Francesca Sardelli ci rende partecipi del suo viaggio alla ricerca e scoperta di piccole aziende guidate da giovani e coraggiosi produttori, magari donne, spesso a conduzione familiare, scoprendo vini nuovi e doc poco note
4 Agosto, 2025
Thomas Kohl. Il re dei succhi di mela
Oggi vi porto in Alto Adige. Più precisamente ho deciso di fare sosta ad Auna di Sotto (Bolzano), sull’Altopiano del Renon, nel paradiso dei meleti in fiore. Un viaggio diverso, curioso ed interessante. Vi farò conoscere colui che è diventato non solo il primo affinatore di succhi di mela in Italia, non solo colui che ha fatto sì che i suoi succhi diventassero famosissimi e pluripremiati, ma anche colui che ha studiato e fatto tanta ricerca per creare Pairings perfetti ovvero, abbinamenti succhi/cibo. Per chi ama le novità, per chi è astemio e non è amante del Vino, per chi ama il vino ma vuole una sorprendente e speciale alternativa alle bevande alcoliche, benvenuti nel meraviglioso mondo di Thomas Kohl e della sua anonima azienda.
Thomas, uomo di montagna, che adora raccontare la sua impresa, i suoi studi, la sua ricerca continua. Un uomo che si è adattato alla montagna o magari l’ha pure sfidata, ma il risultato è più che evidente: la montagna lo ha ricambiato, amato, premiato.
Partiamo dagli inizi, da dove tutto è partito. Così, Thomas si racconta.
La sua famiglia da generazioni vive quassù, in questo angolo di paradiso sperimentando di tutto e Thomas dopo aver concluso gli studi, ha avuto la sensazione di voler provare qualcosa di nuovo. Il suo obiettivo era la frutticoltura così che un giorno si è chiesto:
come crescono le mele sopra i 900 metri?
Prima di dare vita a tutto ciò, però, Kohl ha voluto dare un’occhiata a quello che c’era fuori. Terminati gli studi si è cimentato nel giro di mezzo mondo per poi, improvvisamente, effettuare un’inversione a U: il ritorno a casa, dove ha sviluppato il suo carattere, la sua visione e i suoi desideri.
Sono passati oltre trent’anni da quando con suo padre ha iniziato a piantare alberi di mele, al maso frutticolo Troidner sul Renon, dove fa sempre più fresco della vallata, al punto che bisogna portarsi almeno una giacca in più.
Guardando i suoi gioielli Thomas Kohl divertito mi dice
Per molto tempo nessuno ha creduto che quassù, potessero crescere mele.
Ufficialmente mele di montagna, per via dell’altitudine in cui crescono, amanti della luce solare più intensa e la fresca brezza serale.
Trenta anni e molte cose sono successe da quando il maso si è convertito alla frutticoltura, il giovane Kohl ha preso in mano la situazione ed è uscita fuori tutta la sua testardaggine, l’intraprendenza e la sua determinazione. Perché non creare qualcosa di diverso, speciale e suo? Così Kohl decide di guardare oltre la recinzione del proprio giardino, o giù a valle, dove cresce il vino in Alto Adige ed inizia ad osservare e studiare attentamente, vedendo e rendendosi conto che ci sono molte somiglianze tra uva e mele.
La caparbietà e la determinazione di Thomas Kohl si fanno sempre più forti e così ha un’idea: trattare le mele come se fossero vino. Le vigne a quest’altitudine non si trovano più, ma le mele attecchiscono magnificamente, poiché hanno bisogno di un’esposizione alla luce del sole intensiva e del vento fresco che scende di sera dalle cime delle montagne. In Thomas si fa sempre più largo la convinzione che questa zona sul Renon, sia il posto migliore per creare succhi di mela unici e così inizia prima a scoprire quali varietà siano più adatte e poi a produrre i suoi succhi. Lo fa con un’energia potente, circondato da persone serie e grazie ad una terra generosa che produce cose buone. Il tutto mescolato, come onestamente mi dice sorridendo, alla
gioia di vivere e al piacere, con un pizzico di audacia e spensieratezza.
Mentre continua la nostra passeggiata in mezzo al suo meraviglioso meleto, 8 ettari di terreno a 1000 mt., Kohl, fra ricordi ed un occhio proiettato verso il futuro, spiega che tutti gli alberi hanno l’altezza giusta da permettere ad un adulto di raggiungere anche i frutti situati più in alto. In due o tre passate i frutti di un melo vengono raccolti, nel periodo che va da agosto a settembre, a seconda della varietà e dell’esposizione solare. Tutte le mele vengono raccolte singolarmente a mano e riposte nelle ceste prima di arrivare alla pressa.
Sono tante le domande che si è posto negli anni:
Quali mele di montagna sono perfette per succhi monovarietali? Quali varietà di mela si prestano ad un processo di pressatura in purezza? Come bisogna procedere se si rifiuta l’utilizzo di qualsiasi additivo? Come comporre al meglio le cuvées? Dove ci porterà questo viaggio?.
Mentre giorno dopo giorno studia e sperimenta, mescola, degusta e comincia tutto da capo per l’ennesima volta se qualcosa non è di suo gradimento o non è la perfezione, emerge che Thomas Kohl sta creando succhi di mela che non erano mai esistiti prima, di altissimo livello, qualità eccelsa, unici nel loro genere e 100% naturali, con una cosa importante da sottolineare, ovvero, li crea come se fossero grandi vini e li divide in 3 linee: gourmet, cuvée e Grand Cru (quest’ultima il suo grande capolavoro. Succhi di mela di montagna dalle rare varietà di mela Ananasrenette e Wintercalville, una bottiglia in formato magnum ed packaging elegantissimo).
Finalmente passiamo alla degustazione e Thomas spiega molto soddisfatto che negli ultimi anni i succhi di frutta sono diventati dei veri protagonisti, prendendo ampio spazio ed una posizione di rilievo nell’ambito gastronomico, grazie alla loro versatilità, leggerezza e diventando l’eccellente alternativa analcolica al vino, dando vita, altresì, a delle vere degustazioni con pairing di altissimo livello, poiché le sue tre linee appunto, sono studiate accuratamente per i migliori abbinamenti culinari.
Sono sempre più curiosa perché è Thomas a scegliere i sei succhi ed a me non rimane altro che lasciarmi andare e godermi questo viaggio sensoriale unico.
Partiamo dalla Linea Gourmet, ovvero, purezza, precisione, perfezione. Succhi di mela di montagna monovarietali e in purezza, creati da sei varietà di mela diverse, con aromi, profumi, colori, ben distinguibili a seconda del tipo di mela, gusto ed aroma unico.
È ora dell’aperitivo e partiamo da Rouge, dal colore rosso intenso, con aromi di ribes, ciliegia e rabarbaro, e dal gusto fresco, intenso e persistente, ideale come aperitivo, antipasti di pesce e piatti asiatici. Thomas propone poi Sonnenglanz tradotto, splendore del sole, dal colore giallo luminoso ed intenso, note agrumate e di pino, dal gusto che è un mix fra fruttato e rinfrescante, ideale con insalate, pesce, carni bianche e formaggi delicati. Cambiamo e Kohl arriva a sorpresa con la Linea cuvée, una linea particolare, dove il succo di mela di montagna incontra succhi di altri frutti, ortaggi, bacche, estratti di erba e fiori.
Propone Mela e Menta, intrigante, fresco ed energizzante, seducente, conquista subito con il suo inconfondibile profumo delicato di menta rotundifolia, ideale con fingerfood, insalate estive e antipasti leggeri. Un succo che non ti aspetti arriva subito dopo, ovvero, Mela e Luppolo, dal colore giallo paglierino intenso, che colpisce al naso per un mix elegante e particolare, dato dalla dolcezza della mela e dal contrasto aspro e speziato del luppolo. In bocca è un succo di carattere e corposità, con un finale persistente, e ideale con piatti saporiti, piccanti e grigliati, pizza, formaggi stagionati e dolci a base di caffè. Continuiamo con Mela e Mandarino, la mela del nord Italia abbraccia il mandarino di Sicilia, dando vita ad un succo fresco e persistente, dal meraviglioso equilibrio fra dolcezza e acidità, ideale con insalate, piatti vegetariani, molluschi e crostacei, pasticceria secca e lievitati.
La nostra degustazione si conclude con Mela e fiore di sambuco, dal colore giallo paglierino, fresco, gioioso, floreale, pieno, unico, complesso, dissetante, perfetto come aperitivo, pesce e verdurine grigliate, pasta con molluschi e crostacei, dolci al cucchiaio.
Prima di ripartire chiedo a Thomas Kohl quali sono i premi che ha vinto negli anni e vi posso assicurare che la lista è lunga: oltre a diventare famoso in gran parte del mondo, ed essersi guadagnato il titolo di primo affinatore di succhi di mela in Italia, i suoi succhi hanno veramente attirato l’attenzione internazionale, guadagnando 4 ori, 2 argenti e 2 bronzi alla fiera Mostbarkeiten in Carinzia e, nel 2019, aggiudicandosi il rinomato Nationensieger, decretando l’Azienda Kohl la migliore fra tutte le aziende italiane del settore, mentre un altro succo il Pinova è stato identificato come migliore succo d’Italia. Tantissimi riconoscimenti e premi: nel 2011 per l’ottimo lavoro svolto nell’ambito del Marketing Premio Economia Alto Adige, miglior packaging per le box deI Gran Cru nella categoria Design di prodotto, fino al premio più significativo e importante a livello europeo nel settore dei succhi, assegnato ogni anno in Austria, ossia, Die Goldene Birne la Pera d’Oro, nel 2018.
Che dire! Tutto ciò è il risultato del duro lavoro di studio, ricerca e costanza, di un’attenta coltivazione, meticolosa e scrupolosa lavorazione e tanta creatività.
Il mio viaggio termina qui , assicurandovi che, anche per gli amanti del Vino e della buona tavola, merita veramente fare questa esperienza straordinaria.
Concludo con questa bellissima citazione
Segno della conoscenza, portatrice di un messaggio segreto, la mela nelle nostre mani è un ricordo del paradiso….
Scendendo sempre più a valle possiamo dire che il paradiso dei meleti lo abbiamo vissuto appieno.
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
Leggi
29 Luglio, 2025
Jà Te Disse. I vini di Pedro Patrício
Viaggiare con Francesca significa scoprire cantine e vini speciali, vere e proprie perle, quindi non potevo fare a meno di portarvi con me in questo meraviglioso viaggio fuori dall’Italia. Questa volta, ho percorso migliaia di chilometri per approdare in Portogallo, nella regione di Estremoz, in Alentejo, presso una cantina boutique, dove i vini vengono prodotti in un vigneto di appena un ettaro e con un unico obiettivo: la microproduzione di alta progetto Jà Te Disse, dirigente ospedaliero di professione ed enofilo per curiosità e passione. Un uomo incredibile e poliedrico, che riesce ancora a essere uno dei più giovani presidenti di una squadra di calcio, l’União de Santarém, dove sta svolgendo un lavoro di grande successo.
Dopo un viaggio in Borgogna e la degustazione di alcuni vini rimasti impressi nel suo cuore e nella sua memoria, un sogno a lungo latente è rinato: produrre vini di qualità in Portogallo. Nel 2015, Pedro, insieme al fratello Rui Patrício, ha acquistato una tenuta nella regione dell’Alentejo, a Estremoz, a due passi dalla parrocchia di S. Lourenço de Mamporcão. Da lì, piantare un vigneto di un solo ettaro, ma con molto da offrire, è stato solo un piccolo passo.
Questo è un micro-progetto, la realizzazione di qualcosa che desideravamo, che ci dà immenso piacere e dove ogni dettaglio fa la differenza. La quantità non è affatto una delle nostre priorità, ma la qualità sì, senza dubbio!
Quattro anni dopo, nel 2021, è stato lanciato il primo vino, JÁ TE DISSE TINTO 2019, imbottigliato in sole 2.800 bottiglie numerate e sigillate a mano, che sono andate esaurite quello stesso anno. Se chiedessi a Pedro di darmi un motto che simboleggiasse il suo progetto, lo farebbe sicuramente. Da questo momento in poi, la mia curiosità è stuzzicata e voglio conoscere ogni passaggio che porta a queste gemme in bottiglia, molto apprezzate in Portogallo e diventate oggetti da collezione per grandi intenditori di tutto il mondo.
Pedro inizia raccontandomi che, dopo aver diserbato i grappoli settimane prima della vendemmia, rimangono in media solo 3 grappoli per vite fino alla vendemmia; l’uva viene raccolta varietà per varietà, manualmente e all’alba, per preservarne la naturale freschezza. Alcuni vini, dopo il processo di fermentazione naturale, vengono invecchiati in botti di rovere francese, il che ne aumenta ulteriormente la qualità. Per rendere ogni bottiglia una vera e propria opera d’arte, tutte le bottiglie disponibili sono numerate, sigillate e le etichette sono state disegnate e firmate dal più grande architetto portoghese di tutti i tempi: Álvaro Siza Vieira.
Ma Pedro e il suo progetto si basano anche su un team tecnico esperto, dedicato e altamente competente: l’enologo franco-portoghese Joachim Roque è responsabile di tutta la viticoltura e la produzione vinicola. Laureato in viticoltura ed enologia a Bordeaux, in Francia, vanta una vasta esperienza internazionale (Bordeaux, Côtes du Rhônes, Napa Valley e Alentejo). Fin dal primo giorno, Joachim Roque ha riconosciuto il potenziale del terroir e dei vigneti che caratterizzano “JÁ TE DISSE” e, credendo in questo progetto unico e speciale, ha contribuito a trasformare questo piccolo appezzamento di vigneto in una storia di successo, soprattutto per quanto riguarda la produzione rigorosamente controllata di un vino premium dalle caratteristiche uniche. Oltre a Joachim Roque, il produttore sottolinea Ana Paulino, coordinatrice di tutta la produzione vinicola, e Rui Pedras, responsabile generale dei vigneti.
A questo punto, mi sorge spontanea la classica domanda da degustazione: Cosa mi regalerà Pedro di così emozionante e spettacolare?, anche se, a dire il vero, conosco già la risposta: vini eleganti, intensi, freschi, profumati e dalla struttura eccezionale.
La mia prima degustazione è JA TE DISSE BRANCO VIOGNIER, Viognier in purezza, di cui sono state prodotte 3.600 bottiglie numerate in edizione limitata. Un vino premiato con i premi Scelta del Mercato e Scelta della Stampa per tre anni consecutivi in Portogallo. Di colore giallo dorato, presenta un bouquet complesso di fiori bianchi freschi e note fruttate, in particolare di albicocca. È un vino secco, ben strutturato, dal sapore pieno e un tocco di dolcezza. Colpisce il palato con la sua robustezza, freschezza e note agrumate. È gastronomico e versatile, persistente e con un finale entusiasmante e accattivante.
Secondo vino, Pedro mi racconta che questo vino è nato nel 2021 e che le uve di tre varietà (Aragonez, Touriga e Syrah) sono state lavorate con grande cura per creare esattamente questo vino, un grande Rosé. Solo 1.995 bottiglie numerate ed etichette trasparenti per mettere in risalto il colore del vino: ecco il suo JÁ TE DISSE ROSÉ, anch’esso in edizione limitata, e qui mi si riempiono gli occhi di lacrime, perché Pedro sa quanto amo i vini rosati. Ha un colore rosa tenue e trasparente, con un aroma raffinato e vivace, che rivela un’esplosione di frutti di bosco. Al palato è molto elegante, fresco, con note di erbe aromatiche e una buona persistenza.
Ed ora passiamo ai tre vini rossi, in una “scalata fantastica” che non ti aspetti, perché l’asticella si alza sempre di più, vino dopo vino. Cominciamo con JÁ TE DISSE TINTO, prodotto con uve Petit Verdot, Syrah e Alicante. Questo vino ha ricevuto numerosi premi e medaglie internazionali, tra cui la Grand Gold e la medaglia d’oro a Bruxelles, il Vino dell’Anno in Portogallo e molti altri. L’annata 2020 di Já Te Disse Tinto vanta un colore rosso intenso e brillante ed aromi complessi con note di frutta nera matura e spezie. Al palato è elegante e vigoroso, di corpo, con un finale lungo, equilibrato e persistente.
Continuiamo con JÁ TE DISSE ALICANTE BOUSCHET. E che dire…un gran vino… una vera bomba! Un’opera davvero speciale dell’enologo Joachim Roque. Dalle 975 viti di Alicante Bouschet, e utilizzando lo stesso processo produttivo dei suoi vini rossi, Roque ha selezionato le migliori uve per produrre questa “edizione speciale” ed è arrivato ad un vino sorprendente e spettacolare. Dopo 14 mesi di affinamento in botti nuove di rovere francese, sono state prodotte 3.200 bottiglie numerate. Di colore rosso porpora opaco e con aromi di frutta matura e spezie, al palato rivela una consistenza ampia, densa e setosa, con un finale persistente, che ne rivela tutto il potenziale di invecchiamento.
Ma ecco il gran finale, il JÁ TE DISSE PETIT VERDOT Platinum Edition, ONE & ONLY. Un grande omaggio al 75° compleanno dei suoi genitori, Francisco e Fernanda. E anche qui Pedro racconta che durante la vendemmia manuale, avvenuta nelle prime ore del mattino del 9 settembre 2021, Joachim Roque ha selezionato i grappoli migliori per produrre questo Petit Verdot, la prima “Grand Réserve” della famiglia. Dopo 24 mesi di invecchiamento in botti di rovere francese e altri 12 mesi in bottiglia, sono state prodotte solo 877 bottiglie numerate di questa edizione unica e irripetibile. Dal colore rubino brillante e intenso, con aromi di frutti scuri, note di pepe nero e liquirizia, al palato è molto elegante, voluminoso, corposo e vigoroso, completato da una buona acidità, che gli conferisce un finale lungo, fresco e persistente.
Ma la storia non finisce qui…… perché Pedro, prima di salutarmi, mi racconta della sua ultima avventura: nel luglio 2023, solo 30 bottiglie di vino sono state selezionate e immerse per 16 mesi a tre diverse profondità in mare, a Sines, per l’affinamento subacqueo. Un’immersione condotta dallo stesso Pedro Patricio e da un folto team di subacquei, coordinati dall’esperto istruttore subacqueo e ricercatore Joaquim Parrinha. Il vino è stato invecchiato a 10, 16 metri e rifinito a 8 metri, a una temperatura costante stimata tra i 10 e i 12 °C e una pressione di circa 2 bar. E di tutta questa operazione Pedro ne è ovviamente molto soddisfatto sia del risultato che dell’attenzione riservata a questi vini dai collezionisti di tutto il mondo. Pedro, dopo aver detto di aver imparato che i vini nascono nel cuore, ha una frase molto curiosa che sinceramente porterò in Italia con me: “i vini possono essere un buon affare, perché se non si vendono, si bevono”. Pedro nutre un affetto particolare per l’Italia ed ha diversi clienti italiani che consumano i vini Já Te Disse in Portogallo. Mi dice che gli piacerebbe entrare nel mercato italiano e farsi conoscere dagli estimatori di questi vini “di nicchia”… e perché no? Si tratta di vini che qui in Italia possono riscuotere un enorme successo tra gli amanti del vino che hanno un occhio di riguardo anche per quelli internazionali e che non amano i numeri, ma piuttosto l’alta qualità.
Il mio viaggio in terra portoghese termina qui e non posso fare altro che ringraziare e porgere le mie congratulazioni ed i miei più sinceri saluti a Pedro, perché è vero che ci conosciamo dal 2023, ma ora ha realizzato il mio sogno di poter parlare di lui e dei suoi vini, regalandomi il privilegio di essere la prima in Italia.
Pedro conclude questa lunga conversazione con me dicendomi
In Italia, arrivo con i miei vini!.
E in Italia, ti aspetto e ti aspettiamo con i tuoi fantastici gioielli enologici JÁ TE DISSE, meraviglioso Pedro!.
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
Leggi
3 Luglio, 2025
Champagne Edouard Duval. Il Brut Nature esclusivamente dedicato all'Italia (e non solo)
Oggi “il viaggio di Francesca” vola oltralpe ed andiamo a conoscere una Maison de Champagne ricca di storia, ma soprattutto colui che, adesso, ha fatto rinascere lo storico Monopole Sainte-Eulalie. Ci troviamo esattamente a la Domaine Sainte Eulalie a Bligny, nel sud della regione dello Champagne, nella Cote des Bar, a due ore di auto da Parigi, che è stata ereditata nel 2000 da Edouard Duval, proveniente dalla famosa dinastia della famiglia Duval-Leroy, produttori di Champagne da sei generazioni.
Edouard, che si immerge molto presto nel mondo del vino e laureato al programma Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino e che si orienta rapidamente verso l’imprenditoria internazionale, fondando un’azienda di commercio vinicolo in Cina, nonché essere co-fondatore di un’altra azienda di cui ne rimane Presidente del Consiglio di Amministrazione e che verrà premiata per ben tredici anni consecutivi poiché riconosciuta come leader del mercato cinese.
Ma Edouard non si ferma: nel 2015 diviene co-proprietario del Domaine Roux-Duval a Chassagne_Montrachet, in Borgogna, dove produce una quantità limitata di bottiglie e magnum di Premier Cru Abbaye de Morgeot Bianco e nello stesso anno fonda Champagne Edouard Duval, vinificando il proprio champagne lanciandolo nei mercati nel 2019.
Interessantissima la storia del domaine: come ci spiegano Edouard e Julian Reneaud, enologo e direttore dell’azienda, fu fondata nell’ XI secolo dall’abbazia di Cluny dove i monaci portarono la cultura del vino delle tecniche di viticultura e vinificazione.
Sarà suo nonno, Charles Roger Duval insieme ad altre due famiglie ad acquisire negli anni ’50 la proprietà, divenendone unico proprietario negli anni’70 e valorizzandola al punto tale di farne uno dei pochi monopoli di grandi dimensioni nella regione ed Edouard diventerà il suo erede nel 2000, restaurando l’intera tenuta.
Ci troviamo così davanti 28 ettari di vigneti continui (Monopole), situati tra i villaggi di Bligny e Urville, piantati con 80% Pinot Noir e 20% Chardonnay, dove la maggior parte delle viti ha più di 50 anni (Vieilles Vignes). Nonostante il grande potenziale, solo le migliori uve vengono selezionate ed utilizzate per la produzione dello Champagne. La cosa che colpisce di più è il sottosuolo: una faglia geologica dove il gesso incontra l’argilla, formando i “suoli kimmeridgiani”, conferendo così un’identità vinicola unica e sentori olfattivi e gustativi molto particolari e decisi che ritroveremo nelle sei etichette della nostra degustazione: mineralità e densità unica, come calcare fumè e note quasi metalliche, mentre al palato all’inizio la forte la mineralità iniziale lascerà spazio a note più fruttate.
Nella tenuta, la filosofia di Duval è amore, dedizione, rispetto ed attenzione ai dettagli, nonché grande rispetto per la natura, agendo in modo sostenibile, divenendo non solo uno dei primi vigneti certificati in Viticoltura sostenibile in Champagne, senza uso di erbicidi, ma anche comprendendo nuove tecnologie per generare elettricità, come i pannelli solari.
Duval ha sempre avuto un obiettivo ben chiaro, deciso e preciso: riportare i vini del Monopole Sainte-Eulalie all’importanza di allora, con un occhio proiettato verso il futuro e combinando tradizione ed innovazione, riuscendo a posizionare i suoi Champagne tra i nomi di riferimento della Cote des Bar, grazie al riconoscimento della critica, di una rete di distribuzione selettiva internazionale e all’apertura del Domaine agli appassionati delle bollicine fini di tutto il mondo.
Dopo questo meraviglioso viaggio dove abbiamo potuto conoscere la storia di Edouard e della sua famiglia, del domaine fin dalle origini e dei suoi vigneti, entriamo nel vivo di colui che è famosissimo in tutto il mondo, ovvero, sua Maestà lo Champagne. Qui viene sottolineato che tutti gli Champagne esprimono il grande potenziale del Monopole Sainte- Eulalie, con un perlage molto fine, persistente ed un dosage perfetto. La produzione attuale è di 60.000 bottiglie, con un potenziale di crescita pianificato fino a 120.000 bottiglie, sempre con un approccio artigianale e centrato sul terroir.
I suoi champagne, ovvero le sue sei etichette, sono distribuite in ventisette paesi, ed esclusivamente presso ristoranti gastronomici, hotel di lusso, enoteche di altissimo livello e rivenditori specializzati ed Edouard è felicissimo dei risultati che ha ottenuto negli anni: tantissimi sono gli elogi da parte di critici e sommelier di fama internazionale, basti pensare i punteggi altissimi di James Suckling, Decanter e Gerhard Eichelmann, posizionandoli tra i maggiori successi della Cote des Bar.
Ed eccoci qua a degustare i sei champagne di Edouard Duval e, nonostante siano già distribuiti in Italia, grazie al loro distributore Pretzhof, uno solo è stato creato per il mercato italiano.
Quindi, calice in mano e …via!
Partiamo proprio dal Brut Nature. Edouard mi spiega che è possibile degustarlo solo in Italia, poiché, sempre con il loro distributore Pretzhof, è stato studiato il “gusto italiano” per inserirlo nel nostro mercato. 100% Pinot Noir, dal colore giallo oro pallido ed una bolla molto persistente. Troviamo subito il famoso sentore calcareo dato dal terreno, per poi lasciare spazio a note floreali di violetta e pepe esotico…ma piu’ prende aria piu’ si evolvono le sue note: ribes nero e mora, ciliegia, pompelmo e note tostate. Uno champagne molto fresco, ricco e cremoso, minerale e sapido, ma che poi ti ripropone note fruttate, soprattutto nitido il sentore di pompelmo….Goloso!
Proseguiamo con il Blanc d’Eulalie, 100% Chardonnay, dal colore giallo limone con riflessi argento ed una bolla molto vivace e persistente. Al naso a primo impatto, solito sentore calcareo però più affumicato, per poi lasciare spazio a note di limone, nocciola e pesca bianca…e poi ancora mela cotogna, anacardi, crema di mandorle e anice, mentre in bocca è fresco, succulento, minerale e sapido, con note fruttate, in particolare di limone….champagne molto persistente in bocca ….Chic!
Terza etichetta Proseguiamo con il Brut Eulalie, 80% Pinot Noir e 20% Chardonnay, dal colore giallo oro con riflessi giallo limone ed una bolla molto fine. Netto e deciso sentore calcareo, che pero’ poi si mescola a note di limone, pesca, meringa …e poi mettendo il naso nel calice, arrivano note di lampone, pompelmo rosa, ananas, albicocca ed erbette fresche. Freschissimo e croccante, sapido e persistente ti sorprende con note di limone e pompelmo ….Elegante!
Ed ecco una vera perla MMXV Millesime 2015 Brut Nature, solo 1264 bottiglie e 60 magnum. Da 50% Chardonnay e 50% Pinot Noir, il calice si veste giallo oro con riflessi paglierini ed un perlage fine e persistente, Freschezza, la nota calcarea poi lascia spazio a fragoline, agrumi e pepe esotico, mentre al palato di estrema freschezza e sapidità, finissimo, succoso, interminabile nel sorso e nel finale, con note di pompelmo e frutta polposa…..Raffinato!
Quinto champagne, Noir d’Eulalie Extra Brut, 100% Pinot Noir, dal colore giallo oro e perlage molto persistente. Al naso la sua nota affumicata, violetta e pepe esotico e poi ancora ribes nero e mora, ciliegia, pompelmo e crosta di pane tostato. In bocca è fresco e sapido, ricco e cremoso, succoso che ti verrebbe quasi da dire “goloso”, con le sue note fruttate….Sensuale!
Come farmi felicissima per il gran finale….? Con un Rosè, quindi, l’ultima etichetta di degustazione è Saignee d’Eulalie, 100% Pinot Noir. Dal colore rosa lampone luminoso e brillante, ricorda l’eleganza dei petali di rosa. E la sua eleganza la ritroviamo anche all’olfatto con la sua meravigliosa mineralità, freschezza e con le note di frutti rossi e di bosco, come fragoline, lamponi, ciliegia e pompelmo, albicocca nocciola e spezie dolci. Chiudi gli occhi e al gusto ti rapisce con la sua eccezionale freschezza, sapidità, cremosità, persistenza, le sue note fruttate, e quel tocco di pompelmo…Divino!
Ahimè…Viaggio finito, si rientra in Italia, non prima di aver fatto i complimenti a Edouard Douval ed al suo direttore Julian Reneaud. Mi sento di confermare assolutamente l’eccellenza dei suoi champagne e dei riconoscimenti che ha ottenuto e sta ottenendo a livello mondiale. Per gli amanti dello Champagne consiglio questo viaggio al Domaine per entrare appieno nel contesto tra storia, vigneti, una degustazione da” favolosa” ed un soggiorno da sogno, grazie alla guest house “La Villa Eulalie”, con tre bellissime camere e la cucina di Liliane, riconosciuta ed apprezzatissima con critiche eccellenti sui vari server di prenotazione.
Per concludere questo viaggio, mi auguro, altresì, che il mercato italiano come sta già accadendo nel resto del mondo dia veramente ampio spazio e la valorizzazione a questi sei meravigliosi gioielli…Santè!
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
Leggi
1 Luglio, 2025
Cantina Terribile. Giusi, terribile, di nome e di fatto
Oggi il viaggio di Francesca fa tappa in Puglia e più precisamente ad Uggiano Montefusco, in terra di Manduria (Taranto), a pochissimi chilometri dal Mar Ionio e dal Golfo di Taranto, dove incontriamo una donna tosta, determinata, che è stata capace di dare vita al suo più grande sogno: la sua vigna e la produzione dei suoi vini.
Donna, moglie e mamma, Giusi Terribile è l’esempio del famoso se vuoi, puoi. Quando ascolti la sua storia, infatti, capisci la forza del suo carattere e, soprattutto, quanto sia stata caparbia nell’inseguire la propria vocazione preferendola a strade molto più facili.
Dopo la morte del padre, grande maestro di vita, Giusi si iscrive ad un corso di sommelier all’AIS di Lecce, poiché come lei stessa mi racconta, il mondo del vino la affascinava sempre di piu’, la affascinava come direbbe lei “in maniera sempre più prepotente”, al punto tale da decidere di frequentare la Cantina Astore di Cutrofiano, per prendere sempre più confidenza con il mondo del vino.
Proprio con l’eredità lasciatale del padre, Giusi decide di fare il grande passo. Se qualcuno la dissuadeva dall’acquistare una vigna, ritenendo più opportuno investire nell’acquisto di una cantina e dei macchinari, comprando così le uve da altri, Giusi aveva un solo obiettivo: voleva la terra, perché Il vino è terra. Non aveva alcuna intenzione di utilizzare uva di altri per il suo vino.
L’anno della svolta è il 2014. Nonostante oltre 40 anni e due figli piccoli, l’uomo che poi diventerà il suo enologo, Giovanni di Mastrogiovanni, le chiede di raggiungerlo in Manduria così da mostrarle una piccola meravigliosa vigna di Primitivo. Giusi se ne innamora subito: un solo ettaro e una minuscola casetta circondata da un piccolo frutteto.
Si emoziona nel ricordo della sua prima vendemmia. Da sola, seduta tra i suoi filari assaggia un campione del suo mosto continuando a raccontarsi.
Non so se si tratta di fatica e di coraggio oppure semplicemente il fato sposta le pietre per noi senza un motivo apparente. Magari le due cose capitano nello stesso momento. Non so se il destino è consapevole di negare i nostri desideri oppure di realizzarli. Ottobre, poi aprile, poi giugno. Ho avuto speranze, poi convinzioni, poi certezze. Il mio primo vino, nel mio destino, era nel primo bicchiere.
Sono passati undici anni da quel giorno e da quei vigneti di primitivo, in quella terra. Anno dopo anno danno vita ad un’uva straordinariamente di qualità dalla quale la sua Cantina Terribile produce uno dei migliori vini a base di primitivo di Manduria.
Un viaggio nel tempo che ci porta ad oggi. Ecco qua arrivato il momento in cui Giusi ci presenta i suoi tre gioielli. Dovete sapere che questa intraprendente vignaiola e donna del Vino di Manduria, produce esclusivamente tre vini: due rossi ed un rosato. La cosa interessante? Fa il vino che le piace e quando non lo ritiene all’altezza non vinifica come è successo nel 2018.
Inizia la nostra degustazione e per iniziare conosciamo Primitivo Salento IGP, 100% Primitivo che, che con i suoi 15° gradi e il suo affinamento in barriques nuove di rovere americano e francese, possiamo definirlo veramente un vino maestoso, frutto, come dice la stessa Giusi
dell’espressione estrema della Semplicità
Nel calice si presenta di un rosso rubino impenetrabile con bellissimi riflessi violacei mentre è a livello olfattivo e gustativo che sprigiona tutta la sua potenza, regalità ed innata eleganza. Al naso infatti, note di frutti rossi maturi, note speziate di vaniglia e chiodi di garofano con un finale balsamico di macchia mediterranee. Al palato, nonostante la gradazione, è di eccellente struttura, coinvolgente, corposo, elegante, con un giusto equilibrio fra tannini eleganti e nota acida e con un finale lungo e di una persistenza interminabile. Un vero spettacolo in bottiglia!
Prosegue la degustazione e davanti a me ho Carattere Terribile Salento IGP e già mi piace per il suo nome. Mi fa capire il forte carattere e la personalità decisa di questo vino e di Giusi! Da un blend tipico di questa terra, ossia, 60% Primitivo e 40% Negramaro, nasce una vera sorpresa per i suoi profumi potenti e decisi. Con un affinamento separato dei due vitigni (Primitivo in botti di rovere americano e francese; Negramaro in acciaio) e assemblaggio solo al momento dell’imbottigliamento, nasce un vino dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei. Dotato di una bella complessità aromatica (note di frutta matura rossa, in primis di ciliegia, una nota particolare che riporta al cocco, vaniglia, liquirizia, pepe bianco e note legnose), al palato è secco, fresco, equilibrato, armonioso, piacevole, accattivante e persistente.
Infine, sapendo quanto io ami i vini rosati, Giusi mi sorprende con il suo Riva, 100% Primitivo vinificato in Rosato, che ti seduce già alla vista. Dal colore rosa brillante, luminoso, carico di riflessi tendenti al rosa salmone, è un vino freschissimo, profumato e molto versatile, ma sempre con un bel caratterino! Intense sono le note di piccoli frutti rossi, fragoline e frutti di bosco, una leggera nota agrumata e fresche note di macchia mediterranea. In bocca è bello succoso, freschissimo, sapido, pulito, dal sorso così stuzzicante, invogliante….e meravigliosamente tentatore! Per gli amanti dei rosati lui vi conquisterà subito.
Il mio viaggio in Manduria finisce qui, non prima di aver fatto i complimenti a Giusi anche per i riconoscimenti e premi ottenuti nel corso di questi anni. Un viaggio interessante, fra emozioni forti e una storia importante, un viaggio in cui ho conosciuto coraggio e carattere, decisione e forza, una donna meravigliosa Giusi Terribile , che da quella terra rossa, quella terra che ha voluto con tutte le sue forze, sa quello che vuole e con questi meravigliosi ed eccellenti vini lo sta ottenendo….veramente alla grande!
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
Leggi
18 Giugno, 2025
Colle di Maggio. Vera Arte Liquida
IL VIAGGIO DI FRANCESCA PRESENTA “COLLE DI MAGGIO” VELLETRI /LAZIO
Oggi vi porto a conoscere una wine farm nel cuore dei Castelli Romani, che offre vini di qualità, etichette premiate e da considerarsi una vera eccellenza enologica nel Lazio.
Ci troviamo a Velletri, circondati da un panorama mozzafiato, fra la vista dei monti Lepini e gli scogli del Circeo, in una delle realtà enologiche che sta seriamente facendo la differenza nel Lazio.
La sua storia? Tutto molto particolare ed interessante: negli Anni Sessanta, un avvocato, Domenico Tulino decide di acquistare 12 ettari di terreno su quel colle, all’epoca Contrada Prato di Maggio. Pensate! Alla sua morte tutto sarebbe potuto finire, poiché l’unica erede dell’avvocato era una suora in missione in Eritrea.
Ma…..niente avviene per caso e, recentemente, l’azienda è stata acquistata da due sorelle, Giorgia e Federica Bagaglini, che, unite per il grande amore per la vigna e sotto lo sguardo attento di papà Tonino e mamma Sabrina, hanno dato vita al loro progetto vinicolo, con uno scopo ben preciso: rispetto del territorio, sguardo al futuro e Vini Eccellenti.
Appena arrivati e prima della nostra degustazione, è bastato inoltrarci in vigna per capire il meticoloso lavoro. Qui non solo non esistono cloni, trovando dunque solo viti originali, ma la vera curiosità è il modo in cui sono state impiantate: siamo su una collina dove nel versante argilloso trovano la loro dimora le uve rosse e nel versante sabbioso quelle bianche.
Il risultato? Un grande studio e ricerca, una meravigliosa famiglia unita, un eccellente staff ed un enologo Angelo Giovannini, hanno dato vita ad un luogo sinonimo di bellezza, tradizione, estro e sperimentazione. Soprattutto, Vini di Altissima Qualità.
Colle di Maggio è un’atmosfera incredibile ed affascinante, data non solo dai vini, ma anche dalla bellezza artistica delle sei etichette: un meraviglioso connubio, appunto, fra Vino e Arte, al punto di poter definire il tutto con sole tre parole Vera Arte Liquida.
Questa è la definizione giusta, perché si, sono dei veri capolavori di gusto e di immagine.
Ed eccoci qua, alla vera degustazione dei sei vini, divisi in tre linee:
SIRIO ed ORIONE, dedicati alle costellazioni
ESTIA e VELIA, con etichette create dal pittore veliterno De Romani
LUNAPIGRA e NEROPARADISO, in queste le etichette sono il risultato di un contest con il liceo artistico di Velletri Cesare Battisti denominato VinARTE.
Un viaggio de gustativo che non ti aspetti, sorprendente. Ecco cosa regalano questi sei vini che in questo 2025 avranno l’ufficialità della certificazione bio già comunque diventati di grande interesse su palcoscenici importanti nel settore enologico, come Gambero Rosso e Bibenda.
Studio e ricerca nei minimi particolari le parole chiave che hanno dato vita a vini eleganti e raffinati, di eccellente struttura, complessità, bellezza: vini prodotti in purezza ed in blend, fra vitigni autoctoni italiani e internazionali, dal classico affinamento in inox, ai più particolari come le anfore, botti di rovere francese e di Slavonia. Il tutto realizzato artigianalmente e su misura per la Cantina.
Calici in mano e via…..
Partiamo con Sirio, fresco blend di Chardonnay e Bombino, che ci piace per il suo luminoso giallo paglierino ed i suoi riflessi verdognoli, per le sue note olfattive invitanti di frutta come mela a banana e fiori freschi, e per il suo bel sorso, fresco, sapido e persistente.
Alziamo un pò di più l’asticella e passiamo ad Orione, premiato al Bere Bene 2024 di Gambero Rosso. Qui il blend è Syrah e Merlot, ed il suo affinamento in vasche di cemento e poi in bottiglia ci regala un vino fine, fresco e ben strutturato. Rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso è decisamente bello vinoso e complesso, frutti rossi come fragole e lamponi, rosa e chiodi di garofano, mentre in bocca è piacevolissimo da bere, in quanto sapido, asciutto e molto elegante.
Passiamo alla seconda Linea e torniamo a degustare un Vino Bianco, Velia IGP Lazio. Qui, il blend è Chardonnay e Fiano. Se la vinificazione è in acciaio, l’affinamento in tonneau di rovere francese con successivo riposo per oltre un anno in botti di rovere di Slavonia, crea come risultato un vino raffinato, di ottima struttura e dal carattere distintivo. Il giallo paglierino diventa prezioso con meravigliosi riflessi oro. Al naso è fresco, intenso e profondo: frutta a polpa gialla, come melone e ananas, agrumi canditi, fiori gialli di mimosa, note burrose e miele di acacia, mentre in bocca, non solo continua la sua freschezza, ma anche la sua intensità, e ti avvolge con un’eleganza e persistenza sorprendenti.
Ecco ora Estia IGP Lazio premiato con il punteggio 92/100 da James Suckling, confermando la qualità e l’eccellenza anche di evolvere con gli anni. Il blend è Merlot e Cabernet Sauvignon. La vinificazione è in acciaio, l’affinamento in botti di rovere di Slavonia con successivi quattro mesi in vasche di cemento. Rosso rubino forte e carico, al naso è fresco, intenso e raffinato, le note di mora matura lasciano poi il posto a note “boise’”, legnose, un vero tributo al suo affinamento, mentre al palato è avvolgente, succoso, pieno e dal finale lungo.
E siamo arrivati quasi alla fine del nostro viaggio, con la terza linea e, quindi, gli ultimi due Vini. Lunapigra, con la sua annata 2020 James Suckling lo premia con 91/100, l’annata 2021 conquista il massimo riconoscimento con i “5 Grappoli Bibenda”, premio d’eccellenza della Fondazione Italiana Sommelier Bibenda ed è stato incluso tra i “10 Miglior Vini Bibenda”.
Blend di Chardonnay e Fiano, con vinificazione in barrique francesi, affinamento in barrique francesi per otto mesi e successivi 16 mesi in botti di rovere di Slavonia. Un vino prestigioso, prezioso, unico, raffinato, di eccellenza straordinaria. Al calice si presenta giallo paglierino luminoso con riflessi intensi dorati. Al naso è fresco ed intenso: dalle note di frutta tropicale, come ananas e papaya, a spezie e frutta secca, per poi lasciare il posto anche a note cremose e di camomilla, mentre in bocca, ti sorprende per la sua intensità, eleganza, la sua cremosità e la sua persistenza.
Infine Neroparadiso, un meraviglioso ed intenso Syrah in purezza, che nasce da un processo di vinificazione innovativo e particolare: anfore di terracotta, ceramica e clinker. Un vino rosso rubino luminoso e carico che al naso regala un bouquet intenso, intrigante e sfaccettato, grazie alle note di ciliegia, mora, fiori rossi, arancia amara candita, note speziate di chiodi di garofano e pepe nero, mentre in bocca è elegante, pulito, vellutato, elegante e armonioso.
Il nostro viaggio a Colle di Maggio è arrivato alla conclusione, ma non prima di aver assaggiato anche l’olio extra vergine di oliva di categoria superiore prodotto con agricoltura bio e non prima di aver fatto i complimenti a Giorgia Bagaglini per il premio di Forbes Italia a Vinitaly 2025, per i giovani imprenditori “Under 40”.
Un altro viaggio “Di Vino”, un meraviglioso e sorprendente viaggio “che non ti aspetti”, che mi ha fatto conoscere ancora di più la ricchezza e l’eccellenza della Regione Lazio, una Regione che assolutamente è da valorizzare e che merita una spettacolare finestra sul mondo.
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
Leggi
3 Giugno, 2025
Cantina Patrizia Cadore. 120 anni di Garda
Oggi ci spostiamo in Lombardia, a Pozzolengo, provincia di Brescia, nel versante sud del Lago di Garda, che può essere veramente considerata un’area privilegiata per la produzione di uva e vi porto a conoscere la cantina di un’imprenditrice donna: Patrizia Cadore.
Pensate che l’azienda vanta oltre 120 anni di storia. tutto iniziò verso la fine del 1800, quando la famiglia si occupava della produzione del vino Torcolato con uva Vespaiola a Mason Vicentino in provincia di Vicenza, vicino al comune di Breganze.
Sarà poi negli anni ‘50 che la famiglia Cadore comprerà vigneti nella regione del Lugana in provincia di Brescia e dove Adriano Cadore, insieme ai suoi fratelli, gestirà l’azienda agricola per molti anni.
E adesso? Adesso l’azienda è gestita dalla nipote Patrizia che ha ereditato la stessa cura e passione dello zio Adriano.
Nei suoi 9 ettari di terreno, quasi tutti vitati, Patrizia insieme a personale altamente qualificato, gestisce l’azienda con professionalità, amore e dedizione producendo vini di alta qualità. Dal 2016 Patrizia può contare su Giada, la figlia a cui ha dedicato anche un vino rosato Rosa di Giada, che si è unita al team, con cui sta imparando tutti i vari aspetti della gestione di un’azienda vinicola e che è una garanzia di continuità per i vigneti Cadore per i prossimi anni.
Cosa assaggeremo? Le etichette sono veramente tante ed interessanti, fra vini rossi, bianchi e rosati. Patrizia ha ovviamente predisposto per farmeli conoscere tutti. Io ho scelto fra loro, sei vini che rispecchiano l’interessante ed eccezionale espressione vinicola del Garda.
Il mio viaggio vi condurrà quindi ad una degustazione di due bianchi, una bollicina, un rosato e due vini rossi, il tutto, nelle rimodernate sale di degustazione, che possono accogliere numerosi visitatori, ai quali Patrizia e Giada con il loro meraviglioso sorriso, danno sempre il miglior benvenuto.
Partendo dalla tradizione ovvero, dall’ uvaggio autoctono di Turbiana, assaggiamo Lugana DOC, un elegante vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Un vino ben strutturato, sapido, bello avvolgente e persistente, con il suo finale lungo e leggermente ammandorlato e che all’olfatto colpisce per le sue note di frutta gialla, leggere note di frutta tropicale, agrumi e mandorla.
Vi ricordate il famoso Tocai? Ecco….da uve Friulano che in dialetto bresciano diventa Tuchì, degustiamo il San Martino della battaglia DOC. Un vino che nel calice ha un colore giallo paglierino con leggere sfumature dorate. Al naso esprime delicati profumi floreali, aromi di frutta matura e mandorle tostate. Il sorso è armonioso e di grande equilibrio, con aromi maturi e buona freschezza e con un finale che chiude su piacevoli note saline.
La mia curiosità? Si sposta sulla bollicina, perché come si fa a non incuriosirsi davanti ad uno Spumante Brut Umberto Lugana DOC da uve Turbiana? Dal perlage fine, un vino spumantizzato prodotto con metodo Charmat, dal colore giallo paglierino, con sentori di frutta esotica, pesca, agrumi, note ammandorlate e dal sapore fresco e sapido.
La nostra degustazione continua ed il calice si tinge di rosa, perché andiamo ad assaggiare un Chiaretto Valtenesi Riviera del Garda DOC, un vino che nasce dal blend di Groppello, Sangiovese, Marzemino e Barbera, che si presenta di colore rosa cerasuolo intenso, fresco e dai profumi delicati e piacevoli di glicine, lavanda e frutti di bosco, mentre in bocca è morbido, con un’acidità spiccata, di bella beva e persistenza.
Non potevo non assaggiare i suoi vini rossi, così mi lascio coinvolgere con Garda DOC Cabernet Sauvignon un ottimo vino, ottenuto da uve Cabernet Sauvignon in purezza. Dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, una profumazione intensa e golosa di frutti rossi, di cannella e di chiodi di garofano; mentre al palato è un vino estremamente ben strutturato, intenso elegante e persistente sia nel sorso che nel finale lungo.
Ed eccoci al Gran Finale, altro vino rosso, un vero tributo allo zio, il famoso Zio Adriano, dal quale ha ereditato la passione e l’amore per il mondo vinicolo. Dal taglio bordolese, ottenuto con 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon, dalla lavorazione particolare, perché le uve vengono lasciate in leggero appassimento (stile Amarone), con il suo affinamento per 2 anni in vasca di acciaio e 2 mesi in barrique in legno di acacia, nasce Adriano un vino ricco di colore, rosso rubino intenso e profondo, colpisce con i suoi profumi di ribes nero, amarena, mora selvatica e frutti di bosco a cui seguono note erbacee e note calde ed eleganti di cannella, liquirizia e note boisé, il legno è ben integrato nel corredo olfatti senza risultare invadente. Al palato è ricco, di eccellente e sorprendente struttura, molto coerente con quanto percepito al naso, morbido e rotondo, pieno, elegante, dal finale di ottima persistenza.
Il mio viaggio si conclude qui e posso assolutamente dire che l’Azienda Cadore di Patrizia Cadore è sinonimo di eccellenza e alta qualità: un’azienda che si è evoluta nel tempo, dotandosi di nuove tecnologie, e sempre al passo coi tempi, in modo da garantire una produzione di vini lombardi di ottima struttura, con bouquet aromatici e ampi, morbidezza e interessante potenziale di invecchiamento nel tempo. Una vera Chicca Vinicola nell’ affascinante contesto del Lago di Garda.
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
Leggi
20 Maggio, 2025
Podere Cigli. Dalla Sicilia a Massa Marittima
Oggi vi porto con me nella Maremma Toscana. Siamo in Località Casteani (Gavorrano), Fattoria di Poggio Crocco (zona del Monteregio e di fronte al Castello di Pia De Tolomei).
Un’azienda adesso alla quarta generazione, ma…pensate… tutto inizia nella natia Alcamo, dove la famiglia Cigli coltivava i vitigni autoctoni siciliani e quel sapere e quell’amore per la vigna sono atterrati in Toscana. Affiancati per anni dall’esperienza dell’enologo Marco Stefanini, nome fra i piu’ famosi ed affascinanti dell’enologia italiana, l’azienda è sinonimo di vini genuini, ma di alto livello qualitativo.
Facente parte della Strada del Vino di Monteregio oltre che socio fondatore del bio distretto delle Colline della Pia, Podere Cigli ha conseguito con passione gli importanti obiettivi che hanno permesso alla produzione di convertirsi completamente al biologico, nonostante i vini non siano certificati, ma lavorati con metodi nel pieno rispetto dell’ambiente e dando sempre più attenzione alla qualità e non alla quantità, perchè come loro stessi affermano orgogliosi “nella botte piccola ci sta il vino buono”.
Grazie a questo lavoro costante dal 2004 l’azienda si è dedicata sempre di più all’imbottigliamento e alla commercializzazione di Vini Rosati, Bianchi Rossi anche affinati in legno e di Riserva, Vin Santo e Grappe, dando vita a prodotti interessanti ed eleganti, che “sanno di Maremma”, ma con uve di alta qualità.
Cosa vi faccio conoscere? La zona, a pochi km dal mare ed il tempo che sta andando sempre di più verso la stagione estiva, fa venire voglia di sole, di freschezza e quindi, ho scelto cinque “chicche” che vi faranno fare una degustazione interessante e decisamente sorprendente:
Partiamo con Vermentino Maremma Toscana DOC, un vero protagonista e best seller della zona, dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, all’olfatto fresco, profumato, accattivante nelle sue note fruttate ed elegante e nelle sue note floreali di fiori bianchi, mentre al palato è veramente di ottima struttura, vivace freschezza, secco, equilibrato, sapido, dal sorso pieno e persistente. Vi aspettereste un Sauvignon Maremma Toscana DOC? Pensate: da uve Sauvignon Blanc in purezza, un vino che affina cinque mesi circa in barriques di acacia, dal colore giallo paglierino con riflessi piu tendenti al dorato, all’olfatto profumato, elegante, persistente nelle sue note floreali, fruttate, con una sensuale nota di vaniglia, mentre è al palato è fresco, sapido, sorso pieno e finale bello lungo e persistente. E ..per finire la tripletta dei Bianchi, Tresia IGT Toscana Bianco un blend molto particolare: 50% Sauvignon e 50% Semillon. Molto tenue quasi timido nel calice , i due vitigni ci regalano un vino fresco e un’esperienza olfattiva molto particolare: le note erbacee, vegetali e fruttate si mescolano con note floreali ed agrumate, in particolare modo di limone, mentre in bocca il sorso è secco, di corpo medio e molto molto piacevole. Ma il viaggio continua et voilà, un Rosato che non ti aspetti. Sì perché il Rosato di Cigli non è il classico Toscano, Roselvo IGT Toscana Rosato, infatti, è frutto di un vitigno non molto utilizzato per questo tipo di vino in questa zona: Pinot Nero in purezza.
Dal colore rosa elegante e luminoso, è così fresco, che coinvolge con i suoi frutti rossi, come le fragoline e lamponi, ribes, erbette e fiori freschissimi, mentre in bocca continua la sue freschezza con un sorso fresco e persistente. Ma Toscana è anche sinonimo di VinSanto e ….sapevate che questa Zona ha una DOC molto particolare ma non molto conosciuta? Delineata in pochissimi chilometri e pochi comuni a Monteregio di Massa Marittima DOC è una perla che solo pochi produttori continuano a produrre. Cigli va oltre e propone Affé Riserva da Vitigni Trebbiano Toscano e Malvasia.
Con il suo colore ambra, e con il suo profumo intenso e caratteristico, in bocca è puro velluto, armonico, dolce e ricco, così goloso, come i dolci che può accompagnare. Il nostro viaggio-degustazione in questa sorprendente azienda Maremmana finisce qui, anche se ci sono altre etichette interessanti da degustare e…che dire! Grazie Podere Cigli, Grazie Maremma! Una Maremma di molto Buona, anzi, come dicono in toscano di molto Bona! Francesca Sardelli Su Instagram come @Ladyloveswines Il viaggio di Francesca
Leggi
Partiamo con Vermentino Maremma Toscana DOC, un vero protagonista e best seller della zona, dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, all’olfatto fresco, profumato, accattivante nelle sue note fruttate ed elegante e nelle sue note floreali di fiori bianchi, mentre al palato è veramente di ottima struttura, vivace freschezza, secco, equilibrato, sapido, dal sorso pieno e persistente. Vi aspettereste un Sauvignon Maremma Toscana DOC? Pensate: da uve Sauvignon Blanc in purezza, un vino che affina cinque mesi circa in barriques di acacia, dal colore giallo paglierino con riflessi piu tendenti al dorato, all’olfatto profumato, elegante, persistente nelle sue note floreali, fruttate, con una sensuale nota di vaniglia, mentre è al palato è fresco, sapido, sorso pieno e finale bello lungo e persistente. E ..per finire la tripletta dei Bianchi, Tresia IGT Toscana Bianco un blend molto particolare: 50% Sauvignon e 50% Semillon. Molto tenue quasi timido nel calice , i due vitigni ci regalano un vino fresco e un’esperienza olfattiva molto particolare: le note erbacee, vegetali e fruttate si mescolano con note floreali ed agrumate, in particolare modo di limone, mentre in bocca il sorso è secco, di corpo medio e molto molto piacevole. Ma il viaggio continua et voilà, un Rosato che non ti aspetti. Sì perché il Rosato di Cigli non è il classico Toscano, Roselvo IGT Toscana Rosato, infatti, è frutto di un vitigno non molto utilizzato per questo tipo di vino in questa zona: Pinot Nero in purezza.
Dal colore rosa elegante e luminoso, è così fresco, che coinvolge con i suoi frutti rossi, come le fragoline e lamponi, ribes, erbette e fiori freschissimi, mentre in bocca continua la sue freschezza con un sorso fresco e persistente. Ma Toscana è anche sinonimo di VinSanto e ….sapevate che questa Zona ha una DOC molto particolare ma non molto conosciuta? Delineata in pochissimi chilometri e pochi comuni a Monteregio di Massa Marittima DOC è una perla che solo pochi produttori continuano a produrre. Cigli va oltre e propone Affé Riserva da Vitigni Trebbiano Toscano e Malvasia.
Con il suo colore ambra, e con il suo profumo intenso e caratteristico, in bocca è puro velluto, armonico, dolce e ricco, così goloso, come i dolci che può accompagnare. Il nostro viaggio-degustazione in questa sorprendente azienda Maremmana finisce qui, anche se ci sono altre etichette interessanti da degustare e…che dire! Grazie Podere Cigli, Grazie Maremma! Una Maremma di molto Buona, anzi, come dicono in toscano di molto Bona! Francesca Sardelli Su Instagram come @Ladyloveswines Il viaggio di Francesca
14 Maggio, 2025
Cantine Silvestri 1929. Una storia di famiglia, una storia di passione, una storia italiana
Nel cuore dei famosi Castelli Romani, fra i Monti Albini ed i Monti Tuscolani, a Lanuvio (RM), una storia vinicola iniziata nel 1929, con il suo fondatore Alfredo Silvestri, a quei tempi viticoltore nel comune di Genzano.
Amore, passione, dedizione, esperienza e professionalità si sono tramandate di generazione in generazione. Ed infatti, adesso, a guidare le Cantine Silvestri 1929, è l’omonimo nipote, Alfredo, insieme alla moglie Barbara. Alfredo e Barbara, l’incontro e l’amore: lui, terza generazione di spumantisti e lei della Famiglia Paris, vignaioli da quattro generazioni ed, in comune, l’amore per la terra, per il vino e per il loro territorio, dando vita ad un’avventura vinicola e, soprattutto, alla produzione di Quattro Linee di Vino.
Cosa vi faccio conoscere? Vi porto alla scoperta di alcune vere ed interessanti “chicche” della cantina
Il primo entusiasmante viaggio ci conduce nella Linea Spumanti. Da 100 anni sono le vere bollicine Romane, nate dall’idea del suo fondatore Alfredo nel dopoguerra, segnando così, il passaggio dalla romanella alla produzione di spumante con metodo Charmat.
Intanto, la punta di diamante di questa linea, ovvero, il Silvestri Brut, un Blanc del Blanc 100% Chardonnay, con un lungo affinamento sui lieviti, dal perlage finissimo e persistente, nel calice giallo paglierino brillante, che colpisce per la sua freschezza ed eleganza, per le sue intense note olfattive floreali e fruttate, come la susina gialla, pompelmo rosa e cedro e dal gusto fresco, sapido, armonico ed equilibrato, con eleganti ed intense sensazioni floreali ed agrumate.
Per gli amanti delle Bollicine Rosate, ecco il Silvestri Rosè, 100% Pinot Nero, fra l’atro, ultimo nato in Casa Silvestri, dal perlage finissimo e persistente, nel calice delicato ed elegante con il suo rosa tenue, fresco ed intenso a livello olfattivo. Sarete rapiti da note floreali e fruttate, come piccoli frutti rossi, rosa, ribes, mandarino, lamponi e fragoline di bosco e dal gusto cremoso, dinamico, delicato ed avvolgente, fresco e sapido, con eleganti sensazioni floreali.
Ma…..non poteva assolutamente mancare una Bollicina Dolce e, quindi…ecco a voi… Virbio Spumante Rosso Aromatico di Qualità Dolce, da uve Moscato ed Aleatico, dal perlage cremoso, fine e persistente, nel calice si presenta di un bel rosso cerasuolo intenso, regala intense e ricche note di piccoli frutti rossi maturi, fragole, uva spina ed un gusto rotondo, fruttato, decisamente goloso ed avvolgente.
Proseguendo in questo viaggio, impossibile non soffermarsi alla Linea Monovitigni ,quattro vini, due bianchi e due rossi, eleganti ed intensi, frutto di vitigni internazionali che affondano le loro radici nel Vulcano Laziale.
Interessante il Lazio IGT Chardonnay, ovviamente in purezza, che colpisce per le sue note olfattive fruttate ed aromatiche, note agrumate di pompelmo e fruttate di albicocca e melone, si intersecano con note di erbette aromatiche, per poi sorprendere anche in bocca, grazie alla sua ottima struttura, morbidezza, freschezza, e persistenza sia nel sorso che nel finale lungo e persistente, con sorprendenti note di albicocca, agrumi e nocciola.
Un vino rosso di forte impatto ed eleganza? Lazio IGT Syrah, in purezza, affinato in botti di rovere. Se nel calice è di un rosso rubino con riflessi purpurei, al naso incanta per la sua intensità di profumi: variegate note di sottobosco e spezie, amarene, pepe e rosa rossa. In bocca vi conquisterà per il suo gusto avvolgente, succoso, complesso e strutturato, morbido, elegante e dal finale lungo e persistente.
Alfredo e Barbara continuano a stupirci con la terza linea, la Linea Colli, un connubio meraviglioso fra vino e arte, visto che le etichette sono dettagli di meravigliose opere d’arte e, soprattutto, un progetto prezioso ed elegante, studiato nei minimi dettagli, un tributo alla storia della famiglia, ma con un occhio proiettato verso innovazione e sempre di più al futuro.
Io ho preso nota del Frascati DOCG Superiore, che nasce dal blend di Malvasia di Candia Greco e Trebbiano. Un vino che si può definire fresco e glamour, intenso e persistente, aromatico e fruttato, con note non solo di mela, pera ed erbette di campo, ma addirittura con una delicata nota cipriata.
Ed il Lazio IGT Cesanese? Un vitigno laziale, un affinamento prima in acciaio e poi in botti di rovere, un gusto avvolgente, corposo, elegante e vellutato, una persistenza unica ed un vero ventaglio di note olfattive: frutti scuri, come more e mirtilli, caffè, cacao e cuoio, vi faranno mettere il naso più volte nel calice e vi perderete in questi profumi intensi.
E per concludere, la Linea Territorio, Grande Omaggio ai Castelli Romani. Quattro vini, due bianchi e due rossi, frutto di uve selezionate, molto freschi, molto beverini, scorrevoli e vivaci, capaci di farti chiudere gli occhi e di farti fare un viaggio sensoriale con il calice in mano in questa magica terra laziale.
Il viaggio che qui purtroppo si conclude, ha portato a conoscere Alfredo e Barbara e la loro Cantine Silvestri: amore e terra, vita e viti, le proprie radici ed il loro terroir, esperienza ed innovazione, conoscenza e tecnologia, coraggio ed emozioni, saggezza, passione e famiglia…
Che dire! Tanti ingredienti, una pura magia enologica e come sfondo i meravigliosi Castelli Romani
Francesca Sardelli
Su Instagram come @Ladyloveswines
Il viaggio di Francesca
Leggi