BlendNews

BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

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26 Giugno, 2025

Creatività e grande partecipazione, gli ingredienti del successo di “Far-Sì paesaggio al Belvedere La Farra

Primo appuntamento del ciclo “Dialoghi a Col Brià” al Belvedere La Farra   Grande partecipazione per il primo evento del ciclo “Dialoghi a Col Brià” al Belvedere La Farra, ideato e promosso dall’azienda La Farra per vivere il territorio, valorizzando la creatività e il dialogo tra linguaggi artistici. La suggestiva e panoramica terrazza dell’azienda a Col Brià, ha fatto da cornice a un’esperienza immersiva che ha unito processi creativi in vari ambiti, dalla poesia, all’arte visiva che interpreta la natura, coinvolgendo giovani poeti, artisti e appassionati. Protagonista della serata è stato il Poetry Slam, appassionante gara poetica organizzata da Nerella Barazzuol e Rosanna Mutton e condotta dalla presidente Arianna Ceschin, dove otto giovani poeti si sono sfidati nel corso di due manche, tra versi originali e visioni ispirate al paesaggio collinare. Le a giurie tecniche, affiancate dal voto del pubblico, hanno sottolineato la dimensione partecipativa dell’evento. Parallelamente, l’artista Silvia Macor ha guidato un laboratorio d’immagini dedicato alla tecnica del monotipo, offrendo ai partecipanti l’opportunità di sperimentare una forma d’arte diretta e personale. L’iniziativa ha permesso a tutti, anche ai meno esperti, di lasciarsi ispirare dalla bellezza del paesaggio e di contribuire in modo creativo, grazie a sensazioni e materiali raccolti durante la passeggiata per raggiungere il Belvedere La Farra e trasformati in segni grafici originali. La serata si è conclusa con la composizione e declamazione delle poesie finaliste e la proclamazione dei vincitori. A conquistare il pubblico e la giuria sono stati soprattutto Leonardo Fantuzzi e Amir Safawi, autori di testi intensi, riflessivi e profondamente coinvolgenti. Leonardo Fantuzzi, 18 anni, originario di Miane e studente del liceo classico Marcantonio Flaminio di Vittorio Veneto, ha dichiarato: “Leggere e scrivere, in particolare poesia, sono tra le mie più grandi passioni”. Amir Safawi, nato a Padova e residente a Conegliano, frequenta l’ultimo anno del liceo scientifico. Si è definito “un sognatore a tempo pieno”, attratto dalla dimensione spirituale ed emotiva della vita, appassionato di fotografia, parole e viaggi. Amir Safawi: secondo classificato Personalmente, ho trovato l’iniziativa molto originale, stimolante e ben organizzata. Ha permesso a tutti noi di immergerci nelle bellezze di un paesaggio che troppo spesso diamo per scontate, e di valorizzarle attraverso la parola poetica. L’atmosfera in collina era magica, e questo mi ha permesso di vivere un’esperienza davvero memorabile. I vincitori hanno ricevuto buoni per l’acquisto di libri, simbolo del sostegno concreto alla cultura da parte della famiglia Nardi, titolare della cantina. I fratelli Nardi dell’azienda La Farra hanno espresso grande soddisfazione per la partecipazione entusiasta, in particolare da parte di un pubblico giovane, colpito dalla bellezza delle colline, tale da essere fonte di ispirazione. Un vero e proprio “far-sì paesaggio”. Dialoghi a Col Brià prosegue il 14 giugno, l’evento “Il Paesaggio Ispira Musica” vedrà protagonista il duo Frammenti. I musicisti Francesco Da Ros e Antonio Cettolin preformeranno della musica inedita, tra radici e futuro, ispirata e composta per le Colline del Conegliano Valdobbiadene, dove sono nati e cresciuti. Con suoni registrati a Col Brià e parole ispirate al futuro di questi luoghi, cercheranno di esprimere il loro punto di vista sul rapporto tra provincia, turismo, natura e lavoro. L’evento comprende la passeggiata per raggiungere il Belvedere La Farra, “sguardi sul paesaggio” delle colline di Farra di Soligo, condotta da Naturalmente Guide, cui seguirà un talk show condotto da Tommaso Antiga, in un incontro tra arte e territorio, con degustazione di prodotti locali, per un’esperienza autentica tra natura e cultura. INFORMAZIONI  In caso di maltempo, la manifestazione verrà rinviata a domenica 15 giugno. La prenotazione è obbligatoria scrivendo a info@lafarra.it. La Redazione
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25 Giugno, 2025

Le eccellenze DOP protagoniste della nuova stagione di "in cucina con Sonia"

  Da oggi e fino ad inizio luglio, i vini Garda Doc assieme al Salame di Varzi DOP, il Prosciutto Crudo di Cuneo DOP e il Formaggio Montasio DOP saranno i protagonisti della nuova stagione del format televisivo “In Cucina con Sonia”, giunto alla sua 7ª edizione su LA7d e condotto dalla carismatica Sonia Peronaci, figura di spicco del panorama culinario italiano.   Paolo Fiorini, Presidente del Consorzio Garda Doc. Siamo entusiasti di partecipare a questa iniziativa che celebra il savoir-faire europeo. La collaborazione con “In Cucina con Sonia” rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare i vini Garda DOC e, insieme agli altri consorzi coinvolti, celebrarne la qualità e l’autenticità. Attraverso la scoperta delle eccellenze locali e degli abbinamenti unici, il pubblico potrà avvicinarsi non solo alla ricchezza dei nostri vini, ma anche all’esperienza completa che il Garda ha da offrire, fatta di paesaggi mozzafiato, cultura e ospitalità. Le prime 10 ricette saranno trasmesse durante la programmazione estiva, mentre le ultime 4 saranno proposte nella stagione invernale, a partire da ottobre 2025. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto europeo “Eccellenze DOP: un savoir-faire tutto europeo”, cofinanziato dall’Unione Europea, che mira a rafforzare la conoscenza e la competitività di quattro prodotti DOP simbolo del saper fare europeo: i Vini Garda DOC, il Salame di Varzi DOP, il Prosciutto Crudo di Cuneo DOP e il Formaggio Montasio DOP. Questa edizione porterà in scena 14 ricette esclusive, pensate per valorizzare i prodotti DOP protagonisti della campagna. Sonia Peronaci, con la sua esperienza e passione, guiderà gli spettatori attraverso realizzazioni che esaltano i sapori autentici delle eccellenze italiane e li inviterà a scoprire abbinamenti inediti e sorprendenti. Tra le creazioni culinarie che illumineranno la stagione estiva, spiccano i gnocchetti agli spinaci arricchiti con Salame di Varzi, gorgonzola e funghi, sublimati dall’abbinamento con il Pinot Grigio. La fantasia continua con i mini tacos di frico, croccanti e colorati, che accolgono le verdure croccanti, il Salame di Varzi e il Montasio, anch’essi accompagnati dal Pinot Grigio. Per gli amanti dei sapori dolci e salati, la mini cheesecake con mousse al Montasio e un coulis di frutti rossi si presenta come un piacere raffinato da gustare insieme al Chardonnay. A queste si aggiungono le cipolle al forno con crema di patate e briciole di salame di Varzi abbinate allo Chardonnay. Il filetto di maiale con crema al Montasio e asparagi, un piatto dal carattere deciso, trova il suo equilibrio grazie al Chardonnay, mentre le frittelle dolci con Montasio, uvetta e pinoli si rivelano sorprendenti con il Pinot Grigio. Il progetto “Eccellenze DOP: un savoir-faire tutto europeo” proseguirà con nuove azioni strategiche tra cui, si prevede lo svolgimento di attività promozionali nei punti vendita della GDO italiana, e ulteriori viaggi studio sul territorio, volti a coinvolgere esperti e appassionati. La collaborazione con una produzione di così alto livello come “In Cucina con Sonia” si conferma uno degli strumenti chiave per garantire la continuità del racconto delle eccellenze DOP coinvolte. IL CONSORZIO GARDA DOC Un territorio collinare dalle caratteristiche paesaggistiche uniche, tra Lombardia e Veneto, protetto dalle montagne e affacciato sul bacino più grande d’Italia: qui, tra le province di Brescia, Mantova e Verona, sorge la DOC Garda, un’area di produzione vitivinicola in cui le speciali condizioni climatiche hanno plasmato nel tempo le qualità delle diverse specie di uva che vi crescono e, tuttora, ne determinano le peculiarità. Riconosciuta per la prima volta nel 1996 con lo scopo di valorizzare i vini varietali prodotti nelle 10 storiche zone di produzione dell’area gardesana, la DOC Garda è una denominazione guidata da un forte spirito di innovazione, in grado, negli anni, di evolversi in base alle esigenze dei consumatori, pur rispettando un prodotto che qui ha origini antichissime. Ottenuto il riconoscimento ministeriale nel 2015 e operante erga omnes dal 2016, oggi il Consorzio Garda Doc rappresenta 250 utilizzatori della denominazione, dando voce e promuovendo una fra le più preziose eccellenze enogastronomiche d’Italia. La Redazione
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24 Giugno, 2025

Vini Alto Adige annata 2024: Straordinaria nei vigneti e in cantina

Vini più leggeri, eleganti e moderni dopo un anno impegnativo nei vigneti
Bianchi fruttati e raffinati, rossi eleganti e delicati: l’annata 2024 fa ben sperare, nonostante, o forse è meglio dire “grazie a”, questi dodici mesi nei vigneti che hanno dato filo da torcere ai vignaioli altoatesini e in alcuni luoghi hanno reso esigua la vendemmia.   Che la scorsa annata vitivinicola sia stata particolarmente impegnativa è dimostrato dai dati meteorologici. Dopo l’inverno più mite degli ultimi decenni e una fioritura precoce attorno al 20 di marzo, la temperatura è precipitata nuovamente un mese dopo e il gelo ha causato danni diffusi. La gelata, tuttavia, è stata solo il preludio di un tempo freddo e instabile che ha ridotto il numero di grappoli e, su di essi, la quantità di acini. Hansjörg Hafner, responsabile del settore viticultura presso il Centro di Consulenza per la Fruttiviticoltura dell’Alto Adige Le rese più basse si sono registrate per il Lagrein, il Gewürztraminer e il Pinot Grigio, mentre la Schiava, il Merlot e il Riesling hanno risentito meno del maltempo durante la fioritura. Osservando la Valle Isarco, Andreas Huber del Pacher Hof a Novacella parla di perdite tra il 15 e il 70 %, mentre Martin Lemayr, enologo della Cantina Colterenzio riporta persino qualche, isolata, perdita totale. Annata difficile, vendemmia tardiva Le sfide imposte dal meteo hanno fatto si che la vendemmia avvenisse più tardi del solito – e con interruzioni dovute alla pioggia, “che, però, hanno concesso a noi cantine qualche momento per riprendere il fiato”, scherza Andreas Huber che – tornando serio – parla di “un anno impegnativo”, molto pretenzioso in merito al lavoro e alla dedizione nei vigneti. “Soprattutto laddove i chicchi di grandine hanno danneggiato singoli acini ed è stato necessario rimuoverli manualmente“, racconta il viticoltore della Valle Isarco. Il 2024 è stato, dunque, un anno difficile per i viticoltori altoatesini a causa del gelo e dell’umidità. Lo conferma anche Veronika Pfeifer del Pfannenstielhof a Bolzano: “Nei vigneti non è stato necessario solo un intenso e meticoloso lavoro manuale, ma anche flessibilità e tempestività.” Pinot vincitori Il meteo avverso ha fatto sì che in molti vigneti altoatesini le quantità vendemmiate fossero inferiori rispetto alle annate precedenti. “Grazie a un preciso intervento sul verde e a una vendemmia accurata, la qualità dell’uva però non ne ha risentito“, afferma Veronika Pfeifer. Ciò vale soprattutto per i Pinot che hanno regalato grappoli sani e pienamente maturi. Martin Lemayr esprime un giudizio altrettanto positivo sul Pinot Nero dell’annata 2024. Enologo della Cantina Colterenzio È caratterizzato da freschi aromi fruttati come lamponi e amarene e ha un colore molto limpido, intenso e luminoso. I vini hanno un minor residuo zuccherino e si distinguono per vivacità, eleganza e struttura tannica sottile. Le varietà a maturazione tardiva hanno presentato, invece, alcune difficoltà. Già durante la vendemmia è stato necessario affidarsi all’esperienza per cogliere i grappoli al momento giusto e con la massima cura, affinché fossero nella migliore condizione possibile. “Le varietà rosse a maturazione tardiva, ricche di tannini, sono state sicuramente le più delicate e hanno raggiunto la piena maturazione solo in pochi terroir, motivo per cui alcuni vini di selezione non sono stati prodotti nell’annata 2024“, spiega Lemayr. Gli autoctoni Situazione analoga anche per i vini Schiava, ai quali Veronika Pfeifer attribuisce una gradazione alcolica leggermente inferiore rispetto agli anni precedenti. L’enologa descrive la nuova annata con tre semplici parole: fresca, fruttata e raffinata. Come la maggior parte delle altre varietà, anche la seconda varietà autoctona dell’Alto Adige, il Lagrein, ha sofferto per le avverse condizioni meteo – soprattutto dal punto di vista quantitativo. Veronika Pfeifer – Enologa A causa della coulure in fase di fioritura e del gelo in primavera, in alcune zone la quantità di grappoli è stata leggermente inferiore alla media. Il Lagrein 2024 risulta armonioso, vellutato e morbido al palato. Bianchi fruttati e raffinati I vini bianchi dell’Alto Adige non sembrano aver patito le condizioni meteo negative – al contrario: “Proprio il significativo freddo di settembre ha avuto un effetto positivo sull’aroma, la freschezza, la raffinatezza e i sentori fruttati“, afferma Andreas Huber del Pacher Hof. Soprattutto per quanto riguarda le varietà principali della Valle Isarco, come il Riesling, il Kerner e il Sylvaner, l’umidità e la muffa nobile della Botrytis cinerea hanno garantito qualità superiori alla media. “Guardiamo con molto ottimismo all’annata 2024, poiché le basse rese e la lenta maturazione delle uve hanno creato le basi per vini bianchi estremamente raffinati e duraturi“, afferma Huber.Il riscontro di Martin Lemayr è altrettanto positivo. “I bianchi – tra i quali lo Chardonnay e il Pinot Bianco – si presentano con aromi fruttati, raffinati e freschi e con una struttura elegante, piuttosto delicata.“ Anche le varietà aromatiche, come il Sauvignon, sono caratterizzate da aromi freschi, leggermente verdastri e chiari e da un’acidità vivace e ben integrata. “I vini, inoltre, si contraddistinguono per il contenuto alcolico inferiore che ne sottolinea ulteriormente la freschezza e il piacere al palato“, afferma con soddisfazione l’enologo della Cantina Colterenzio. La Redazione
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23 Giugno, 2025

Fondazione Italiana Sommelier e Vinitaly insieme per il 45° Forum della Cultura del Vino in programma a Roma il 5 luglio

Il “Forum della Cultura del Vino” compie 45 anni e, per la speciale ricorrenza, Fondazione Italiana Sommelier (Fis) e Vinitaly firmano insieme l’edizione dedicata al “Lusso di stare insieme”.   In programma sabato 5 luglio all’Hotel Rome Cavalieri (Salone dei Cavalieri), lo storico appuntamento di Fis si preannuncia come un viaggio tra parole, riflessioni e degustazioni per raccontare e promuovere la cultura del vino italiano, prodotto simbolo del nostro Paese, di territori vocati lungo tutto lo Stivale e di storie di impresa, ma anche di passione, che hanno contribuito al successo del Made in Italy enologico nel mondo. Una narrazione che evidenzia il contributo fondamentale delle 57 edizioni di Vinitaly e dei 60 anni di Fondazione nella divulgazione e nella promozione della bellezza e della cultura del vino in Italia e all’estero. La giornata del Forum della Cultura del vino si aprirà alle 11 con il convegno “Il lusso di stare insieme” declinato in 12 interventi che abbracceranno il vino dalle Sacre Scritture alla vigna, dalla cantina alla vendita, dalle storie di impresa fino al Vinitaly del futuro. Seguirà la consegna dei diplomi ‘Sommelier’ agli allievi dei diversi corsi realizzati da Fis, oltre a quelli che decreteranno i Sommelier dell’Olio e i Barman abilitati dal corso di Istruzione tecnica superiore della Federazione. Al via dalle 14 alle degustazioni con l’apertura dei banchi di assaggio di oltre 115 aziende selezionate tra gli espositori di Vinitaly e tra quelle recensite da 5StarWines – the Book, edito da Veronafiere (ingresso gratuito riservato ai partecipanti al convegno e agli iscritti alla Fondazione italiana sommelier). Mentre dalle 16 e fino alle 20.30 si svolgerà la sessione pomeridiana dei banchi di assaggio (ingresso gratuito – prenotazione obbligatoria su https://www.bibenda.it/attivita_singola.php?id=3767 riservato a partecipanti convegno e iscritti Fis). Programma 45° Forum della Cultura del Vino, ore 11 (apertura dalle ore 10) Interventi: Federico Bricolo, presidente Veronafiere;
Don Paolo Moracutti, docente di Teologia, Pontificia Università Gregoriana, “Il lusso del canto della terra verso il cielo”;
Carlo Cambi, giornalista e scrittore, “Il lusso della diversità”;
Marco Simonit, agronomo di Preparatori d’uva, “Il lusso della Vigna”;
Barbara Tamburini, enologo, Oscar del vino miglior enologo 2019, “Il lusso della cantina”;
Oscar Farinetti, imprenditore, produttore e scrittore, “Il lusso di un viaggio: dal bisogno al desiderio”;
Daniela Scrobogna, presidente Comitato scientifico Scuola Alta Formazione Fis, “Il lusso della parola”;
Giovanni Lai, docente di Marketing del vino Scuola di Alta Formazione Fis, “Il lusso di vendere il vino bene”;
Stefano La Porta, presidente Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale, “Il lusso della sostenibilità”;
Sara Farnetti, medico specialista Medicina interna PhD Fisiopatologia del metabolismo, “Il lusso della buona salute”;
Adolfo Rebughini, direttore generale Veronafiere, “Il lusso di un Vinitaly del futuro”;
Franco Maria Ricci, presidente Fondazione Italiana Sommelier e di Worldwide Sommelier Association, “Il lusso di stare insieme”. Area media corporate e prodotto Veronafiere Responsabile Carlo Alberto Delaini: delaini@veronafiere.it | 0458298290
Ufficio stampa Veronafiere | Facebook @veronafiere | Instagram @veronafierespa | LinkedIn @veronafiere
Responsabile Francesco Marchi: marchi@veronafiere.it | 0458298350
Giorgia Dusi: dusi@veronafiere.it | 0458298210
Ispropress
Benny Lonardi: direzione@ispropress.it | 393.455.5590 / Simone Velasco: simovela@ispropress.it | 327.9131676 La Redazione
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22 Giugno, 2025

Il Pinot Bianco secondo Hofstätter: quando le dolomiti si riscoprono nei vigneti

Nel cuore dell’Alto Adige, dove l’altitudine scolpisce l’identità dei vini e la viticoltura richiede visione.   Il Pinot Bianco della tenuta J. Hofstätter di Tramin-Termeno si distingue come interprete raffinato dell’evoluzione del gusto contemporaneo, grazie alla sua sorprendente versatilità. Una delle curiosità più affascinanti legate al Pinot Bianco riguarda la percezione che i viticoltori ne avevano in passato. Per lungo tempo in Alto Adige si è operata un’unica distinzione, quella tra un Pinot Bianco “verde” e uno “giallo”. Solo negli anni Ottanta del secolo scorso, si scoprì che quest’ultimo era in realtà Chardonnay. Con il crescente successo dello Chardonnay prima, e del Pinot Grigio poi, il Pinot Bianco rimase per anni in secondo piano, nell’ombra di queste due varietà. Non per Hofstätter che da sempre firma due diverse interpretazioni di questo vitigno. Negli ultimi decenni il Pinot Bianco è stato oggetto di una vera e propria riscoperta anche da parte di una nuova generazione di viticoltori consapevoli del suo potenziale espressivo. Martin Foradori Hofstätter

Questa varietà per noi rappresenta la purezza, la freschezza per la quale l’Alto Adige è apprezzata dagli appassionati, sicuramente tra i vitigni più rappresentativi della nostra zona di montagna.   Il Pinot Bianco firmato Hofstätter nasce da vigneti vocati, posti a quote intermedie, dove l’escursione termica tra notte e giorno e i suoli calcarei di origine dolomitica conferiscono al vino una finezza naturale. Il profilo organolettico è segnato da note di mela verde, fiori di campo e una sottile traccia agrumata. Al palato emerge un equilibrio calibrato tra acidità viva, tessitura sapida e una chiusura asciutta, che ne enfatizza la verticalità. È una versione pura e rigorosa, che rifugge l’eccesso per privilegiare l’autentica freschezza del vitigno. La Redazione
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21 Giugno, 2025

Cambio di direttivo per il Consorzio Vini Valle d’Aosta: alla guida della cordata una nuova generazione, con Nicolas Bovard in veste di Presidente

“La haut”, lassù, nella regione più montuosa d’Italia, dove l’alta quota domina e i vigneti si spingono fino a 1.200 metri, i vignerons della Valle d’Aosta hanno rinnovato le cariche del Consorzio
  A segnare l’importante svolta generazionale è Nicolas Bovard (Cave Mont Blanc), neoeletto Presidente, classe 1996, affiancato dal Vicepresidente André Gerbore (Cave des Onzes Communes), classe 1989. Una scelta che testimonia la fiducia del settore nei giovani protagonisti della viticoltura valdostana. A completare il direttivo, il nuovo consiglio composto da Hervé Grosjean (Grosjean Vins), Patrick Ronzani (Institut Agricole Régional), Matteo Barmaz (Di Barrò), Elio Chatrian (Crotta di Vegneron), Luciano Zoppo Ronzero (Pianta Grossa), Vincent Grosjean (Soc. Agricola Les Ecules), Marco Martin (Lo Triolet). Tra le priorità del nuovo consiglio, un manifesto chiaro e ben focalizzato su alcuni punti: definire e rafforzare l’identità della denominazione Vallée d’Aoste DOC, vigilare sul corretto utilizzo della denominazione d’origine, collaborare con gli enti di ricerca per promuovere lo sviluppo della viticoltura di montagna e lavorare a stretto contatto con l’amministrazione regionale per la valorizzazione della DOC, sia sul territorio che oltre i confini regionali. Il nuovo direttivo esprime sincera gratitudine al Presidente uscente Vincent Grosjean, insieme a Giulio Corti, Alessandro Jans ed Ermes Pavese per l’impegno, la dedizione e la passione per il lavoro svolto, ringraziando tutti i viticoltori per la fiducia accordata. Si apre ora un nuovo capitolo, animato dal desiderio di unire le forze e proseguire, con la partecipazione di tutti i Vignerons, alla costruzione di un futuro solido e promettente per la viticoltura valdostana, fatto di collaborazione, identità e amore per il territorio. Costituitosi formalmente nel marzo del 2022 – il Consorzio nasce dopo molti anni di lavoro di Vival – Associazione Viticoltori Valdostani – che fino a quel momento ha promosso e tutelato i vini DOC della Valle d’Aosta. Oggi questa realtà – che associa 48 aziende del territorio – svolge un ruolo fondamentale nel promuovere e tutelare la produzione vinicola regionale: le circa 1,8 milioni di bottiglie prodotte annualmente rappresentano circa il 97% della produzione regionale di vino DOC. La Redazione
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20 Giugno, 2025

Vecchie Terre di Montefili entra a far parte dell’Old Vine Conference

  Le vigne storiche di Sangiovese arrivano a Londra.   Vecchie Terre di Montefili, storica tenuta immersa tra le colline di Panzano in Chianti, annuncia con orgoglio il suo ingresso ufficiale nell’Old Vine Conference, un prestigioso movimento internazionale dedicato alla tutela e alla valorizzazione delle vigne storiche nel mondo. Come parte di questa élite, Montefili parteciperà all’evento 2025 dell’Old Vine Conference, in programma il 17 giugno a Londra presso Vagabond Wines, in zona Monument. A rappresentare la tenuta sarà Serena Gusmeri, enologa ed agronoma, che guiderà la degustazione di Anfiteatro: un Sangiovese in purezza proveniente dalle vigne più antiche della tenuta, testimonianza viva della ricchezza e dell’autenticità del terroir di Montefili. Serena Gusmeri enologa ed agronoma di Vecchie Terre di Montefili Essere selezionati dall’OldVine Conference è un onore che parla all’anima di Montefili. Riconosce la storia profonda che portano in sé le nostre vigne di Anfiteatro, con i loro cinquant’anni di vita: piante che ancora oggi offrono complessità, eleganza e una finestra sul carattere senza tempo del Chianti Classico. A Montefili, la cura delle vigne storiche è un principio guida e un pilastro identitario. Il vigneto Anfiteatro, con radici profonde che affondano nei suoli galestrosi in pendenza, regala grappoli capaci di esprimere una complessità aromatica e strutturale straordinaria. Ogni intervento è misurato e rispettoso, volto a preservare l’integrità di queste viti anche e a ottenere rese contenute ma di qualità eccezionale in un equilibrio virtuoso tra rispetto del passato e ricerca dell’eccellenza. OVC Trade & Media Tasting 2025: il prestigio di Montefili. L’edizione 2025 dell’OC accoglierà circa 150 vini provenienti da vigne storiche di tutto il mondo, offrendo a produttori, esperti e stampa internazionale l’opportunità di celebrare e approfondire il valore culturale e qualitativo di questi vigneti. Masterclass tematiche condotte da relatori di rilievo arricchiranno la giornata, esplorando terroir, varietà e pratiche enologiche che rendono i vini da vigne vecchie un patrimonio unico. Per Montefili, questa partecipazione segna un momento di grande prestigio: un’occasione per condividere la propria visione e i frutti di un lavoro profondo e coerente, in dialogo con alcune delle voci più significative della scena vitivinicola internazionale. Profilo aziendale Vecchie Terre di Montefili è un’icona del Chianti Classico. Fondata negli anni ’70, è oggi un punto di riferimento per chi cerca vini eleganti e radicati nel territorio toscano. La tenuta si distingue per un’identità solida e contemporanea, costruita sull’armonia tra tradizione, sostenibilità e precisione enologica. Guidata da Serena Gusmeri, Montefili coltiva vigne in regime biologico, tra cui parcelle storiche che danno vita a etichette iconiche come Anfiteatro, un Sangiovese in purezza che racconta la voce più autentica della tenuta. Montefili guarda al mondo con curiosità e consapevolezza, creando vini che parlando di Toscana e portano un messaggio universale: ogni bottiglia è un racconto di territorio, tempo e visione, un equilibrio virtuoso tra radici e futuro. https://montefiliwines.com/it/
https://www.instagram.com/montefili/?hl=it La Redazione
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19 Giugno, 2025

Tenute Tomasella: tra maggio e giugno, la fioritura annuncia una nuova stagione di eleganza e carattere.

Un momento delicato e cruciale che segna l’inizio della nuova annata. Un’occasione per raccontare come il territorio, il clima e il lavoro dell’uomo si intreccino in perfetto equilibrio.   Ogni anno, ad inizio giugno, le vigne di Tenute Tomasella regalano uno spettacolo discreto e prezioso: l’apice della fioritura della vite, un momento cruciale che segna l’inizio di una nuova annata e racchiude in sé tutta la promessa del vino che verrà. Quest’anno, la fioritura è iniziata intorno al 15 maggio, leggermente in anticipo rispetto alla norma per le varietà più precoci, proprio al termine di un periodo freddo e piovoso. Il clima, tornato più stabile e mite, ha accompagnato le viti in questa fase delicata, favorendo un’allegagione uniforme e promettente. È in momenti come questo che l’attenzione alla gestione della chioma e alle forme di allevamento fa la differenza: ogni intervento agronomico viene pensato per assecondare il ritmo naturale della pianta, permettendole di adattarsi con equilibrio all’andamento stagionale. E così, nelle vigne di Tenute Tomasella, anche la fioritura diventa espressione armonica di un territorio che dialoga costantemente con chi lo coltiva. Se capita di passeggiare tra i filari in questo periodo, è impossibile non soffermarsi: i fiori della vite sono piccoli, quasi invisibili, ma sprigionano un profumo sottile, penetrante, che sa di pulito, di natura viva, una fragranza delicata ma inequivocabile. Una fioritura tanto poco appariscente quanto determinante, perché è proprio da questa fase che dipende la formazione del grappolo, attraverso il passaggio dell’allegagione, ovvero la formazione dell’acino a partire dal fiore fecondato. In questo periodo, il concetto di terroir l’insieme di suolo, clima e paesaggio diventa tangibile: ogni variazione, ogni dettaglio si riflette nel modo in cui le viti fioriscono. Il territorio di Tenute Tomasella, situato in una zona di confine unica tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, è composto da terreni argillosi e alluvionali, capaci di drenare le frequenti piogge della regione. Questo equilibrio è completato da una ventilazione costante, che asciuga rapidamente le chiome e previene i marciumi, garantendo una fioritura regolare. Paolo Tomasella, proprietario dell’azienda Affrontiamo questa fase con attenzione meticolosa, consapevole che una fioritura uniforme e sana è la base per un’annata di qualità. Il lavoro in vigna è silenzioso ma costante, volto a osservare e accompagnare la natura senza forzarla, per permettere che il potenziale del terroir si esprima pienamente nel bicchiere. In un contesto climatico sempre più variabile, dove l’andamento delle stagioni sfugge alle logiche tradizionali, la capacità di adattarsi con prontezza e competenza è diventata fondamentale. Tenute Tomasella investe in un’agricoltura attenta e flessibile, capace di rispondere ai cambiamenti con tecniche agronomiche mirate, un’attenta gestione della chioma e una cura quotidiana che punta a preservare l’equilibrio delle piante e la sanità del grappolo. La fioritura del 2025 lo dimostra: interpretare al meglio ogni fase fenologica, anche quando i tempi naturali si alterano, è ciò che consente di mantenere alta la qualità vendemmiale e costruire, giorno dopo giorno, la solidità di un’annata. Company profile breve
La storia di Tenute Tomasella ha inizio nel 1965, quando Luigi Tomasella fonda l’azienda vinicola a Mansué, in provincia di Treviso. Dopo oltre trent’anni di produzione di vino sfuso, l’azienda passa nelle mani del figlio Paolo, attuale proprietario, che rivoluziona la produzione portando, negli anni 2000, l’azienda a vendere la maggior parte del proprio vino in bottiglia. Da allora Tenute Tomasella porta avanti una produzione incentrata alla ricerca della migliore espressione qualitativa della propria produzione, con un approccio che cerca di essere quanto meno impattante possibile, nel rispetto della natura e della biodiversità.
Per questo, in vigna il lavoro è manuale per tutte le varietà, ad eccezione del Glera, con selezione delle uve. Per questo, in vigna il lavoro è manuale per tutte le varietà, ad eccezione del Glera, con selezione delle uve in campo e diradamento prima della vendemmia. Grazie, quindi, ad uno stile di allevamento sostenibile in cui l’azienda crede sin dagli esordi, dalla vendemmia 2017 Tenute Tomasella ha ricevuto la certificazione SQNPI (Sistema di qualità nazionale di produzione integrata), la certificazione che valorizza le produzioni agricole, ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata, realizzate cioè con processi di coltivazione rispettosi dell’ambiente e della salute dell’uomo. Dal 2021, inoltre, l’azienda ha avviato il processo di conversione al biologico, ed entro il 2026, tutta l’azienda sarà completamente convertita. La Redazione
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Itinere 2025. Un insolito, interessante, intrigante evento Arrow Right Top Bg

18 Giugno, 2025

Itinere 2025. Un insolito, interessante, intrigante evento

Un caldo pomeriggio di giugno. Una domenica precisamente. Attraverso con lo scooter una Roma rovente, spettrale per l’assenza di persone fatta eccezione per qualche turista. Quelli non mancano mai a Roma. Piazzale Appio è praticamente deserto e il traffico delle ore di punta è solo un lontano ricordo. Davvero strano per Roma, ma il caldo ha indubbiamente portato le persone verso mete balneari. Il palazzo Coin con lo storico store è proprio lì a dominare la piazza avvolto in una strana aurea di silenzio e immobilità. È lì che devo entrare. Ci sarò entrato centinaia di volte. Per shopping, per curiosità, per ripararmi dalla pioggia quando andavo al mercatino di via Sannio, per il caldo. Proprio come oggi. La motivazione è una degustazione di vini e cibo, Itinere, organizzato da Taste Factory (@tastefactoryofficial) e Berefacile.it. Davvero strano come luogo per una degustazione di vini. Le ho provate quasi tutte, dal monastero all’albergo, dai giardini di una villa al parco pubblico. Strano il ristorante di uno store multipiano. Non fosse altro per le dimensioni dunque alla capienza. Sono un po scettico a dir la verità perché gli spazi non saranno sicuramente importanti. Prendo l’ascensore e salgo al quarto piano dove c’è il ristorante Mike’s. Esco dall’ascensore e sembra di essere, togliamo il sembra, nella parte wine&food del Coin. Scaffali e vetrine colmi di vino esposti con tanto di prezzo. Legno, cristallo, acciaio per i moderni arredi lucidi e laccati. Faccio l’accredito e inizio subito il mio percorso districandomi realmente all’interno dello store. Almeno nella prima sala. La seconda invece, più ampia e con al termine le grandi pareti vetrate che danno su Piazzale Appio, ha il grande ed elegante bancone semicircolare del bar. L’atmosfera è di quelle sobrie e non particolarmente chiassosa. Vedo tanto interesse e molta serietà. Probabilmente, ed è un bene, mancano gli avventori occasionali o comunque quelli interessati solo ad un bicchiere di vino (forse molti più di uno). C’è anche una piacevole alternanza di tavoli con vino e altri con interessantissime proposte gastronomiche: dal panettone della Pasticceria Tabiano, ai salumi di Pirata Suino, ai formaggi di Cibo Genuino. I vini? Molto ma molto interessanti. Non c’è la moltitudine di prodotti come in tanti altri eventi ma quelli presenti destano il mio interesse. Il rapporto con i vignaioli piuttosto che con chi li rappresenta è molto cordiale e rilassato. Ho trovato degni di nota gli eleganti vini di Muscari Tomajoli, le creazioni di Stefano Antonucci, le interpretazioni del Frascati di Gabriele Magno, i vini identitari di Iacoangeli, l’Abruzzo di Casal Thaulero, la vendemmia tardiva di Volpetti. L’ambiente facilita. Forse grazie alla modernità, ai faretti, all’insolita location. Sono capitato in un orario sicuramente non particolarmente affollato e meno male perché ci sono problemi con l’aria condizionata. Non che sia assente ma avrebbe bisogno di una maggiore spinta. So che più tardi ci sarà molta più gente quindi spero che le cose vadano bene. Itinere è un evento che lascia il segno per la sua unicità e la capacità di aggregare con eleganza e territorialità. Alla prossima edizione e, nel mentre, stay tuned sul mio account Instagram @ivan_1969 dove pubblicherò le storie con i vini degustati.     Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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