni guidate e narrazione contemporanea del Monferrato. Prospettive 2026 Fondato nel 1946, il Consorzio (4 DOCG: Barbera d’Asti, Nizza, Ruchè Castagnole Monferrato, Terre Alfieri; 9 DOC: Albugnano, Cortese Alto Monferrato, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Loazzolo, Malvasia Castelnuovo Don Bosco, Monferrato, Piemonte) mira a consolidare risultati, ampliare mercati e pubblico con marchi collettivi. Maccario: “Consolidare crescita e rendere Barbera vicina alle persone”. La Redazione
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La Masterclass di Piazzo Comm. Armando ad Aspettando ViniAmo Arrow Right Top Bg

7 Gennaio, 2026

La Masterclass di Piazzo Comm. Armando ad Aspettando ViniAmo

  Presentare una Masterclass riguardante le Langhe è senza dubbio un’esperienza meravigliosa non fosse altro perché le aspettative sui vini sono decisamente alte. Parlare di Barolo e Barbaresco è allettante sia per chi ne parla sia per chi ascolta: sono di vini indubbiamente al top della produzione italiana. Il mio modo di interpretare una master class è sempre orientato non solo a disquisire dell’azienda, delle persone, del contesto ma soprattutto a disquisire con l’azienda. Poi, ovviamente, anche dei vini. Alla base, la semplice idea che senza un contesto territoriale e umano non si possa, mai, parlare di grandi vini ma solamente di importanti prodotti. La storia della famiglia Piazzo narra della evoluzione delle Langhe stesse e di come questo territorio si sia evoluto vendemmia dopo vendemmia. Le meravigliose Langhe che oggi conosciamo, quelle dove i filari sono instagrammabili e le cascine sono glamour, un tempo non erano nemmeno lontanamente così. I Piazzo non sono nati nelle Langhe ma in Alta Langa dove la vite non era al primo posto delle colture né tantomeno dei pensieri degli abitanti. C’erano i boschi e i Piazzo erano boscaioli. Utilizzavano la legna non solo come combustibile, ma come merce di sostentamento. Il capofamiglia di allora, Luigi, metteva la legna sul carretto trainato da buoi (mica cavalli che costavano e non davano latte) e li portava giù ad Alba, il mercato di riferimento della zona. Qui almeno la soddisfaceva la necessità di scaldare le tante (si fa per dire) abitazioni. Proprio il carretto ispira il titolo della Masterclass Nebbiolo a mucchietti. Luigi, infatti, raccontava sempre che i suoi clienti di Alba lo fermavano per chiedergli della legna. Lui, furbo e vero esempio di markettaro, soleva rispondere: e n’ho mac pi che n’mugiot. Ne ho solo più un mucchietto. Mucchietto di legna e mucchietto di Nebbiolo. Perché è da lì che parte la storia di una famiglia, dalla terra, dalla legna, dai mucchietti. Vendendo la legna i Piazzo racimolano quel tanto che basta per spostarsi più a valle, dove la vita era dura ma meno dura che in Alta Langa. San Rocco Seno d’Elvio è il luogo, proprio vicino Alba, dove i Piazzo trovano una cascina. L’inizio del percorso degustativo vuole celebrare l’Alta Langa con un Ritorno, questo il nome del primo vino che beviamo. Un Alta Langa DOCG metodo classico brut millesimato, 60 mesi di affinamento Pinot nero e Chardonnay. Bollicina estremamente sottile, una morbidezza accennata per via del passaggio in legno del liqueur d’expédition da Chardonnay, la freschezza fine ed elegante della frutta a pasta bianca con un velo di crosta di pane. Assolutamente convincente per aromi non particolarmente complessi ma freschi e ancora vivi con l’agrume che non spicca ma si integra. In bocca è fresco, sapido, a tratti tagliente con le bollicine che puliscono senza aggredire il palato. Persistenza bella lunga che non stanca anzi, grazie all’agrume, creano dipendenza. Uno spumante a tutto pasto da utilizzare nelle maniere più disparate. Meno dura ma sempre dura la vita nelle Langhe del secolo scorso.  Le Langhe che forse abbiamo in mente sono un territorio meraviglioso con terre baciate da Dio, con vino e cibo fantastici, resort Bed & Breakfast, vigneti incredibili, vini pazzeschi. Insomma, benessere. Ecco, quel tipo di Langa non rispecchia quello a cavallo della Seconda Guerra Mondiale quando le Langhe erano un territorio di miseria con il vino e la ricchezza, ad appannaggio di pochi. Le terre non è che fossero poi così estremamente fertili. Terreni con parecchi sassi, boschi, pendii. Tutto così difficile che coltivarla era complicato. Chi aveva un pezzo di terra se la teneva stretta come unico elemento di sostentamento della famiglia. Non poteva che coltivarla fino a quando poteva e lasciarla poi ai figli che non erano poi così contenti. Beppe Fenoglio nel suo romanzo, Malora, usava proprio con questo termine per parlare della sensazione di disagio che diventava quasi una malattia per coloro che restavano. La desolazione, la povertà, la sofferenza. Financo la paura di non farcela. Un territorio dove, proprio perché si viveva male, iniziò a spopolarsi quando il boom economico degli anni 50 e 60 portò, con l’apertura delle fabbriche, la necessità di manodopera. A basso costo ovviamente. Quale territorio limitrofo a Torino per la Fiat e ad Alba per la Ferrero poteva rappresentare un ideale bacino di pesca? La Fiat con tutto il suo indotto e la Ferrero mandavano funzionari proprio nelle terre a reclutare contadini, braccia che dalla terra si spostavano sulle catene di montaggio. Stipendio, lavoro e cibo. Lavoro e cibo sicuro con, soprattutto, un ambiente dove non c’era malora. O magari ce ne era di meno. Armando, figlio di Luigi era una persona dotata di grande acume. Animo generoso e grande visione unite insieme. Andava controcorrente rispetto alle Langhe. In un territorio che si svuotava perché nessuno credeva in un futuro diverso, lui iniziò ad acquistare, anche indebitandosi dunque rischiando, le terre lasciate dai contadini che si muovevano verso le fabbriche. Voleva coltivare le vigne per produrre poi vino. Da Nebbiolo. Anche in questo caso, parlare di Nebbiolo nelle Langhe è qualcosa di scontato. Un binomio che sembra inscindibile. Eppure, in quegli anni e fino a nemmeno tanti anni fa, nelle Langhe si vendeva Dolcetto: facile e di pronta beva mentre il Nebbiolo duro, difficile e anche costoso per la necessità dell’affinamento in botte. Proprio per celebrare questa visione assaggiamo un’altra visione: MasSim, un Metodo Classico da Nebbiolo. La crasi tra i nomi, Marco e Simone, figli di Marina e nipoti di Armando. Uno spumante interessantissimo ancorché divisivo. Divisivo perché quando si è di fronte ad un metodo classico con sentori tipici di un Nebbiolo fresco quindi, con frutta croccante e crosta di pane tale da far immaginare una fetta di pane sulla quale è spalmata della marmellata di mirtillo e una spremuta di arancia tarocco si può rimanerne stregati oppure infastiditi. Non ci sono vie di mezzo. In bocca poi assume una fisionomia completamente diversa rispetto ad un metodo classico tipico del Piemonte come l’Alta Langa. Sorso ampio, frutta nel sottofondo, grande capacità di pulizia della bollicina e, ciò che stravolge maggiormente, un finale che, certamente accompagnato da intensa sapidità e giusto bilanciamento, offre un contrasto tra dolce amaro. È come se il palato si trovasse in una situazione di incertezza e stupore, del non sapere cosa si stia bevendo. Il colore offre l’illusione di un rosato. Ma è solo un attimo, una luce che muta. L’ho trovato così inconsueto che me ne sono innamorato. È il 1969 quando nasce l’Azienda Piazzo. Solo tre anni dopo dall’ingresso di Barolo e Barbaresco nel novero dei vini DOC. Il vino i Piazzo lo vendevano sfuso. La maggior parte della produzione andava a chi era già avvezzo all’imbottigliamento. La prima bottiglia di Barbaresco solo nel 1979, proveniente da una delle vigne che componevano l’azienda. Vigne sparse in vari comuni limitrofi ad Alba. 72 ettari di vigneti su una superficie totale di 100. Un caleidoscopio di terreni, esposizioni, altitudini così da generare una diversità intrinseca nella stessa azienda. In onore alla prima bottiglia di Barbaresco, degustiamo il Barbaresco Rizzi Fratin. È una 2021, 12 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia più tanti altri in bottiglia. Il nome deriva dalla collina, esposta a sud e posta proprio difronte la cantina, antica proprietà di un convento di frati. Sostenere che il Barbaresco sia qualcosa di meno del Barolo è quasi una bestemmia. È un modo diverso di trattare il Dio Nebbiolo. Basta che provenga dalle giuste vigne. Non da tutte le vigne ma da quelle giuste perché solo da alcune si può fare il Barbaresco così come da altre si può fare il Barolo. Vigna Fratin offre finezza ed intensità già dal colore che da rubino vira verso il granato. Sentori complessi dove la frutta è secca e le spezie si alternano ai fiori ad ogni rotazione del calice. Netti, precisi, senza esitazioni. Non si nascondono e sono sinceri. Come le parole di un frate. Allo stesso modo il sorso: caldo, dai tannini duri, forte struttura, lunga persistenza. Un vino che necessita un abbinamento, che non riesce a rimanere da solo. Ma non è meglio così? Con l’immediato assaggio di un Barolo è possibile coglierne le differenze del Barbaresco. Barolo Valente 2020 arriva da due vigne vendute ad Armando da tale Valente ancor prima che il Barolo diventasse DOCG. Spesso si cancella tutto quanto possa rappresentare il vecchio proprietario. Si cerca di cancellare il pregresso per imprimere il proprio marchio. Armando invece era uomo che non aveva bisogno di cancellare nulla. Semmai di valorizzare l’anima contadina di chi c’era prima di lui, chi aveva sputato sangue sulle terre per anni. È per questo che scegli di dedicargli un Barolo. Il Barolo Valente segue la giovane età del Barbaresco già dal colore rubino con riflessi granata. La frutta è sempre secca con la ciliegia sotto spirito che fornisce un tocco diverso. Spezie, erbe aromatiche, sottobosco, vaniglia e quel catrame che asfalta le strade che i più bravi chiamano goudron. Ma sempre catrame è. Pochi mesi in più in grandi botti di rovere (a contrasto con quanti affinano il Barolo in barrique) creano un inizio di addomesticamento dei tannini. È ancora presto. Così Valente è vigoroso e tannico ancorché assolutamente bevibile qualora accompagnato da una carne o una pasta molto strutturata. Un Barolo quasi di ingresso, un benvenuto nel mondo del Nebbiolo che si alterna tra Barolo e Barbaresco. Si può preferire l’uno o l’altro poiché validi entrambe. In continuità allora ecco il Barolo Sottocastello di Novello 2020, una delle 181 MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) del Barolo. Una delle vigne più scenografiche delle Langhe a generare un capolavoro assoluto. Forse al naso si differenzia poco dal Valente anche se ad una più attenta olfazione, la maggior eleganza è evidente. Un profilo olfattivo più preciso e netto con gli odori che portano con sé balsamicità accattivante. In bocca la potenza non può mancare mentre l’eleganza prosegue in tutta la sua spigolosa sinuosità. È come se i tannini danzassero sulle punte volteggiando in bocca. Occorre capirlo poiché complesso. Occorre resistere perché persistente. E se in una normale Masterclass dedicata alle Langhe si sarebbe chiuso con un Barolo, magari riserva, la voglia di stupire ci porta a proporre il Barbaresco Vigna Giaia Riserva 2017. Proveniente da una delle 66 MGA del Barbaresco Vigna Giaia è chiamata così perché gialla, come il colore delle foglie al tramonto. Il sole illumina la vigna creando un effetto incredibile. L’ampiezza del bouquet è incredibile così come la complessità. Le spezie sono ora dolci e si accompagnano ad un floreale tenue e delicato mentre la frutta è secca e appassita. In bocca conquista, ammalia e non già per note suadenti e delicate quanto per una dolcezza che è forza e potenza. Le mani di un’amante che stringono, che sanno di calore e forza, tenerezza e impeto. Così è questo Barbaresco che non teme il confronto con un Barolo perché lo vince, anzi no, lo gestisce. Perché, in fondo, è poco consono parlare di sfida tra due vini che sono complementari e non alternativi. Vini che possono alternarsi a dimostrare come Barolo e Barbaresco siano due espressioni simili ma diverse del Dio Nebbiolo. Una sorta di Giano bifronte che cambia in funzione non tanto del processo produttivo quanto della diversità delle vigne. La Masterclass volge al termine. Vedo tante facce contente. Le domande arrivano e rispondiamo con grande gioia. Rispondiamo, perché non si dovrebbe essere mai da soli nel condurre qualcosa che non si è vissuto mai abbastanza. Mio compagno di viaggio è stata una persona straordinaria sia per l’animo quanto per l’esperienza nel mondo del vino: Giampiero Sappa, Direttore Commerciale della Piazzo Comm. Armando. A lui e alla Piazzo va il mio ringraziamento semplicemente per esserci e per aver donato, a me prima e a chi avrà il piacere di visitare l’azienda o assaggiare i vini, una storia. Vera.     Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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Alta Langa DOCG, un anno da protagonista Arrow Right Top Bg

5 Gennaio, 2026

Alta Langa DOCG, un anno da protagonista

  Un bilancio delle attività consortili 2025 e il calendario 2026 Il Consorzio Alta Langa chiude il 2025 con un percorso di crescita, presenza istituzionale e consolidamento della  denominazione, confermando in modo sempre più forte il ruolo delle Alte Bollicine Piemontesi come riferimento del metodo classico italiano. Progetti digitali e formativi L’anno 2025 si è aperto con la messa online del sito Alta Langa Academy: uno strumento pensato per valorizzare appieno storia, territorio e identità dell’Alta Langa DOCG, fruibile per tutti gli appassionati. Frutto di un grande lavoro di ricerca e analisi tecnica, storica e culturale. Eventi e iniziative del 2025 In febbraio il Consorzio ha preso parte alla Slow Wine Fair 2025 di Bologna con una collettiva di 18 produttori e una partecipata masterclass. A Torino, La Prima dell’Alta Langa si è svolta a inizio marzo alla Nuvola Lavazza con 82 produttori e oltre 20 mila brindisi, l’edizione più ricca e partecipata di sempre. Proprio in quel contesto Alta Langa DOCG è stato proclamato dall’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni Vino dell’Anno 2025 per la Regione Piemonte. Come Vino dell’Anno 2025, l’Alta Langa è stato chiamato a partecipare a numerosi appuntamenti con la Regione Piemonte: in Giappone a Osaka in occasione della settimana piemontese di Expo 2025 con un laboratorio di degustazione dedicato, in Calabria a Vinitaly And the City, a Bra per Cheese, a Torino per Artissima, a Milano per Golosaria. Nel corso delle ATP Finals di Torino l’Alta Langa è stata protagonista a Casa Gusto e, sempre a Torino, alla cena inaugurale de La Vuelta di Spagna a Palazzo Reale. Le Alte Bollicine Piemontesi sono state presenti anche all’evento “Dolce Vita” tenutosi presso Villa Ephrussi de Rothschild a Saint-Jean-Cap-Ferrat organizzato dalla Camera di Commercio Italiana di Nizza. Un grande successo anche quello nella Capitale per la seconda edizione di Alta Langa Roma in giugno, una degustazione a banchi per operatori con la partecipazione di 34 cantine. In questa occasione è stata inoltre presentata “Onde”, un’installazione che riprende le curve di livello della zona di origine della Denominazione, pensata come elemento iconico e narrativo dell’area stessa. Altri eventi hanno coinvolto l’Alta Langa DOCG nel corso dell’anno: dalla Fiera internazionale Vinum ad Alba con una lounge dedicata, all’evento Wine for Earth di Milano con Daniele Cernilli ed Erika Mantovan, e ancora degustazioni a Roma con Fisar, il brindisi inaugurale del Salone Auto Torino 2025 e testimonianze al convegno UGIVI di Grinzane Cavour e a Barolo in occasione di ENO7, organizzato dalla Barolo & Castles Foundation. Poi ancora Roma con una partecipatissima masterclass guidata da Francesco D’Agostino nel corso di SparkleDay, poi Saluzzo per una serata con Ais Cuneo, Torino con Fisar Torino, Canelli Città del Vino, Alessandria in occasione della Fiera di San Baudolino. Sono state inoltre organizzate nel corso dell’anno degustazioni dedicate per Gambero Rosso, Slow Wine, Falstaff Special, Winesurf, Winescritic, Doctorwine, e altri. A inizio novembre il Consorzio ha ospitato circa venti giornalisti provenienti dall’estero per una due giorni dedicata alla scoperta dell’Alta Langa DOCG, con una estesa degustazione tecnica, una cooking class dedicata all’abbinamento Alta Langa DOCG e Tartufo bianco d’Alba, una cena tradizionale nelle terre alte di Langa e visite in cantina.
Design, cultura e collaborazioni Durante Fuorisalone a Milano, in collaborazione con Italdesign, sono stati presentati il calice Terra e l’Alta Langa Frappeuse. Il Consorzio a Torino è stato inoltre main sponsor del festival gastronomico Buonissima durante la Summer Edition e in autunno con il classico appuntamento di ottobre che ha raccolto un grandissimo successo con eventi diffusi in tutta la città, grandi chef e un pubblico molto appassionato. Per il terzo anno consecutivo è proseguita la collaborazione come partner tecnico del Teatro Regio di Torino: Alta Langa DOCG è stato il protagonista del brindisi inaugurale alla Prima di Francesca da Rimini e affiancherà il Teatro per tutta la stagione d’Opera. Il Consorzio ha infine rinnovato la sua collaborazione con la Fiera Internazionale del Tartufo bianco d’Alba, confermandosi main sponsor e celebrando l’eccellenza del Tartufo bianco d’Alba insieme a grandi chef e a un pubblico appassionato arrivato da tutto il mondo, tra cooking show, masterclass, cene esclusive e tantissimi brindisi, a partire da quello del
“Capodanno del Tartufo bianco d’Alba”. Vendemmia 2025 e numeri della denominazione “Una vendemmia da incorniciare” è stata definita per Alta Langa DOCG quella del 2025. Iniziata con qualche giorno di Panticipo, è stata favorita dalle piogge primaverili che hanno creato una buona riserva idrica e da una bella estate, condizione necessaria per vendemmie sane e di qualità. L’anno si chiude con 179 soci del Consorzio, tra viticoltori e aziende produttrici, mentre gli ettari vitati sono saliti a 500 e le bottiglie frutto di questa vendemmia potenzialmente atte a potersi fregiare della denominazione Alta Langa DOCG sono 3,5 milioni. Positive anche le vendite di questo 2025, che si attestano oltre al +10% sull’anno precedente, superando il
tetto delle 2 milioni di bottiglie contrassegnate. Prospettive per il 2026 Il Consorzio proseguirà il proprio impegno in attività di promozione, formazione, internazionalizzazione e valorizzazione culturale del territorio, con un programma già definito di iniziative ed eventi per i prossimi mesi, a partire dal fine gennaio, quando è previsto a Torino un momento di incontro e approfondimento dedicato agli operatori esteri “Alta Langa after
Grandi Langhe”. A fine febbraio il Consorzio conferma la sua presenza alla Slow Wine Fair 2026 di Bologna, mentre nella prima decade di marzo si svolgerà una presentazione delle Alte Bollicine Piemontesi a New York. A maggio si tornerà allo Spazio Field di Roma per la terza edizione di Alta Langa Roma.   La Redazione  
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Cantine di Verona: bilancio 2024/2025 con utile in crescita e sostenibilità al centro Arrow Right Top Bg

4 Gennaio, 2026

Cantine di Verona: bilancio 2024/2025 con utile in crescita e sostenibilità al centro

  Fatturato 58,3 milioni euro (+1,57%), investimenti fotovoltaici e certificazioni Equalitas-Smeta   Cantine di Verona chiude l’esercizio 2024/2025 (11 mesi al 31 luglio) con fatturato consolidato di 58.269.009 euro, in crescita dell’1,57% su base annua, di cui 80% nazionale e 20% estero (Scandinavia, UK, Olanda, Svizzera, Germania). L’utile sale a 420.000 euro, con patrimonio netto di 30.720.000 euro che rafforza la solidità per investimenti strategici. GDO +2,5%, punti vendita diretti stabili (-1%); vendemmia 2024 a 177.090 ql (-17% per clima, ma qualità superiore). Luigi Turco confermato presidente dall’assemblea del 29 novembre, con vice Bendazzoli e Bortignon e nuovo CDA (Albrigi, Ballini, Gruberio, Ledri, Moroni, Brunelli, Formenti, Tabarini, Valbusa, Venturelli). Primo Bilancio di Sostenibilità presentato da Quality Manager Manuel Orlandi, con emissioni CO₂ a 1,84 kg/bottiglia (vs 2,5 kg media nazionale). Investimenti completati: fotovoltaico e filtrazione a Custoza, incartonatrice-etichettatrice a Quinto; in corso vasi vinari 30.000 hl (2026). Efficientamento: -43% consumi illuminazione, autoproduzione 33% Valpantena (35% previsto); economia circolare con 27.000 kg raspi per biogas e scarti bobine per etichette Fedrigoni; bottiglie a 190 g. Certificazioni: Smeta (Valpantena, in estensione), Equalitas, Biologica, Sqnpi, RafCycle, BRCGS, IFS. Il gruppo unisce Cantina Valpantena, Custoza, Colli Morenici e Brolo dei Giusti, valorizzando terroir veronese (Amarone, Valpolicella, Garda) con 500 soci e impegno su sostenibilità ambientale, economica e sociale. Luigi Turco presidente Risultati soddisfacenti in mercato complesso, con riorganizzazione e sinergie per produttività e costi ridotti. La Redazione
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Vinitaly Design Award: Michelangelo Pistoletto Presidente di Giuria della 30ª edizione Arrow Right Top Bg

3 Gennaio, 2026

Vinitaly Design Award: Michelangelo Pistoletto Presidente di Giuria della 30ª edizione

L’arte contemporanea illumina il packaging di vino, spirits, birra e olio La 30ª edizione del Vinitaly Design Award si apre con Michelangelo Pistoletto come Presidente Onorario della Giuria, elevando il premio dedicato all’eccellenza del packaging per vino, spirits, birra e olio a dimensione culturale unica. L’artista, figura monumentale dell’Arte Povera, porta la sua visione di design come linguaggio di responsabilità, sostenibilità e trasformazione sociale, legando Quadri specchianti e Cittadellarte al mondo enologico. Nel 2010 Pistoletto firmò per Ornellaia la scultura “Vendemmia d’Artista”, aggiudicata a Sotheby’s per 80.000 sterline, riconoscendo il vino come antica civiltà della terra e del lavoro, oggi chiamata a rigenerazione artistica. Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, sottolinea come questa presenza trasformi il packaging in specchio del tempo e atto creativo collettivo. Le iscrizioni al concorso sono aperte fino all’11 marzo 2026, con tariffa Early Bird fino al 31 dicembre 2025 per designer, agenzie e aziende. Novità: Premio Sostenibilità, Premio SOLEXPO per l’olio e Best Student’s Work per giovani talenti; regolamento sul sito Vinitaly. Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), tra i più influenti artisti contemporanei, ha rivoluzionato l’arte dagli anni ’60 con Oggetti in meno, Le Stanze e Rebirth a Ginevra, fondando Cittadellarte e Terzo Paradiso per arte e impegno civile. Premiato con Leone d’Oro alla Carriera (Venezia 2003) e Praemium Imperiale (Tokyo 2013), ispira modelli etici per il futuro. La Redazione
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Record di eccellenza per i vini Alto Adige nelle guide italiane 2026 Arrow Right Top Bg

3 Gennaio, 2026

Record di eccellenza per i vini Alto Adige nelle guide italiane 2026

  387 punteggi massimi, 234 vini premiati e 95 produttori: Castelfeder e Cantina Terlano in vetta   I vini altoatesini conquistano le principali guide enologiche italiane con 387 punteggi massimi, in aumento di 42 rispetto all’anno precedente, 234 vini premiati (+25) e 95 produttori riconosciuti (+17). Eduard Bernhart, Direttore del Consorzio Vino Alto Adige, sottolinea come questi risultati posizionino il settore al vertice qualitativo, con una distribuzione equilibrata tra cantine sociali, tenute vinicole e vignaioli indipendenti. In testa alla classifica dei vini più premiati si posiziona Castelfeder con 6 punteggi massimi per il Chardonnay Riserva Kreuzweg Family Reserve Alto Adige DOC 2021. A pari merito con 5 riconoscimenti seguono 10 vini di 7 produttori: Lagrein Riserva Taber Alto Adige DOC 2023 di Cantina Bozen, Chardonnay Nama Alto Adige DOC 2021 di Nals Margreid, LR Riserva Alto Adige DOC 2021 e Sauvignon Riserva Gran Lafa Alto Adige DOC 2022 di Cantina Colterenzio, Appius Alto Adige DOC 2020 e Sauvignon The Wine Collection Alto Adige DOC 2021 di Cantina Produttori San Michele Appiano, Pinot Bianco Rarity Alto Adige Terlano DOC 2012 e Terlano I Primo Grande Cuvée Alto Adige DOC 2022 di Cantina Terlano, Gewürztraminer vendemmia tardiva Epokale Alto Adige DOC 2017 di Cantina Tramin, Müller-Thurgau Vigna Feldmarschall von Fenner Alto Adige DOC 2022 di Tenuta Tiefenbrunner Schlosskellerei Turmhof.​ I bianchi dominano con 189 punteggi massimi su 387 totali, seguiti da rossi (157), spumanti (24) e dolci (17), ma i rossi guidano la classifica dei vitigni: Pinot Nero (31), Schiava (24) e Lagrein (22), a conferma del valore delle varietà autoctone. Sauvignon (21), Pinot Bianco (17) e Gewürztraminer (15) completano il podio dei bianchi.​ Tra i produttori, Cantina Terlano guida con 20 punteggi massimi, seguita da Cantina Tramin (17), Cantina Girlan e Cantina Colterenzio (15 ciascuna); Cantina Produttori San Michele Appiano, Elena Walch e Tenuta Tiefenbrunner Schlosskellerei Turmhof seguono con 13 riconoscimenti. Per numero di vini premiati, Girlan e Tramin dominano con 7 ciascuno, seguite da Andriano, Bozen, Colterenzio, Terlano, Tiefenbrunner ed Elena Walch con 6.​ Le guide contribuiscono con Gambero Rosso 2026 (24 Tre Bicchieri), Slow Wine 2026 (27 Top Wines), Vitae 2026 (81 punteggi 90), I Vini di Veronelli 2026 (42 Stelle), Vinibuoni 2026 e Perlage Italia (30 Corone), Bibenda 2026 (40 Cinque Grappoli), Doctor Wine 2026 (54 Faccini 95), tra le altre. Tra i premi speciali: Vini rari Gambero Rosso a Lagrein Gries Riserva Trigon di Tenuta Hans Rottensteiner e Pinot bianco Fly Weinberg di AMProject; I 10 Migliori Vini d’Italia Bibenda a Chardonnay Nama di Nals Margreid. La Redazione​
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Casa Tobago: l'oasi milanese dove l'eleganza eclettica incontra una nuova idea di ospitalità Arrow Right Top Bg

2 Gennaio, 2026

Casa Tobago: l'oasi milanese dove l'eleganza eclettica incontra una nuova idea di ospitalità

  Tra gusto, mixology e relax, il concept firmato Alessandro Mario Cesario e Christian Brigliadoro   Punto di riferimento nel panorama milanese, Casa Tobago è il luogo dove l’arte della cucina, la passione per la mixology e il calore dell’ospitalità contemporanea si incontrano in perfetto equilibrio. Un indirizzo imprescindibile per chi cerca un’esperienza raffinata e conviviale, dove ogni dettaglio racconta una Milano cosmopolita nella sua essenza più autentica: elegante, vivace e cosmopolita. Un progetto firmato dai due eclettici imprenditori Alessandro Mario Cesario e Christian Brigliadoro, fondatori del gruppo Sequoia. Casa Tobago è un locale che nasce per offrire un’esperienza immersiva e multisensoriale, in cui design, luce e materia dialogano in un’armonia sofisticata. Gli spazi ampi si svelano in un susseguirsi di accoglienti sale che permettono infinite possibilità di modulare tavoli e sedute, con un raffinato dehors esterno che si trasforma in veranda invernale e un’area dedicata alla griglia a vista che domina la sala. I 450 metri quadrati, di cui 200 di dehors, rievocano lo stile delle più raffinate guest house, richiamando i club londinesi più esclusivi. Il bancone in marmo è il cuore pulsante della miscelazione contemporanea, guidato dal Barmanager Alberto Corvi e dal suo team di talenti come Nicolò Collonnelli, Alessandro Mazzoleni e Jacopo Bertoli. La drink list propone cocktail nominati dagli ingredienti principali, in un dialogo tra semplicità, ricerca e bilanciamento perfetto, accompagnati da tapas, piatti alla griglia, pizze e focacce dal secondo bancone. Ogni drink nasce da equilibri aromatici, texture e profumi, con distillati pregiati e preparazioni home made, per un’esperienza sartoriale dall’aperitivo al dopocena. La proposta gastronomica ideata dallo chef Giovanni Lancuba fonde radici mediterranee e suggestioni internazionali: gamberoni in tempura con maionese al lime e pepe rosa, tartare di manzo con midollo e gel di tuorlo, tacos di tonno rosso con cipolla caramellata e crema di pecorino. La griglia a vista propone spiedoni di manzo e agnello marinato, filetto di branzino al beurre blanc, pluma di suino iberico e controfiletto di Wagyu A5 con salsa al Laphroaig 10. Umberto Iervolino domina l’area “Oven” con focacce, pizze e prodotti gourmet da forno. Casa Tobago è un luogo dell’anima dove la convivialità diventa linguaggio universale: Ginger Baroni accoglie gli ospiti in un ambiente che fonde stile coloniale e club inglese, con lampade in tessuto, divani decorati, stampe a righe, dettagli orientali e legno scuro esaltato da una palette calda di beige, marrone e verde. Una sala intima e riservata, con bancone e consolle propri, è ideale per eventi privati. Alessandro Mario Cesario, con esperienze in The Yard e Doping Club, porta creatività nel design e lifestyle; Christian Brigliadoro, top manager nel fashion con Subdued, aggiunge rigore e visione internazionale. La loro missione: creare esperienze oltre il dining tradizionale, fondendo cucina, mixology, design e musica in un nuovo concetto di casa contemporanea. Casa Tobago, Viale Umbria 120, Milano. A dicembre aperto 7 su 7, dalle 18:00 alle 2:00. La Redazione
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Meno quantità, più valore: i trend 2025 e le prospettive per il 2026 secondo Vinarius Arrow Right Top Bg

2 Gennaio, 2026

Meno quantità, più valore: i trend 2025 e le prospettive per il 2026 secondo Vinarius

  Dalla premiumizzazione alla sostenibilità concreta, passando per vini leggeri ed enoteche centrali   Il mercato del vino italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione, in cui diminuiscono i consumi in volume ma cresce il valore complessivo. È quanto emerge dall’analisi sui Trend del Vino 2025–2026 realizzata da Vinarius – Associazione delle Enoteche Italiane, sulla base dei dati raccolti dalla propria rete di enoteche su tutto il territorio nazionale. Giuliano Rossi, il presidente I dati raccolti dalle enoteche Vinarius raccontano un consumatore più consapevole, curioso e selettivo che chiede qualità e trasparenza. Le enoteche si confermano osservatori privilegiati e punti di riferimento culturali per intercettare e interpretare l’evoluzione del mercato del vino. Al centro dello scenario futuro si conferma il processo di premiumizzazione: i consumatori acquistano meno bottiglie, ma scelgono vini di maggiore qualità, fortemente identitari e legati al territorio. Le denominazioni non sono più percepite come semplici sigle, ma come sistemi narrativi che valorizzano storia, zonazioni, vitigni e unicità produttive. Accanto ai grandi rossi tradizionali, continua a crescere l’interesse per vini bianchi, rosati e spumanti, in particolare Metodo Classico, caratterizzati da freschezza e versatilità gastronomica. Parallelamente si registra l’ascesa dei vini leggeri e a basso contenuto alcolico, spinta soprattutto dalle nuove generazioni, sempre più attente a moderazione e bevibilità. Un altro tema centrale è la sostenibilità, che entra in una fase di maturità: secondo Vinarius il mercato premia approcci concreti e misurabili, basati su certificazioni, tracciabilità e packaging sostenibili, mentre perde sempre più efficacia il semplice green washing. Dal punto di vista dei canali, si rafforza il modello DTC (Direct to Consumer) integrato con l’enoturismo: vendite dirette, esperienze in cantina, wine club e contenuti digitali diventano strumenti fondamentali per costruire relazioni durature con il consumatore finale. Il mercato italiano appare sempre più polarizzato: i vini premium dimostrano una buona tenuta, mentre le fasce base sono chiamate a rinnovare linguaggi, posizionamento e comunicazione. A livello industriale, Vinarius osserva un consolidamento dei grandi gruppi, sempre più forti anche sui mercati esteri, accanto alla crescita di micro-nicchie ad alto valore, spesso legate a produzioni artigianali e fortemente territoriali. Sul fronte internazionale, sono soprattutto i mercati extra-UE – Stati Uniti, Canada, Corea del Sud e Giappone – a trainare la domanda di vini premium italiani. “L’analisi Vinarius sui Trend del Vino 2025–2026 restituisce l’immagine di un settore in evoluzione, chiamato a ripensare modelli produttivi, commerciali e comunicativi – conclude Rossi -. In questo contesto si inserisce anche il recente riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità UNESCO, un traguardo di straordinaria rilevanza che premia la cultura, la storicità e il valore identitario del nostro Paese”. Vinarius è l’Associazione delle Enoteche Italiane e rappresenta oltre 120 associati (il cui fatturato totale sfiora i 50 milioni di euro) che coprono l’intero territorio nazionale. Fondata nel 1981 e presieduta da Giuliano Rossi, promuove la valorizzazione delle enoteche come attività specializzate nella proposta del vino di qualità, attraverso formazione, viaggi studio, stage e il Premio Vinarius al Territorio. La Redazione
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