BlendNews

BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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18 Giugno, 2025

L’alto Adige wine summit raddoppia: il 7 e 8 settembre in scena la prima assoluta, rivolta agli operatori del settore

  Una due giorni di degustazioni esclusive per raccontare i vini del territorio   Giugno 2025 – I Vini Alto Adige scommettono sugli operatori italiani del settore e, per la prima volta, aprono anche a loro le porte dell’Alto Adige Wine Summit, quest’anno alla sua quinta edizione. L’evento biennale organizzato dal Consorzio Vini Alto Adige, che riunisce sul territorio giornalisti e stakeholder del vino provenienti da tutto il mondo, cresce e aggiunge due date: il 7 e l’8 settembre. L’obiettivo è accogliere i più importanti operatori italiani del settore in un programma articolato che vedrà alternarsi degustazioni in anteprima di nuove annate, degustazioni verticali con rarità e vini iconici, diverse masterclass dedicate ai temi più attuali. L’evento è su invito e si attendono ristoratori, enotecari e sommelier da tutte le regioni d’Italia. Andreas Kofler – Presidente del Consorzio Per noi è fondamentale continuare a rafforzare il dialogo e la collaborazione con ristoratori, rivenditori e enotecari, poiché sono i primi ambasciatori delle nostre eccellenze e un punto di collegamento essenziale per far conoscere e apprezzare il patrimonio vitivinicolo dell’Alto Adige a un pubblico sempre più vasto. Con questa prima edizione di un evento costruito ad hoc per i più rinomati operatori del settore italiano vogliamo fornire loro un’importante occasione per approfondire e riscoprire il nostro territorio e i suoi vini, attraverso un programma ricco di degustazioni in anteprima – con 350 referenze provenienti da 93 aziende – e seminari sui temi più attuali e sulle sfide future. Non a caso per il debutto di questo evento è stato scelto proprio l’anno di celebrazione del 50° anniversario della denominazione di origine controllata Alto Adige ed inoltre sarà un’opportunità preziosa per raccontare concretamente – per la prima volta – l’importante introduzione delle 86 unità geografiche aggiuntive (UGA) che stanno portando la viticultura altoatesina ad accrescere ulteriormente la sua identità, territorialità ed unicità. Per ulteriori informazioni in merito all’evento gli operatori del settore possono rivolgersi all’indirizzo email: wine-summit@vinialtoadige.com La Redazione
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17 Giugno, 2025

Tra le colline del Monferrato: l’estate si racconta in un calice

Con l’arrivo dell’estate il Monferrato svela tutta la sua anima. Le colline si accendono di luce dorata, le strade si popolano di viaggiatori curiosi, i profumi delle viti che germogliano si mescolano all’aria calda. In questa terra piemontese, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ogni luogo è scoperta e ogni calice si trasforma in un’emozione.   Il Monferrato non si visita: si vive, si ascolta, si assapora lentamente.   Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato Nel Monferrato, il vino non è soltanto una produzione d’eccellenza: è parte integrante del nostro paesaggio culturale, della quotidianità delle persone, della memoria collettiva e dell’identità di un’intera comunità. Ogni bottiglia racchiude il lavoro paziente dei nostri viticoltori, le sfumature del territorio e la vocazione profonda alla qualità. E d’estate, quando il territorio si apre con generosità a chi lo visita, tutto questo diventa ancora più tangibile: i vigneti si trasformano in scenari di bellezza, le cantine in luoghi di incontro e racconto, i calici in occasioni di connessione tra persone e territori. L’enoturismo non è solo un’opportunità per far conoscere i vini delle nostre denominazioni, ma un modo per trasmettere emozioni, radici, autenticità. Degustare un vino del Monferrato significa entrare in sintonia con una storia secolare fatta di passione, rispetto per la terra e piacere dello stare assieme. È una filosofia di ben-essere che racchiude in sé tutti i valori del nostro territorio. In questo scenario unico, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato invita a intraprendere un viaggio sensoriale tra vigne, cantine, sapori e storie. Tredici denominazioni, tra DOCG e DOC, compongono il mosaico di eccellenze che raccontano la varietà e la ricchezza di questo territorio; chiavi d’accesso a un mondo fatto di autenticità, tradizioni contadine, accoglienza sincera. La Barbera d’Asti DOCG, ad esempio, si rivela perfetta per accompagnare un pranzo all’aperto dopo una passeggiata tra i filari. Il suo carattere fresco e vivace esalta i piatti della tradizione estiva – dalle insalate di carne cruda alle frittate con erbe spontanee – e si presta meravigliosamente a una degustazione al tramonto, in una delle tante cantine che aprono le porte per picnic tra le vigne, accompagnati da musica dal vivo e prodotti locali. Il Grignolino d’Asti doc, con il suo sorso elegante e il suo tannino delicato, è il compagno ideale per le giornate calde, quando si cerca leggerezza senza rinunciare alla personalità. Questo vino, dalla storia antica, diventa un perfetto compagno di viaggio durante le visite nei borghi dell’astigiano, abbinato a salumi artigianali, tome fresche e focacce appena sfornate in cortili ombreggiati dove il tempo sembra essersi fermato. Il Cortese dell’Alto Monferrato DOC con il suo profumo intenso e il gusto morbido, è il protagonista assoluto di momenti di festa. Di colore paglierino chiaro, talvolta con riflessi verdolini, ha profumo tenue e persistente con note floreali e di frutta fresca; al sapore è asciutto, giustamente acido, con fondo lievemente amarognolo armonizzato da una buona sapidità è il complemento perfetto di una splendida giornata tra le colline dell’Alto Monferrato o nelle tenute storiche che punteggiano la valle del Belbo. Spesso servito in accompagnamento a dessert tradizionali, frutta fresca o formaggi erborinati da degustare in occasione di una colazione tardiva o una merenda rilassata all’ombra di una pergola, con vista sui filari. Terre Alfieri DOCG Arneis, invece, si distingue per la sua eleganza e versatilità. Fresco e floreale, trova la loro massima espressione durante gli eventi serali che animano le piazze e le corti delle colline astigiane: cene gourmet sotto le stelle, showcooking e degustazioni tematiche che uniscono cucina contemporanea e vini di carattere, spesso accompagnati da performance artistiche e momenti di narrazione teatrale. Accanto alle denominazioni più conosciute, il Monferrato custodisce un patrimonio viticolo unico, fatto di vitigni autoctoni che sorprendono per originalità e profondità. Il Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, raro e profumatissimo, regala un’esperienza indimenticabile a chi lo assaggia nelle cantine a conduzione familiare, nelle quali generazioni di viticoltori si dedicano alla produzione di vini unici e distintivi del territorio. Si abbina splendidamente a piatti speziati o formaggi stagionati, serviti durante degustazioni guidate nei piccoli anfiteatri naturali della zona. La Freisa d’Asti DOC, con il suo carattere rustico ma elegante, è perfetta per accompagnare grigliate serali nei casolari, tra risate, musica e convivialità. La Malvasia di Castelnuovo Don Bosco DOC, dolce e aromatico, trova la sua occasione d’oro durante gli eventi domenicali nei parchi vitati, pensati per famiglie e piccole escursioni, dove i bambini giocano sull’erba e gli adulti si lasciano incantare da un calice. L’enoturismo qui non è solo una proposta: è una promessa. Ogni viaggio nel Monferrato è un’occasione per fermarsi, respirare, ascoltare il silenzio dei vigneti e i racconti di chi quei vigneti li vive ogni giorno. Tra un calice e l’altro, tra un borgo e una terrazza panoramica, ci si ritrova più vicini a qualcosa di profondo: alla bellezza della semplicità, al gusto dell’attesa, alla forza gentile della terra. IL CONSORZIO BARBERA D’ASTI E VINI MONFERRATO Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi. Attualmente il Consorzio conta più di 421 aziende associate e 13 denominazione tutelate. La Redazione
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16 Giugno, 2025

Caviro lancia la nuova campagna estiva con Tavernello Frizzante

Una Limited Edition floreale e un concorso nazionale “frizza e vinci” con in palio buoni spesa ogni giorno   Disponibile nella versione Classic e in una Limited Edition, Tavernello Frizzante bianco e rosato sarà protagonista nei mesi estivi con un’attività di concorso progettata per agevolare il consumatore nei suoi acquisti quotidiani e per regalare momenti di frizzante convivialità. Il brand iconico, che ormai 20 anni fa ha introdotto la versione frizzante in bottiglia lancia un concorso nazionale e una campagna pubblicitaria integrata: dal 1° giugno al 31 agosto 2025, tutti i consumatori potranno partecipare al concorso “Frizza e Vinci” semplicemente acquistando una bottiglia di Tavernello Frizzante Classic o Limited Edition e caricando lo scontrino sul sito www.frizzaevinci.it. Ogni giorno ci sarà la possibilità di vincere un e-voucher del valore di 100€ spendibile in una vasta rete di esercizi fisici e online. La partecipazione è semplice, immediata e completamente digitalizzata. Negli store, la comunicazione sarà inoltre integrata da materiali come collarini sulle bottiglie, volantini promozionali e display dedicati. Tavernello Frizzante si prepara così a conquistare l’estate con bollicine, premi e un racconto nuovo, ma sempre fedele alle proprie radici. Anja Nachtwey, Marketing & Communication Director di Caviro. Questa campagna segna una nuova fase per Tavernello: più vicina alle persone, più dinamica e con uno stile fresco e contemporaneo. Vogliamo rendere l’esperienza del vino frizzante ancora più piacevole e distintiva, valorizzando il prodotto in un periodo strategico come l’estate. La nostra Limited Edition, con un design unico e accattivante, è uno degli elementi centrali di questa evoluzione, pensata per sorprendere e conquistare al primo sguardo. La campagna sarà supportata inoltre da un’importante copertura media, con 4 settimane on air a partire dal 15 giugno sulle principali TV nazionali, e una campagna social & digital. Anja Nachtwey, Marketing & Communication Director di Caviro. Tavernello torna in TV con una proposta che invita a vivere un’estate frizzante con stile e celebra il piacere di stare insieme. Con il nuovo concorso, premiamo la fedeltà dei nostri consumatori offrendo riconoscimenti concreti e rilevanti, rafforzando così un legame autentico e duraturo. Un progetto che ci distingue e riafferma la nostra volontà di innovare, senza mai perdere la nostra essenza: essere il vino (frizzante) del cuore degli italiani.  Gruppo Caviro CAVIRO (www.caviro.com) è la più grande Cantina d’Italia e Best Practice internazionale di economia circolare. Fondata nel 1966, è una cooperativa agricola costituita da 26 soci (di cui 24 cantine sociali), oltre 14.000 viticoltori localizzati in 8 regioni d’Italia, per 34.000 ettari di superficie vitata. La produzione di uva ha superato nell’ultimo anno le 460.000 tonnellate (circa il 9% dell’uva italiana), per una vendita complessiva di 157 milioni di litri di vino. Esporta in 87 Paesi nel mondo una gamma completa di vini italiani, dall’offerta di Cantine Caviro che racchiude i marchi simbolo di tutta la filiera, in primis Tavernello, a quelli di Tenute Caviro, con aziende di proprietà, quali Gerardo Cesari e Leonardo da Vinci che esprimono il valore e la specificità di territori come il Veneto e la Toscana. Con la partecipata Caviro Extra, il Gruppo si distingue a livello nazionale e internazionale per essere il precursore di un modello di economia circolare unico e completo “Dalla Vigna alla Vigna”: un circolo virtuoso di valorizzazione degli scarti della vinificazione che vengono lavorati e trasformati in prodotti nobili. La Redazione
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15 Giugno, 2025

La responsabilità sociale di Torrevilla

  Dal pagamento anticipato dei prodotti fitosanitari al sostegno anche in caso di rese limitate, fino alla certificazione di sostenibilità inclusa e al welfare aziendale: la storica cantina dell’Oltrepò Pavese rafforza il proprio impegno sociale con azioni concrete a sostegno del territorio   Sostenere chi lavora ogni giorno nei vigneti e per garantire stabilità e sostenibilità al tessuto agricolo del territorio: è questo uno degli obiettivi che persegue con determinazione Torrevilla, la storica cantina dell’Oltrepò Pavese, nell’ambito di un percorso di responsabilità sociale e vicinanza effettiva ai viticoltori. Massimo Barbieri il Presidente di Torrevilla Il nostro compito non è solo fare buon vino – ma creare le condizioni affinché chi ha scelto di dedicare la propria vita a questo settore possa farlo con serenità e prospettiva. La fiducia dei nostri soci è il nostro primo patrimonio: ogni azione che intraprendiamo va nella direzione di rafforzarla, giorno dopo giorno. Tra le principali azioni già avviate risulta senz’altro il pagamento anticipato dei prodotti fitosanitari: per agevolare i soci nell’acquisto dei prodotti necessari alla cura del vigneto, Torrevilla ha attivato un sistema di pagamento anticipato. Un altro importante vantaggio riservato ai soci riguarda la certificazione di sostenibilità. I viticoltori non devono sostenere costi aggiuntivi né avvalersi di un ente certificatore esterno: grazie all’adesione a Torrevilla, i loro vigneti risultano già certificati, con un significativo risparmio economico e un riconoscimento concreto dell’impegno ambientale. La sostenibilità, infatti, è un asset fondamentale per la cantina (che dispone della certificazione SQNPI, Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), come testimonia l’impegno legato alla qualificazione del verde pubblico in due aree del territorio. Per alcune tipologie di uve, Torrevilla riconosce un valore ad ettaro, anche in presenza di produzioni ridotte. In questo contesto di attenzione reale e quotidiana verso il viticoltore, Torrevilla si prepara ad affrontare la prossima vendemmia con rassicurazioni chiare e solidità concreta. Torrevilla, infatti, con l’azienda del territorio Losito e Guarini, si propone di socializzare risorse, strutture e competenze per garantire il ritiro e la valorizzazione delle uve conferite dai viticoltori, in particolar modo in vista delle criticità legate alla vendemmia 2025. Nelle prossime settimane verranno forniti ulteriori dettagli attraverso un incontro pubblico. Torrevilla ha infine avviato un programma di welfare aziendale dedicato ai propri dipendenti. L’obiettivo è offrire strumenti concreti per migliorare la qualità della vita: sostegno alla salute, accesso facilitato a servizi, iniziative per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro. CANTINA TORREVILLA
Cantina Torrevilla è una storica cantina sociale con sede tra le colline dell’Oltrepò Pavese, nella cittadina di Torrazza Coste. Un’area che ha conosciuto la viticoltura già ai tempi dell’Impero Romano in un fluire di storia e tradizione che tutt’ora si interseca con l’azienda e con il lavoro che la cantina sta conducendo nel territorio e sui vini. Ad oggi, Torrevilla opera su una superficie vitata di 600 ettari suddivisi tra 9 comuni dell’oltrepadano, terra che vede le sue colline confondersi tra due regioni: Lombardia e Piemonte. Dalla cura dei vigneti locati a Codevilla, Torrazza Coste, Retorbido, Montebello della Battaglia, Borgo Priolo, Montesegale, Rocca Susella, Godiasco Salice Terme, Mornico Losana vengono annualmente ricavati circa 60.000 quintali di uva trasformata in oltre 2 milioni e mezzo di bottiglie capaci di esprimere l’Oltrepò Pavese più autentico. La Redazione
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15 Giugno, 2025

Orchidee selvatiche e vigneti sostenibili: il patrimonio nascosto di Tenuta Stella

Una fioritura rara che racconta un territorio intatto lì dove la sostenibilità non è una dichiarazione d’intenti, ma pratica concreta.
Nel cuore più elevato del Collio friulano, durante le giornate limpide della primavera, qualcosa di raro accade: tra i prati che circondano i vigneti di Tenuta Stella, compaiono le prime orchidee spontanee.  Piccole, eleganti, silenziose, queste piante straordinarie fioriscono solo in ambienti intatti, dove il suolo conserva la sua composizione originaria e ogni forma di vita – dalla vite all’insetto impollinatore – è parte di un equilibrio delicato e profondo. Cristiano Francescato, botanico e consulente agro-ecologico della cantina. La presenza di queste orchidee non è casuale, ma segno tangibile di un territorio rispettato e preservato. «Non si tratta solo di piante affascinanti». Ogni seme di orchidea deve essere dapprima aiutato da un fungo specifico per poter germinare. Questa simbiosi iniziale porta poi le piante ad emettere le prime foglie e a crescere in modo autonomo. I funghi specializzati in questo tipo di attività si trovano solamente su suoli che non hanno subito alcuna modificazione nella loro composizione originaria. La loro presenza, quindi, ci indica un ambiente non inquinato e un suolo rispettato nei suoi principi naturali. A Tenuta Stella, la sostenibilità non è una dichiarazione d’intenti, ma una pratica concreta, fondata su osservazione, misura e rispetto. “Crediamo che fare vino significhi anche saper ascoltare la terra, non imporvisi”, sottolinea Erika Barbieri, enologa della cantina. “Quando le orchidee selvatiche fioriscono tra i filari, è il segnale che stiamo seguendo la strada giusta”. Tra le specie che prosperano accanto all’habitat vigneto ci sono Ophrys apifera, che utilizza inganni visivi e olfattivi per attrarre insetti impollinatori specifici, e Anacamptis pyramidalis, impollinata esclusivamente dalle farfalle che, dotate di spiritromba lunga, raggiungono il fondo della corolla raccogliendo involontariamente il granulo pollinico da portare nel fiore successivo. La loro sopravvivenza dipende dalla biodiversità e da relazioni altamente specializzate con altri organismi viventi. Tenuta Stella invita a scoprire questo raro patrimonio naturale attraverso visite guidate che uniscono la degustazione dei vini a passeggiate tra i vigneti e i prati in fiore, per un’esperienza immersiva che svela il legame profondo tra viticoltura d’altura e tutela ambientale. TENUTA STELLA – Situata a Scriò, nel comune di Dolegna, nella parte più alta del Collio, circondata dalle montagne ma vicino al mare, accarezzata dalla bora e dalle correnti fresche, Tenuta Stella nasce in un territorio che sembra creato apposta per la viticoltura. Qui, Sergio Stevanato ha dato vita ad un’azienda la cui produzione vinicola è basata quasi esclusivamente su vitigni autoctoni friulani, capaci di esprimere vini affascinanti e mai scontati e soprattutto in grado di raccontare, ad ogni sorso, la ricchezza del territorio da cui prendono vita. A condurre l’azienda sono Alberto Faggiani, agro tecnologo, responsabile della produzione enologica ed Erika Barbieri, enologa, responsabile tecnica, marketing manager di Tenuta Stella. Qualità e autenticità sono le parole chiave che guidano la produzione e l’attività di Tenuta Stella sin dalla sua nascita nel 2009, legate a doppio filo a un approccio sostenibile, mirato a conservare il prezioso ecosistema in cui l’azienda vinicola sorge, e a una produzione biologica, che non sia impattante e non preveda quindi il ricorso a pesticidi o concimi chimici. È dall’intreccio di questi valori che emerge la filosofia di Tenuta Stella: andare oltre la produzione vinicola per agire come veri e propri coltivatori di vita, guardiani, cioè, di un ecosistema tanto ricco quanto delicato. La cantina accoglie gli ospiti su prenotazione lungo tutto l’anno. La Redazione
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14 Giugno, 2025

Turismo e Intelligenza Artificiale: al WMF 2025 esperti a confronto tra predittività, emozioni e autenticità

Il rapporto tra tecnologia e valore umano, tra intelligenza artificiale e relazionale è stato il cuore del dibattito che ha animato l’edizione 2025 di WMF – We Make Future, la più grande Fiera Internazionale su AI e Digital Innovation ospitata per il secondo anno consecutivo da BolognaFiere. Durante il panel “Le emozioni fanno check-in: il nuovo turismo tra predittività, autenticità e automazione“, nello stage Arena – Debate for Future, ci si è interrogati sulla capacità dell’intelligenza artificiale di valorizzare o minacciare l’autenticità delle esperienze turistiche, in un momento storico in cui il settore sta vivendo una trasformazione profonda. A inaugurare il panel sono state due voci femminili nel campo della comunicazione strategica e del marketing turistico. Claudiana Di Cesare, giornalista ed esperta di turismo, destination marketing e innovazione, ha introdotto gli interventi ponendo l’accento sul ruolo chiave della concertazione tra pubblico e privato in ottica data-driven. Di Cesare ha illustrato come l’intelligenza artificiale, grazie a sistemi predittivi e modelli comportamentali, possa diventare uno strumento chiave per una gestione più sostenibile e intelligente dei flussi turistici. Claudiana Di Cesare La tecnologia se utilizzata consapevolmente, non sostituisce la relazione, anzi la rende più funzionale, contribuendo a una pianificazione turistica realmente sostenibile. Ha quindi spiegato come l’analisi e l’utilizzo strategico di questi dati consenta non solo di riequilibrare e destagionalizzare i flussi nei territori a forte vocazione turistica, ma anche di valorizzare mete emergenti intercettando un pubblico in target consapevole e alla ricerca di esperienze autentiche. A rafforzare questa prospettiva, l’intervento di Belinda Bortolan, founder di BortolanCarnevali&Partners ed esperta di comunicazione strategica per hotellerie, ristorazione e destinazioni. “La comunicazione deve diventare infrastruttura centrale del turismo – spiega Bortolan – capace di collegare la destinazione ai desideri e ai valori del viaggiatore”. Lavorare su progetti che hanno visto la concertazione di pubblico e privato come Tevere Day, Tiberland o Enjoy Barocco, ha significato dare voce a un racconto coerente e condiviso, che si estende oltre la promozione e diventa strumento di costruzione del prodotto turistico. La comunicazione, quindi, non solo informa, ma orienta e valorizza. “Dal punto di vista aziendale – continua Bortolan – bisogna invece lavorare soprattutto sull’identità peculiare del brand, che sia hotel, ristorante, manifestazione o prodotto, perché attragga il pubblico che ricerca quelle caratteristiche e si renda così sempre più personalizzata l’esperienza di viaggio.” Un ponte naturale tra narrazione e dati è stato tracciato da Daniele Manetti, Sales Director di Sojern, che ha portato al panel una lettura fortemente orientata al marketing digitale e all’uso dei big data. “In termini di comunicazione e promozione digitale, le tecnologie di targeting, potenziate dalle ottimizzazioni dell’AI – evidenzia Manetti – rappresentano una leva cruciale per la corretta profilazione del proprio mercato. Per gli operatori dell’industria travel questi strumenti, insieme a contenuti originali e locali, sono il primo passo per instaurare una conversazione davvero autentica e personalizzata con i potenziali visitatori”. Manetti aggiunge quindi un punto di vista importante: è la profilazione valoriale, oltre a quella demografica e comportamentale, a segnare il passo nella costruzione di relazioni digitali credibili tra brand e viaggiatore. Paolo Zennaro, CEO di Wiisy, porta quindi la discussione sul piano operativo, offrendo un punto di vista privilegiato su come l’automazione e la tecnologia possano integrarsi alla personalizzazione dell’esperienza nei processi dell’accoglienza. Le soluzioni sviluppate da Wiisy – tra cui il check-in in presenza, check-in online e self check-in, la gestione dei documenti, l’integrazione con smart lock – mostrano come tecnologia e personalizzazione non siano in antitesi. “La vera innovazione non è forzare l’automazione su tutti – spiega Zennaro – ma lasciare che sia il turista a scegliere come vivere la sua esperienza di arrivo, sentendosi sempre accolto. Essere preparati ad offrire con un unico strumento sia l’automazione tecnologica del self check-in che la scansione tramite cellulare in presenza dell’ospite ” I dati raccolti da Wiisy parlano chiaro: i giovani e i viaggiatori business richiedono autonomia e velocità, mentre famiglie e turisti senior cercano accoglienza, rassicurazione, calore umano. Offrire entrambe le opzioni è la chiave di volta per la personalizzazione dell’esperienza. A chiudere il cerchio è stato Domenico Palladino, direttore di Qualitytravel, autore ed esperto del mondo extralberghiero. Il suo intervento ha sollevato una questione di fondo: “Si può standardizzare l’autenticità?”. In un’industria sempre più dominata da piattaforme globali e property manager, il rischio è che persino ciò che è davvero autentico venga codificato e replicato. Palladino ha proposto una lettura più sfumata dell’autenticità, distinguendo tra identità della location, delle persone e delle esperienze. “L’autenticità non si codifica, anzi è nel fuori programma che spesso viene percepita – aggiunge provocatorio -. Cosa ricordiamo di un viaggio se non quello che è andato molto oltre o molto al di sotto delle aspettative? In questo senso anche il disservizio è più autentico di esperienze tutte uguali tra loro”. Oggi, mentre Airbnb punta sulla proposta di esperienze sempre più esclusive, il semplice soggiorno sta diventando una commodity sempre più standardizzata, commercializzata dai property manager o dalle catene alberghiere attraverso format come i serviced apartments, prodotti di fascia alta ma omologati e facili da pacchettizzare. “L’host si trova quindi di fronte a una scelta: o standardizzare l’offerta abbracciando il modello del property management o preservare l’autenticità automatizzando le operazioni time consuming e liberando tempo da dedicare alla relazione con l’ospite”. Il panel si è chiuso con una visione condivisa: il futuro del turismo non sarà una scelta tra umanità e automazione, ma la capacità di intrecciare le due dimensioni. L’IA può essere alleata della sorpresa, della scoperta, persino dell’imperfezione, se gestita con visione e attraverso l’uso condiviso e intelligente dei dati. La Redazione
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13 Giugno, 2025

Vini d’Abbazia. La tradizione enologica monastica conquista tutti tra vini ricercati e cultura

  Dal 6 all’8 giugno è andata in scena la quarta edizione di Vini d’Abbazia nell’incantevole Abbazia di Fossanova, Latina. Oltre 4.000 i visitatori provenienti dall’Italia e dal mondo nelle tre giornate; protagonisti i vini unici e storici delle prestigiose cantine italiane e internazionali, ma anche i numerosi confronti culturali e masterclass a tema.   Dal 6 all’8 giugno 2025 l’incantevole Abbazia di Fossanova, a Priverno (LT), ha accolto oltre 4.000 visitatori. La quarta edizione di Vini d’Abbazia, l’evento che celebra la tradizione enologica monastica attraverso storia, cultura e degustazioni d’eccellenza, ha conquistato l’interesse di giovani e meno giovani attratti dai vini ricercati ai banchi d’assaggio e i temi culturali del mondo del vino nei convegni e masterclass in programma. Hanno partecipato prestigiose cantine italiane e internazionali, tra cui oltre 30 realtà provenienti da abbazie, con la selezione di vini unici e storici custoditi nei secoli da luoghi di culto e comunità monastiche. Tra gli espositori le maggiori abbazie produttrici di vino italiane, produttori laici legati a monasteri, la rete francese Les Vins d’Abbayes e il Monastero di Alaverdi – Badagoni, simbolo della cristianità ortodossa in Georgia. I banchi d’assaggio hanno animato il suggestivo Chiostro dell’Abbazia, affiancati dal Villaggio Food&Wine con le eccellenze gastronomiche del territorio e musica dal vivo. E poi, incontri, conferenze hanno coinvolto i massimi rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, insieme a protagonisti del mondo agricolo, culturale ed enogastronomico. Il Presidente della Camera di Commercio Frosinone-Latina, Giovanni Acampora Vini d’Abbazia è l’esempio concreto di come la tradizione possa incontrare l’innovazione, generando valore per il territorio. Il Giubileo 2025 rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare la rete tra turismo, agroalimentare e impresa, pertanto la Camera di Commercio crede fortemente in questi percorsi integrati, capaci di sostenere crescita e occupazione, valorizzando le peculiarità locali e rilanciando le aree rurali con una visione moderna e sostenibile. Inserire “Vini d’Abbazia” nel progetto regionale “Le vie del Giubileo” ha il senso concreto del fare squadra; dobbiamo continuare a lavorare insieme per creare un’offerta che spinga verso la destagionalizzazione dei flussi turistici, puntando sui fattori distintivi dei nostri territori attraverso proposte culturali di spessore, come questa manifestazione. Grande partecipazione alle masterclass a tema, ospitate nel Refettorio dell’Abbazia, da parte di giovani e meno giovani desiderosi di vivere il vino come esperienza culturale oltre che sensoriale. I momenti di approfondimento, guidati da autorevoli voci del vino e della cultura hanno stimolato il dialogo tra tradizione e contemporaneità. L’edizione 2025 di Vini d’Abbazia è associata al progetto regionale Le Vie del Giubileo promosso, in occasione dell’Anno Santo 2025, da Regione Lazio e ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) con l’obiettivo di valorizzare i luoghi della spiritualità, dell’accoglienza e dell’enogastronomia del territorio attraverso eventi diffusi e reti virtuose tra istituzioni, imprese e comunità. Massimiliano Raffa, Presidente Arsial Iniziative come Vini d’Abbazia testimoniano il valore profondo del vino, inteso non soltanto come prodotto, ma come strumento di racconto, rigenerazione e coesione per i territori. Il Lazio custodisce una tradizione vitivinicola millenaria, oggi sempre più orientata alla qualità, alla sostenibilità e alla valorizzazione delle produzioni locali.  Con l’ingresso, quest’anno, nel progetto Le Vie del Giubileo, la manifestazione assume un rilievo ancora maggiore, riaffermando il ruolo del vino come simbolo di condivisione, memoria e spiritualità. La Regione Lazio e Arsial sono al fianco delle imprese in stretta sinergia con le istituzioni locali, attraverso interventi mirati di sostegno, promozione e accompagnamento strategico, con l’obiettivo di portare il sistema agroalimentare regionale a esprimere pienamente il proprio potenziale.   GLI ESPOSITORI DELLA QUARTA EDIZIONE a questo link https://vinidabbazia.com/espositori/ IL PROGRAMMA ANDATO IN SCENA a questo link https://vinidabbazia.com/programma/ Il mio personale punto di vista Tornare all’Abbazia di Fossanova per Vini di Abbazia è sempre un piacere. I miei ricordi si perdono nelle gite con i miei genitori che mi portavano qui nei pomeriggi di primavera. L’Abbazia era sì bella ma non aspettavo altro di arrivare al negozio di biscotti immediatamente fuori. Arrivare qui con la macchina aiuta a comprendere come l’Abbazia sorgesse quasi nel nulla. Certo, non lontanissimo dal mare ma certamente molto isolata da tutto il resto del mondo. Magari i più non saranno entrati nella chiesa che invece avrebbe meritato una visita. Non particolarmente adorna ma proprio per questo senso di essenzialità esprime al meglio l’alto valore di un luogo di preghiera. Il chiostro dove si svolge la degustazione ha in sé un’aurea di misticismo meraviglioso. Lo vedo pieno di banchi di degustazione ed è comunque bello.
Il refettorio che ospita le masterclass è imponente ed imprime un senso di pace e sacralità. Proseguendo per il chiostro si arriva al giardino posteriore che merita una sosta per respirare pace tra un calice e l’altro. In fondo è poco frequentato dai degustatori troppo impegnati nella scelta dei propri vini. I banchi di degustazione sono tanti quest’anno anche se le cantine presenti sono più o meno quelle delle scorse edizioni. In fondo, sono quelle le aziende che attengono ai territori dei monasteri. Ci sono anche una serie di banchi di aziende della provincia di Latina prossime all’Abbazia. Forse un po’ troppo sacrificate come dislocazione. Meriterebbero una maggiore visibilità e attenzione. Ho avuto modo di partecipare a due masterclass sul Cesanese e sui vini in anfora. La prima, sulle diverse espressioni del Cesanese, ha evidenziato, se ancora ve ne fosse bisogno, quanto questo vitigno possa concedere espressioni di assoluto rilievo. Meriterebbe non solo una maggiore attenzione specialmente nel Lazio ma anche una maggiore dose di comunicazione. Ostacolo a ciò sono gli stessi produttori troppo impegnati in una sorta di personale campanilismo piuttosto che comprendere come una vera associazione di sviluppo del territorio faccia bene a tutti. Partendo dal nome. In questo anche l’Arsial dovrebbe fare la propria parte ricordando come il Cesanese sia l’unica DOCG rossa del Lazio. Ottima la presenza dei produttori che hanno dato quel tocco magico in più. Da rivedere la conduzione. Francamente poco incisiva e poco coinvolgente. L’espressione del Raphael di Maria Ernesta Berucci è da applausi. La seconda, sui vini in anfora, spaziava dal Piemonte alla Georgia con interessantissime espressioni laziali. Brava Simona Geri a rendere la masterclass fruibile e dinamica. Di certo i vini in anfora hanno avuto nel tempo evoluzioni interessantissime qualora la dove ci si trova in presenza di vini non realizzati per dettami puramente commerciali. Il Radix di Casale del Giglio, Eufonia di Terre Antiche e l’Erbaluce di Caluso Rend Nen di Luca Leggero, rimarranno nel cuore. Le masterclass meriterebbero certamente una maggiore partecipazione. Occorrerebbe forse lavorare di più con la promozione e, soprattutto, su renderle più di impatto verso i consumatori. Non serve realizzare masterclass per gli addetti ai lavori! Quanto ai produttori presenti nel chiostro, ho trovato degno di nota: il Monastero di Alaverdi Badagoni, la Cascina del Monastero Opera Pia Barolo, la Tenuta Santa Cecilia, l’Abbazia di Santa Maria della Matina, il Monastero di Bose.   VINI D’ABBAZIA, L’ORGANIZZAZIONE Vini d’Abbazia è un viaggio alla scoperta del legame millenario tra vino, spiritualità e territorio. Protagoniste dell’evento sono alcune tra le più importanti abbazie vitivinicole italiane, produttori laici legati a luoghi monastici e la rete francese Les Vins d’Abbayes. Ideato dal giornalista Rocco Tolfa, l’evento è realizzato in partnership con Regione Lazio, ARSIAL, Camera di Commercio Frosinone Latina e il Comune di Priverno. L’organizzazione è curata dalla Strada del Vino, dell’Olio e dei Sapori della provincia di Latina, dalla cooperativa Taste Roots, da UpWell Development Consulting e dall’Associazione Polygonal. Riceve il supporto di BCC Roma, Giovani Soci BCC Roma, Polsinelli e Confagricoltura, e si svolge in collaborazione con l’Azienda Speciale Informare, Oltre Roma Wine Tour, la Direzione Regionale Musei Lazio, Slow Food Lazio e l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. I partner tecnici sono il Vivaio Aumenta, Acqua Filette, Sabaudia Hotel & Spa 4*, Il San Francesco Charming Hotel Sabaudia 4*, l’Associazione Italiana Sommelier, Bodema, Ponza & Dintorni e Osteria Persei. Media partner ufficiali dell’evento sono Rai Radio 2 e Vinum. Vini d’Abbazia si svolge a Fossanova, frazione di Priverno, a pochi chilometri dal Parco Nazionale del Circeo, dei laghi salmastri costieri e dalle spiagge di Sabaudia. Un territorio ricco di biodiversità che custodisce antichi borghi e testimonianze millenarie. Frutto della sinergia tra istituzioni, aziende e consorzi, l’iniziativa punta a promuovere il territorio, rafforzando l’identità del Lazio come destinazione enoturistica di eccellenza. Tre giorni in cui l’Abbazia di Fossanova diventa un luogo di incontro e racconto, dove il vino si fa portavoce, simbolo di identità e motore di sviluppo culturale e turistico per il Lazio.   L’ABBAZIA DI FOSSANOVA: UNA CORNICE MILLENARIA La manifestazione si è svolta all’interno del complesso monumentale dell’Abbazia di Fossanova, tra i più significativi esempi di architettura gotico-cistercense in Italia. Edificata tra il XII e il XIII secolo sui resti di un antico monastero benedettino, l’abbazia fu affidata ai monaci cistercensi nel 1135 divenendo in pochi decenni un centro spirituale e culturale di grande rilievo. Luogo di straordinaria suggestione, Fossanova è conosciuta anche per aver accolto, nel 1274, gli ultimi giorni di vita di San Tommaso d’Aquino, uno dei massimi filosofi e teologi del Medioevo. Oggi, il chiostro medievale è il cuore pulsante dell’evento, accogliendo i banchi d’assaggio, mentre il refettorio e gli spazi del borgo restaurato hanno ospitato masterclass, conferenze e momenti di confronto. In questo contesto dove il tempo sembra essersi fermato, l’esperienza del vino si intreccia con la bellezza e la profondità del luogo.     Ivan Vellucci Direttore    
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12 Giugno, 2025

Svelati i 10 Morellino del Cuore 2025

  Morellino del Cuore III edizione   Dopo il successo delle due precedenti edizioni, torna per il terzo anno consecutivo Morellino del Cuore, progetto nato dalla collaborazione tra il Consorzio di Tutela Morellino di Scansano DOCG e i giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli, con l’obiettivo di raccontare e valorizzare una delle denominazioni più rappresentative della Toscana attraverso una selezione annuale di etichette scelte da esperti di settore. Il 29 maggio 2025, nella sede del Consorzio a Scansano, si è riunita la giuria composta da sei noti giornalisti del vino, chiamati a degustare alla cieca 62 campioni inviati da 30 aziende associate. Hanno composto la giuria Elena Erlicher di Civiltà del Bere, Carlo Macchi di Winesurf, Luciano Pignataro di Luciano Pignataro, Alessandra Piubello di Decanter e varie testate, Leonardo Romanelli di Il Gusto di Repubblica, Identità Golose e varie testate, Maurizio Valeriani di Vinodabere, chiamati per selezionare i 10 Morellino del Cuore 2025, suddivisi in quattro categorie: Annata, Riserva, Intermedio e Vecchia Annata. Novità di questa nuova edizione è stata l’introduzione della nuova categoria “Vecchia Annata”, pensata per dare spazio a quei vini che, con lo scorrere del tempo in bottiglia, dimostrano la sorprendente capacità di evoluzione del Morellino di Scansano, a conferma della solidità e della versatilità della denominazione. I 10 Morellino del Cuore 2025
Categoria Annata Cantina Vignaioli di Scansano Roggiano Bio 2023 Tenuta Agostinetto La Madonnina 2023 Poggio Argentiera Bellamarsilia 2023 Categoria Intermedio Provveditore Provveditore 2023 Le Rogaie Forteto 2022 Terenzi Purosangue 2022 Categoria Riserva Belguardo Bronzone 2021 Bruni Laire 2021 Roccapesta Roccapesta Riserva 2021 Categoria Vecchia Annata Fattoria di Magliano Heba 2006 Nei prossimi mesi, i Morellino del Cuore 2025 diventeranno protagonisti di tre appuntamenti speciali a Roma, Milano e Firenze, aperti sia alla stampa di settore che agli appassionati. Serate dedicate alla conoscenza e alla degustazione guidata dei dieci vini selezionati, in abbinamento a piatti studiati per esaltarne le peculiarità, con la partecipazione dei produttori, del Consorzio e dei giornalisti Roberta Perna e Antonio Stelli. Un’occasione per raccontare il Morellino in modo diretto e coinvolgente, mettendo al centro qualità, identità e territorio.  Presidente del Consorzio Bernardo Guicciardini Calamai Siamo estremamente soddisfatti di come si è svolta questa terza edizione di Morellino del Cuore. L’attenta selezione dei membri della giuria ha garantito un livello di competenza e professionalità ineccepibile, e i vini selezionati riflettono al meglio l’autenticità e le peculiarità del Morellino di Scansano. Siamo felici di constatare una continua adesione da parte delle aziende, segno di un interesse sempre crescente e di un impegno costante nel valorizzare il nostro territorio. Desidero esprimere un sentito ringraziamento a Roberta Perna e Antonio Stelli, ideatori e anima di Morellino del Cuore, per il loro impegno nel dare vita a questa manifestazione che continua a crescere anno dopo anno, e alla giuria per il prezioso lavoro svolto.  Morellino di Scansano Docg Il Morellino di Scansano, divenuto un vino a DOCG a partire dalla vendemmia 2007, viene prodotto in tutto il Comune di Scansano e parte dei Comuni di Campagnatico, Grosseto, Magliano in Toscana, Manciano, Roccalbegna e Semproniano. Gli ettari di vigneti rivendicati sono circa 1500, di cui il 35% in conduzione biologica certificata. Da disciplinare può contenere un minimo di 85% di uve sangiovese ed un massimo di 15% di altre uve di vitigni a bacca nera consentiti nella Regione Toscana.
Il Consorzio Tutela Morellino di Scansano è composto attualmente da 220 soci. La Redazione
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12 Giugno, 2025

Una rivoluzione gentile, un impegno condiviso. Nascono i Custodi del Lambrusco

  Ventisei produttori costituiscono una nuova associazione, uniti dalla volontà di (ri)scoprire e (ri)posizionare il Lambrusco tra i grandi vini.   Una rivoluzione gentile, destinata a far parlare di sé, è nata nel cuore dell’Emilia. Da oggi il Lambrusco ha i suoi Custodi: ventisei produttori – tra piccole e grandi realtà – uniti dalla volontà di difendere, valorizzare e (ri)posizionare il Lambrusco nel panorama dei grandi vini. Al di là delle visioni istituzionali esistenti, questi viticoltori hanno scelto di unirsi per raccontare il Lambrusco in modo inclusivo, senza divisioni territoriali. Nasce così una nuova associazione, i Custodi del Lambrusco, che si impegna a riscrivere la percezione comune di questo vino straordinario ma troppo spesso sottovalutato. Accomunati dalla qualità come filo conduttore, i Custodi puntano a riscrivere la storia di uno dei vini più rappresentativi dell’Emilia-Romagna con un linguaggio contemporaneo, diretto e sensibile alle novità. Dalla vigna alla bottiglia, ogni scelta sarà dettata da un principio chiave: esaltare il carattere autentico del Lambrusco, elevandone la qualità e rendendone unica ogni espressione. Fabio Altariva, Presidente dei Custodi del Lambrusco. Non si tratta solo di tutela, ma di affermazione: il Lambrusco è storia, cultura e identità di un territorio, e merita di essere riconosciuto come tale. I Custodi del Lambrusco nascono con una missione chiara: riscrivere il futuro di questo vino. Vogliamo esaltarne il valore autentico, senza compromessi, e restituirgli il ruolo che merita tra i grandi vini” “Il Lambrusco non è solo un vino: è la storia, la cultura e l’identità di un territorio che vogliamo proteggere e raccontare, per chi c’era prima di noi e per chi verrà dopo. Modena e Reggio Emilia, culle storiche del Lambrusco, sono oggi il cuore pulsante di questa svolta storica, nonché le sedi delle cantine dei produttori che, con passione e dedizione, aderiscono a questo nuovo progetto comune. Con determinazione e uno sguardo rivolto dritto al futuro, i Custodi del Lambrusco sono pronti a scrivere un nuovo capitolo nella storia di questo vino straordinario. Perché il lambrusco merita di essere finalmente celebrato, rispettato e soprattutto custodito. Di seguito, l’elenco delle ventisei Aziende Agricole Vitivinicole Associate che, come previsto dal loro statuto, svolgono l’intero ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale: ELENCO SOCI CUSTODI DEL LAMBRUSCO AZIENDA AGRICOLA MANICARDI AZIENDA AGRICOLA MESSORI AZIENDA AGRICOLA PEZZUOLI AZIENDA AGRICOLA SAN PAOLO CA’ DE’ MEDICI CANTINA DELLA VOLTA CANTINA DIVINJA CANTINA VENTIVENTI CANTINA VEZZELLI FRANCESCO CANTINA ZUCCHI CAVALIERA CLETO CHIARLI TENUTE AGRICOLE FATTORIA MORETTO GARUTI VINI LA BATTAGLIOLA LA PIANA WINERY LE CASETTE LINI 910 MARCHESI DI RAVARINO OPERA02 PODERE IL SALICETO RINALDINI AZ. AGR. MORO TERRAQUILIA VENTURINI BALDINI VILLA DI CORLO ZANASI SOCIETA’ AGRICOLA   La Redazione
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