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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

Cantina Marilina vince Confeserfidi Future Award 2025 Made in Italy Arrow Right Top Bg

18 Gennaio, 2026

Cantina Marilina vince Confeserfidi Future Award 2025 Made in Italy

  Premio a Scicli per ESG, vitigni autoctoni e Moscato Cecile top Orange Wine   Cantina Marilina (Noto, fondata 2001 Angelo Paternò, oggi Marilina/Federica) riceve Confeserfidi Future Award – Premio Valorizzazione Made in Italy 2025 il 19 dic Chiesa Santa Teresa Scicli (RG), tra 24 imprese per sostenibilità/innovazione. Marilina Paternò Riconoscimento quotidiano rispetto terra/persone/Sicilia nei vini. Impegno Aziendale Bio/vegana sud-est Sicilia (riserve Vendicari-Marzamemi-Portopalo), suoli calcarei-mediterranei; vitigni autoctoni Nero d’Avola, Moscato, Grecanico con cemento, appassimento sole, lunghe macerazioni. Moscato Noto “Cecile” 2018: Miglior Orange Wine Italia Guida L’Espresso 2026 (Luca Gardini). Angelo Paternò Territorio-etica guardano futuro. La Redazione
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18 Gennaio, 2026

Storie di Langa. Riti, santi e masche

  Le storie contadine hanno sempre in se quel qualcosa di sa di vita vera e di quel calore umano che deriva dal rimanere, quasi morbosamente ma al contempo meravigliosamente, attaccati alle proprie radici. D’altronde, un contadino che deve la sua esistenza proprio alla forza delle radici di ciò che pianta e cura, non può che aggrapparsi a queste. Denise Marrone della Azienda Agricola Gian Piero Marrone, azienda sulla quale avevo già scritto un articolo tempo fa, mi ha inviato qualcosa che ho ritenuto condividere con i lettori di Wine Tales perché mai come in questo caso, si tratta di storia di saggezza popolare. La stessa della quale vorrei tutti i giovani d’oggi sentissero realmente il bisogno.
Grazie Denise!     GENNAIO Molti di voi avranno di certo sentito parlare dei “Giorni della Merla”, un affascinante capitolo della tradizione italiana, celebrati ogni anno tra il 29 e il 31 gennaio. Secondo la credenza popolare, questi tre giorni rappresentano i più freddi dell’inverno. Ma da dove nasce questa tradizione? E quali sono i legami con la cultura popolare e le condizioni meteorologiche? Il nome “Giorni della Merla” è legato a una leggenda che varia a seconda delle regioni italiane. Una delle versioni più note narra di una merla dal piumaggio bianco che, per sfuggire al gelo dei giorni più freddi dell’anno, trovò riparo in un camino. Dopo tre giorni, uscì tutta annerita dalla fuliggine, e da allora i merli hanno le piume nere. Stando a un’altra interpretazione, di natura più storica, il termine “merla” è da ricondursi a strumenti di trasporto fluviale utilizzati in passato sul fiume Po, impossibilitati a muoversi e procedere in quei freddi giorni a causa del ghiaccio in superficie. Cosa Rappresentano i Giorni della Merla? I Giorni della Merla hanno una forte valenza simbolica. Nella cultura contadina, rappresentavano un periodo cruciale per prevedere l’andamento climatico dei mesi successivi. Si dice che, se i giorni della merla sono freddi, la primavera sarà mite e precoce. Al contrario, se sono miti, la primavera potrebbe tardare.   FEBBRAIO Carnevale: un legame con la terra e il tempo. Mentre in vigna si lavora con attenzione e rispetto, nelle piazze e nelle città si festeggia il Carnevale. Il termine deriva dal latino carnem, levare, che indicava il banchetto finale prima del periodo di digiuno della Quaresima. Una tradizione che, nel mondo contadino, era vissuta come un momento di festa prima del ritorno ai sacrifici e al lavoro nei campi. Durante il regno sabaudo, il Carnevale di Torino era uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, coinvolgendo cittadini e visitatori in un’esplosione di colori, danze e sapori. Il protagonista della festa è da sempre Gianduja, la maschera piemontese per eccellenza. Il suo nome, derivato da Gioann d’la doja (Giovanni del boccale), racconta il carattere allegro e conviviale del popolo piemontese: amante del buon cibo, della compagnia, ma sempre con misura e discrezione. Accanto a lui c’è Giacometta, simbolo di saggezza e prudenza, a rappresentare l’equilibrio tra spensieratezza e responsabilità.   MARZO Il fuoco che accoglie la primavera. Una tradizione che è stata preservata dal mondo contadino e tramandata nei millenni, sfociando, in molte regioni italiane in grandi falò rituali, simbolo del passaggio dall’inverno alla primavera. Qui in Piemonte, il Falò di San Giuseppe, acceso tradizionalmente il 18 o 19 marzo, è uno dei più sentiti. Oltre a essere vissuto come un grande momento di aggregazione comunitaria, questo rito ha diversi significati profondi. Brucia l’inverno, con il rogo di sterpi e legna vecchia accumulata nei mesi freddi. Dà il benvenuto alla primavera, auspicando un’annata agricola prospera. Unisce le comunità rurali, con canti, balli e degustazioni di piatti tipici come polenta e vin brulé. Come spesso accade in questi casi, di stretto intreccio tra tradizioni, credenze e lavoro contadino, i falò avevano anche e soprattutto scopi pratici: in queste occasioni venivano infatti bruciati i “sermenti”, i tralci della vite potati durante l’inverno, per eliminare eventuali parassiti e preparare i vigneti alla nuova stagione produttiva. Insomma, le tradizioni contadine e i lavori in vigna ci ricordano quanto sia profondo il legame tra l’uomo e la natura. Dai falò propiziatori al pianto della vite, ogni gesto ha un significato che va oltre il semplice lavoro agricolo: è una celebrazione della vita, del tempo che scorre e del rinnovarsi delle stagioni.   APRILE Cantè j’euv e la merendina di Pasquetta. Il Canto delle Uova che accoglie la primavera. Il nome fa sorridere, ma racchiude una storia affascinante. “Cantè j’euv” in piemontese significa “cantare le uova”, ed è un’antica tradizione che unisce musica, festa e un pizzico di magia. Un tempo, nelle settimane che precedevano la Pasqua, gruppi di giovani attraversavano le campagne andando di cascina in cascina, cantando filastrocche in dialetto accompagnati da una fisarmonica, e chiedendo in cambio uova, salumi, formaggi e – naturalmente – un po’ di vino. Un rituale che era tutto tranne che casuale: quei canti erano benauguranti, propiziatori, rivolti alla terra e ai suoi frutti, con l’augurio di un raccolto abbondante. Le uova raccolte diventavano poi protagoniste della merendina di Pasquetta, consumata tutti insieme tra i prati, accompagnata da frittate, torte salate come la pasqualina e i vini nuovi, appena messi in bottiglia. Alla Merendina di Pasquetta, magari non si canta più come una volta, ma si continua a condividere un pasto semplice all’aria aperta, accompagnato da quei sapori che raccontano la nostra identità contadina: una frittata alle erbette, una fetta di salame, un bicchiere di Dolcetto. E così, tra una gemma che si apre e una tradizione che si rinnova, anche questo aprile ci ricorda quanto sia prezioso vivere il tempo della terra, con rispetto e gratitudine.   MAGGIO Le rogazioni. Antichi riti per la benedizione dei campi. Tra le tradizioni più radicate di maggio troviamo proprio le rogazioni (rugassiun): processioni religiose che si svolgevano nei tre giorni precedenti la festa dell’Ascensione. Durante queste cerimonie, si percorrevano i campi recitando litanie e preghiere, toccando cappelle votive e punti sacri della campagna. Un gesto di profonda connessione tra il lavoro dell’uomo e le forze della natura. Originarie della Gallia del V secolo, le rogazioni si diffusero capillarmente anche in Piemonte, diventando un momento collettivo di invocazione per la protezione dei raccolti contro siccità, tempeste e malattie. Come ricorda anche Beppe Fenoglio nel suo racconto Pioggia e la sposa, in tempi di eccessiva pioggia era la madre stessa a ordinare al figlio prete di “recitare un pezzo delle rogazioni”, affidandosi così a una forza superiore per riportare l’equilibrio. Una salda commistione – ancora una volta – tra credenze, miti, tradizioni e lavoro contadino. Un tempo, come oggi, quando il raccolto era minacciato dal meteo avverso, i contadini si affidavano all’ultimo appiglio, invocando ër bin o ër ben (“il bene”) come ultimo gesto di speranza e rispetto verso la terra.   GIUGNO La magica notte di San Giovanni. Giugno è anche il tempo delle tradizioni contadine: riti che si perdono nella memoria popolare e che ancora oggi accompagnano la vita di chi lavora la terra. Tra il 23 e il 24 giugno si celebra la Notte di San Giovanni, una delle notti più cariche di significato nel calendario contadino. Secondo la tradizione, la rugiada di San Giovanni ha poteri benefici: protegge le viti dalle malattie e porta abbondanza nei raccolti. Un tempo, le erbe aromatiche bagnate da questa rugiada prodigiosa, venivano raccolte e utilizzate per benedire campi e filari. Un gesto carico di simbolismo, a richiamare un profondo rispetto per i cicli naturali della terra. E poi c’è il “Giuanin”, altro piccolo grande protagonista di questa stagione: si tratta del minuscolo verme che si trova nelle ciliegie mature proprio in questo periodo. Il suo nome – diminutivo di Giovanni – lo lega simbolicamente a questa notte magica. Si racconta che, mentre le viti si irrobustiscono sotto il bacio della rugiada, i ciliegi, ormai al culmine della loro maturazione, accolgano il Giuanin per stabilire un equilibrio naturale, in grado di regolare i cicli della terra. Il rosso delle rose in fiore e delle ciliegie in fase di maturazione punteggia e rallegra campi e filari, segnalando l’arrivo imminente di un’estate tutta da vivere.   LUGLIO Luglio è il mese agricolo per eccellenza, anche nel calendario popolare: molte delle festività religiose presenti a calendario hanno infatti radici pagane, e celebrano la fertilità della terra, il raccolto e la protezione contro i capricci del clima. Il 20 luglio, si festeggia Santa Margherita, protettrice delle donne e dei contadini. I racconti popolari la descrivono come intercedente nei momenti difficili, anche durante il parto. A noi, questo giorno ricorda affettuosamente “nonna Rita”, la mamma di papà Gian Piero: una donna forte, riferimento saldo per la famiglia Marrone. Il 22 luglio è il giorno dedicato a Santa Maddalena, invocata da secoli in ambito rurale come protettrice del raccolto. In alcune regioni si narra che le sue reliquie abbiano protetto campi e famiglie da grandinate e carestie. Sono giorni di preghiera, di gesti antichi e di piccole grandi cure e attenzioni alle nostre piante e ai loro frutti. Luglio è il mese in cui la vigna richiede pazienza, ascolto e misura, e ogni giornata tra i nostri filari sembra quasi una sfida: tra lavori attenti, sole cocente, scelte agronomiche delicate e un occhio vigile, sempre rivolto al cielo. Ma è anche un mese di gratitudine: per ciò che la natura ci offre, per le tradizioni che ci guidano, per il lavoro delle mani che con rispetto, umiltà e sapere, preparano l’annata che verrà.   AGOSTO Nelle notti di agosto, dense di mistero, prendevano vita i racconti delle masche, le famose streghe piemontesi. Il silenzio tra i filari si riempie di fruscii e richiami misteriosi. In Piemonte, la parola “masca” si riferisce a una figura del folklore locale, spesso descritta come una strega o uno spirito femminile dotato di poteri magici: stando ai racconti, si trattava di spiriti vendicativi, astuti, capaci di metamorfosi e di incutere timore in chiunque le incontrasse. Di giorno apparivano come donne comuni: una vecchietta amabile, una vicina riservata, una madre di famiglia. Ma di notte, secondo la tradizione, “andavano in masca”: si trasformavano in gatti neri, pipistrelli, capre o serpi, per compiere vendette contro chi le aveva offese o semplicemente non le rispettava. I contadini di un tempo (come i nonni e bisnonni della famiglia Marrone) attribuivano alle masche ogni evento inspiegabile: un raccolto rovinato, una malattia improvvisa, una mucca che smetteva di produrre latte. Per difendersi, si tramandavano riti apotropaici e piccoli gesti carichi di fede e paura: mettere rametti a forma di croce sulla porta, una scopa sul focolare per confondere la masca nel contare i fili di saggina, sale benedetto sotto il cuscino, o immagini sacre cucite nei panni dei neonati. Per chi cercava una protezione più potente, si consigliava di circondare la casa con un filo di canapa filato da una ragazza pura, o di conservare un sacchettino con sale e una candela benedetta sempre addosso. Nel folklore langarolo, le masche rappresentano la parte più oscura e affascinante del mondo contadino: quella in cui la terra non basta a spiegare tutto, e dove l’uomo si affida alla magia, alla religione e alla tradizione per proteggere ciò che ama. Sono un riflesso delle paure di un’epoca e, al tempo stesso, una testimonianza di quanto profondamente le Langhe abbiano sempre vissuto in ascolto del visibile e dell’invisibile.   SETTEMBRE Com’è nato il Barolo? Dietro ogni vendemmia c’è anche una storia da raccontare: quella di Giulia Colbert Falletti, la donna che nella prima metà dell’Ottocento intuì le potenzialità del nebbiolo nelle Langhe. Dopo esser convolata a nozze con il nobile Carlo Tancredi Falletti di Barolo, nelle tenute di famiglia – ubicate proprio nella zona di La Morra – Giulia ebbe un’idea davvero visionaria: intuendo le potenzialità di quell’incredibile vitigno locale, affidò le vigne e la cantina a Louis Oudart, enologo francese, il quale perfezionò un metodo di vinificazione davvero singolare. Per far conoscere il nuovo vino al re, fece poi inviare 325 botti a Carlo Alberto di Savoia, una per ogni giorno dell’anno (escludendo i giorni di Quaresima, quando la corte si asteneva dal bere vino). Apprezzato fin dal primo assaggio, il nuovo prodotto iniziò ad esser consumato e condiviso nei salotti reali, divenendo “il vino dei re e il re dei vini”. Nacque dunque così, dall’intuizione e dalla spinta creativa di una nobildonna, uno dei vini più celebri e amati nel mondo: il Barolo.   OTTOBRE Ottobre non è solo lavoro nei campi. È anche il tempo delle storie che si intrecciano alla vite e al vino. Al centro c’è Bacco, o Dioniso per i Greci, il dio del vino, della fertilità e dell’ebbrezza. Figlio di Zeus e della mortale Semele, Dioniso è l’unico dio olimpico con una madre mortale, simbolo di dualità: da una parte il piacere e la follia, dall’altra la rinascita e la vitalità della natura. Si narra che sia stato proprio lui a creare il vino spremendo un grappolo d’uva matura tra le mani, diffondendo poi il suo culto dall’Egitto all’Asia Minore, fino all’Europa. In suo onore nascevano i Baccanali, feste orgiastiche e rituali misterici che celebravano la libertà, l’ebbrezza e il superamento dei limiti. Bacco viene raffigurato con il capo cinto da tralci e grappoli, il calice di vino in mano, il tirso ornato di edera e accanto a sé animali simbolici come tigri, delfini e capre. È lui a incarnare quel legame profondo e millenario che unisce il vino alla ciclicità della vita.   NOVEMBRE L’11 novembre, giorno di San Martino, segna la conclusione dell’antico anno agricolo. Nelle campagne piemontesi si ripeteva un detto: A San Martin, ogni mosto diventa vin. Era il momento di festeggiare, di aprire le botti e assaggiare il vino nuovo, in un’atmosfera conviviale che univa famiglie e comunità. Un piccolo Capodanno della terra, in cui la fatica lasciava spazio alla gioia condivisa e alla gratitudine per i frutti dell’autunno. La cugnà: un tesoro della tradizione piemontese. Con novembre arriva anche il tempo della cugnà, la confettura d’uva e frutta che profuma di ricordi antichi. Si prepara con il mosto e con i “rapulin ed San Martin”, i piccoli grappoli rimasti sui tralci dopo la vendemmia. A questi si aggiungono mele cotogne, pere, nocciole, fichi e noci: ingredienti che, cotti a lungo, si trasformano in una conserva densa e profumata. La nebbia avvolge le colline come una carezza, la cugnà sobbolle sul fuoco; il Nebbiolo riposa nei tini, affinandosi in silenzio. Novembre in Langa è questo: un brindisi al tempo che scorre piano, al lavoro compiuto e a quello che verrà. Un invito a gustare la lentezza, la terra e il vino.   DICEMBRE Le tradizioni e leggende del mondo del vino legate a questo mese e al Natale sono un patrimonio ricco che spazia dalla convivialità del vin brulé alla simbologia religiosa, unendo culture diverse in un gesto universale di condivisione. Il vin brulé, ad esempio, è la bevanda natalizia per eccellenza, con radici che risalgono all’Antica Roma.  Si prepara con vino rosso, zucchero e spezie come cannella e chiodi di garofano, spesso con l’aggiunta di agrumi. Il suo aroma speziato e corroborante è diventato sinonimo dell’atmosfera natalizia e della gioia della condivisione. Oltre al vin brulé, il vino ha un ruolo centrale nelle celebrazioni natalizie in diversi modi: il pranzo e la cena di Natale sono momenti in cui si sfoderano i vini più importanti e pregiati, come il Barolo, per accompagnare i piatti tradizionali invernali e celebrare l’unione familiare: proprio piatti tipici della nostra cucina, come il Brasato al Barolo, sono considerate ricette invernali e venivano cucinate per le grandi occasioni, perché di preparazione molto lunga e che includevano in questa preparazione vini pregiati, come il Barolo appunto. Il termine “brasato” deriva dal metodo di cottura originale, che prevedeva l’uso delle braci (=brase).   Denise Marrone – Azienda Agricola Gian Piero Marrone
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Consorzio Garda DOC: 2025 di crescita con Vinitaly e Wine Stories Arrow Right Top Bg

17 Gennaio, 2026

Consorzio Garda DOC: 2025 di crescita con Vinitaly e Wine Stories

  Modifiche disciplinare, TV “In Cucina con Sonia” e Eccellenze DOP UE   Il Consorzio Garda DOC chiude 2025 con forte crescita promozionale, modifiche disciplinare (DM 24/9/2025: nuove tipologie Garda Bianco/Rosso/Rosé, eliminata “Classico”, zona spumanti ampliata) per adattarsi mercato contemporaneo. Paolo Fiorini presidente Dialogo consumatori e cambiamenti mercato chiave competitività. Principali Iniziative Vinitaly 2025: stand dinamico con Sissi Baratella, talk/degustazioni, format “Posso offrirti un Garda DOC?” per dialogo pubblico. Garda Wine Stories IV ed (4-6 giu): press tour visite/degustazioni/convegno horeca-GDO, sinergia dati-paesaggio-produttori. TV: vini in “In Cucina con Sonia” (LA7d, Sonia Peronaci) con DOP Salame Varzi, Prosciutto Cuneo, Montasio per abbinamenti europei. Progetti Europei e Prospettive Progetto triennale “Eccellenze DOP: savoir-faire europeo” (Italia, Germania, Austria): TV, tasting GDO, study tour per competitività. 2026: + canali distributivi, analisi percepito, comunicazione esperienziale-digitale su vino-territorio-cultura Garda (10 areali: Valtènesi-San Martino-Lugana-Colli Mantovani-Custoza-Bardolino-Valpolicella-Valdadige-Durello-Soave). La Redazione
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Vermouth di Torino a Torino: la più grande degustazione IGP il 23 gennaio Arrow Right Top Bg

16 Gennaio, 2026

Vermouth di Torino a Torino: la più grande degustazione IGP il 23 gennaio

  Evento Consorzio-AIS Piemonte: walk-around, talk botaniche e pairing   Il Consorzio Vermouth di Torino (riconosciuto MASAF 2025 come unico ente tutela IGP, 90% produzione 6 mln bott/anno in 80 Paesi) organizza il 23 gennaio 2026 (10.30-20) la più grande degustazione dedicata, presso AIS Piemonte (Via Modena 23, Torino). Collaborazione con AIS; preiscrizioni www.aispiemonte.it/eventi per giornalisti/operatori/appassionati. Programma Giorno 11.30 Conf stampa Sala Barbaresco: saluti Bruno Malavasi (presidente), Pierstefano Berta (direttore) su produzione/mercati/progetti; degustazione guidata tipologie. Pomeriggio: walk-around tasting banchi Soci (storici/multinazionali/erbe Pancalieri). Talk: 14 botaniche/Artemisia (Malavasi-Marco Frandini Coop Erbe Pancalieri); 15.30 food pairing (Mauro Carosso AIS Piemonte-Berta); 17 “Le parole del Vermouth” (Giusi Mainardi storica vino). Significato Evento Terza edizione celebra tradizione aperitivo trendy; Malavasi: “Momento fondamentale post-riconoscimento MASAF; filiera completa dal campo alla bottiglia”. Primo vino aromatizzato con tutela Consorzio; crescita costante volumi/valori. La Redazione
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Cena quattro mani Tegon-Giacomello inaugura Wine Room GHV Creazzo Arrow Right Top Bg

16 Gennaio, 2026

Cena quattro mani Tegon-Giacomello inaugura Wine Room GHV Creazzo

  17 gen: cannocchia-anguilla-raperonzolo, €85 su prenotazione Luca Tegon (head chef Wine Room by Luca Tegon, GHV Hotel & Spa Creazzo VI; classe 1990, exp stellati FR/IT) e Terry Giacomello (sperimentale/sostenibile) propongono cena 4 mani sab 17 gen ore 20: menu esclusivo (€85/persona, vini esclusi, prenotazione obbligatoria). Dir Riccardo Bacchi Reggiani: “Dialogo stili per scoperta continua”. Menu Degustazione Antipasto Tegon: cannocchia laguna + salame vicentino (mare-terra). Primo Giacomello: anguilla affumicata (texture/sapori ricerca). Secondo Tegon: raperonzolo Colli Berici stagionali. Dessert Giacomello: intenso/stratificato. Primo di Serie Eventi Evento avvia ciclo cene 4 mani fino estate; Wine Room nuova fine dining GHV (80 camere, spa 300m², piscina, congressi) con cucina territorio Vicenza. Prenotazioni: https://ghvhotel.com/cena-a-4-mani-con-chef-terry-giacomello/. La Redazione
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Torna Enocup! Il campionato a squadre di degustazione e cultura del vino Arrow Right Top Bg

16 Gennaio, 2026

Torna Enocup! Il campionato a squadre di degustazione e cultura del vino

  Il 9 maggio 2026 tutti in gara per festeggiare i vent’anni di Winesurf.   Winesurf, nato a maggio 2006, celebra il traguardo dei 20 anni riportando in scena “Enocup, il campionato a squadre di degustazione e cultura del vino”, una competizione pensata per chi ama mettersi alla prova tra quiz e calici bendati. La formula è semplice e divertente: squadre da 2 a 4 persone, una prova di cultura generale sul mondo del vino e una di degustazione alla cieca di sei vini italiani, con domande curate da giornalisti, enologi, comunicatori e professionisti che comporranno anche la giuria. Come si svolge la gara Enocup 2026 si terrà sabato 9 maggio 2026 presso l’azienda Rocca delle Macie, Località Le Macie 45, 53011 Castellina in Chianti (SI), con inizio gara alle 10.30 e registrazioni delle squadre entro le 9.30. La prova di cultura generale prevede 10 domande sul mondo del vino, ciascuna firmata da un “nome” del settore e con punteggio dedicato, mentre la prova di degustazione consiste nell’assaggio di sei vini italiani bendati, sui quali occorrerà rispondere a una serie di quesiti tecnici e di riconoscimento. Le due prove si svolgono in un tempo complessivo di 120 minuti, pensati per permettere a ogni squadra di confrontarsi, ragionare e condividere competenze, trasformando la gara in un’esperienza formativa oltre che ludica. L’invito è aperto ad appassionati, sommelier, enologi, giovani curiosi e addetti ai lavori che vogliono testare le proprie conoscenze in un contesto informale, immersi nel paesaggio del Chianti Classico. Premi: il sogno di ogni appassionato Enocup offre una dotazione premi che per gli amanti del vino ha il sapore del “tesoro” in cantina: per il 1° premio, ogni membro della squadra vincitrice riceverà 30 bottiglie di grandi denominazioni come Brunello di Montalcino, Barolo, Barbaresco, Chianti Classico e altre, selezionate tra gli assaggi della guida Winesurf. Al 2° premio sono previste 18 bottiglie per ogni componente della squadra, sempre dalle denominazioni più importanti, mentre il 3° premio mette in palio 12 bottiglie a testa, tutte scelte tra i migliori vini italiani degustati dalla redazione. Dal 4° al 10° posto sono previsti premi di consolazione, con la possibilità che si aggiungano ulteriori riconoscimenti offerti da aziende vinicole e partner non solo del settore wine. La premiazione si svolgerà nel pomeriggio del 9 maggio, sempre a Rocca delle Macie, chiudendo la giornata tra brindisi, racconti di gara e nuovi incontri tra appassionati. Come iscriversi a Enocup La partecipazione a Enocup è gratuita e riservata agli abbonati al Club Winesurf: tutti i componenti della squadra devono essere soci sia al momento dell’iscrizione sia il giorno della gara. Per iscriversi è sufficiente copiare e compilare il format disponibile sul sito Winesurf nella pagina dedicata a Enocup 2026, quindi inviarlo via e‑mail all’indirizzo redazione@winesurf.it, indicando i dati della squadra e del capitano. Aggiornamenti, video del direttore Carlo Macchi sull’organizzazione e sulle sorprese per partecipanti e accompagnatori, oltre a contenuti extra, saranno pubblicati su winesurf.it, sulla pagina Facebook Enocup, sull’account Instagram di Winesurf, sul canale YouTube WineSurfTube e sul profilo TikTok dedicato. Enocup diventa così anche un racconto digitale, da seguire prima e dopo la competizione. Un weekend tra gioco, Toscana e grandi vini Oltre alla gara, Enocup è l’occasione per passare uno o più giorni nella campagna toscana, visitando Rocca delle Macie e il territorio di Castellina in Chianti, tra vigneti, cantina e degustazioni. L’appuntamento del 9 maggio viene presentato come un invito a divertirsi, incontrare altri appassionati e assaggiare ottimi vini in un contesto paesaggistico e produttivo tra i più iconici del vino italiano. La Redazione
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Ica, nel sud del Perù, trasforma ogni anno il deserto in un palcoscenico di vendemmia, leggende e natura spettacolare, diventando una delle esperienze più iconiche del calendario sudamericano. Arrow Right Top Bg

15 Gennaio, 2026

Ica, nel sud del Perù, trasforma ogni anno il deserto in un palcoscenico di vendemmia, leggende e natura spettacolare

  Una delle esperienze più iconiche del calendario sudamericano. La Vendimia di Ica   Tra la fine di febbraio e la prima metà di marzo, Ica celebra la Vendimia, il grande festival della raccolta dell’uva che da oltre mezzo secolo anima la regione con dieci giorni di festa. La città si riempie di parate scenografiche, eleganti cavalli peruviani Paso, concerti, danze tradizionali e la scelta della regina della festa, mentre il pestaggio dell’uva a piedi nudi nei lagares rinnova un gesto che racconta generazioni di viticoltori. La Vendimia non è solo un appuntamento agricolo, ma un omaggio alla cultura peruviana: degustazioni guidate di vino e pisco, stand gastronomici e eventi tematici permettono di scoprire l’anima enologica di Ica, uno dei distretti più importanti del Paese per la produzione vinicola e del celebre distillato nazionale. L’atmosfera, tra musica, colori e profumi, rende ogni calice un racconto di identità e di territorio. Huacachina: oasi tra dune e leggende A pochi chilometri da Ica si trova Huacachina, un’oasi naturale tra le più suggestive del continente, con una laguna verde smeraldo circondata da alte dune di sabbia che creano un contrasto surreale tra acqua e deserto. Secondo la leggenda, la laguna sarebbe nata dalle lacrime di una giovane principessa innamorata, trasformata in sirena per sfuggire agli sguardi indiscreti, che ancora oggi proteggerebbe chi visita l’oasi. Durante la Vendimia, Huacachina diventa tappa imprescindibile: dalle dune alle degustazioni al tramonto, il fascino del deserto si fonde con la cultura del vino, dando vita a scenari che sembrano sospesi tra sogno e realtà. Le dune, illuminate dai cieli infuocati del tramonto, fanno da sfondo ideale a tasting, brindisi e momenti di puro lifestyle. Tra vigneti, Linee di Nasca e Isole Ballestas Ica è anche la porta d’accesso a due dei luoghi più iconici del Perù: le Linee di Nasca e le Isole Ballestas. Sorvolare le Linee di Nasca, a circa due ore di auto da Ica, significa leggere dall’alto enormi geoglifi tracciati nella pampa desertica – figure di animali, simboli e forme geometriche – che da decenni affascinano archeologi e viaggiatori. Sulla costa, le Isole Ballestas, raggiungibili da Paracas, offrono un ecosistema ricco di fauna con leoni marini, pinguini di Humboldt e numerosi uccelli marini, tanto da essere considerate le “Piccole Galápagos” del Perù. Un itinerario che unisce vendemmia, deserto, archeologia e oceano permette di vivere un Perù autentico, fatto di contrasti e paesaggi estremi. Quando andare e come organizzarsi La Vendimia di Ica si tiene ogni anno tra fine febbraio e la prima metà di marzo, periodo ideale per godere del clima caldo e partecipare alle celebrazioni. Ica dista circa quattro ore di auto da Lima lungo la Panamericana Sud, mentre Huacachina si trova a una decina di minuti dalla città, facilmente raggiungibile in taxi o con tour organizzati. Per vivere al meglio l’esperienza, è consigliabile prenotare in anticipo hotel, escursioni in fuoristrada 4×4 sulle dune di Huacachina e il sorvolo sulle Linee di Nasca, particolarmente richiesti nel periodo del festival. La combinazione di eventi ufficiali, visite alle bodegas, degustazioni e attività outdoor trasforma il viaggio in un mosaico di emozioni. PROMPERÚ e il racconto del Paese La Commissione per la Promozione del Perù per l’Esportazione e il Turismo (PROMPERÚ) è l’ente del Ministero del Commercio Estero e del Turismo che coordina le strategie di promozione del Paese nei settori turismo, export e investimenti esteri. Attraverso campagne, progetti e collaborazione con operatori internazionali, PROMPERÚ valorizza itinerari come Ica e la Vendimia, posizionando il Perù come destinazione capace di unire cultura, natura, gastronomia e esperienze uniche. La Redazione
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Nebbiolo nel Cuore XII Edizione: Westin Excelsior Roma 2026 Arrow Right Top Bg

15 Gennaio, 2026

Nebbiolo nel Cuore XII Edizione: Westin Excelsior Roma 2026

  Valtellina protagonista con masterclass Monferrato-Roero-Barolo Serralunga   Nebbiolo nel Cuore XII edizione (organizzata Marco Cum Riserva Grande) si sposta al Westin Excelsior (Via Veneto 125 Roma): sab 17 gen banchi assaggio 14-20 + masterclass; dom 18 gen 12-19 + premiazione Guida Il Nebbiolo App gratuita. Focus Valtellina/Chiavennasca (Rossi/Superiore Inferno/Sforzato) con produttori; “viticoltura eroica terrazze alpine”. Masterclass Sabato 17 Ore 12 Monferrato Lorenzo Gozzelino (storico 1914); 14.30 Roero Arneis longevità; 16.30 Valtellina Cum-produttori; 18.30 Barolo Serralunga Cru. €35-60 (incluso ingresso giornaliero); calice/tasca €7 obbligatorio.nebbiolonelcuore+3​ Biglietti e Accrediti Giornaliero €30, 2gg €50 (online/loco); riduzioni sommelier (€20-25 tesserino); operatori/stampa accredito accrediti@riservagrande.com entro 14 gen. Biglietti www.nebbiolonelcuore.com/tickets; infoline +39 339 6231232. La Redazione
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Antonio Sanzione. La Guida Bio è lui Arrow Right Top Bg

14 Gennaio, 2026

Antonio Sanzione. La Guida Bio è lui

  Che vino è questo?
Che vuol dire che vino è questo?
Vorrei sapere se è biologico.
Ah no, non è biologico.
Allora cosa è?
È un vino. Non è un dialogo surreale ma esperienza vissuta di chi non frequenta sempre e per forza ristoranti stellati con sommelier a disposizione in grado di sapere di vino. In un normale ristorante così come in enoteca, la scelta di un vino non è cosa semplice. Il livello di complicazione è così elevato che si finisce, quasi sempre, per farsi consigliare. Il che non è sempre una scelta consapevole.  Bollicine, fermo. Bianco, rosso. Fresco, sapido, caldo, sottile, strutturato, legno, acciaio, anfora, cemento, vetro. Macerato, ancestrale, Charmat, Classico, rifermentato, salasso. Uffa. Già non ce la faccio più e nemmeno ho cominciato. Senza ovviamente andare a toccare i vitigni e i loro blend oltre che quel campo minato, spesso materia di scontro apocalittico, rappresentato dalla scelta tra biologico, biodinamico, naturale. Oppure semplicemente tradizionale. Semplicemente no perché poi arriva la lotta integrata, la sostenibilità ambientale, l’eco sostenibile e compagnia cantando. Indipendentemente da come il vino venga realizzato, ciò che manca è un consumo consapevole.  Cosa compra la casalinga di Voghera quando ha bisogno di un vino? Lei, la rappresentante dell’italiano medio, quello borghese che va al supermercato o in enoteca piuttosto che al ristorante, cosa compra? Bel dilemma. Qualunque cosa compri, certamente, non lo fa consapevolmente. Complice forse quel proliferare di sigle, metodi, arzigogoli che rappresentano certamente il meraviglioso panorama vitivinicolo italiano ma, al contempo, il peggior incubo per chi deve scegliere qualcosa. Lo shelf marketing studia il posizionamento dei prodotti sullo scaffale e l’interazione che i clienti hanno con essi. Secondo alcune indagini, quando su uno scaffale sono presenti meno di 100 referenze, una su sei non viene mai toccata; se le referenze sono 200, una su cinque. Sapete quante referenze ci sono su una scaffale di vini di una ipotetica enoteca che contiene tutti i vini italiani: circa 250 mila. Fate un pò voi. Ora, aldilà di qualunque considerazione è sempre bene che il consumatore sia informato e sappia esattamente cosa sta acquistando e soprattutto cosa andrà a consumare. In questo ambito nasce Guida Bio, un progetto prossimo alla ottava edizione che si prefigge di dare volto alle aziende che producono vini derivanti da agricoltura certificata biologica o in conversione.  Mente del progetto è Antonio Stanzione, personaggio eclettico e poliedrico, impegnato su molti fronti. Esperienza di docente nazionale FIS e Assosommelier oggi docente nazionale ONAV. Organizzatore di serate e corsi di avvicinamento al vino, lavora con il Touring Club per Vinibuoni d’Italia curando Veneto, Lombardia e Basilicata. Insieme ad Alessandro Brizi scrive per la rivista L’assaggiatore. Un bel curriculum per uno che era astemio. 13 anni fa era astemio poi ho avuto un incontro, insomma in una situazione poco piacevole con Alessandro Scorsone che è diventato poi da lì un mio amico fraterno.  Una iniziazione vera e propria avvenuta in una stanza di ospedale. Come dico spesso, quando ti trovi in una situazione del genere e a distanza di tempo la puoi raccontare, devi solo ritenerti fortunato. Nel caso di Antonio, il trovarsi nella stessa stanza con una persona del calibro di Alessandro Scorsone non poteva che portarlo ad innamorarsi del vino. Per far capire ai più la scena, mi permetto un paragone entrato nel lessico comune per il quale spero Alessandro mi perdonerà: per Antonio è stato come trovarsi in una stessa stanza con un venditore di Folletto. Non comprare l’aspirapolvere è praticamente impossibile. In questo caso, ovviamente, il merito di Alessandro è stato di far innamorare del mondo del vino una persona che non solo non ne sapeva nulla, ma che era anche astemio! Da allora sostanzialmente non è passato mai un giorno in cui io non abbia pensato e studiato vino. Anche quando sembra che non facciamo niente, quando fai un assaggio con cognizione di causa, stai studiando comunque perché stai studiando un territorio, perché stai studiando un vitigno, perché stai studiando.  Bere consapevole in realtà è anche questo. Sapere come all’interno di un calice siano trasferite tantissime cose. Alcune materiali altre meno. Che Antonio sia nato in Campania è impossibile non accorgersene. Il suo accento, per quanto attenuato da quasi venti anni di vita a Roma, non se ne va via (e meno male dico io). Nasce a Pagani in provincia di Salerno e poi dal 2007 vive a Roma. Si trasferisce da astemio ovviamente.  Dopo il corso della sommelier ritenevo di non aver capito niente così ho continuato il percorso. Durante il corso in realtà è successa una cosa particolare. Vado al Vinitaly e lì mi sento con Alessandro. Vieni a fare un giro con me mi dice. Lui doveva presentare un Prosecco in un sala tutta gremita di gente, televisione, eccetera. Ad un certo punto, prima di fare la descrizione del vino, mi chiama, mi passa il microfono e mi fa: fai la degustazione. Io sono diventato di tutti i colori dell’arcobaleno. Faccio la mia degustazione e alla fine Alessandro dice che in realtà non avrei potuto descrivere meglio questo vino. Quando usciamo da questa sala, lui mi fa: ma ti piacerebbe entrare nei miei panel di degustazione?  È così che, da semplice allievo di un corso da sommelier, Antonio diventa assaggiatore per la guida Vinibuoni d’Italia con la responsabilità di curare le Marche, il Lazio e il metodo classico. Più, ovviamente, le finali nazionali.  Altro che iniziazione.  La Guida Bio nasce per gioco. A bordo piscina, il 14 agosto con degli amici. Dopo qualche calice. Complice il caldo o l’apporto dell’alcol le chiacchiera portano ad evidenziare come non esistesse una guida ai vini biologici.  Perché le aziende dovrebbe crederci? Tiriamo fuori un elenco di aziende biolologiche, mando una mail di richiesta campioni, così, quasi quasi per gioco. 150 aziende mi mandano il vino. Erano poche per una guida ma continuavo a ricevere email che mi chiedevano quando vi sarebbe stata la prossima raccolta campioni. Andiamo avanti e facciamo un altro tentativo. Le 150 diventano 300, poi 450.  Nel 2019, con le 150 aziende individuate, nasce una mini guida. Digitale ma pur sempre la prima Guida Bio. Rimane in digitale per il secondo anno mentre al terzo anno si decide di stamparla. Tutti possono dirmi sempre che di vino non capisco niente ma nessuno mai potrà dirmi che mi sono venduto qualcosa o che un’azienda è stata premiata perché ha pagato. I soldi per stamparla non li potevo prendere dal mutuo e ho chiesto un contributo alle aziende che è lo stesso anche se si viene premiati. Nella prima mail che mandai c’era scritto che laddove la guida non fosse stata stampata, gli sarebbero stati restituiti i soldi. Non ero infatti sicuro di arrivare al numero per poter stampare. E invece ci siamo arrivati.  Una guida che si rispetti deve sempre avere un evento di presentazione prima e di degustazione poi. Così Antonio si lancia anche in questo decidendo di farlo a Salerno. A Salerno l’evento di degustazione si faceva alla Stazione Marittima e quello era assodato. L’evento di premiazione delle aziende con la conferenza stampa doveva tenersi in una sala della provincia di Salerno. Ovviamente faccio gli inviti istituzionali alla Regione Campania, Provincia, Comune: non mi risponde nessuno. Mi risponde invece Lollobrigida che si era appena era appena insediato come Ministro dell’Agricoltura. Dice che non poteva presenziare all’evento ma avrebbe mandato un suo rappresentante. La conferenza stampa era prevista per il 14 gennaio. Mi chiamano dalla Provincia e mi dicono che la sala non era più disponibile. Mi trovo sostanzialmente senza la sala per fare la premiazione tra l’altro con i produttori che sapevano che erano già invitati in quel posto. Riesco a farmi ridate sta benedetta sala però penso che devo cambiare devo cambiare qualcosa. In ogni modo faccio 700 ingressi. Ah la politica. Tutti negheranno tutto anche perché, come dicevano un tempo i democristiani: in politica una cosa detta è vera solo nel momento in cui viene detta. Il 2 dicembre ripetei l’evento alla Stazione Marittima solamente che la conferenza stampa, piuttosto che farla in Provincia la feci in un teatro. Lo pago a parte e nessuno mi può dire nulla. Faccio questo secondo evento e, sempre lì anche l’anno scorso lo rifaccio con l’altra follia che da un giorno di evento ne diventano due. Per il 2026 altro cambiamento perché ho deciso di trasportare tutto da Salerno a Roma.  Da campano di Pagani, a due passi da Salerno, portare qui un evento del genere non può che essere motivo di orgoglio. Solo che rendersi conto che occorre una città pronta ad ospitare eventi del genere con persone provenienti da ogni parte d’Italia, è questione di poco.  Non c’era neanche un contributo logistico dell’amministrazione. Anzi, laddove ti potevano ostacolarti ostacolavano. E allora giustamente dico vabbè, ma tanto se devo fare tutto da solo piuttosto che sparare in una città da 160.000 abitanti, sparo in una città che fa 6 milioni di abitanti.  Nasce così l’idea di trasportare tutto a Roma nel 2026. Un confronto aperto con il mercato romano e una piazza che non solo merita ma che saprà certamente apprezza un evento del genere. È cosi che Un Mare di Foglie 2026 si terrà all’Hotel Villa Panphili di Roma il 24 gennaio 2026 inserendosi nel nutrito parterre di iniziative dedicate al vino della Capitale. Sarà però l’unica che potrà offrire un focus completo ai vini prodotti con agricoltura biologica.  Non per fare una digressione ma solo per puntualizzare. Il focus della Guida Bio è sui vini derivanti da agricoltura biologica o in conversione. Detto in altri termini non si tratta esclusivamente di vini biologici.  Cerchiamo di capire meglio. Il grosso del lavoro nella produzione di un vino si fa necessariamente in vigna. L’agricoltura biologica deve incoraggiare, secondo l’Unione Europea, ad: usare l’energia e le risorse naturali in modo responsabile conservare la biodiversità conservare gli equilibri ecologici regionali migliorare la fertilità del suolo mantenere la qualità delle acque. Anche e soprattutto evitando l’utilizzo di sostanze derivanti da sintesi chimica.  Perché allora non i vini? Spesso i produttori di vino biologico sono così piccoli che non hanno la possibilità di farsi una cantina per produrre autonomamente. Sono così costretti a vinificare presso terzi.  Si passa dunque dalla formula adottata alla Stazione Marittima di Salerno con la possibilità dei produttori di avere salottini a disposizione per appuntamenti con addetti al settore nelle prime edizioni, ad una piccola are expo dedicata ad una decina di produttori diventati 24 lo scorso anno, fino ad arrivare a Roma con decine di produttori già accreditati. Ovviamente presenti nella Guida Bio 2026 e parte di questi tra i premiati svelati nell’articolo che potrete trovare qui. Nel contenitore ci devono stare soli biologici, ma è un contenitore.  Un contenitore dove ci sono vini che hanno un valore aggiunto poiché derivanti da agricoltura certificata biologica. Ma non per questo meglio di un vino convenzionale.  Il mondo del vino è così vasto e variegato che, se se ne vogliono scoprire tutte le sfaccettature, occorre essere mentalmente aperti e curiosi. Assaggiare diversi stili, diverse filosofie produttive, serve a capire le differenze. E sono proprio le differenze la vera ricchezza. Io non sono mai stato un talebano del vino e mi piace infatti sperimentare. Non c’è mai stato e mai ci sarà un vino che non ho assaggiato perché animato dal sacro fuoco di una ideologia o un pensiero filosofico. Assaggio e valuto. Prima come utente poi come professionista. Spesso le due visioni coincidono. Spesso, non sempre.  Io per esempio non ho mai dato 100 punti ad un vino. Banalmente, perché il vino è una materia organica, è una materia viva, è una materia che vive. Un vino che vale oggi 100 probabilmente tra qualche anno varrà molto di più di oggi. Ma 101 non glieli puoi dare. Noi dobbiamo fare una fotografia del momento.  Una foto che è una emozione legata al momento.  Nella scheda di valutazione tecnica di un vino i punti soggettivi sono davvero pochi (ecco perché spesso mi stupisco dei voti che leggo…) e alcuni di questi sono legati alla Dimensione ovvero alla sensazione vissuta durante l’assaggio. Si da ad esempio il voto pari a 5 (su 100) nel caso sia Distinto. Si tratta di un vino che ha fornito sensazioni così importanti che lo si consiglierebbe ad un amico. Il voto sale a 6 nel caso di un vino Suggestivo ovvero quando si sono vissute sensazioni che non dimenticheremo mai.  Poi è pur vero che l’emozione potrebbe influenzare tutta la valutazione. Ma solo a chi non è avvezzo a questo tipo di valutazione. La parte emozionale e quindi quello che si ritrova all’interno del calice è comunque qualcosa che fa emergere un percorso, un vissuto, una situazione. Magari proprio quella che si sta vivendo in quel momento. Ecco perché assaggiare un vino per comprenderne meglio le caratteristiche non può essere relegato a qualcosa di fugace. Durante un evento assaggio decine di vini. Quello che mi piace fare è parlare con il produttore e capire cosa sta proponendo. Assaggio i suoi vini ma, proprio per rispetto del produttore, posso solo affermare qualcosa di quel prodotto. Non posso esprimere un giudizio più profondo. Ogni vino prodotto con coscienza è un bene da tenersi stretto. Amare la terra, rispettarla, rispettare l’ecosistema nel quale si vive e si produce. Far si che i prodotti rispecchino uno stile di vita rispettoso del presente e del futuro del pianeta. Questo non è solo bio ma qualcosa di più ampio del quale non si potrà non tener conto per lo sviluppo dell’agricoltura.  Fare biologico oggi è sempre più complicato tanto che produttori biologici della prima ora stanno abbandonando le certificazioni. Da un lato i cambiamenti climatici impongono molti trattamenti in vigna con grande dispendio di energie e risorse; dall’altro il mercato, specialmente in un momento di stagnazione, che non riconosce il maggior impatto dell’agricoltura biologica sul prezzo finale. Una tempesta perfetta che provoca non tanto un ritorno all’agricoltura tradizionale quanto un adattamento alle necessità. Non solo la futura Guida Bio ma il movimento tutto dovrà tener conto dei cambiamenti e delle diverse necessità del mercato alle quali i produttori dovranno orientarsi.  Le superfici vitate biologiche stanno diminuendo. Per motivi ambientali ed economici. Chiunque ci può raccontare ciò che vogliamo ma la vera verità è che il mercato non riconosce quel delta costo necessario per sostenere il biologico. In questo ambito l’agricoltore ha dei costi in più con dei ricavi in meno perché il mercato non lo riconosce. Dovendo fare l’imprenditore occorre far quadrare i conti.  Ci sono poi ancora troppe remore circa il vino biologico. Magari, proprio la famosa casalinga di Vogera pensa ancora che un vino biologico puzzi. In realtà ci sono tanti vini biologici e biodinamici di gran lunga superiori ai convenzionali e che certamente non puzzano.  In altri ambiti, il bio è stato abbastanza sdoganato. Più come moda che come reale comprensione di cosa voglia dire. Una moda costosa proprio in virtù di quel delta prezzo necessario ai produttori. Quando sono andato a fare la spesa nei negozi bio tipo NaturaSi, non capivo perché il carrellino fosse piccolo: l’ho scoperto alla cassa per aver pagato quanto il carrello grande del supermercato.  Il vino naturale è dei talebani. Il vino convenzionale è per tutti. Il vino biologico è nel mezzo. Convenzioni da vecchi tromboni del vino, quelli che nemmeno vogliono che i giovani si avvicinino a questo mondo. Eppure ce ne è disperato bisogno. Nuovi consumatori che, scevri da sovrastrutture mentali, vogliano intraprendere una strada diversa da quella di un consumismo di massa. Oggi è anche possibile visto l’attenzione, proprio da parte dei giovani, alla sostenibilità ambientale.  Ecco allora che una Guida Bio serve e servirà. Ai consumatori per avere una bussola di orientamento; alle aziende per non abbandonare il solco e, soprattutto, una riconoscibilità che non deve passare tanto da bollini quanto dalla coscienza. Una roba che ho voluto è che la guida fosse scritta con caratteri leggibili. L’anno prossimo vorrei cercare di aggiungere qualcosa per andare incontro all’esigenza delle aziende di portare le persone in azienda così come, un’altra cosa che mi affascina è uscire fuori dai confini dell’Italia.  Già, perché il mondo non si chiude intorno all’Italia e i giovani, curiosi come mai, sono sempre di più cittadini del mondo. Ho davvero una gran curiosità di andare a scoprire cosa e chi ci sarà quest’anno ad Un Mare di foglie. Per chi verrà, ci vedremo all’Hotel Villa Panphili il 24 gennaio 2026.   Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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